Babbo Natale è morto – Premesse


 Così ho iniziato a scrivere un altro libro, sperando di finirne qualcuno, prima o poi.

Premesse

La storia che state per ascoltare non è una storia come tutte le altre.

Questa è, infatti, una storia vera.

Ma non una storia vera come quelle che si vedono nei film, ispirata ad articoli di giornale, testimonianze o dichiarazioni.

Non è una storia vera neppure nel senso di “autobiografia”, l’autore non ha vissuto nessuna di queste vicende, in nessun modo, da nessun punto di vista (e si invitano i lettori che conoscano l’autore ad evitare di costruire parallelismi: loro non centrano).

È una storia vera nel senso più proprio del termine: perché questo genere di storie non si raccontano al passato, con precisi riferimenti spazio-temporali, ma in un passato/presente/futuro indistinguibile, e si avverte in anticipo che il riferimento spazio-temporale adottato è una semplice comodità.

Questa storia, infatti, si ripete ogni giorno, ogni mese, ogni anno, perché in fondo non è che la storia di una folle sofferenza, che a molti potrà sembrare improbabile o esagerata, ma che è proprio la sofferenza di coloro che soffrono.

Perché, però, raccontare una storia di sofferenza proprio a Natale? E con questo titolo?

Cari bambini, non preoccupatevi: non ho ucciso il vostro beniamino, anche quest’anno troverete i pacchi sotto l’albero e avrete quello che volevate (se avrete fatto i bravi), ma non penso che questa sia una storia adatta a voi: è un po’ triste, e non è giusto che un bambino sia triste a Natale.

Ma cos’è il Natale? Per i cristiani è il giorno in cui nasce (e non solo in un momento spazio-temporale determinato, poiché anche il Vangelo è una storia vera, anzi, è la più vera di tutte) il Salvatore, il più grande bambino che abbia mai messo piede su questa terra, uno dei momenti più gioiosi della storia, secondo solo a quello della risurrezione, ovvero del secondo Natale del signore.

Nient’altro, tutto ciò che le vostre menti collegano subito al “Natale” non è che il tentativo di vendere ciò che non dovrebbe essere venduto, e già vedere i mercanti nel tempio è una sofferenza abbastanza grave. Ma io ci metto dell’altro.

Questo è proprio un libro di Natale, perché molto spesso a Natale, accecati dalle stupide e accecanti luci di Natale, ci dimentichiamo (anche i cristiani), che Cristo non solo nasce, ma anche muore in croce, e muore in croce anche a Natale, grazie a chi lo crocifigge, a Natale.

Ma non è la strage di un Erode fuori di senno, non sono i campi di sterminio di Hitler, non è la guerra e non è la fame.

Magari!

Nel corso dei secoli il Natale è diventato sempre più una festa di gioia, ma non solo, è diventato una festa di piacere, di consumo, e già tanti ne hanno parlato. La festa della gioia per finta!

Ma non è solo il Natale, non credete, si fermasse al Natale tutto questo (lo so che ripeto spesso la parola Natale, ma voglio farvela un po’ odiare: Natale, Natale, Natale!) saremmo in un mondo piuttosto chiaro, piuttosto vero, e invece la menzogna si ripete ogni volta che qualcuno qui apre la bocca e si mette a parlare di quei regali che vorrebbe da un Babbo Natale un po’ generalizzato, che passa tutto l’anno. Si sente spesso parlare di diritti, di libertà, di doveri. Ma che sono i diritti, che sono le libertà, che sono i doveri? Qualcosa a cui dovremmo ribellarci, di cui dovremmo giustamente indignarci: veli di illusioni atti a colmare quell’assenza che nei secoli s’è fatta sempre più forte, e io dò ragione a quel genio settecentesco che venne a parlarmi di “diritto naturale”, perché sì, c’è un diritto naturale, c’è la legge della natura, anzi: ce ne sono due.

La prima è quella legge che ci sta dentro la testa e ci dice che siamo degli idioti, che facciamo un sacco di sbagli e che dobbiamo pagare: è quella legge che fa andare fuori di testa l’assassino, che fa confessare il ladro, che fa piangere il bambino.

