È ORA DI LASCIAR PERDERE GLI SCRIGNI DI GIOCATTOLI

OVVERO: I CONSIGLI EVANGELICI.

Siamo tutti stati bambini e immagino che tutti – magari in proporzioni diverse – abbiamo fatto l’esperienza dello “scrigno dei giocattoli”.
Quando ero bambino avevo un sacco di giocattoli e li tenevo in una scatola di plastica. Mi piaceva averli, ero affezionato ad ognuno di essi, mi arrabbiavo se mi accorgevo che uno di loro spariva. Ma non dedicavo loro il mio tempo: stavano lì, era quello il loro compito. Le mie energie di bambino capriccioso le spendevo piuttosto ad ottenerne altri.

E ce la facevo abbastanza spesso: giocavo per un po’ con il nuovo giocattolo, tutto contento, ed ecco che mi stancavo. Il pupo finiva nella scatola e me ne dimenticavo, o almeno non ci facevo più caso. Il suo scopo, arricchire lo scrigno, era in realtà realizzato, quindi non serviva più a nulla se non a restare lì. E vai con il prossimo giocattolo.

Ecco, questa è la vita dell’uomo nella concupiscenza: non importa quante cose abbia, non gli dà gioia averne. Le sue pulsioni gli dicono che sarà felice solo se ne avrà di più.

Contro questo naturalissimo (fintanto che parliamo della natura corrotta dal peccato, naturalmente) fenomeno il Vangelo oppone i consigli evangelici: povertà, castità, obbedienza. Chiedendoci di vuotare i tre scrigni dei giocattoli che trasformano la nostra vita in una vana corsa ad accumulare cose che non useremo mai.

PRIMO SCRIGNO: LE COSE
Gesù usa proprio questa metafora per invitare il giovane ricco alla povertà: lascia tutto quello che hai e avrai un tesoro nel Cielo. Svuota il tuo scrigno di giocattoli, ed il Cielo riempirà te con le sue grazie. Quanto spesso ci facciamo aggredire dall’angoscia perché non abbiamo abbastanza cose o abbastanza denaro? E quanto spesso, una volta che riusciamo ad ottenerle, ci accorgiamo che ci manca ancora qualcosa? Persino i più ricchi non sono soddisfatti di quello che hanno, non importa quanto sia grande e straripante lo scrigno dei giocattoli! Ne servono ancora di più, perché le cose che già abbiamo ci annoiano, non ci riempiono come immaginavamo quando il loro desiderio ci piegava. Ma ecco la soluzione di Gesù: dona agli altri, e allora non avrai più quella fame tremenda nel petto. Rischia di avere lo stomaco vuoto, e ti basterà meno di ciò che prima non ti bastava. Metti la tua ricchezza a servizio degli altri, ed i tuoi giocattoli non diventeranno polverosi e appiccicosi, ma faranno sorridere tanti altri bambini e, giocando insieme, non avrete più tempo di crucciarvi per quel giocattolo nella pubblicità che papà e mamma non vogliono comprare.

SECONDO SCRIGNO: LE PERSONE
Il nostro rapporto con le persone funziona in realtà allo stesso modo. È così sicuramente nell’ambito sessuale, e lo sa bene chi ha vissuto una dipendenza di questo tipo: ciò che provoca piacere dà facilmente assuefazione, e lo scrigno va progressivamente riempito con piaceri sempre più forti (e più proibiti), che tuttavia non bastano mai. Ma la castità non riguarda solo l’uso dei genitali.
Nella gestione degli affetti siamo spesso portati a comportarci come con i giocattoli: per questo ci si stanca del coniuge. Ormai l’abbiamo conquistato, è “nostro”, non pensiamo che potrebbe sfuggire dallo scrigno e scomparire. Non ci interessa più, ci interessa soltanto che stia lì. E allora iniziamo a sentire che il sacco è vuoto e cerchiamo qualcos’altro, qualcosa che ci dia ancora la sensazione che deriva dallo stare conquistando qualcuno.
E anche per gli affetti meno “impegnativi” è lo stesso. Quando invece di vivere l’amore verso il prossimo donando noi stessi agli altri lo trasformiamo in un modo per riempire lo scrigno dei giocattoli, non saremo mai soddisfatti dell’amore che riceviamo. Possiamo essere ammirati da tante persone, ma non ce ne accorgeremo: ciò che ci serve è l’ammirazione di chi ancora non ci ammira. Persino nel lavoro educativo sento personalmente l’esistenza di questo fenomeno: magari ci sono decine di ragazzi pronti ad ascoltarmi e a seguire le mie indicazioni, ma ben presto diventano invisibili. Non soddisfa la mia sete che chi mi è sempre stato fedele continui a farlo, i miei pensieri sono piuttosto affollati dai lontani, da quelli che mi snobbano o che non si fidano di me. Perché l’idea di conquistarli riempie il mio scrigno, e magari nel frattempo trascuro chi potrebbe davvero beneficiare delle mie energie, ma ha la colpa di non essere ambiguo e sfuggente, e quindi non attira il mio interesse.
Il consiglio evangelico della Castità ci chiede dunque di non usare i nostri fratelli per riempire lo scrigno, di non vivere l’amore come un modo per dire “è mio” di un’altra persona. È casto chi riesce ad amare chi ha davanti senza cercarci dentro una consolazione, sia essa una scarica ormonale o un trofeo da mettere sullo scaffale delle cose da rinfacciare quando X non si accorgerà che ora sono io ad avere bisogno.

