A luce spenta 2/2


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A luce spenta

parte seconda

Dopo una giornata passata alle prese con il chiasso della città; con le masse indistinte di persone sconosciute che se ne sono andate a sistemare i loro affari sconosciuti chissà dove, chissà quando, chissà perché, ma che intanto entravano, in qualche modo, violentemente nella mia giornata; con le infinite luci, gli infiniti bip, le infinite informazioni fondamentalmente inutili e già scartate che non hanno fatto altro che bombardare i miei occhi e la mia testa senza chiedermi il permesso…

Finalmente

a

casa.

Finalmente solo.

 

Arrivo così tardi da non trovare nessuno sveglio, fuorché il cane, ovviamente, ma quello se ne sta per i fatti suoi, forse sa anche che non conviene disturbare il silenzio, disturbare la solitudine, disturbare il buio. Ma no, scherzavo: come può un cane disturbare il buio? A meno che non sia Ivan il terribile trentaduesimo, ovviamente.

Ah, buio. Mio fedele compagno. Ti ricordi? Quando fuggivo, quando non ti sopportavo, in realtà mi meravigliavo che tu fossi così bello, così delicato, mentre il mondo di fuori è pieno di brutture, ti assale con le sue luci, non ti permette di non vedere quello che non vuoi, ti costringe spesso a vedere anche quello che non c’è, ma alla luce non ci pensi nemmeno a dubitarne!

Voglio guardarti negli occhi, buio adorato, voglio vedere di nuovo quelle ombre, le ricordi?

Quelle che si nascondevano negli angoli, sotto i mobili, ancora le guardo e trattengo il fiato, nella mente mia si creano mille forme, mille emozioni, ed il muro della stanza non è che un miraggio, un’ombra anch’esso, un po’ più chiaro del resto, non abbastanza presente e reale da chiudermi dentro.

Te li ricordi i brividi lungo le braccia? L’aria che d’improvviso si faceva più fredda? E io non riuscivo a muovermi, e mi preoccupavo! Avevo paura, allora, ma ancora adesso, quando ti lascio fare, muovermi mi è difficile.

Difficile? Perché mai? Difficilissimo, perché muovendomi romperei la magia, muovendomi prenderei per vera la menzogna, quella rassicurante bugia che dice che anche di notte il tavolo rimane in sala, e così le sedie, e così l’orologio. Allungando la mano li toccherei, ma io voglio abbracciare solo il vuoto, perché in quel vuoto c’è qualcosa più grande di me, più bello e più maestoso. Quel vuoto si riempie all’improvviso, si forma e si riforma e dà calore, perché quel brivido di prima accende nel cuore il bisogno di calore, e questo calore che dà il vuoto…

Raffredda.

Raffredda, sì, è un calore che raffredda. Tuttavia il cuore si sente sollevato, si sente forte. Sente che ancora ha bisogno di vivere, di emozionarsi. Ancora ha bisogno di cercare nel buio il mostro da affrontare, ancora ha bisogno di poter dire: “Non mi fai paura!”

E ora che riesco senza problemi veri a salire quelle scale nel silenzio e nel buio, ora posso godere ad ogni passo l’incertezza e l’ignoto, ad ogni passo posso sentire l’aria che si sposta, posso sentire il pavimento che scricchiola, posso associare quei fenomeni a quel che mi pare, posso inventare storie, posso sentirmi padrone di quel mondo che io, dentro di te, ho creato.

Certo, lo so che non c’è nessun mostro. Non c’è nessun mostro tale e quale a quello che disegnerei ora fissandoti, non c’è un mostro tale a quello che descriverei a parole, tuttavia gli ingredienti che fanno quel mostro, quelli li conosco e li riconosco, so che quel mostro si forma perché dietro c’è qualcosa di vero, di reale.

Le paure di oggi, le paure di ieri. I desideri di oggi, quelli di ieri. La debolezza che fa di ogni uomo un uomo, è quella che prende forma nel buio! Io adoro quella debolezza, adoro quel buio, adoro sentire che la mia mano sfiora esitante il corrimano, che il mio piede lentamente cerca di aggrapparsi al prossimo gradino, che il mio occhio si sforza di riconoscere qualcosa in quelle sfumature di nero, di blu scuro, di grigio ma anche di bianco che rendono tutto così interessante, così misterioso.

Buio, tu sei la libertà! Tu ci liberi dal lampione bugiardo, tu ci liberi dagli schermi, tu ci liberi dai telefoni che squillano! E ci riconsegni a noi stessi, ci fai vedere ciò che conta davvero, ciò che conta solo, tutto ciò che ci importa e che dovrebbe importarci. Quel mostro che non c’è, e che nelle tue sagome prende forma, o buio, quel mostro è tra le cose più vere che esistano al mondo, ed il fatto che nessuna ragione potrà mai catturarlo lo rende ancora più vero, perché lo innalza quasi lassù, dove le cose vere stanno.

Buio, tu mi fai tornare bambino, tu mi fai provare ogni notte lo stesso amore, tu mi fai capire che ho bisogno di altre persone, mi fai capire che c’è la solitudine, ma mi fai capire anche che della solitudine ho bisogno, per stare in compagnia di qualcuno che non sempre riconosco.

Non voglio aver paura di te! Ti prego, convincimi a non accendere quella lampadina, a non farmi accecare! Lascia che nelle tue tenebre i miei occhi raggiungano l’infinito. Lascia che nelle tue tenebre senta il potere dell’assoluto. 

(FINE)

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 22 settembre 2012, in Racconti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Leggo sempre i tuoi racconti affascinata.
    Ne aspetto altri.
    Buonanotte Michele!

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