Diritti e doveri?


Fin da quando eravamo bambini, fin da quando ERO bambino (in questo momento il mio essere ancora bambino non è così utile alla trattazione, e non mi veniva in mente un’incipit più intelligente, ecco) gli adulti ci riempivano la testa con tutte queste parole strane: sembrava, e a molti sembrerà ancora, che esistessero cose come i “diritti” e i “doveri”, cose inviolabili, cose sacre, cose eterne.
Ma io vi chiedo, adulti del 2012, di smetterla di riempire la testa dei bambini con questi concetti incomprensibili (queste stronzate, sì, ci siamo capiti), che saranno sicuramente fraintesi da qualsiasi bambino degno di questo nome, e mi spaventerei se un bambino di 10 anni capisse davvero cos’è un diritto, per diversi motivi che ora non voglio condividere (la colpa è di un conflitto di congiuntivi, prendetevela con la mia grammatica).
Il rischio è infatti che i bambini ci credano davvero, ai diritti, e se Rousseau scriveva di non parlare di Dio con i bambini perché essi non fraintendessero, io dico di non parlare nemmeno di legge o di diritti, tanto meno di doveri, il fraintendimento dei quali è ben più pericoloso del fraintendimento di Dio (Rousseau non credeva che la conversione dipendesse dalla volontà di Dio, la mia esperienza mi dice che si sbagliava di grosso).

Il fatto è che i diritti non hanno nulla di inviolabile, nulla di trascendente, nulla di eterno, e mi sento davvero un cretino a doverlo scrivere, perché persone più intelligenti e più colte di me lo ripetono da un paio di secoli (anche se io penso che, a suo modo, lo avesse capito già San Paolo, e chissà quanti prima di lui), ed in generale non hanno un valore maggiore di quello che si accorda loro, poiché sì, i diritti sono del tutto, completamente umani. 

Ma bisogna scrutare più in profondità, bisogna capire dove e quando nasce il diritto, bisogna comprendere come abbia fatto il termine a finire sulle bocche di tutti, e non dei soli regnanti e potenti (che lo hanno sempre capito benissimo, cosa fosse il diritto). Il bello è che ora, chi non è regnante e potente, il diritto lo usa contro sé stesso, il che suona assurdo. Ma assurdo non è, perché il diritto non può che essere un legame, una catena, una limitazione della libertà (altra parola molto strana, e altrettanto menzognera; non ho voglia di trovare un termine più consono), un’imposizione che arriva dall’alto e che grida:

“Tu, debole, inchinati e servi il forte!”

Questo è il diritto, lo dimostrarono benissimo i rivoluzionari illuministi che, deposto il re, diventarono essi stessi il monarca assoluto, e ghigliottina divenne sinonimo di “Libertè, egalitè, fraternitèèèèèèèè”

Ma quale libertè, quello fu l’inizio dell’inganno. Prima, almeno, erano tutti consapevoli della loro natura di sudditi, ora noi siamo sudditi e fingiamo di essere liberi, pensiamo che esista una democrazia, nel 2012, e questo fa abbastanza ridere. Sì, perché noi oggi siamo schiavi del concetto di diritto, di legge, non ci rendiamo conto che esso è il semplice riconoscimento di un rapporto di forza, un invito che afferma:

“Non combattiamo più, tanto abbiamo visto che finisce sempre pari.”

Tale è il diritto, il riconoscimento dell’impossibilità dell’imposizione di una volontà su un’altra: io sono forte quanto te, quindi non posso importi la mia volontà, quindi riconosco la cittadinanza della tua volontà e tollero che esista perché sì, non posso ammazzarti, a quanto pare. Fu così per millenni ed è così ancora adesso, solo che ora bestemmiamo contro la verità pensando che un diritto possa proteggere un debole.

Quando mai?

Il debole può essere protetto, certo, ma solo in caso esista un forte (lo stato dovrebbe essere deputato a questo, immagino) disposto a cedere la propria forza in favore della volontà di quel debole, e allora lo stato decide: proteggiamo i bambini, proteggiamo le donne, perché ci sentiamo generosi.