TERZO SCRIGNO: LE IMPRESE
L’obbedienza riguarda invece ciò che facciamo, il modo in cui riempiamo il nostro tempo. E anche qui è il solito discorso: cerchiamo di dare una direzione alla nostra vita, facciamo progetti, costruiamo immensi castelli. Ma ogni impresa, ogni traguardo raggiunto nella vita diventa un ricordo sbiadito e non ci sembra più chissà cosa dopo averlo conseguito. Abbiamo faticato anni per laurearci, e poi diventa un pezzo di carta appeso a un muro. Abbiamo creato opere d’arte, ma ecco che non ci servono più a nulla, se non come pretesto per impegnarci a farle conoscere, e una volta che qualcuno ci dice “bravo” è come se nessuno le avesse ancora mai viste, perché se non sentiamo almeno altri 10 “bravo” significa che in fondo non siamo stati così bravi.
A tutto questo Dio oppone l’Obbedienza. Fare la volontà del Padre, senza conoscerne il progetto, senza sapere a cosa servirà. L’ignoranza del piano completo ci dà la libertà dall’oppressione dei risultati dettati dalla nostra ambizione. Fare ciò che ci viene chiesto senza nemmeno sapere il perché, svuotare lo scrigno del nostro tempo è l’unico modo per non far ammuffire il nostro tempo nella vanità.

Questa è la via della perfezione cristiana: tornare come bambini, per non sprecare più la nostra infanzia come fanno inevitabilmente i bambini, diventando tristi per cose che accumuliamo soltanto per infilarle in una scatola a prendere polvere.

MAPPA DEI MARTIRI: AGGIUSTAMENTI E NUOVA SCHEDA

MAPPA DEI MARTIRI: AGGIUSTAMENTI E NUOVA SCHEDA

I lavori sulla mappa dei martiri continuano, soprattutto con l’aggiunta di numerosi martiri che erano sfuggiti alla prima tornata (e non sono ancora finiti). Nella visualizzazione della mappa sono state apportate le seguenti migliorie:

-Aggiunto un bordo ai segnaposto per renderli più distinguibili soprattutto con zoom bassi;
-Aggiustata la mappa “densità” in modo che tenga conto anche della grandezza dei gruppi di martiri (prima venivano considerati come singoli);
-AGGIUNTA LA MAPPA “BIBLICI” che visualizza i martiri citati nelle Sacre Scritture (compresi quelli dell’AT considerati “martiri” dai martirologi nonostante siano vissuti prima di Cristo) e accanto al nome riporta l’ambito, nelle scritture, in cui vengono nominati. I nomi sono qui visibili a tutti gli zoom, ma quando uno zoom troppo basso comporta un accavallamento viene visualizzato un solo nome, sarà quindi necessario avvicinarsi per leggerli tutti.
-06/06/20 RAGGIUNTI I 3000 EPISODI DI MARTIRIO / AGGIUNTA SCHEDA “NUMERI”
-Numeri: in luogo dei segnaposto saranno visualizzati dei numeri corrispondenti al numero di persone commemorate insieme (generalmente per aver conseguito il martirio in quel luogo nello stesso giorno). Tranne che negli zoom più ravvicinati la mappa non visualizzerà numeri accavallati, perciò per vederli tutti sarà necessario aumentare lo zoom nell’area desiderata.

