Babbo Natale è morto – Capitolo VII


 

Sei per sette

Venerdì 7 Dicembre 2012

Sebbene ancora un po’ assonnato, Tommaso era confidente: il giorno prima aveva studiato quanto poteva, e ricordava abbastanza bene tutte le formule, tutti i procedimenti che l’avrebbero portato ad ottenere un buon voto in matematica. Nessuno, tuttavia, può dire di essere del tutto immune all’atmosfera tesa dell’inizio di quell’ora che vedrà svolgersi il compito in classe, nessuno può vedere di buon grado lo spostamento dei banchi, la consegna delle fotocopie, il nervoso scribacchiare delle mani ancora piccole sui fogli protocollo a quadretti. Immacolati, di norma almeno.

Ecco che la professoressa dà le ultime disposizioni, il solito invito a leggere attentamente le consegne e si inizia; il silenzio cala sulla classe e la severa professoressa inizia la sua ronda in mezzo ai banchi, mentre ogni alunno spera di non alzare il capo trovandosi davanti quelle lenti spesse fissate su di lui.

Il primo esercizio sembra semplice, il nostro Tommaso è abbastanza sicuro di non aver sbagliato nulla, è simile ad un altro che aveva fatto il giorno prima ed il procedimento è sicuramente quello, passa al secondo. Il secondo pure sembra semplice, ma a metà, più o meno, il ragazzo sente un improvviso calore alla faccia: niente di strano, a volte succede, soprattutto quando si è molto concentrati, Tommaso sapeva che in quei casi basta fermarsi un attimo per poter tornare alla normalità.

Tommy, Tommy hai finito il primo esercizio?”

Era Massimo, con gli occhi fissi sul foglio cercava qualche sicurezza nel compagno di classe, ma aveva scelto il momento sbagliato, perché adesso a Tommaso girava pure la testa.

Dopo Massi, adesso non posso.”

Eddai, dimmi quanto ti porta.”

Trentacinque, adesso basta però.”

Va bene, va bene.”

Durante i compiti in classe il tempo scorre inesorabile, tanto che si tende a pensare che esso scorra più inesorabilmente in questi casi che in altri, nonostante l’insensatezza, per le menti serie e razionali, di tale espressione. Tuttavia, essa nasconde una cocente verità.

Tommaso stava ancora cercando di riprendersi quando si accorse, infatti, che era passata già mezz’ora, e questo non lo aiutò affatto. Realizzò presto di non essere in grado di riprendere la concentrazione non perché si sentiva stanco, disorientato e vagamente malinconico, bensì perché in quella classe c’erano cose che a tutti i costi non volevano si concentrasse e che a tutti i costi volevano prendesse un brutto voto. Stiamo parlando del rumore delle penne sulla carta, dei passi pesanti e annoiati della professoressa, dello sfregare della carta, del ticchettio dell’orologio, ma non importa davvero quale fosse il rumore, vi assicuro che se anche si potesse sentire, in quel momento, il suono degli alberi che crescono, ebbene anche quel suono lo avrebbe distratto dal suo compito, e sarebbe stata una distrazione assolutamente colpevole.

Non pensate che dovesse essere proprio così? Evidentemente ce l’avevano tutti con lui, ma lui doveva fargliela sotto il naso e trovò la forza di rimettersi a fare quell’esercizio. Ma ecco che arrivò ad un punto di stallo: non riusciva a ricordare quanto facesse 6 x 7.

