Babbo Natale è morto – Capitolo III


Compiti, note, piccole bugie

Lunedì 3 Dicembre 2012

Le lezioni erano appena iniziate nella scuola media don Milani, ed in IIC i trenta alunni si stavano disponendo ai loro posti, pronti per le due ore di lezione, in aula il professor Luigi Nerboretti, stimato da tutti in quanto miglior professore di italiano in tutto l’istituto, severo quanto basta; una persona laboriosa che pretendeva lo stesso impegno dai suoi alunni e che assegnava sempre, specie per i fine-settimana, temi interessanti ma impegnativi, a volte evidentemente un po’ troppo difficili per ragazzini di seconda media, ma lui non pretendeva mica scritti da luminare: voleva solo che i ragazzi ci provassero ogni volta, tanto i compiti a casa non venivano valutati.

Quella era la classe del nostro Tommaso, a cui quel professore piaceva parecchio; oggi, però, Tommaso sapeva di meritarsi quella sensazione mista di vergogna e imbarazzo, poiché non aveva fatto i compiti, e questa volta non aveva nemmeno una motivazione seria ed accettabile; gli occhi verdi del professore di mezza età scrutavano intanto la classe e i volti, uno per uno, e quando succedeva questo i bambini sapevano che, qualora non avessero svolto gli incarichi assegnati, avrebbero fatto bene a tremare.

Il prof fece alzare Agnese perché leggesse il suo tema alla classe, era un chiaro segno di buon umore e si sentì qualche sospiro non trattenuto, il maestro aveva infatti deciso che quella sarebbe stata una giornata lavorativa tranquilla, e la ragazzina castana, cappelli a caschetto, occhiali e sorriso spensierato, ispirava fiducia. Di fatti, Agnese non si smentì, perché come al solito il suo tema confermava le impressioni più antiche dell’educatore, espresse addirittura il primo giorno di prima media: “Quella è da liceo, sempre che qualche incompetente non la rovini.” Non era certo una secchiona, anzi, i genitori erano sempre tornati dai colloqui un po’ meravigliati, perché a loro sembrava che, ai vecchi tempi, alle medie si studiasse molto di più, invece la ragazzina i libri si limitava a sfogliarli, e come una spugna aveva già assorbito tutte quelle nozioni. Certo, potremmo parlare ancora a lungo di lei, ricordiamoci però che questa non è la sua storia, lascio dunque che qualcun altro che l’abbia conosciuta la racconti, se vuole, o che rimanga per sempre rinchiusa in queste poche parole lette da pochi. Forse potrà interessare, ai nostri lettori, che Agnese era proprio quella ragazzina di cui, tempo prima, Tommaso si era convinto di essere innamorato. Lo aveva fatto a torto, però, e spinto da motivazioni puerili: cose del genere possono succedere a bambini che sentono parlare di cose che non conoscono, e che vogliono a tutti i costi far parte del gruppetto a cui piacciono le ragazzine. Tommaso si sentiva diverso, allora, si chiedeva perché molti altri facessero commenti su questa o quella ragazza, guardavano questo o quello, mentre lui non era assolutamente interessato e, allontanando il rischio di sentirsi diverso, e magari anche quello ben più grave, appariva evidente, di essere visto come un effemminato, come uno a cui piacciono altre cose, si buttò in un’autoconvinzione piuttosto debole, si sforzò di fissarla per diversi minuti al giorno, di rivolgerle la parola di quando in quando, ma i risultati non si vedevano, lei non mostrò nessun interesse ed il ragazzino era addirittura contento di non essere filato (certo, faceva finta di dispiacersene). In fin dei conti, il gruppo di quelli senza ragazzetta era di gran lunga migliore dell’altro, e a lui andava bene così. Questo finché, ovviamente, problemi più importanti non invasero la sua vita, allora tornò alla sua attitudine naturale e, stranamente (pensava lui), nessuno gli diede fastidio.

Il tema di Agnese era di fatto molto bello. Purtroppo, però, Francesco si dimostrò, come al solito, troppo fesso per scamparla, e si mise a vantarsi con Massimo, il suo compagno di banco, per la grande furbizia: il giorno prima l’aveva passato tutto a giocare a pallone, e chi se lo ricordava più il tema! Il prof se ne accorse, i suoi occhi spietati si posarono su Francesco, all’ultimo banco, a destra, e le dita affusolate sul suo quaderno:

“Oggi sentiremo un tema in più. Chissà, magari ne hai scritto uno migliore di quello di Giacomini, potresti meritarti un più sul registro.”