La seconda è quella legge che ha creato i diritti e i doveri: la legge del più forte che si afferma sul debole, la legge del “QUI COMANDO IO” imperante da quando l’uomo è uomo, e da quando si cerca di far finta che la gente che soffre non soffra davvero, perché in fondo ha quello di cui ha bisogno, diritti e doveri! Belle parole, sì, ma in fin dei conti sempre maschere, più o meno come la gioia del Natale, che servono al più forte per dire al più debole: non è vero che ti faccio un torto, c’è un “diritto” che mi permette di farlo, è ragionevole, la ragione mi dice che questo diritto esiste, e la ragione se ne frega se tu piangi, prima o poi smetterai, ragionevole.

Avete mai visto un diritto deciso dal debole? Al massimo da un debole ch’è diventato forte, mai da un debole che è rimasto tale. Io vi dico che l’unica legge è quella viscerale, che può essere sì tradotta (ma invero in maniera imperfetta), ma che sempre viscerale resta, altrimenti si fa menzogna.

Queste parole, non preoccupatevi, non servono a “smantellare le innumerevoli battaglie per i diritti”, non ho interesse e nemmeno intenzione di spingere la società verso il ‘600 (anche se io ci tornerei volentieri, dicono che l’aria fosse più pulita), sto solo dicendo che non me ne importa una mazza se pensate di avere dei diritti, perché io non ci credo. No, non credo nei diritti, perché ho capito come funzionano i diritti: se io sono più forte decido se concederti un diritto, decido se graziarti, non è certo qualcosa che hai di tuo. E se vuoi difenderlo, dovrai difenderlo con la forza, che diritto è? Il diritto è nato perché gli uomini non s’amavano, io non accetto che si continui a parlare di “dovuto”, perché “occhio per occhio dente per dente” è una legge che va bene, per i trogloditi. Tutto ciò che non si basa sull’amore non ha senso, e vi sfido a trovare un briciolo d’amore in milioni di leggi, la legge è una prigione che rispettiamo solo perché, sapete, lo stato può mettervi in galera. Lo stato è più forte di voi, ecco perché.

Queste premesse si stanno dilungando troppo, però, brutte cattive: avrete fatto fuggire la maggior parte dei lettori, oramai!

Che importa? Chi non è in cattiva sarà rimasto, ed è ora di rivelare perché si è parlato di Natale e di diritti, perché del Cristo crocifisso nel tempo in cui Cristo nasce.

Questa è una storia vera, e come tale racconta di ciò che succede ogni giorno: dietro la gioia delle vetrine, dietro la giustizia del diritto, c’è sempre qualcuno che soffre, che piange, che si dispera.

Certo! Non sono un profeta portatore di nuove agghiaccianti notizie, lo sappiamo già tutti! Tutti lo nascondiamo, però, e l’unica vera Giustizia è quella che non ci impone nessuno: ascoltare il pianto quando non ne abbiamo voglia.

Tutto è molto semplice, un bambino attende il Natale con le lacrime agli occhi, ha paura che Babbo Natale sia morto, e non vuole davvero crederci, teme di diventare grande e malvagio, come quasi tutti gli adulti che conosce. Lui che ancora vive con il cuore, vuole capire se potrà sopravvivere in un mondo in cui regnano la ragione e il portafoglio. Anche a Natale Cristo viene crocifisso. E sappiamo come va a finire: a crocifiggerlo è tra chi dice di amarlo di più.

Buon Natale a tutti, spero che la storia vi piaccia, o che per lo meno vi faccia pensare.

Chissà, bambini, voi pensate che me lo porterà, Babbo Natale, un regalino? O solo carbone? Lo so che sono stato un po’ cattivello ma… Dai, prometto che l’anno prossimo farò del mio meglio per essere buono…

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 28 giugno 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. come premessa per un libro è abbastanza bupna anche se soffre un po’ di anarchia …

    • Se chi pone la legge come mezzo e l’uomo come fine è anarchico, io lo sono.
      Ma posso capire a cosa ti riferisci: non preoccuparti, non sono affatto per il “tutto è lecito”, anzi, sai bene come la penso sulla giustizia.
      Comunque tu per prima hai più volte riconosciuto come la legge si faccia spesso gabbia (e maschera), è questo che bisogna evitare, ovvero che si trasformi una cosa “bella” in un pretesto per dar fuoco, o per affermare la volontà di uno su un altro.

      Poi vabbè, forse in questo periodo sono un po’ “anarchico” anche in altri sensi…

  2. A me le premesse hanno catturato, è il loro scopo. Quindi ora mi viene voglia di leggere il romanzo. Hai fatto un ottimo lavoro. Personalmente ho molto rispetto per la legge, anche se è vero che non è il cuore che le ha spinte a scriverle. Ciao.

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