Carletto


Carletto era un adolescente, aveva 40 anni, un appartamento in affitto e un lavoro a tempo indeterminato.

Nella sua vita monotona, iniziò ovviamente (come a tutti succede durante la fase tardo-adolescenziale, che in questo caso era parecchio tardo, ma non era colpa sua) a sentire un vuoto ed un senso di disagio sempre maggiori.

Pensando che potesse essere una brutta malattia para-psico-reumatologica, Carletto pensò bene di porvi rimedio. Egli errò a lungo, nella monotonia delle sue giornate, guardò in fretta di qua e di là, osservò i mille schermi e le milleuno carte, discusse per ore e ore con persone che non conosceva prima, ma nemmeno dopo.

Alla fine, trovò la soluzione a tutti i problemi. 

Decise all’improvviso, non spiegò mai bene il perché, a scrivere una raccolta di affermazioni che a lui piacevano, e che sembravano proprio adatte al tipo di vita che faceva: descrivevano perfettamente il comportamento che avrebbe voluto gli si riservasse, ma anche, e altrettanto perfettamente, l’atteggiamento che lui già sfoggiava nei confronti di tutti i tipi di situazione.

Scrisse tutto minuziosamente, sottolineò tutto con un evidenziatore dorato (di quelli sbrilluccicosi che usano a volte i bambini, l’aveva trovato in edicola per caso) e costrinse a leggerlo tutti i suoi colleghi, i suoi familiari, i suoi amici.

Tuttavia, nessuno trovò granché di interessante nei suoi scritti, al massimo si sentiva dire: “c’hai proprio raggione, i politici so’ tutti ladri”, o “è vero è vero, famoce i cazzi nostri” (scusate la volgarità, ma per fedeltà al vero non si poteva parafrasare), ma l’interesse subito sfumava, e lui tornava il solito ometto monotono di tutti i giorni.

Un giorno gli si illuminò la testa: un’idea straordinaria, una scoperta eccezionale!

Scoprì (come poteva non essersi accorto prima!) infatti che le sue stesse idee, proprio quelle lì, quelle sue medesime che aveva scritto, in realtà erano state già di molti altri: ciò che doveva fare era capire chi fosse il più vicino, e dire di essere dalla sua parte.

Prese allora un mucchio di libri e li scartò uno per uno: scartò Cicerone, perché era troppo noioso; scartò i greci, perché la cultura classica non è roba attuale; scartò i romanzi, perché le sue non erano finzioni; scartò Dante, perché i versi non sono più di moda; scartò insomma un sacco di altra roba (ci passò un’ora intera, pensa te!); scartò la Bibbia, perché alla fine era un testo controverso, a tanti non piaceva eccetera.

Alla fine si trovò tra le mani un libretto con scritto davanti: “Nuovo Testamento”.

Ne aveva sentito parlare, e veramente in pochi ne parlavano male! Doveva essere il famoso finale di quell’altro libro che aveva scartato, ma tutte le parti controverse erano all’inizio, nella parte più noiosa, il Nuovo Testamento era quello che faceva al caso suo.

Incominciò dunque a sfogliare e a ritagliare quelle pagine, e dove trovava delle frasi simili alle sue le teneva, e dove ne trovava di contrarie ci incollava sopra quelle giuste.

Bastarono due orette, e la sua opera magna era completa: chi non ha sentito parlare del famosissimo Vangelo secondo Carletto? Il più vero di tutti, il più fedele ed il più storicamente giusto.

Fece vedere il suo capolavoro a tutti, ma proprio tutti, convinse persino qualcuno della giustezza e della veritudine di quel Gesù le cui gloriose e rivoluzionarie gesta si parlava nel suo Vangelo, convinse sé stesso di essere un perfetto cristiano, e denunciò Franceschetto e Tommasino smascherandoli come gli ipocriti farisei che erano, traditori del Vangelo, delle vere idee di Cristo, del suo vero progetto.

Carletto era un adolescente, aveva 41 anni, un appartamento in affitto, un lavoro a tempo indeterminato, e una sensazione di vuoto più profonda di prima.

Prese il suo Vangelo e lo buttò nel cestino: “Non è stato Dio a creare gli uomini, sono gli uomini che creano Dio”, disse. Ed immagino che converrete con lui: farlo non fu ingiustizia né torto.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 22 ottobre 2012, in Racconti con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Il tuo scritto michele è insolitamente ironico e divertente.Tutto scorre con spasso … Perché quell’aggiunta finale fuori tono?

