In oculo Serpentis, l’incipit


Qui sotto troverete il primo paragrafo del mio libro, che molto probabilmente nessuno di voi (nemmeno quelli a cui ho inviato il pdf) ha letto. 

In effetti l’ho aggiunto molto recentemente, nel momento in cui mi sono trovato a riscrivere per intero i primi due capitoli. Ricordo che per leggere il libro (allo stato attuale, dunque incompleto) basta chiedere, riceverete il pdf per e-mail. 

 “Padre, ti senti meglio? Non dovresti cantare in queste condizioni.”

Non mi sento meglio, figliolo, e non succederà più. Chiama i tuoi fratelli.”

Sono qui, non vedi?”

Sì, vedo, è giunta l’ora.”

Di cosa stai parlando?”

Non vi ho mai spiegato molte cose, lo farò adesso.”

Ma non stai bene, non dovresti…”

Solo questo mi manca.”

Lascialo parlare – disse il fratello maggiore, con voce ferma – sai bene che quando i suoi occhi brillano così non c’è niente che possa farlo ragionare.”

Brillano davvero? Spero di non mettermi a piangere quando avrò finito, davanti ai miei figli…”

Un bisbiglio avvolse la capanna, si meravigliavano che il padre avesse ancora voglia di scherzare, vecchio e malato com’era; non intuivano la serietà di ciò che stavo per raccontare, né il mio bisogno di liberarmi di quel peso, anche scherzando.

Il libro, portatemelo.”

Il libro? Non ci hai mai detto cos’è.”

Perché lo farò ora, ti facevo più sveglio…”

Non volevo ferire il piccolo, ma non riuscii a frenare la lingua, e le risatine degli altri, non certo più intelligenti di lui, ben più presuntuosi, fecero il resto: poche parole mal dette riuscirono a farlo arrossire e ad inumidirgli gli occhi. Povero fanciullo, crescerà senza un padre, ed è senza madre già da anni, si meritava almeno un po’ di affetto, ero ancora nella condizione di darglielo. Con la poca forza che mi rimaneva lo afferrai per le braccia e me lo strinsi al petto; riuscii a dargli un bacio sul collo.

Presto dovrai essere forte anche senza di me, non voglio vederti piangere – il ragazzo scoppiò invece in lacrime, ma quelle parole erano per lui, non per me, a me faceva piacere, se di piacere si può parlare, che qualcuno potesse ancora piangermi – In quanto a voi, presto dovrete prendervi cura di lui, avete poco da ridere.”

Si creò un profondo silenzio, solo qualche singhiozzo mal nascosto riuscì a romperlo.

Questo oggetto – ripresi – e molti come questo, era usato nella mia terra per scrivere parole, per imprimerle per sempre su qualcosa che non sarebbe passato, nemmeno con la morte.”

Ma anche noi lo facciamo, padre, e la pietra sembra molto meno fragile di questa cosa.”

Vero, questa è carta e si rovina facilmente, ma ci vuole molto meno tempo a scriverci sopra, così si possono dire molte più cose. Nella mia vecchia casa avevamo sempre tantissime cose da dire.”

Ce lo hai raccontato molte volte, era un posto così strano…”

Vero, e spero di avervi raccontato abbastanza che riusciate a capire ciò di cui vi parlerò, sarà la storia di questo libro, quindi la mia e quella di molte altre persone.”

Nessuno ebbe da dire, così continuai.

Come vedete, tutte queste pagine sono bianche, non c’è scritto niente, assolutamente nulla, ma un tempo non era così.”

Come hanno fatto le parole a scomparire?”

Ne parleremo, ma bisogna prima che ascoltiate tutta la storia, e vi prego non interrompetemi se non sarà necessario: storie del genere si raccontano tutte in una volte, e chi parla le rivive. Voglio vedere, voglio sentire di nuovo tutto ciò che ho lasciato nei miei ricordi per tutto questo tempo, sarò di nuovo lì, davanti a quell’uomo.”

Va bene – disse il maggiore – non ti interromperemo, ti prego inizia.”

Beh, un giorno successe che ero nello studio di questo psicologo, ricordate cos’è uno psicologo? Uno di quelli che ti frugano nella mente e ti tirano fuori anche quello che non vuoi ricordare, una sorta di stregone.”

E come ci eri finito lì?” Chiese il piccolo istintivamente, dopo di lui più nessuno m’interruppe.

Ci sono storie che non hanno inizio né fine, è per questo che bisogna iniziare a raccontarle dalla metà, e io ero lì, quando la storia era già alla metà appunto, forse anche un po’ più un là, e vostra madre mi aspettava a casa.”

[In oculo Serpentis, capitolo 1: Il perdono di Babil]

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 24 maggio 2012, in In oculo Serpentis, Racconti con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. io ho letto ;;

  2. buonanotte Michele!
    ” In oculo Serpentis ” con tutti i rimaneggiamenti si fa sempre più difficile da seguire …
    Prenderò visione di tutto quando avrai terminato!

    • Eh, me ne rendo conto. Purtroppo la vicenda è forse fin troppo vasta e già ora c’è una differenza di anni da quando ho iniziato tale da indurmi a storcere il naso su molte cose scritte anni fa. Per finirlo però ci vorrà un bel po’, vedi tu se ti senti di seguire in qualche modo la progressione o aspettare che sia tutto finito, il fatto è che potrebbero volerci anni…

  1. Pingback: In oculo Serpentis – Capitolo I (Il perdono di Babil) « osserva, e taci

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