Sulle speranze, sul mondo migliore, sul migliore dei mondi possibili.


“Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla Terra, e non credete a coloro che vi parlano di sovraterrene speranze! Sono avvelenatori, che lo sappiano o no.” [Friedrich Nietzche, Così parlò Zarathustra]

Osservando la gente, osservando i mille discorsi che si fanno, osservando quel poco che conosco della storia e della filosofia mi sono reso conto di una cosa.

L’uomo stenta ad accettare il mondo così come è, l’uomo cerca sempre un mondo migliore, non si accontenta perché questo mondo in qualche modo non piace mai, nemmeno a coloro che dicono di amarlo, perché in questo mondo ci sono le brutture, e l’uomo ambisce ad un mondo senza brutture. E c’è altro: l’uomo vuole, molto spesso, che quel mondo senza brutture sia lo stesso mondo in cui vive, non vuole tanto un “altro” mondo, ma un mondo trasformato: un mondo che sia il mondo che è, e che sia diverso dal mondo che è.

Questo accade così di frequente che anche il cristiano “Regno dei Cieli” è stato spesso trasformato nel “mondo migliore”, in un mondo che sia questo, a cui approdare dopo la morte. Ma dovremmo sapere benissimo che quel mondo e questo non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro (se non la presenza delle persone che li vivono, sempre che sia garantita), il cosiddetto paradiso non è un “secondo mondo”, ma un mondo completamente altro e completamente incomprensibile, finché siamo in questo, un mondo in cui tutte le cose che sono importanti qui non hanno alcuna importanza, un mondo che è Cristo stesso, Dio stesso, quindi mi chiedo come si faccia a pensare al Paradiso come ad un “mondo migliore” senza tradire quel poco che sappiamo: il Paradiso non è un “mondo” come lo intendiamo con il nostro linguaggio, non è un luogo e non è un tempo. Se poi volete dire che si sta meglio in Paradiso che qui posso pure essere d’accordo, ma noi siamo qui e non altrove, e se siamo qui non possiamo certo starci crogiolandoci nella nostalgia/attesaangosciosa del Regno dei Cieli: è vero che possiamo/dovremmo viverlo almeno in parte anche durante la nostra permanenza terrena, ma questo non significa che su di noi ricade il dovere di trasformare la terra nel cielo. Non succederà mai, la terra non fu creata per essere il cielo, l’uomo non fu fatto mortale perché si facesse immortale prima di sperimentare la morte. Eterno invece lo è sempre, ma il tempo dell’eternità non ha appunto nulla a che fare con il tempo propriamente detto, proprio come il cielo non ha a che fare con la terra, e se possiamo talvolta toccare quell’eternità, non possiamo imprigionarla nel mondo, che è più piccolo di essa, e che eterno non è per nulla.

Ora, questa introduzione serviva probabilmente a nient’altro che a far fuggire i meno interessati, ora entriamo nel succo del discorso.

Non è del paradiso che voglio parlare.

Voglio parlare del “mondo migliore”, quel mondo che secondo molti verrà molto presto, ad opera di questa o quella scoperta, di questa o quella rivoluzione, di questo o quel miracolo. C’è poi chi pensa di poter creare questo “mondo migliore” tramite l’azione di tante, innumerevoli persone, tutte unite per creare questa terra ideale, una terra della pace e della prosperità, l’età d’oro del mondo.
La storia ci insegna, però, che tutti coloro che hanno parlato di un mondo migliore, di uno stato migliore, o di quel che è hanno miseramente fallito: il mondo è rimasto tale e quale nella sostanza, gli uomini continuano ad uccidere e a rubare, altri uomini continuano a morire di fame, esistono ancora i torti, esiste ancora l’ingiustizia, e ne è passato, di tempo, dalla prima volta che si parlò di un “Mondo Migliore”!