La mappa è al solito link: https://mappa-dei-martiri.web.app/

osserva, e taci

Tertulliano scriveva che “Il sangue (dei martiri) è il seme dei cristiani”, e nel corso della storia questo seme è stato sparso in lungo e in largo per le terre d’Europa e del mondo.

Ma dove, in particolare, e quando?
Sono domande che chi si interessa della storia della Chiesa (in cui la storia della testimonianza dei cristiani data anche con il sangue è una componente fondamentale) si sarà sicuramente fatto.
Perché dunque non provare a rappresentarlo sul planisfero?
A questo fine è stato predisposto questo strumento, “La Mappa dei Martiri“, che da qualche giorno è disponibile online per la consultazione nonostante non sia ancora una versione definitiva (specie per le possibilità di interazione).
Siete invitati comunque a consultarla in modo da poter segnalare correzioni, mancanze o suggerimenti… oltre che naturalmente per stimolare la sempre necessaria venerazione dei santi martiri!
Aprendo il link che trovate qua sotto accederete…

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In Paradiso si gioca tutto il tempo

A B.P., J.R.R.T, J.M.S.S. e al Beato Ermanno di Reichenau

Fiat misericordia tua, Domine, super nos,

quemadmodum speravimus in te.

In te, Domine, speravi:

non confundar in aeternum

Le ultime note del Te Deum stavano ancora risuonando nel coro della piccola cappella di quel monastero costruito tra i monti, che subito gli occhietti più giovani e impertinenti si erano puntati su di lui.

Alcuni non lo avevano nemmeno conosciuto, avevano soltanto sentito parlare del ragazzo storpio che l’Abate aveva mandato nella grande città della pianura affinché potesse studiare teologia ad un livello che in quel giovane e povero monastero non sarebbe stato possibile. Altri si ricordavano di lui, ma stentavano a riconoscerlo, tanto si era fatta più matura e intelligente la sua espressione, più profonda la sua voce.

L’Abate aveva espressamente voluto che la preghiera si concludesse con il Te Deum per ringraziare il Signore per il suo ritorno e per gli ottimi risultati che aveva conseguito: questo aveva fatto borbottare di perplessità più di uno dei monaci e bisbigliare eccitati parecchi ragazzini, che non riuscendo a convincere come loro solito i novizi a dare spiegazioni si erano gettati su ricostruzioni fantasiose dell’identità del nuovo venuto che cambiavano viaggiando di bocca in bocca, con sommo divertimento di chi la storia la conosceva ma preferiva aggiungere dettagli inverosimili, spesso con poca carità.

Non stupisce dunque che Philipp, questo era il nome del ragazzo, avesse catalizzato l’attenzione di tutti ora che nell’assemblea si era fatto silenzio. Non amava tuttavia quel genere di situazioni e preferì fare finta di niente. Con difficoltà si inginocchiò in un angolo appoggiandosi sulla gamba buona e rimase lì a pregare finché la maggior parte degli studenti e dei monaci non tornò alle opportune mansioni. Il vecchio Abate rideva sotto i baffi nel sentire i mormorii delusi di chi avrebbe voluto assistere a qualcosa di curioso o sensazionale, ma mano a mano che la stanza si svuotava nel suo cuore cresceva l’attesa di poter finalmente sentire cos’aveva da raccontare quel suo ragazzo che si era fatto tanto grande negli ultimi anni.

Qualcuno, però, sembrava più impaziente di lui.

Philipp se lo trovò davanti, con gli occhietti verdi puntati addosso. Il faccino pallido e spigoloso sembrava sul punto di essere inghiottito dalla tunica bianca fuori misura in cui era avvolto. Lo guardava con somma serietà, alzando leggermente il mento perché anche inginocchiato il ragazzo era più alto di lui. Il nome del bimbo era Johann.

«Tu sei quello che ha studiato, vero?»

«Io…» tentennò il ragazzo, sorpreso dal tono deciso del bimbo «Sono quello che è tornato oggi, sì…»

«Quindi sai tutto?»

«Non proprio… Ho appena iniziato ad imparare» arrossì il monaco «Ma se vuoi chiedermi qualcosa… Forse posso aiutarti.»