    ‘… aveva perfettamente ragione’

    Che ti succede?

    • Beh, il “Dio di Carletto”, è innegabile, esisteva solo nella sua testa. Anche la conclusione è dello stesso tono del resto del libro: Carletto non sbagliava di certo a considerare il Dio di cui parlava lui come un’invenzione umana, tanto che presto lo annoiò e lo lasciò come prima.
      Togliendo Carletto tutto cambia, ovviamente, ma il racconto non vuole parlare di altri, ma proprio di Carletto.

      PS: comunque ho cambiato il finale per renderlo più chiaro, così dovrebbe capirsi.

  2. Chi inizia il racconto è ovvio che sia sempre presente!
    Così è più coerente, ci siamo!!!!
    posso mettere le tua fotografia su facebook per chi ancora ti ricorda?
    Angela

  3. Posso mettere il tuo gustoso racconto su Facebook?
    Con che firma?

  4. E’ interessante come ciascuno tenda a crearsi una propria religione (odio aver usato la e con l’apostrofo, ma pazienza), tuttavia non penso che sia una cosa così “sbagliata”.
    Mi spiego in due comodi punti: 1) oggi è difficile trovare qualcuno (parroci compresi) che propongano il vangelo così com’è, senza metterci del proprio e 2) essendo soggetti è ovvio che rendiamo soggettiva la lettura e l’interpretazione di ciò che leggiamo.
    C’è però una svolta importante: come Carletto, chi “corregge” il vangelo con le proprie idee alla fine se ne stufa. Risulta fondamentale (credo per qualsiasi credente) riuscire ad affiancare, invece, le proprie idee a quelle evangeliche, per avere una crescita personale “personale” nel senso che si sviluppa una fede basata sulla propria capacità critica e non sul sentito dire/predicare.
    NB Tra giovedì e venerdì ho 5 ore di matematica, pensavo in quelle ore di buttare giù il progetto. Ti farò sapere (e mi farò sentire per i barattoli).

    • Giustissimo, e questo succede perché ognuno di noi ha la propria personalissima visione del mondo e perché nessuno di noi può riuscire ad esulare dalle proprie esperienze. Il problema è ciò che avviene quando la mia visione del mondo si sovrappone a quella evangelica e la sostituisce: quando, cioè, mi convinco che la mia visione del mondo si basi sul Vangelo, quando invece lo sto semplicemente manipolando in base ai miei scopi (o, più spesso forse, a quelli del mio subconscio).

      Tempo fa avevo letto la prefazione di Ratzinger al suo ultimo libro (l’infanzia di Gesù mi pare), e diceva qualcosa di fondamentale e troppo spesso messo da parte: quando si leggono i testi le domande da fare sono due. La prima è: cosa vuole dire oggettivamente l’autore, qual è il messaggio oggettivo del passo che sto leggendo? Mentre la seconda è: cosa vuole dire A ME Dio attraverso questo passo?
      Ovviamente le risposte non possono confondersi insieme, né possiamo prenderne una rifiutando l’altra.

      Quindi è vero che quando parliamo del Vangelo la nostra visione del mondo (e del Vangelo stesso) “contamina” necessariamente il nostro discorso, ma è necessaria una capacità di discernimento, ovvero la difficile arte di riconoscere ciò che metto io in bocca a Cristo da quello che dice realmente.

  5. La Chiesa consiglia di leggere le Sacre Scritture con l’aiuto di un esperto proprio per evitarne una comprensione alterata,benchè ogni passo biblico sia corredato di note.Al riguardo abbiamo l’esempio di tanti eresiarchi che sulla loro libera interpretazione hanno fondato il loro scisma.Per questo motivo il Santo Padre ci mette in guardia dalla fede fai da te.

    • Mah, io non ho potuto mai contare su alcun “esperto”, le mie personalissime eresie sono sempre state distrutte grazie al confronto con la realtà o con le ragioni di chi la pensava diversamente.
      Certo, probabilmente quella dell'”esperto” sarebbe la soluzione migliore, ma non è sempre facile trovarlo (o, soprattutto, riconoscerlo).

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