Ma sempre un rapporto di forza rimane, rimane la razionalizzazione di un conflitto, un risparmio energetico fondato sull’utilità, sull’evitare l’aggressione violenta. Se ora non esistono più veri monarchi assoluti (imperatori, faraoni, e quando ci sono li chiamiamo dittatori) è perché le masse si sono accorte che un uomo non può arrivare ad imporre la propria forza, da solo, su migliaia di persone. Così le masse fanno insieme la voce grossa, e l’accordarsi della voce grossa dell’uno e della voce grossa degli altri porta alla nascita di un diritto, del riconscimento dell’impossibilità che una delle due voci riesca a zittire l’altra.

Ma ora, dato che il diritto (ed anche il dovere, che è figlio del diritto) è siffatto, dove sono quelle storielle sul naturale diritto alla libertà, alla vita, a questo e a quell’altro? Semplice, decadono tutte, non appena ci si accorge della natura utilitaria (economica?) del diritto, di un fondamento tutt’altro che trascendente, e il bambino a cui voi dite “gli altri devono rispettare i tuoi diritti” perderà parte della fiducia in voi riposta quando, essendo voi (detentori della forza che determina il suo diritto) lontani e sordi rimane vittima dell’inesistenza effettiva di tale diritto, perché magari un bulletto lo picchia perché pensa che sia suo diritto avere la sua merenda, e lui ha paura di dirlo a voi perché dubita, sì, che siate più forti di quel bulletto.

E allora voi direte: semplicemente quel bulletto non ha rispettato i diritti di mio figlio.

Sbagliato, quel bulletto non sa nemmeno che vostro figlio detiene dei diritti, che voi (lo stato, carte internazionali o quello che volete) avete deciso i diritti di questo bambino: si rende conto di poter fare ciò che vuole, e lo fa. Chi non lo farebbe? Finché quel bulletto non avrà paura anche lui, egli non si fermerà, potete considerarla una colpa? No, l’uomo è così, non è un agnellino innocente come lo raffigura Russo’, l’uomo è un calcolatore che considera la propria forza in relazione con quella degli altri, e decide se sfidare la sorte e cercare di imporla.

Meglio arrivare al punto, però, che c’ho da studià.

Posso dirlo in termini un po’ violenti? Sì? Bene.
Il diritto è la resa di fronte alla violenza, di fronte alla forza, è il riconoscimento nero su bianco del fatto che questo mondo sia regolato esclusivamente dagli egoismi e dalle volontà particolari, è il grido di dolore di un uomo che chiede di non combattere più per poter affermare il proprio volere, una volta che si è accorto che gli altri non hanno alcun interesse nel vederlo felice.

Insomma, la logica del diritto è quella logica per cui si cede un po’ di libertà per averne almeno un po’, per non aver paura di perdere anche quel poco. diritto è sinonimo di paura, di ansia, di diffidenza, e lo stesso è il dovere: una sicurezza imposta perché non si debba faticare nel ricercare il giusto e il vero, accontentandosi di un “quasi giusto”, e di un “quasi vero”.

Perché certo, non è che il diritto riesca effettivamente a difendere i più deboli: esisteranno sempre persone ancora più deboli (nella democraticissima atene erano la maggior parte della popolazione, ma non erano cittadini, non erano “umani”, non erano degni di partecipare al contratto di forza, perché effettivamente non abbastanza forti, a quanto pare) per cui il diritto sarà anzi una condanna: per un “diritto” degli “ariani” ebrei e molti altri furono massacrati durante la seconda guerra mondiale, non dobbiamo dimenticarlo.

Da questo lato abbiamo dunque coloro che si arrendono alla violenza, all’egoismo di tutti gli altri (e di loro stessi, ovviamente), al punto da accettare leggi nate dal compromesso di forze che spesso possono essere assolutamente disumane, poiché magari in un certo periodo storico la bilancia pende dalla parte di signori tutt’altro che raccomandabili.

Io penso che ai bambini non dovremmo insegnare la resa, di rammolliti ce ne sono già abbastanza a questo mondo e altri non ce ne servono: se mai mi toccasse parlare di “diritto” ad un bambino gli direi ciò che è vero. “La legge vuole che tu faccia così, perché altrimenti lo stato ti punirà.”

Questa la vera natura del diritto: alienazione, quando viene spiegato male; contratto, quando viene spiegato per quello che è.

Personalmente non mi piace questo mondo (questa “società”, direbbero in molti) basato sul contratto e sulla paura dell’altro, basato sulla forza. Io voglio un mondo basato sull’Amore, che è essenzialmente l’opposto di qualsiasi contratto, di qualsiasi vincolo, di qualsiasi prepotenza.