Ora, so che può suonare strano che, in seconda media, un ragazzino intelligente come Tommaso non riesca a trovare il risultato di un’operazione così semplice, le tabelline le sapeva! Tuttavia, non riusciva davvero a ricordarlo, era come se il suo cervello si rifiutasse di pensare ad una cosa simile per potersi impegnare nell’osservazione di tutt’altro, provò e riprovò fino a quando non iniziò a sentire nella testa delle voci (attenzione, non era di certo un sensitivo), anzi, ricordi di voci, iniziarono ad affollargli la testa e non volevano più andarsene. Sapete benissimo dove era arrivata a cercare, la sua mente, cercando di lasciar da parte quel terribile 6 x 7, quindi non ne farò parola qui. È però giusto dire che tornò a sentire caldo alla faccia, in più sentiva gli occhi un po’ secchi. Fece di tutto per scrollarsi certe cose dalla testa perché non voleva interferissero con la verifica, e cercò di non pensare ad altro che a quel 6 x 7, 6 x 7, 6 x 7. Sei per sette?!

Tommy, il secondo esercizio l’hai fatto?”

No.”

Eddai, dimmi quanto ti porta.”

T’ho detto che non l’ho fatto.”

A me porta 28, sei sicu…”

Porco cane, STAI ZITTO!”

Tutti gli occhi erano fissi su di lui, la professoressa era già accorsa in gran fretta, quelli delle ultime file già iniziavano ad approfittarne per copiare quando si accorse di averlo urlato. Infuriato, non volle saperne di sentire cosa avesse da dire la prof, nascose la testa tra le braccia e si appiattì sul banco, sperando che tutto passasse velocemente.

Io non ho detto niente prof, lo giuro!”

Cosa dovrei fare io con questa messa in scena?”

Prof io non ne so niente, ha fatto quest’urlo all’improvviso, lo chieda a lui…”

Alza quella testa, o faccio venire qui i tuoi genitori.”

No! – esclamò drizzandosi in un lampo – Non chiami nessuno, la prego.”

Vuoi darmi una spiegazione per questa cosa?”

Io… Io…”

Veloce, l’ora è quasi finita e qualcuno sta ancora finendo il compito.”

Non so cosa mi abbia preso, professoressa… Avevo il mal di testa, sentivo caldo e…”

Tommaso vide Massimo ed i suoi occhi imploranti, il suo compagno non era proprio bravo a scuola, e non sarebbe stato bello farlo andare ancora peggio additandolo alla professoressa.

E?”

E non riesco a fare i conti, mi si è bloccata la testa.”

Sentì qualche risolino dietro di lui, si arrabbiò ancora di più ma cercò in tutti i modi di non darlo a vedere, si impegnò a fissare il compito fatto a metà più di quanto fece prima per trovare quel maledetto risultato.

Succede, quando non si studia. Adesso mettiti a fare questo sacrosanto compito e non ti azzardare più a fare cose del genere, o un rapporto non te lo leva nessuno.”

Ma prof, io di solito lo so quanto fa sei per sette.”

Alla professoressa non piacevano i ragazzi spiritosi, e prese molto male le risate che scoppiarono qua e là dopo quella battuta di spirito. Manco a dirlo, Tommaso si beccò un bel rapporto, questa volta sul registro, con la promessa che avrebbe inciso sulla sua pagella.

L’Alunno Tommaso ****** urla e scherza durante il compito in classe per impedire alla professoressa di controllare che gli altri non copino.” Questa la terribile sentenza segnata sul registro, la professoressa non aveva perso un attimo a valutare la possibilità che il ragazzo stesse dicendo, cosa che stava effettivamente facendo, la verità.

* * *

Tommaso, puoi rimanere qui un minuto?”

Era il prof. Nerboretti che, in IIC durante la quinta ora, esprimeva la sua intenzione di trattenere Tommaso in aula più del dovuto, e ovviamente più del voluto.

Se devi prendere l’autobus ti porto a casa io.”

Va bene…”

Si fissarono per qualche secondo, e chiunque si sarebbe stupito nel riconoscere in entrambi la stessa espressione da cane bastonato. Questo, però, non sarebbe certo bastato a convincere il ragazzo delle sue buone intenzioni, la mattinata aveva ampiamente dimostrato che, in quella scuola come altrove, ce l’avevano tutti con lui.

