In oculo Serpentis – Capitolo III


3

Paradiso

Ero nello studio di questo sedicente psicologo e, nonostante questi mi chiedesse spesso di fermarmi, continuavo a raccontare e a parlare di ciò che avevo vissuto poco tempo prima, senza nemmeno prendere fiato, come se fossi in una sorta di trance.

Affermai che, una volta aperti gli occhi, mi ero ritrovato in un altro luogo, molto diverso: sentivo la presenza di qualcosa, vicino a me, ma una luce ancora più forte di quella emanata dal Tukor mi impediva di comprenderne la natura, o di riconoscere la fonte di quel calore che aleggiava nell’aria, ma soprattutto di capire cosa mi rendesse così felice senza che ne avessi alcun motivo.

A questo punto il dottore mi colpì, facendomi tacere per la prima volta, ricordo ancora chiaramente il brivido che mi attraversò dalla testa ai piedi nel momento in cui tornai alla realtà.

“Mi scusi, ma di solito cerco di sapere più elementi possibili riguardo la vita dei miei pazienti, prima che inizino a raccontare i fatti direttamente pertinenti al caso in questione. Di lei non conosco nemmeno il nome, per favore…”

“Oh scusi, non mi sono presentato? Asclepiadei, Giosuè Asclepiadei è il mio nome.”

“Perfetto, continui pure, data la situazione non penso mi convenga sapere altro su di lei, per questa volta lasceremo quella parte per ultima.”

Il suo tono era quasi compiacente, eppure nella mia testa suonò come un ordine perentorio. D’altronde, non ricordavo, né allora né poi, come fossi arrivato in quella stanza, né perché.

“Va benissimo.”

Dov’ero rimasto? Ah, giusto, ero arrivato in quel luogo e non riuscivo a vedere niente e nessuno, eccetto Ishramit ovviamente. Stava in piedi davanti a me e si copriva gli occhi, probabilmente anche lui era rimasto accecato.

Una voce ferma e soave ruppe armoniosamente il silenzio assoluto, mi spinse a voltarmi prima a destra, poi a sinistra, ma non trovavo nulla da nessuna parte. Quel suono, dopotutto, giungeva alle mie orecchie da tutte le direzioni, persino dal basso, attraversando l’invisibile pavimento.

“Vieni qui Ishramit, ho bisogno di parlarti!”

“Chi sei? Dove sei? Aiutami, non riesco più a vedere!”

“Prova ad aprire gli occhi.”

In quel momento si levò un urlo, quel ragazzo doveva aver provato un dolore indescrivibile, eppure non perse tempo e si inginocchiò, con uno strano sorriso stampato in volto.

“Signore, ditemi, perché sono qui? In che modo posso servirvi?”

“In questo modo ci si rivolge a qualcuno che si ama? Non voglio schiavi.”

“Amore? Cos’è l’amore? E perché dovrei parlarvi in altro modo? Non riesco a non provare questo timoroso rispetto per chi scatena in me certe sensazioni meravigliose, questo calore….”

Lo sentivo anch’io: il luogo in cui mi trovavo era pervaso di un’atmosfera talmente calda e sollevante che mi indusse a dimenticare tutte le mie preoccupazioni.

“Perché il compito che sto per affidarti non sarà portato a termine con la sola fedeltà, tu sei nato per servirmi proprio come tutti i tuoi simili, ma questa volta per riuscir nell’intento dovrai volerlo con tutto te stesso, poiché io non ti costringerò”

A questo punto il giovane si alzò.

“Dimmi, allora, perché devo farlo proprio io? Non hai ancora risposto alla mia domanda!”

“Alle tue domande vi sarà presto risposta, ho scelto te perché proprio tu sei la mia prossima parola.”

“Quindi? Cosa devo fare?”

“Come già saprai, voi non siete le uniche creature che ho creato: ce ne sono molte altre, di alcune addirittura non avrai mai sentito parlare, ma ci sono degli esseri a cui ho concesso la libertà.”
”Gli umani…”

“Esatto. La stessa libertà che li rende così peculiari li indebolisce, li mette in condizione di subire la volontà di chi vuole allontanarli dalla felicità, ed Helel non è l’unico.”

“Lo so.”

“Samael soffre di una grande gelosia, doppia per giunta. Purtroppo non è la sua unica malattia, tristi sono gli avvenimenti che l’hanno portato a voler il controllo e la distruzione dell’umano.”

“Bisogna fermarlo.”

“Certamente.”

“Come posso farlo? Se persino tu non puoi…”

“Non hai capito: mi sto servendo di te per farlo. Prima, però, dovrai aprire gli occhi in un mondo diverso, avrai bisogno di esserne immerso con l’intero spirito.”

“Mi servirà un aiuto, però, una guida…”

“Metatron ti spiegherà tutto, è suo questo compito: scrivere e parlare in mio nome perché chi non comprende la mia voce possa comprendere almeno la sua.”

“Ma io riesco a comprendere quello che dici!”