Così che in molti, ancora oggi, continuano a pensare più a questo fantomatico “Mondo Migliore”, piuttosto che al mondo che è, il mondo in cui vivono, ed in cui preferiscono sognare, molto spesso, che fare effettivamente qualcosa. Concordo con tutti voi: sarebbe bello vivere in un “mondo migliore”, in un mondo perfetto magari. Peccato che quel mondo non esiste, non è mai esistito e scommetto che mai esisterà, perché noi stessi non siamo migliori di chi ci ha preceduto, anche se è tipico dei figli illudersi di poter fare meglio dei padri, ma tutti sono uomini, e solo uomini.

Piuttosto che passare il tempo a sperare nel “mondo migliore”, ad immaginare soluzioni che mai si trasformeranno in realtà, io vi propongo di impegnarci semplicemente a fare sempre quel che è giusto e quel che è bello. Se poi esiste un Dio ed esiste una provvidenza, oppure un Logos o quel che vi pare, o comunque qualcosa di più grande di noi, allora saprà guidare gli eventi dove vuole lui, e se è buono non ci sarà che guadagnarne. Ma non è importante se Dio voglia farci strumento di un miglioramento del mondo oggi o domani, quel che importa è che non sta a noi, non è nostro dovere e nemmeno nostro potere cambiare il mondo, trasformare il mondo che è nel mondo che deve essere, nel “mondo migliore”. E ve lo dico non perché perdiate la speranza, anzi, ve lo dico perché non la perdiate! Chi pensa di poter cambiare il mondo, anche di “lasciarlo un poco migliore di come lo ha trovato” è destinato a voltarsi, prima o poi, ed a riconoscere che non ha cambiato un bel nulla, che di fronte alla grandezza degli spazi e del tempo tipici del mondo lui non è che un essere piccolo ed impotente, che tutto ciò che voleva vedere nel futuro non si sarà materializzato nel presente, a meno che non fossero cose davvero piccole ed insignificanti, rispetto al tutto. Finirà quindi per perdere ogni speranza, diventerà un disperato e soffrirà più di quelli che non hanno fatto nulla e che non hanno mai voluto nulla, avrà gettato la propria vita inseguendo un sogno volatile, effimero, senza alcun senso vero.

Io vi dico, piuttosto, di sperare di disporre della forza per affrontare il mondo che è, l’unico mondo che è, sperate di trovare qualcuno o qualcosa che vi convinca a vivere felicemente anche nel mondo della sofferenza, nel mondo delle brutture, e di gettar via la presunzione di essere capaci di creare un mondo migliore di quello che c’è già, che è l’unico mondo, a prescindere da ciò che dice Bruno o chi si intende di stringhe e simili: anche ci fossero altri mondi di questo genere, non sarebbe comunque affar nostro. Noi siamo qui.

Per questo vi dico, con Leibniz, che questo è il “Migliore dei Mondi Possibili”, ma non oso mettere un freno al creatore onnipotente, non oso dire che Lui non avrebbe potuto creare un mondo migliore. Non è per questo che parlo del “Migliore dei Mondi Possibili”.

Questo è proprio quel mondo, un mondo che di migliori non ce n’è, proprio perché è l’unico in mondo in cui viviamo e vivremo, l’unico mondo che possa interessarci, l’unico mondo che debba interessarci. Possiamo affrontare questo “migliore dei mondi possibili” in due modi: vivere con i piedi per terra ed accettare che questo mondo sia effettivamente il migliore, ovvero affermare apertamente che un altro mondo non c’è, e che se c’è non è nostro in alcun modo; oppure fuggire dalla realtà, rifugiarci in un mondo di fantasia, un mondo in cui siamo tutti felici, tutti contenti, tutti uguali, poi dichiarare che quello è il mondo di un futuro.

Un futuro che non vedremo, e che non vivranno nemmeno i nostri figli. Che futuro è? Avremo gettato la nostra vita, e la nostra occasione di essere felici.