Eloquente, Francesco abbassò la testa e le sue orecchie si fecero rosse come ciliege; sapeva cosa lo aspettava.

“Chi altri non ha scritto il tema? Vi conviene dirlo subito, perché se mi accorgo che mi prendete in giro…”

Lorenzo, Angelica, Sara e Filippo alzarono la mano e prepararono i diari, pronti a scrivere la comunicazione del professore. “Si comunica che l’alunno xy non ha…”

Nel frattempo Nerboretti si accorse di quel ragazzino che cercava impeterrito qualcosa nello zaino, si avvicinò a Tommaso che subito si drizzò sulla sedia, evitando però con tutte le forze di incrociare lo sguardo con quell’uomo.

“Non trovi il tema? O non l’hai fatto?”

Come sappiamo, il ragazzino non era riuscito nemmeno a scrivere l’introduzione, però un tentativo l’aveva fatto e cercò di ottenere la grazia consegnando al prof quel foglio pieno di righe e scarabocchi, con decine di accenni di frasi e niente di fatto.

“Di nuovo problemi in famiglia?”

Tommaso non rispondeva, guardava fisso il foglio tutto stropicciato e pieno di segni senza senso; il professore non sapeva che, questa volta, l’inadempienza non era dovuta a qualche lite, ed era estremamente indeciso sul da farsi. Era evidente che il rendimento scolastico del fanciullo fosse calato a picco negli ultimi mesi, e lo era altrettanto che la colpa non potesse imputarsi, almeno per la massima parte, allo stesso Tommaso. Avrebbe dovuto lasciar correre? C’era il pericolo che i compagni si lamentassero, o peggio che lo prendessero di mira pensandolo un privilegiato, dopotutto in quella classe era già successo più volte. Avrebbe dovuto far scrivere anche a lui la stessa comunicazione? Molto probabilmente non sarebbe servito, anzi avrebbe potuto peggiorare la situazione già delicata. Qualsiasi cosa avesse fatto, non sarebbe di certo bastata per convincere il ragazzo a tornare a studiare come prima, c’era bisogno di lavorarci parecchio, di seguirlo e spronarlo, ma come si fa con una classe di trenta alunni? Il professore comprendeva che non vi era via di scampo, se le famiglie remavano contro l’educazione dei figli e la scuola si faceva strumento di aziende ed istituzioni piuttosto che, come doveva essere, serva amorevole dei soli alunni. Avrebbe dovuto agire come se avesse davanti il numero diciotto del registro di classe, un individuo tra tanti, sacrificabile come qualsiasi essere umano trattato come mero individuo, o come la persona che era? Stupido, si diceva, non si può fare questo lavoro, al giorno d’oggi, con un tale idealismo, il tuo lavoro è questo e devi fare quello per cui sei pagato, non hai tempo da perdere dietro i problemi di un tuo alunno, magari ci penserai ai colloqui generali, ci sarà tempo. Intanto, però, quel compito non fatto stava lì, e bisognava agire, forse si sarebbe concluso tutto pacificamente con una semplice comunicazione, ma la realtà è che fu tutt’altro che pacifico, mentre pronunciò queste parole fu assalito da un profondo senso di vergogna, si sentì un traditore. Sapeva di mentire.

“Tommaso, la legge è uguale per tutti…”

“Lo so, professore.”

Uguale per tutti? Ecco, avesse potuto conoscere uno per uno i suoi studenti, avesse potuto sapere cosa facevano a casa e fuori, avrebbe potuto scrivere un trattato sulla loro disuguaglianza, e avrebbe pure agito differentemente per ognuno di loro. Invece si ritrovava, da educatore, a spacciare per verità una di quelle frasi che odiava, si sentiva male nella consapevolezza di aver dato a quei bambini una massima fondamentale della società contemporanea: essere umani è rischioso, abbiatene paura.

Tommaso si scrisse così la sua nota, con tanto di frasetta che invitava i genitori a presentarsi dal prof durante i colloqui per parlare della “situazione delicata”. Ma qualcuno è forse disposto a credere che quella comunicazione sia stata letta da almeno uno dei genitori di Tommaso? Certo che no: non è poi così difficile falsificare una firma, anche se il ragazzo sapeva di meritarsela quella nota, forse la prima meritata davvero da un pezzo. Ovviamente, però, non era il momento giusto per far arrabbiare la mamma, che fortuna che al prof non era venuto in mente di chiamare a casa! 

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Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 31 luglio 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. mi piace!!!

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