“Presto non potrai più, allora Metatron parlerà per me. Lui è qui per questo, è qui per te, e quando ti capiterà di voler raccontare ciò che ascolti ora non potrai, se non per sua mediazione.”

Quest’uomo è davvero al cospetto di Dio? Questo pensai nell’assistere alla scena, ma l’affare puzzava: se quello era Dio, perché chiedeva a questo ragazzo ciò che lui avrebbe potuto fare una… parola? Le ultime parole, poi, non riuscivo a comprenderle: che voleva dire che questo Metatron avrebbe mediato il racconto? Era sua la voce che sentivo? E se era così, forse che stessi sentendo ciò che Ishramit voleva che io sentissi, o ciò che voleva sentire egli stesso?

L’enigma diventava sempre più intricato, ma non potevo fare altro che aspettare ed assistere a quella serie di eventi inspiegabili.

In quel momento un’altra figura si avvicinò e chiese ad Ishramit di seguirlo, così lo feci anch’io.

Entrammo in una nuova stanza: all’interno potevo vedere vari solidi geometrici, appiattiti e non: c’erano fiori della vita, tetraedri, cubi, ottaedri, dodecaedri ed icosaedri che, al centro dell’ambiente, si sovrapponevano a formare un nuovo cubo, la sola vista liberava la mia anima da ogni forma di sofferenza. Parlavo di una stanza, è vero, ma un ambiente con un solo muro rientra nella definizione di “stanza”? Penso di no, ed era proprio così, non ricordavo nemmeno da dove ero arrivato, c’erano solo i solidi e questo muro immenso, che pareva estendersi per chilometri e chilometri, senza interrompersi se non in un punto: quello esattamente di fronte a me e ad Ishramit, lì vi era una “finestra”, non saprei in che modo definirla altrimenti, al di là non vi era più luce, e faceva paura.

Metatron parlò:

“Il signore ha affidato a te il compito di fermare Samael, quindi dovrai sapere alcune cose:

Innanzi tutto dovrai apparire come un umano, ti riuscirebbe meglio se tu fossi uno di loro.”

“Ma io non lo sono!”

“Non lo eri, forse, e forse non lo sei nemmeno ora, di certo lo sarai molto presto. Sarai diverso da tutti gli altri, dato il tuo compito speciale, una cosa soprattutto ti distinguerà: il Tempo non avrà effetto su di te.”

”Tempo? Cos’è il Tempo?”

“Diversamente da quelli come me e te, gli uomini e le creature che vivono insieme a loro sono soggetti a continui movimenti, passano da uno stadio all’altro per tutta la lunghezza della loro vita, fino alla fine.”

“E cosa succede alla fine?”

“Muoiono, tu invece non morirai, e non potrai tornare qui prima di aver portato a termine il compito che hai scelto, a meno che tu non rinunci, in tal caso potrai tornare in un istante.”

“Hai ancora il Tukor con te, giusto?”

“Sì”

“Dammelo, ti verrà restituito quando saprai come usarlo”

Ishramit gli porse con riluttanza l’oggetto, che aveva smesso di emanare luce, o almeno così sembrava.

“Ora iniziamo, guarda fuori da questo buco.”

“Non vedo nulla.”

“Guarda con più attenzione.”

“Sì, ora vedo, è molto lontano, è un serpente, ora si avvicina, sempre di più.”

“Solo uno?”

“No, ne arrivano altri, ma sono più piccoli.”

“E cosa fanno?”

“Il più grosso si è morso la coda, altri tre sono dentro al cerchio, ora anche gli altri tre si mordono la coda!”

Ishramit sembrava esterrefatto, quindi pensai di guardare anche io fuori dalla finestra, e la scena era esattamente come quella descritta da Ishramit, ma quei rettili non strisciavano a terra, non c’era alcuna terra sotto di loro, solo il vuoto, nient’altro.

“Sono comparse delle lettere, cosa significano?”

“L’alfa a sinistra e l’omega a destra: sono il primo e l’ultimo, l’inizio e la fine.”

“Ora degli occhi, ma di chi sono?”

Metatron non ebbe il tempo di rispondere, purtroppo.

“Che sta succedendo al serpente al centro, sta prendendo fuoco? Ora sta girando, attraversa l’omega, po l’alfa, e torna dov’era, e continua a girare, senza mai fermarsi. Che significa?”

“Avrai modo di scoprirlo, è il momento di andare, ora.”

“Adesso il fuoco ha preso tutti i serpenti, anche quello più grosso, i serpenti sono tutti scomparsi!”

“Basta, Ishramit, questo è l’ultimo ordine: svegliati!”

Riuscii a guardare per l’ultima volta fuori dalla finestra, non vi era altro che il sole, niente più serpenti, niente più occhi, niente più oscurità.

 PS: questo è l’ultimo dei capitoli rivisti precedentemente, non so se pubblicherò qui i successivi prima di metterci mano, ma non penso di correggerli presto (preferisco continuare).
Se qualcuno volesse leggere anche i capitoli dal 4 al 22, come al solito non esiti a chiedere.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 25 settembre 2012, in In oculo Serpentis con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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