Prendete il mondo per quello che è, vivetelo appieno, prendete il buono e rigettate il cattivo. Rendetevi conto che meglio non vi è andata, che meglio di come vi andrà non vi andrà di certo, non perdete la vostra vita nell’attesa, perché è improbabile che il domani sia migliore del presente: ci sarà sempre un domani ancora più domani in cui proiettare le nostre insoddisfazioni.

Non lavorate per lasciare ai vostri figli un “mondo migliore”, lavorate piuttosto per essere felici voi e felici i vostri figli, a prescindere dalla quantità di bello che vedete nel mondo. Io dico che ce n’è comunque abbastanza, anche così.

I vostri figli non avranno un mondo migliore, avranno un mondo tale e quale a quello che lascerete loro. Educateli alla felicità, ma soprattutto ad essere felici nonostante il male, e vi ringrazieranno. Educateli a sognare il futuro e potrebbero maledirvi, tra un singhiozzo e l’altro, perché un giorno sapranno che avete mentito.

Ora termino il solito post troppo lungo e vi saluto, sperando che a qualcuno possa essere utile, sperando che possa servire a creare un…

PS: so che potevo citare di nuovo Gandalf, ma sarebbe stato noioso.

PS2: So che potevo citare pure le Lettere di Berlicche, ma “vedi sopra”

PS3: Questa è una bella canzona:

 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 18 settembre 2012, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Ti odio perchè mentre io faccio 4 ore di matematica tu sei a casa a scrivere qui.
    Comunque stima per Nietzche

  2. Ma neghi la possibilità di un cambiamento, scaturito da un singolo, verso un ipotetico mondo migliore o anche di un qualsiasi cambiamento radicale (o comunque di forte influenza globale)?

    • Che scaturisca da un singolo o da una moltitudine non cambia molto, se è questo che intendi.
      Dopotutto di “cambiamenti radicali” ne abbiamo visti molti, ma alla fine c’era sempre il potente che ci guadagnava, ed il debole che soffriva per il guadagno del potente: il mondo non è cambiato, al massimo sono cambiati i ruoli e le forme.

      • Vero, cambiano i ruoli; ma con tutta la diversità che caratterizza il mondo, come può un cambiamento essere migliore per tutti indiscriminatamente? Per forza di cose il ruolo dell’avvantaggiato e dello svantaggiato si rafforza o si inverte. Poi non so quale sia la tua concezione di “migliore” su cui si basa l’articolo, personalmente non saprei utilizzarlo genericamente senza stabilire un “per chi”.

        • Appunto, questa difficoltà è di fatto uno degli indizi: è difficile persino pensare qualcosa che possa essere “migliore” per tutti, sempre che non restringiamo superbamente il significato dello stesso termine “tutti” (cosa fatta innumerevoli volte nel corso della storia, tra l’altro).

          Certo, possiamo far finta di poter immaginare questo mondo migliore, ed iniziare a descriverlo tramite definizioni così vaghe che si riesca a non farle cozzare con la realtà. Possiamo dire di volere un mondo dove regni la giustizia, dove regni la verità, dove ci sia libertà. Ma abbiamo solo aggirato il problema, perché questo si ripresenta nel momento in cui ci chiediamo: qual è la giustizia? E la realtà torna prepotentemente nel nostro mondo idealistico, distruggendolo.

  3. Mi piace la tua visione solida e realistica del mondo; ti si addice (chissà perchè mi segna sbagliata questa parola) poco, dopo le riflessioni su dio e sulla religione, ma non vedo perchè non possa far parte della tua persona.

    Ignori l’ipotesi che vi siano mondi migliori, sfati il mito di un futuro paradisiaco, quest’utopia diffusa da lungo tempo.

    Come spesso fai, dai un messaggio ai genitori, e in questo modo dimostri di essere convinto che il dovere di questa generazione è migliorare la successiva con insegnamenti morali e con regole in grado di adattargli al meglio al mondo presente, orrendo e meraviglioso, doloroso e piacevole, cupo e luminoso.

