Babbo Natale è morto – Capitolo IV


Spedizione al polo, parte prima

Martedì 4 Dicembre 2012

Lo so, sì, me ne rendo conto.

Questa doveva essere la storia di Tommaso, questa è la storia di Tommaso! Ed il ragazzo è ancora troppo giovane per andarsene in giro per due giorni senza che nessuno sappia dov’è, senza che nessuno se ne preoccupi. Tuttavia, sono costretto a darvi questa triste notizia.

Per due giorni il protagonista se ne starà un po’ lontano dal nostro inchiostro, inosservato, e chissà cosa farà in due giorni! Probabilmente nulla di interessante, nulla di importante, ma ci tenevo ad avvisarvi perché voi, carissimi… lettori? Ascoltatori? Quel che volete insomma. Ci tenevo ad avvisarvi perché non vi preoccupaste senza motivo: Tommaso sta bene ed è ancora il nostro protagonista. Tuttavia, per due giorni l’inchiostro si concentrerà su un altro personaggio, forse il più importante, dopo il protagonista, incontrato fino ad ora. Avete venti secondi per pensare a chi potrebbe essere.

 

No, non è il professore.

No, non sono i genitori.

No, non è Agnese.

No, non è Alessandro.

No, non è nemmeno la zia del nonno di un lontano cugino di Tommaso.

Si torna alla serietà, state buoni e smettete di bisbigliare.

L’ultima volta che avevamo parlato della lettera scritta da Tommaso, questa era stata poggiata sulla credenza della cucina ed era domenica sera. La carta era stata acquistata poco tempo prima dalla mamma di Tommaso per una somma che ora non ci interessa affatto, era un semplice foglio rigido, piegato a metà, su cui comparivano disegni delicati di signori vestiti di rosso e con la barba, di renne volanti, di slitte e pure di angioletti. Vista da lontano appariva evidente come i due colori preponderanti fossero il rosso e l’oro, che stavano a significare… Non so, secondo voi che centra il rosso col natale? L’amore dite? Mah, a me non convince… E l’oro? Ah sì, i magi avevano portato oro, incenso e… Aspetta! Quella era l’epifania!

Mi dispiace ma non sono all’altezza, non so rispondere a questi fondamentali quesiti da me sollevati. Mi limiterò a prendere d’atto della predilezione, da parte di chi si occupa dell’estetica del Natale, per questi due colori dal significato enigmatico, qualsiasi cosa che abbia a che fare col Natale, oggidì, ha quasi sempre a che fare anche con uno di questi due colori!

A parte le digressioni cromatiche, la lettera stava lì, sulla credenza della cucina, col suo bel disegno sulla prima pagina e con le meno eleganti letterine lasciate all’interno dalla mano tremante di Tommaso, di un nero che, questa volta, aveva un preciso significato. Non che il ragazzo ci avesse davvero pensato, probabilmente avrebbe pure usato una penna blu, all’occorrenza, o anche di altro colore. Il caso ha voluto, però, che quelle lettere fossero nere. Nere, indelebili, creavano un meraviglioso contrasto con lo scenario variopinto su cui erano state fissate. Non si può fingere di non vedere un segno nero su uno sfondo chiaro, non si può sfuggire ad una frase scritta in nero, soprattutto se è rivolta a te. Certo, a volte il bianco può essere più eloquente, a volte un foglio bianco crea più problemi di uno scritto, ma il bianco della luce e della gloria non è il colore di questa storia, e come vedete io stesso non mi sto impegnando ad accendere di bianco questa pagina, che si fa sempre più fitta.

Eravamo rimasti al nero delle lettere, e davvero non c’è più altro da dire su ciò che si poteva vedere di quella lettera, e ciò che vi si poteva leggere dovrete saperlo già. Tuttavia, tanto vale ricordare che il messaggio ivi contenuto si faceva interprete di un’implorazione che era anche condanna, di una delusione che voleva aprirsi al perdono, il bambino aveva chiesto chiaro e tondo ai genitori di smettere di fare i bambini e sapeva di essere stato dunque un sovversivo, un rivoluzionario, un dissacratore. Era consapevole di non aver fatto ciò che il suo ruolo richiedeva, di non essere rimasto al suo posto, tanto che si era preoccupato di chiedere ai genitori di non arrabbiarsi per ciò che stava scritto in quelle poche righe.