«Sai com’è il Paradiso?» domandò quindi il fanciullo, sgranando gli occhi eccitati. Leggi il resto di questa voce

La Mappa dei Martiri – Nuova scheda (Bambini e adolescenti)

Tertulliano scriveva che “Il sangue (dei martiri) è il seme dei cristiani”, e nel corso della storia questo seme è stato sparso in lungo e in largo per le terre d’Europa e del mondo.

Ma dove, in particolare, e quando?
Sono domande che chi si interessa della storia della Chiesa (in cui la storia della testimonianza dei cristiani data anche con il sangue è una componente fondamentale) si sarà sicuramente fatto.
Perché dunque non provare a rappresentarlo sul planisfero?
A questo fine è stato predisposto questo strumento, “La Mappa dei Martiri“, che da qualche giorno è disponibile online per la consultazione nonostante non sia ancora una versione definitiva (specie per le possibilità di interazione).
Siete invitati comunque a consultarla in modo da poter segnalare correzioni, mancanze o suggerimenti… oltre che naturalmente per stimolare la sempre necessaria venerazione dei santi martiri!
Aprendo il link che trovate qua sotto accederete la mappa, che in questo momento è disponibile in sei versioni, che potete scegliere dal menù in alto a sinistra:

Martirologio Romano: solo i martiri iscritti nell’ultima versione del martirologio romano;
 Tutti: tutti, compresi quelli esclusi dal MR e quelli delle chiese orientali;
 Densità: mostra i punti in cui si accumulano maggiormente gli episodi di martirio;
– XX Secolo: mostra soltanto i martiri che hanno subito il martirio tra il 1901 e il 2000.
 Canonizzati: compariranno solo i martiri già canonizzati dalla Chiesa Cattolica, sono quindi esclusi i beati, i servi di Dio e i santi delle chiese orientali;

Bambini e adolescenti: mostra i martiri con meno di 18 anni, in giallo i bambini (0-12 anni) e in verde gli adolescenti (13-17 anni). A comparire sono tutti gli indicatori che contengono almeno un martire appartenente a uno di questi gruppi, il cerchio colorato di un gruppo di martiri non implica quindi che quelli fossero tutti bambini o adolescenti, ma che almeno uno tra loro lo era. La categoria “bambini” ha la precedenza su adolescenti, quindi in alcuni punti gialli potrebbero essere presenti bambini E adolescenti, mentre in quelli verdi non ci sono mai bambini.

In ogni scheda la grandezza dei segnaposto riflette il numero di persone che hanno subito in quel luogo il martirio nello stesso giorno. A parte le due schede “Martirologio Romano” e “Canonizzati”, fondate su fonti selezionate e cattoliche, la mappa presenta anche martiri appartenenti ad altre confessioni cristiane, anche se per ora l’inserimento non è stato sistematico (ci ad oggi martiri copti e ortodossi, localizzati soprattutto in Georgia, Armenia, Russia e centro-europa).

Facendo lo zoom compariranno le etichette con i nomi dei martiri, quindi avvicinatevi per sapere chi è rappresentato nel bollino colorato!

Per consultare la Mappa dei martiri cliccare QUI
BambiniAdolescenti

[Ma che sant'uomo!] Metodo Stanislavskij

Una penna spuntata

Non che fosse istruito, per carit. No di certo.
Per, certe cose le sapeva.
Gliele avevano raccontate mille volte, e lui se l?era fatte raccontare altre duecentomila: del resto, gli sembrava proprio il minimo, conoscere a fondo quell?arte grazie a cui campava.
E cos, la storia del teatro, lui la conosceva abbastanza a fondo.

Conosceva gli spettacoli buffi dei secoli pi antichi, e conosceva gli esordi della satira. Sapeva bene cosa fosse una commedia; e avrebbe potuto citare, eventualmente, qualche opera di Plauto. Conosceva anche la tragedia, e i grandi coturni degli attori greci.
Gliel?avevano detto ? oss ? che il teatro di una volta era tutta un?altra storia. Lo stesso Seneca aveva scritto delle tragedie, e addirittura Cicerone era stato disposto a difendere un attore. Una volta, il teatro era una cosa assai pi seria.
Pi seria, certo: ma incredibilmente pi noiosa. Fino a pochi decenni prima, in…

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Il Fiume di Fuoco ora disponibile su Amazon!