Ti va di spiegarmi cos’è successo stamattina con la professoressa Felpini? Nel registro ci sono scritte cose che tu non faresti mai.”

Perché dice che non lo farei mai?”

Perché è così, mi sbaglio?”

Stamattina ho urlato…”

Tommy non diede al prof il tempo di dire qualcosa: si accorse subito di dover correggere la sua ultima affermazione.

Sì, ho urlato ma… non è come sta scritto là, non mi ero nemmeno accorto di averlo fatto, non volevo…”

Continuavano a fissarsi, il professore voleva lasciare che si sfogasse.

Non riuscivo a concentrarmi, c’erano troppi rumori, poi Massimo… No, Massimo non c’entra, non ha fatto niente.”

Quello che dici non uscirà di qui, ti conviene dire la verità.”

E va bene, voleva sapere quanto portava l’esercizio 2, e io non l’avevo ancora finito, allora gli ho detto di no, però lui insisteva, poi mi ha detto il suo risultato, poi…”

Ho capito.”

Prof, io non so cosa mi succede, ieri pomeriggio avevo pure studiato…”

Non ci vuole un genio per capire cosa succede, pensò il prof, ma non sembrava il momento giusto per tirar fuori quell’argomento.

Forse hai bisogno di studiare in un altro modo, magari può aiutarti qualcuno.”

Prof, io non ricordavo quanto facesse sei per sette. L’ho sempre saputo…”

Però eri andato nel panico, ti girava la testa e non riuscivi a ragionare, vero?”

Sì, ma quando l’ho detto alla professoressa ha pensato stessi scherzando…”

Non poteva dirlo davanti ad un alunno, ma “deficiente” era la parola che risuonava più spesso nella testa del professor Nerboretti, ogni volta che sentiva parlare della sua collega. Per questo motivo non se ne meravigliò affatto.

Ci parlerò io con la professoressa, puoi stare tranquillo. Ma voglio parlare anche con qualcun altro.”

Grazie prof… E con chi vorrebbe parlare?”

Con i tuoi genitori, tutti e due.”

Non ci riuscirà mai, ieri hanno provato a parlare con me e…”

Tommaso sentiva che gli occhi gli si inumidivano, così decise di lasciare sospeso il suo racconto per smettere di pensarci.

Non posso nemmeno provarci?”

No, tanto non capiscono niente.”

Non esagerare, Tommaso.”

Non esagero. Sono due stronzi.”

Non si parla così dei propri genitori…”

Prof., se vuoi inizio a mentirle.”

No, va bene anche così. L’hanno letta la nota almeno? Immagino di sì, è firm…”

No, l’ho firmata io.”

Lo sguardo del professore si tinse di disappunto, forse avrebbe dovuto rivedere i suoi pensieri sull’atteggiamento del ragazzo. Capiva però la delicatezza della situazione, e non volle insistere su certe cose.

Tommaso, mettiamola così. Io non chiamo i tuoi genitori, ma tu devi riuscire a venire a scuola più…”
Ma che stava dicendo? Come si può chiedere ad un bambino una cosa del genere? Come si può fingere che dipenda anche minimamente da lui?

… sereno. Ma non è colpa tua… Possibile che non ci si possa far nulla?”

Smise di guardare il ragazzo negli occhi, si sentiva troppo impotente per continuare a parlarci.

Dai, ti porto a casa. Se vuoi parlare ancora di queste cose non farti problemi.”

Era una frase di convenienza, sapeva benissimo che sarebbe stato piuttosto strano, se il ragazzo avesse avuto voglia di parlare di quelle cose. Lo portò a casa e rimasero in silenzio, avevano ancora la stessa espressione triste stampata sulla faccia. 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 25 ottobre 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. una vera tragedia tra quattro mura e … due sconfitti.
    Si sente Michele che non sei ancora lontano da quelle esperienze terribili!

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