    Tu desideri che l’uomo resti con i piedi per terra, per impedire che la caduta gli faccia del male; ma non pensi che qualcuno potrebbe contestarti tutto ciò, dicendo che una visione così “bassa” impedisce grandi miglioramenti?
    Non credi che qualcuno potrebbe proporti di rischiare, di ignorare la razionalità, di migliorare il mondo nel tuo piccolo perchè se tutti lo facessero migliorerebbe realmente?

    Questo và contro ciò che hai detto a coloro che seguono il verbo scout, il “migliora il mondo ogni giorno”, ma non per questo è una filosofia di vita scorretta; dopotutto, è o non è migliorato il mondo in questi secoli?
    Non c’è meno gente che uccide?
    Non c’è un minor numero di furti?
    Non è diminuito il numero delle persone che muoiono di fame?
    Non vi è (escluso che in Italia) una giustizia più equa?
    Certo, nulla tende alla perfezione, e ne è ben distante, ma non vi sono stati dei miglioramenti notevoli, ottenuti con l’impegno di pochi uomini che hanno sacrificato l’intera vita per ottenerli?
    Certo, innumerevoli sono coloro che non ci sono riusciti, e per questo hanno finito con l’odiare il mondo… ma è la paura che ferma l’uomo?
    Se così fosse, non esisterebbero gli aeroplani, non credi?

    Comunque, trovo che una visione più realistica del mondo sia ciò che spesso ci permette di accontentarci e vivere serenamente,
    Purtroppo, non è l’uomo creatura che si accontenta, come ho già detto.
    Una grande forza interiore spinge l’uomo a superare i limiti; (Fichte sostiene che tutto questo tendere al superamento degli ostacoli ha come unico fine il senso di libertà), quindi l’uomo non potrà mai fermarsi dinanzi ad una difficoltà, di qualunque genere essa sia.
    Come puoi chiedere all’uomo di accontentarsi del piacere statico quando mira a quello dinamico?

    • Ecco, forse è sfuggito qualcosa: io non intendo che il mondo non possa migliorare, che domani possa essere per qualche ragione una giornata più felice di ieri, che uomini di buona volontà non possano risolvere certi problemi contingenti e portare ad un livello più “alto” un gruppo di persone (anche se qui c’è sempre il problema di chi viene lasciato indietro dalla marea eh, non è mai tutto rosa e fiori).

      Il punto è che il mondo è questo e questo solo, o per lo meno questo è l’unico mondo in cui ci è dato vivere. Sono del tutto d’accordo con Baden-Powell quando lascia detto “Procurate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto lo avete trovato e quando suonerà la vostra ora di morire potrete morire felici nella coscienza di non avere sprecato il vostro tempo, ma di avere “fatto del vostro meglio”. “, tuttavia questo invito non può e non deve portarci all’illusione (incubo o sogno che sia) di essere artefici di questo ideale “mondo migliore” di cui ho parlato. Possiamo cambiare delle cose, possiamo rendere un po’ più bello questo o quello, ma il mondo non lo cambieremo, i nostri figli non troveranno una vita più semplice di quella che viviamo noi, i nostri figli conosceranno comunque il male, e non potremo fare assolutamente nulla per impedirlo.

      Rispondendo a queste tue parole la questione potrebbe farsi più chiara:
      “in questo modo dimostri di essere convinto che il dovere di questa generazione è migliorare la successiva con insegnamenti morali e con regole in grado di adattargli al meglio al mondo presente”
      Vedi? Tu parli di generazioni, tu parli del “dovere di questa generazione”, ti riferisci ancora ad enti astratti e indefiniti. Se confidassi davvero nell’adempimento del “dovere di questa generazione” mi troverei deluso in partenza. Una generazione non può infatti agire su un’altra generazione, poiché entrambe sono esseri collettivi, sono esseri che non sono, sono somme di unità ineguali, e parlando di esse aggiriamo il “problema”, dimentichiamo quasi che quello che conta non è la generazione, ma quella persona (tutte quelle persone) che di quella generazione fa parte.
      Sarebbe bello, sì, cambiare una generazione tutta insieme, sarebbe bello poter guidare 1000 persone come fossero una sola, tuttavia non è possibile. Ecco, il “mondo migliore” di cui parlo è proprio il mondo in cui la prossima generazione sarà migliore di quella attuale in tutto e per tutto, ed in tutti i suoi componenti. Non serve una dimostrazione logica per dire che così non sarà, soprattutto perché i membri di entrambe le generazioni sono uomini, e sottoposti ai limiti ed ai vincoli degli uomini.