“e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno”[Dante, Purgatorio I, 4-6]

 

“In una casa buia un bambino viene ucciso con un pugnale maledetto da suo padre che lo identifica con la causa della malattia di sua moglie. Questa miracolosamente guarisce ma si rivolge alla Strega per riavere suo figlio. La Strega acconsente a riportarlo in vita, ma da quel momento il bimbo sarà suo, e subito il corpicino si trasforma, il bambino diventa un uomo grande e grosso con capelli e occhi bianchi, abbracciando sua madre la carbonizza, guardando negli occhi suo padre lo uccide sul colpo. Leggi il resto di questa voce

La conversione di Marcellino Pane e Vino

Si avvicina il triduo pasquale e mi è stato chiesto un commento su un’opera molto conosciuta e a me molto cara, che con la Pasqua ha grande attinenza: Marcellino Pane e Vino, capolavoro di José Maria Sanchez Silva, che molti conoscono grazie allo splendido film del 55 in cui l’indimenticabile Pablito Calvo recitava nel ruolo di Marcellino.
Penso che molti di voi conoscano già questa storia, e chi non la conoscesse lo invito per lo meno a guardare il film prima di leggere questo articolo.

Marcellino Pane e Vino è la storia di questo bambino che, abbandonato alla porta di un convento di francescani, viene adottato e cresciuto dai frati. Questo l’inizio di una fiaba religiosa dalla profondità unica e sorprendente, che affronta con un linguaggio adatto anche a bambini molto piccoli (e – era la cosa più difficile – senza risultare indigesta agli adulti e ai bambini grandi!) i temi più importanti dell’esistenza, primo fra tutti la morte. La storia finisce infatti in un modo che non può che lasciare il segno in chi l’ascolta, perché l’estrema dolcezza della narrazione esplode in un sublime connubio con la durezza della Croce, dando giustizia ad uno come Silva, che in quanto autore profondamente cristiano non poteva che scrivere opere profondamente scandalose.

Il Purgatorio di Laura

Una ragazzina bionda, con il bel faccino tutto rosso di pianto, se ne stava rannicchiata in un angolo di una stanza buia, limitandosi a singhiozzare perché le lacrime le erano finite. Il lungo camice bianco che aveva addosso era macchiato dalla vistosa impronta di sangue secco, simile ad una grossa mano che incombeva sul seno ancora acerbo.

Dietro le palpebre, i suoi occhi, bellissimi benché arrossati, percepirono una luce e si schiusero. A pochi passi da lei c’era un bambino più piccolo di lei, tutto nudo, che le veniva incontro.

«Sta lontano da me! Ti farei del male!» gemette, allungando un palmo verso di lui.

Il bambino non le diede ascolto. Si avvicinò e le prese la mano, quindi si avvicinò ancora.

«Laura» le disse «chi ti ha fatto male?»

«Nessuno mi ha fatto male!» esclamò lei, indignata «io sono stata cattiva, lo zio è sempre stato gentile con me e io… Io sono un’ingrata, e sono sporca e…»

«Laura» disse ancora il bambino, toccandole la guancia «a me puoi dire la verità.»

La fanciulla rimase in silenzio, a tremare. Poi alzò lo sguardo e li vide. Sulla fronte del bimbo c’erano segni sanguinolenti. Segni di spine.

«Sono stata io?» chiese, addolorata, e le uscirono due lacrime da un occhio.

Il bimbo sorrise e asciugò le lacrime con la manina. Laura si toccò la guancia e, guardandosi la mano, vide che c’era del sangue.

«Fammi… fammi vedere la tua mano.» sussurrò.

Il bimbo allargò il sorriso e mise la mano nella sua. Sulla mano c’era una grande piaga. Il foro sanguinolento lasciato da un grosso chiodo di ferro. Laura sentì un forte dolore al petto, vide la macchia e cercò di strofinarla via, ma non ci riusciva.

«Tu dovresti andare via.» disse, nervosa, sollevando di nuovo lo sguardo «Io non merito che mi tocchi. Io sono sporca… e cattiva.»

«Bambina mia, chi ti ha fatto male?» domandò ancora il bambino, prendendole la testa e stringendola contro il suo petto, su cui pure c’era un’altra profonda ferita.