Prima di continuare, però, dobbiamo eliminare un possibile fraintendimento. Il gesto di Tommaso non trova una motivazione nel timore della punizione, nel balbettio del ragazzino che, dopo l’ennesima bravata, si trova a dover spiegare al genitore di aver disobbedito. Pensateci un attimo, e vi suonerà estremamente strano che un bambino debba dire cosa fare ai propri genitori. Pensateci un attimo in più, e provate a vedervi a quell’età, nell’atto di spiegare ai vostri genitori cos’è giusto e cosa non lo è! Non è assurdo solo dal punto di vista logico, è anche spiazzante e spaventoso. Potete pure non credermi, non lo fate (per carità!), ma io vi dico che un ragazzo di quell’età si accorge, in momenti simili, di quanto l’ordine naturale preveda che sia il genitore a dare le direttive al figlio, e non viceversa. Quando invece i ruoli si invertono, quando tocca al più piccolo rimproverare, questo sente sempre che qualcosa non va, sente che il suo posto è dall’altra parte e sa pure che di là starebbe meglio, si sentirebbe più protetto e più sereno. Dover indicare la strada al proprio genitore è così demoralizzante che molto spesso si sceglie di star zitti, di subire l’errore, piuttosto che riconoscere l’effettiva scomparsa dell’antico punto di riferimento.

Che stavo dicendo? Ah, sì. La lettera era lì, sulla credenza, un frutto appetitoso che custodiva gelosamente un seme amaro. Ed era rimasta lì per tutto il lunedì, di fatto non ne avevamo parlato perché il 3 Dicembre nessuno l’ha aperta, nessuno l’ha nemmeno sfiorata. Il giorno dopo, però, il martedì, la signora Anna si accorse, tra una faccenda e l’altra, di quella carta abbandonata in cucina, e si ricordò di quello strano desiderio del figlio, che due giorni prima le aveva chiesto di scriverla. Sorrise, la donna, perché le era sembrato che il bimbo fosse piuttosto contento quel pomeriggio, ed esitò per qualche istante nell’aprirla, cercando di indovinare quale gingillo costoso avrebbe dovuto comprare, questa volta, e pensò anche che lo avrebbe fatto molto volentieri. Dopotutto Tommaso era un bravo bambino, un bravo figliolo, nonostante ciò il padre non gli dava abbastanza e sicuramente qualche bel regalo avrebbe potuto addolcire un po’ l’ambiente, almeno finché non si fosse deciso ad abituarsi all’assenza del padre. Prima o poi sarebbe successo, no?

Non c’era nessun altro in casa, e fu una grande, un’immensa fortuna. Nessuno poté sentire quel silenzio surreale, nessuno poté vedere gli occhi della donna scorrere la lettera dall’alto verso il basso, e farsi sempre più grandi, nessuno poté accorgersi del colorito della signora, molto più intenso del solito.

Non penso che ci sia bisogno di spiegare quanto quel bambino si fosse dimostrato maleducato, ingrato, disubbidiente, intrinsecamente cattivo per aver scritto quelle parole alla madre, che gli voleva bene più di ogni altra cosa al mondo. Non serve ripetere tutte le minacce che la donna formulò nella sua mente, e che mai uscirono da lì (per intervento divino, forse), non serve spiegare che, in ogni caso, la colpa era ovviamente del padre da una parte, e della cecità del figlio dall’altra.

Povero, piccolo Tommaso. Questo il pensiero seguente della madre. Povero, piccolo Tommaso, se scrive queste cose è perché così non è contento, non è felice. Tuttavia non si può, no, non si possono cambiare le cose, ciò che è successo è successo e non si può tornare indietro. Dopotutto nessuno qui vuole tornare indietro, anche lui sa che non si può. Però una buona madre deve fare qualcosa per il figlio, anche se tutto il mondo, il padre in particolar modo, gli rema contro. Una buona madre deve far sentire al proprio figlio il suo amore, non può aspettarsi che sia lui, inesperto e non ancora avvezzo alla bruttezza del mondo di cui inizia ad accorgersi, a capire da solo cosa è bene e cosa è male. Cosa può fare questa donna per lui? Cosa può fare se lui non ascolta? Se non capisce che non dovrebbe dare confidenza a quell’uomo? Come può questa donna fare in modo che i litigi e le urla non raggiungano più le orecchie del figlio se quell’uomo continua a starle intorno? A ricordarle così prepotentemente, con la sua presenza, il male che le ha fatto? Può, questa donna, cercare di stare calma quando il figlio è nei paraggi? Non sarebbe forse un modo per mentire? Per far vedere le cose come non sono? Non dovrebbe il figlio essere grato alla madre che lo rende partecipe della verità, di tutta la verità? Dovrebbe pure essere grato della responsabilità a lui affidata: sapere dell’esistenza di un amante, che per ora deve assolutamente rimanere nascosto, finché non finiranno tutte le questioni…