      Tuttavia parlo ai genitori, è vero, ma più che altro parlo agli educatori di tutte le risme. Ma c’è di più: io parlo a chi mi legge, alla singola persona che mi legge, e che (se ne avrà la possibilità), si troverà ad educare persone singole, non “i bambini” ma “quei bambini”.

      “Non credi che qualcuno potrebbe proporti di rischiare, di ignorare la razionalità, di migliorare il mondo nel tuo piccolo perchè se tutti lo facessero migliorerebbe realmente?”

      Ecco, qui la risposta non è semplice. Questo perché al “migliorare il mondo nel tuo piccolo” direi di sì, ma solo fin dove posso arrivare, solo nella mia dimensione limitata, posso fare del bene a molte delle persone con cui entro in relazione ogni giorno. Magari mi si presenterà anche l’occasione di fare del bene a persone che ci saranno quando non ci sarò più io, ma posso far davvero qualcosa che ecceda la “produzione” di strumenti per affrontare le difficoltà della vita? Potrò mai cancellare queste difficoltà? Qualcuno di noi ha forse il potere di creare la società giusta, di fare in modo che tutti facciano del bene agli altri (sì, sono d’accordo, se lo facessero tutti il mondo migliorerebbe. Il punto è che non lo fanno tutti, che non è mai stato fatto da tutti e che mai si potranno eliminare quelle cause naturali e fisiologiche che producono l’egoismo e tutte le sue declinazioni) e che non esista più la sofferenza nel mondo?

      Se mi rendo conto che io stesso, nonostante le migliori intenzioni, spesso mi adopero non per fare in modo che questo mondo sia un po’ più vivibile per tutti, ma piuttosto per approfittarmi di questo o di quello per trarne un beneficio contingente e materiale che domani non avrà lasciato alcun segno positivo sul mondo come su di me?

      Dovremmo inoltre supporre che tutti i nostri predecessori fossero così malintenzionati per averci lasciato un mondo con tutte queste asprezze e queste pecche? Dici bene: ci sono meno persone che uccidono (sinceramente non ne sarei così sicuro), ma per il poveraccio che uccide e per quell’altro poveraccio che viene ucciso, questa constatazione ha un qualche valore?

      Non dico all’uomo di accontentarsi, perché so che (non essendosi egli mai accontentato) non si accontenterà mai. Dico solo che, mentre ognuno cerca di fare del proprio meglio per rendere migliore il mondo che è, non dobbiamo affidare la nostra felicità alla realizzazione di un mondo che non c’è, o anche solo a qualche segno di tale realizzazione lontana, perché dobbiamo prendercela ora, nel mondo che ci viene dato e nel tempo che ci viene dato.
      Tornando al solito esempio educativo: non dobbiamo convincere i bambini che il futuro sarà radioso e che i loro sogni si avvereranno, ma dobbiamo convincerli, anche e soprattutto con il nostro esempio, del fatto che si può sorridere anche con le ombre addosso e nel fallimento di questo o quel progetto.

      Il punto è sempre il solito: il progetto, il “mondo migliore” non vale più dell’uomo che lo pensa. E qui ci starebbe anche il bel discorso di Popper sui totalitarismi…

      PS: riguardo il contrasto tra realismo e visione religiosa… Beh, forse imparerai a conoscermi 😉

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