Ora, se voglio l’Amore e non il diritto, non posso che rifiutare il diritto, le persone che amano non si piegano ad una legge, amano a prescindere da essa: voglio sperare che nessun padre abbia davvero in mente i diritti del figlio mentre lo educa, perché quel padre mi farebbe abbastanza ribrezzo, sarebbe un padre che rispetta i propri doveri solo perché sa che quei doveri sono stati inventati da uno stato che lo punirebbe.

Il “diritto” ed il “dovere” che nascono dall’amore non hanno invece limiti, non sono cose a cui veniamo costretti: io concedo un “diritto”, o meglio mi metto al servizio di qualcuno che amo proprio perché lo amo, non certo perché qualcuno mi dice che devo farlo. Se qualcuno non mi ama non voglio che finga di “amarmi” perché uno stato ha deciso che si devono rispettare delle regole, non voglio affatto che quelle regole vengano rispettate: mi ammazzi pure, se è questo che vuole, se ce la fa, perché ovviamente non esiterò a difendermi da una siffatta persona, e gli impedirò di farmi del male perché sì, dopotutto sono umano e soffrire non è che sia la migliore delle prospettive.
Ma soprattutto dovrà ben guardarsi dal fare del male a qualcuno che amo, perché (dovessi anche amare questo “nemico”) non esiterò affatto ad infrangere tutti i falsi diritti summenzionati pur di proteggerlo, e per evitare che questa persona che amo soffra sarò ben disposto ad usare la forza (non la userò, al contrario, per punire; la punizione è roba da contrattuali).
Dopotutto, come (vedi sopra) non avrei una grande considerazione di chi ama il proprio figlio solo perché deciso da un contratto, così non la avrei per un genitore che considerasse più importante del figlio quella legge che gli impedisce di uccidere, ad esempio, e che salvasse il carnefice piuttosto che la vittima (nel caso in cui uccidere fosse l’unico modo per salvare la vittima, ovviamente, si cerca sempre il male minore) per non sporcarsi le mani e non commettere omicidio.

Certo, so che in molti non saranno d’accordo, che si proverà pena per quella persona morta al posto del bambino. D’altra parte, nessuno lo costringeva a farlo, e se qualcuno (la legge?) lo costringesse avrebbe dovuto ribellarsi, avrebbe dovuto disobbedire, ma se la legge volesse allora che quel genitore, colpevole di amare troppo il proprio figlio, venisse punito questo lo accetterebbe, ma dubito che riuscirebbe a pentirsi, essendo il figlio ancora vivo.

Questo è un caso estremo, e si spera che non debbano mai succedere cose del genere. Semplicemente, si vuole dire che l’Amore, se è vero, non deve e non può arrendersi di fronte a nulla, nemmeno al contratto.

A me, inoltre, sembra auto-evidente che si debba preferire l’azione a vantaggio del debole piuttosto che quella a vantaggio del forte, ma non posso dimostrarlo.

Anzi sì: mi fa schifo che qualcuno possa proteggere il forte contro il debole, e questo dovrebbe bastare.

Era l’invito che volevo mandare a molti, che conosco, e che si appellano spesso a cose come “i diritti”, “la legge”, “i doveri”. No, non dovete appellarvi a tali costruzioni mentali, dovete affermare con forza che vi fa schifo che certe persone possano essere trattate in un certo modo, se farà schifo ad abbastanza gente forse otterrete ciò che volete: un contratto, magari, determinato dalla forza dello schifo.

Ora torno a studiare, vi lascio questo post ricco di errori, frasi incomprensibili, confusioni e via dicendo.
Spero che qualcuno possa capire ciò che intendo dire, ma in fondo avevo solo bisogno di dirlo.
A me FA SCHIFO che la legge valga più delle persone, ecco, e che ci si possa nascondere dietro alla legge per non accogliere la sofferenza.
Così mi FA SCHIFO che la legge possa essere un fine quando è solo un mezzo, e che si insegni a rispettare la legge (di qui il discorso iniziale in cui invitavo a non parlare di diritti ai bambini) piuttosto che le persone.
Ecco, Joseph, una traduzione moderna della Legge Naturale che ti sta tanto a cuore: la “legge dello schifo interiore”.
La consolazione è che, molto in fondo, certe cose fanno schifo a tutti (benché molti riescano a rigettare lontano la vocina dello schifo ed a prescinderne), paradossalmente lo schifo è la verità impressa nei nostri cuori.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 24 giugno 2012, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Hai sintetizzato in una paginetta di blog quello che il nostro amicone Kant è riuscito a meditare in 12 anni.
    Il problema, però, rimane. La legge, di fatto, è lì proprio perché il mondo si basa sull’individualismo e l’egoismo. Se ciascuno riuscisse a pensare “faccio questo perché ritengo sia giusto (e non perché qualcuno me lo imponga)” o “non faccio questo poiché potrei danneggiare qualcuno (al posto di non faccio questo perché sarei punito dallo stato)” il mondo sarebbe un posto migliore