«Nessuno mi ha fatto male, Gesù.» singhiozzò lei «È stata tutta colpa mia.»

«A me puoi dirla la verità, Laura.» ripeté lui, accarezzandola dolcemente. «Non nascondermi il tuo cuore, sono qui per guarirlo»

Laura strinse forte il bambino, e non lo fece con amore. Lo strinse con rabbia, perché una rabbia segreta si era svegliata sul suo cuore e la dominava. Lo strinse per fargli male, per togliergli il respiro.

«Mio zio! Io lo odio!» gridò, furiosa «È un mostro, una bestia, un maiale! E tu lo hai creato!»

«Sì, io l’ho creato» tossì Gesù, con il volto tra i suoi capelli profumati «e quando è nato l’ho benedetto.»

«Io voglio che tu lo mandi all’Inferno! Voglio che lo cancelli! Voglio vederlo morire con dolore e invocare pietà!» gridò ancora la ragazza, stringendo più forte.

«Io amo tuo zio, Laura.» disse il bambino, con un filo di voce.

Lei si indignò, allontanò da sé il bimbo e gli diede un forte schiaffo sulla guancia.

Gesù sorrise e la guardò con amore.

«Io lo amo, Laura.» ripeté.

Laura diventò tutta rossa e lo prese di nuovo a schiaffi. Poi di nuovo, e di nuovo, finché sul faccino candido non rimase il segno rosso della sua mano.

Allora la fanciulla scoppiò in un pianto dirotto. Le erano state date delle lacrime nuove e abbondanti, ma volle finire anche quelle. Le vennero i conati di vomito, le si tappò il naso. Quando si accorse che le erano quasi finite le forze, alzò la testa e trovò il bambino ancora lì, senza una minima nota di biasimo sul volto macchiato. Commossa, baciò più e più volte la guancia ferita e gli chiese perdono. Poi allontanò un po’ la testa per guardarlo bene, e vide che era bellissimo.

«Te l’avevo detto che ti avrei fatto male.» gemette.

«Io sono venuto per questo.» sorrise il Cristo, baciandola sulla fronte.

«Ma io non sono ancora pronta» confessò lei.

«Abbiamo tutto il tempo del mondo» la rassicurò lui, ed anche la fanciulla riuscì ad udire le innumerevoli voci che fin dall’inizio stavano cantando attorno a lei, ed il tempo sembrò accelerare mentre il suo cuore, sintonizzandosi con l’armonia, rallentava. Senza accorgersene, aveva di nuovo stretto a sé Gesù, se ne staccò quando si sentì bagnata.

«Tu perdi sangue» disse con un filo di voce, senza osare di spostare gli occhi da quelli del bimbo.

«Guarda pure, non avere paura» rise il bimbo, e prese tra le dita quella veste bianca. Nessuna lavandaia sulla terra avrebbe mai potuto renderla così bianca. Lei arrossì, vide il segno della sua mano sulla faccia di Gesù e la accarezzò dolcemente.

«Ma non ti resterà, vero?» domando, preoccupata.

«Solo finché ne avrai bisogno» le disse Gesù.

Rimasero ancora in silenzio, Laura contemplava con amore il volto di Gesù. Lui le sorrideva.

«Sai, ora non mi importa più niente di mio zio» confessò lei.

«A me importa invece, e voglio che tu preghi per lui perché si penta e si converta.»

«Lo farò con gioia» sorrise la ragazza «ma l’unica cosa che voglio è stare con te.»

Il sorriso di Gesù si fece ancora più radioso, al punto da illuminarla, ed ogni angoscia sparì dall’anima di Laura. Ogni paura, ogni dolore. Non ci fu più traccia di tutto ciò che le era entrato dentro, per sempre. Lo prese in braccio e si avviò verso la porta, che si aprì sulla luce eterna.

Le Pre-Persone, di Philip Dick (Finale)

A questo link trovate la registrazione della terza parte del racconto di Philip Dick: le Pre-persone.

Le Pre-Persone, di Philip Dick (parte 3)

A questo link trovate la registrazione della terza parte del racconto di Philip Dick: le Pre-persone.

 

Qua in un articolo di Tempi il racconto completo:
https://www.tempi.it/le-pre-persone-dick-autore-di-blade-runner-aveva-gi-previsto-tutto-nel-1974/