Certo, sarebbe stato troppo capire che il problema non stava nel litigio, non stava nella mancata accettazione della “verità” (alla quale Tommaso non avrebbe mai preferito la menzogna), ma in qualcosa di molto più sbagliato: nella situazione stessa. Lasciamo però al lettore le considerazioni sul sentire di questa donna, e passiamo al lampo di genio che le fece allungare la mano sul telefono e che la spinse a chiamare un numero preciso, un numero che non componeva da tantissimo tempo.

Ho capito perché ha scritto questa lettera”, disse Anna tra sé e sé “Alessandro deve avergli ficcato in mente qualche strana idea, deve avergli messo una pulce nell’orecchio e guarda cosa succede! Adesso questa situazione me la risolve lui, così impara a farsi gli affari suoi.”

Trovato, finalmente. Non mancava che rischiararsi la voce, calmare un po’ il respiro, guardarsi allo specchio con il telefono in mano e comporre il numero.

Pronto? Ale?”

Sì, anche a me fa piacere risentir…”

Sì, lo so che mio figlio è stato da te, Sabato.”

Ha detto che sei simpatico, ci hai sempre saputo fare coi bambini.”

A proposito…”

Ehm, sì. Fai ancora quelle cose, per Natale?”

Sì, l’anno scorso abbiamo avuto dei problemi…”

Già.”

Sì, l’ha scritta la lettera, poi te la farò avere e ci penserai tu, come al…”

Ma no, perché dovrei leggertela ora?”

Allora avevo ragione, sei stato tu a…”

Come sarebbe a dire che gli hai solo consigliato di scriverla, e sai che…”

Ah, si vedeva dalla faccia?”

E ti pare normale che mio figlio vada a chiedere a Babbo Natale che i genitori smettano di litigare?”

Eh, certo.”

Beh, allora Babbo Natale sei tu, come al solito. Poi ti farò avere la lettera e tu…”

Oh sì che è un regalo a cui puoi pensare tu.”

Capisco benissimo invece.”

No, non sto cercando di scaricarti le mie responsabilità, sei stato tu a…”

Ci mancava solo questa: solo io e mio marito possiamo? Io non ho nessun marito.”

Lo è solo sulla carta.”

Non mi importa come lo vede lui.”

Sì che mi interessa che mio figlio sia felice, per chi mi hai…”

Posso far leggere la lettera a Pietro, niente di più.”

Ci proverò, ma devi capire che sono sola…”

So che è importante che abbia qualcuno vicino. Ma col lavoro e tutto…”

Senti, e se ogni tanto tu mi dessi una mano? Visto che già ti sei messo in mezzo…”

Non so, potresti provare a parlarci, come l’altra sera, magari. Il giorno dopo l’ho visto un po’ più allegro.”

No, non sono pazza, perché…”

Ah, già. Ancora quella storia? Alla fine non è mai successo niente…”

No, non è vero, non sono un’irresponsabile.”

Continuo a non crederci, Alessandro, non sei mai stato così.”

Va bene, proverò a parlarci un po’ di più…”

Grazie Ale, apprezzo il pensiero…”

Ci sentiamo…”

Guardandosi allo specchio non riuscì ad accettare nemmeno una delle parole di quell’impertinente, intanto i ricordi andavano indietro, fino ai tempi felici, quelli che vennero prima che incontrasse…

Alessandro aveva ragione, il padre del bambino non poteva rimanere all’oscuro, doveva leggere la lettera.

Fu così che il postino del polo si mise in viaggio verso un’altra destinazione, così che la lettera potesse essere letta da tutti gli interessati, e le cose potessero finalmente mettersi in moto.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 7 settembre 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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