    • La legge è un pedagogo, come tale necessaria agli uomini “immaturi”, incapaci di essere indipendentemente responsabili del proprio agire.
      Raggiunta una certa maturità, la legge diventa una gabbia, il vero problema è nel fatto che l’unico in grado di riconoscere l’avvenuta maturità è l’individuo stesso, che potrebbe approfittarsene.

      Il problema è che siamo ancora bambini, facciamo ancora i capricci per essere il centro “di diritto” del mondo mentre non lo siamo affatto, vogliamo una divinità che faccia quello che vogliamo noi (il vitello…) piuttosto che una che ci metta sulle spalle il peso delle nostre azioni.

      Il fatto è che la “maturità” si raggiunge uno per volta, è stupido sperare nella conversione delle masse.

  2. Tu proponi di abbandonare la legge per dedicarsi all’amore?
    Ma non pensi che, se ognuno si dedicasse all’amore, sarebbe guerra continua?
    Questo perchè c’è sempre qualcuno che fa del male ai tuoi cari, quindi tu sempre agirai per proteggerli e farai allora del male a lui, che sarà protetto a sua volta.

    Concordo, il diritto è un patto in cui cedi molto per tenere saldamente poco, ma la tua soluzione mi pare sia una sorta di anarchia, o ho frainteso?

    L’esempio del bullo mi è piaciuto molto, mostra l’evidenza, il fatto che l’uomo, se può, agisce.
    Il bullo agisce perchè può farlo senza timore, quindi ottiene ciò che vuole come se fosse nello Stato di Natura; cesserà di farlo solo quando si renderà conto che, invece, è nello Stato Civile, ricco di leggi e giudici capaci di mettergli timore e paura.

    Questo però, tutto sommato, è un bene perchè agirà solamente quando, come dici tu, tenterà l’azzardo e non ogni giorno, come faceva con il bambino.

    Ma allora, cosa insegnare ai figli?
    Che il mondo fa schifo, e che devono sottomettersi per paura?

    No, tu dici anche che devono agire, dire apertamente che questa situazione non è piacevole…
    Quale situazione, invece, lo è?

    Per favore, io non sono stato in grado di cogliere in modo chiaro il tuo messaggio, puoi ripetermelo in breve con altre parole?
    Puoi rispiegarmi qui, in un commento, cosa invece proponi di fare di questo mondo?

    Grazie del tuo tempo.

    • C’è una contraddizione in termini nelle prime righe, ma non importa, dopotutto non ritengo possibile che OGNUNO si “dedichi all’amore” (in tal caso sarebbe impossibile che ci fosse sempre QUALCUNO che faccia del male),

      Ad ogni modo: la “soluzione” da me proposta (ora non ho riletto bene il testo, ma non mi pare di aver offerto una soluzione, non è da me…) potrebbe essere sì una sorta di anarchia, se per anarchia intendiamo il porre l’uomo al di sopra della legge, e la legge ai piedi dell’uomo.

      Tuttavia, la mia non è e non vuole essere una soluzione “totale”, o meglio “collettiva”: se anche si instaurasse un’anarchia (anche se nella mia concezione di anarchia non ha senso che essa si “instauri”) gli uomini troverebbero nuovi modi per crearsi le loro belle statuette (i diritti) in modo tale da mantenere comunque un equilibrio, da sentirsi protetti da chi, magari, non ha buone intenzioni. Oppure in modo tale da mantenere tale la propria condizione, raramente si accetta di perdere ciò che si ha già.

