Archivio mensile:maggio 2012

Immagini, comandamenti e cazzate.

“Non ti farai scultura e alcuna immagine né di quello che è su in cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra, né di quello che è in acqua, sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri sui figli, fino alla terza e quarta generazione, per quelli che mi odiano, ma che fa grazia a migliaia per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.” (Es 20, 4-5)

“Non ti farai figura scolpita di qualsiasi genere: di ciò ch’è in alto nei cieli, di ciò ch’è in basso sulla terra e di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non li adorerai e non li servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli, sulla terza e quarta generazione di coloro che mi odiano, ma fa grazia fino alla millesima generazione di coloro che mi amano e osservano i miei precetti” (Dt 5, 8-10)

Perché, vi chiederete, ho qui citato i due passi, pressoché identici, relativi al primo comandamento così come riconosciuto dalla Chiesa Cattolica?

Prima di iniziare vi preannuncio che questo sarà un articolo noioso, se non siete interessati potete anche chiuderlo.

Ebbene, torniamo alla domanda. Questi versetti sono spesso ribaditi da soggetti piuttosto particolari, che tutti possiamo riconoscere come eccellenti appartenenti della categoria “cucù e ciarlatani”, e che li portano all’attenzione dei loro lettori semplicemente per irritare chi conosce l’argomento e confondere chi non lo conosce, convinti (ma spero di no) di essere così furbi da essere stati gli unici ad essersi letti pochi versetti dell’Esodo o del Deuteronomio così da poter dire: chi tiene un crocifisso in casa andrà all’Inferno; il Papa e tutti i vescovi sono idolatri; i cattolici sono contraddittori. Leggi il resto di questa voce

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De incognito arbitrio

Curioso come chi nasce stretto e legato al sé
faccia di tutto per uscirne fuori e dire
“il sé è questo, il sé è quell’altro, il sé è schiavo, il sé è libero”

Ma cos’è, il sé, si sa dirlo?
Un ammasso di cellule? Uno spirito? Una forma? Un qualcosa?
Un qualcosa, forse è l’unica risposta accettabile, il resto è fede.

Fede di chi può immaginare di separarsi dal sé, di criticarlo come fosse un filo d’erba
un sasso
un’ape nell’arnia.

Io dubito che siate di là dell’uomo, e non crederei.
Quando sarete là, però, verrete pure a dirmi:
fui libero; fui schiavo.

Per ora aspetto, e giudico
che i postulati vostri sian d’accordo coi miei:

Postulati, assiomi, verità fondanti
di un pensiero come di tanti.
Io li scelgo, li ammetto come mi pare,
le dimostrazioni le lascio a voi, preferisco ascoltare.

In oculo Serpentis, l’incipit

Qui sotto troverete il primo paragrafo del mio libro, che molto probabilmente nessuno di voi (nemmeno quelli a cui ho inviato il pdf) ha letto. 

In effetti l’ho aggiunto molto recentemente, nel momento in cui mi sono trovato a riscrivere per intero i primi due capitoli. Ricordo che per leggere il libro (allo stato attuale, dunque incompleto) basta chiedere, riceverete il pdf per e-mail. 

 “Padre, ti senti meglio? Non dovresti cantare in queste condizioni.”

Non mi sento meglio, figliolo, e non succederà più. Chiama i tuoi fratelli.”

Sono qui, non vedi?”

Sì, vedo, è giunta l’ora.”

Di cosa stai parlando?”

Non vi ho mai spiegato molte cose, lo farò adesso.”

Ma non stai bene, non dovresti…”

Solo questo mi manca.”

Lascialo parlare – disse il fratello maggiore, con voce ferma – sai bene che quando i suoi occhi brillano così non c’è niente che possa farlo ragionare.”

Brillano davvero? Spero di non mettermi a piangere quando avrò finito, davanti ai miei figli…”

Un bisbiglio avvolse la capanna, si meravigliavano che il padre avesse ancora voglia di scherzare, vecchio e malato com’era; non intuivano la serietà di ciò che stavo per raccontare, né il mio bisogno di liberarmi di quel peso, anche scherzando. Leggi il resto di questa voce

La Vanità

Dovevo pensare ad un primo “vero” articolo per questo blog, e nell’ozio forzato del viaggio in autostrada di stasera ho avuto tempo e modo di raccontarlo e recitarlo a me stesso, fino a giungere alla conclusione che sì, la vanità sarebbe stato un ottimo argomento per iniziare.
Ma attenzione, non parlo certo della vanità del pavone, ma di qualcosa di molto più profondo, ed il testo da cui partirò, per parlarne, è molto particolare. Pensate, ad esempio, che ispirò due dei grandi pessimisti della cultura occidentale, che simpaticamente chiamerò Giacomino e Schoppy, e non nasconderò che, con rispetto parlando, mi sono sempre parsi due idioti (non lo nascondo, e non mi piacerebbe la finzione di un apprezzamento da chi mi vede idiota, come spesso sono, forse).
Il punto è: questo testo, a parer mio, fonte di grandi pessimismi, non è che il più BELLO che abbia mai letto nella Bibbia, eppure io non sono affatto pessimista, come si spiega tutto ciò?
Ovvio, vorrete sapere di che libro sto parlando, è piuttosto naturale.
Ebbene, parlo del Qohelet, fonte di citazioni spesso inserite a sproposito un po’ ovunque: “niente di nuovo sotto il sole”; “vanità di vanità”.

Vi assicuro che non c’è un brano, in tutta la Bibbia, che io abbia letto più attentamente e più appassionatamente di questo, sono convinto che, se dovessimo stilare una classifica di testi biblici in base alla “quantità” di ispirazione divina ivi contenuta (e forse qualcuno avrà assistito a qualche disputa su questi argomenti, evitate di portarla a galla che non è di questo che ho voglia di parlare) il Qohelet sarebbe sicuramente ai primi posti, e questo perché, paradossalmente, non c’è in tutta la Bibbia un libro così umano, un libro così sincero.
Ma cosa dice Qohelet?
Oh Vanità Immensa, tutto è Vanità e occupazione senza senso. Leggi il resto di questa voce

Ciao a tutti

Sul groviglio della strada della vita, spesso si intravedono i bivi, i vicoli ciechi, i sentieri poco segnati che si addentrano in boschi fitti. 

In questo momento, oggi, ventuno Maggio 2012, Ishramit giunge su wordpress cogli scarponi logori di chi ha attraversato una palude, di cui in fondo sente leggermente la spiacevole mancanza. Non sa se e quanto rimarrà, o se scriverà altri articoli oltre a questo: per ora ci prova, e augura a tutti di trovarsi bene nel suo blog, di trovare parole piacevoli alla vista (ma anche no) e di godere quel silenzio che trascina in alto. 
Che altro dire? Benvenuti, qui c’è parecchio posto, un sacco di nulla che aspetta di essere riempito con frasi caotiche, significati nascosti ed urla silenziose.

Ci divertiremo; mi divertirò.