      La mia soluzione può essere una soluzione per me, e magari pure per te, o forse potrebbe esserlo per altre persone solo con qualche differenza. In definitiva, ritengo che dovremmo, dovrei, fare ciò che è giusto, a prescindere da ciò che impone la legge o il diritto o dir si voglia. Per capire ciò che è giusto la stessa legge può essere utile, ovviamente, ma in generale ci vuole un percorso di conoscenza che metta a contatto il soggetto con il “bello” e con lo “schifo” che sgorga dall’uomo stesso in presenza dell’”ingiusto”. Ovviamente, posso ancora sbagliarmi, non sempre ciò che vedo come giusto lo è davvero, perché magari mi manca un pezzo.

      Ho scritto che “voglio un mondo basato sull’amore”, ed è ovvio che questa volontà non possa che scontrarsi contro la realtà in cui c’è qualcuno (in realtà molti) che preferiscono il mondo del diritto, e non posso negare di rifarmi anche io ad esso, talvolta. Questo perché tale mondo richiede uno sforzo, richiede il sacrificio di chi sa che non vedrà mai quel “mondo basato sull’amore”, ma che comunque sente in tal modo l’immane bellezza dell’amore da non potersi permettere di lasciarla andare, di perderla per non essere “punito”. Ogni tanto ci saranno compromessi, forse, ogni tanto tradimenti, ma quest’uomo tenderà comunque, poiché sa che ciò che è bello è bello, a privilegiare la prorompente voce interiore alla voce della forza.

      So che anche questo messaggio sarà probabilmente confuso e che probabilmente mi capirai solo in parte, se c’è qualche incongruenza fammelo notare.

      PS: comunque, questo mi mancava: chi vuole il mondo basato sull’amore, colui che, dunque, baserà il mondo del suo agire (perché è l’unico che può controllare e l’unico di cui si dovrebbe occupare davvero) sull’amore e su un nuovo tipo di “diritto”.
      Questo “diritto” sarà caratterizzato da qualcosa di peculiare. Infatti quest’uomo riconoscerà un diritto nel bisogno delle altre persone, ed in particolare nella felicità delle stesse, e farà di tutto perché questa non sia scalfita ma, anzi, rinforzata il più possibile.
      Tuttavia, questo “diritto” pratico, che riguarda l’esclusivo agire dell’uomo in questione e non leggi di carattere generale, gli imporrà allo stesso tempo di non pretendere per sé ciò che egli fa per gli altri. Se infatti pretendesse che gli altri lo trattassero bene, la sua vera intenzione sarebbe costringerli a farlo, e tornerebbe il vecchio diritto di cui si parlava prima.

      • Mi piace ciò che scrivi, ha una sua logica.
        E analizzi bene ogni cosa, visto ciò che hai fatto nel post scriptum.
        Però non ho capito una cosa: tu dici che l’uomo dovrebbe essere messo a contatto con il bello e con lo schifo per farsi un’educazione, e trovare una legge morale all’interno di sè.
        Come potresti fare in modo che ogni uomo sia messo a contatto con tali cose nella giusta misura per creare una morale interiore in questi uomini senza che sia troppo basata su uno o sull’altro?
        Rischi di creare creature rabbiose, se disgustate dallo schifo, o troppo altruiste, se basate sul bello.
        Il secondo caso non sarebbe male, ma le conseguenze sono una non belligeranza che favorisce coloro che agiscono in modo malvagio, gli individui che “fanno schifo”, secondo il tuo ragionamento.
        Probabilmente ho sbagliato anch’io qualcosa in questo ragionamento, perchè a quest’ora sono un pò stanco, ma non importa.
        Mi basta veder chiarito questo punto.

        • Non c’è una giusta misura, basta che vi siano entrambe, e che non si crei l’illusione che tutto sia bello o che tutto sia brutto. Ogni persona, poi, reagirà in base alla propria sensibilità, verranno fuori persone più propense a denunciare il male come persone desiderose di conservare (e produrre) il bene. (ma comunque entrambi questi tipi si scontreranno prima o poi con ciò che non conoscono, a meno che non incorra qualche causa ad impedirlo).
          Poi non ritengo che esistano “individui che fanno schifo”, una persona non può far schifo, ciò che fa schifo è quello che fa, magari.

          Ad ogni modo, io non voglio e non pretendo che ogni uomo raggiunga questo status, è una scelta che spetta alla persona, l’unica cosa che deve fare l’educatore (chiunque sia messo nella condizione di poter influenzare il comportamento altrui, in questo caso) è tentare di far conoscere alle persone ciò che è bello. L’idea di convertire l’umanità è sempre pretestuosa e sempre destinata al fallimento, non poche tragedie, poi, sono avvenute proprio grazie a questa idea…

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