Babbo Natale è morto – Capitolo VIII


 

Ecce ancilla Domini

Sabato 8 Dicembre 2012

È già passata una settimana dall’inizio di questa storia, ma alla fine di questa giornata converrete con me: in realtà doveva ancora iniziare, non vi nego che tutto fu concepito a partire da qui.

Ed ecco, non è un caso che sia successo in un tale giorno, e non è un caso che sia stato scelto un certo titolo. I più attenti potrebbero notare un’incongruenza tra le parole del titolo e quelle caratteristiche della ricorrenza del giorno, è stato necessario spostare lo sguardo oltre il brano scelto, non me ne vogliate. A chi si sta invece chiedendo cosa stia blaterando rispondo che il sano è lui, ma io sono tra quelli che si divertono nella malattia e so cosa si prova; non gli consiglio di seguirmi.

 

Era freddo ma non pioveva. I bambini di seconda media della parrocchia erano riuniti nella stanzetta del catechismo, seduti in cerchio e pronti ad ascoltare ciò che le catechiste avevano da dire. Per cause di forza maggiore Armanda, la più anziana delle catechiste assegnate a quella classe, e l’unica maggiorenne, all’ultimo minuto non era riuscita a prendere parte all’incontro, così ricadde tutto sulle spalle delle altre due, Giulia e Silvia, che, avendo molta meno esperienza, si trovarono subito spiazzate da questo compito calato su di loro così all’improvviso. Avevano pensato di annullare tutto, ma non c’era stato tempo, i bambini stavano già arrivando e non rimaneva altro che arrangiarsi con ciò che si aveva. In questo caso la ricorrenza venne in loro aiuto: certo, non potevano mettersi a spiegare il significato e le implicazioni del dogma dell’immacolata concezione (soprattutto perché avrebbero dovuto insegnare cose che non conoscevano), ma la figura di Maria era qualcosa di cui non si era parlato dall’inizio dell’anno catechistico, così pensarono che sarebbe stato un buon argomento.

Che si può dire della lezione? Se la cavarono, il testo offriva abbastanza materiale da non richiedere apporti personali notevoli alle due e riuscirono a non diffondere errori o ambiguità. Purtroppo, però, a Giulia scappò la frase sbagliata. Non che fosse sbagliata in assoluto, ma cose che sono giuste se dette ad una persona possono essere profondamente sbagliate se dette ad un’altra, e questa è una realtà contro cui vanno a sbattere anche persone con molta più esperienza delle nostre due catechiste.

Sì, Maria è madre di tutti noi, e ci vuole bene proprio come le nostre mamme.”

Ora, capite che, in condizioni normali, non vi è assolutamente nulla di male nel dire qualcosa del genere. In quel caso, però…

Tommaso era già andato al catechismo un po’ nervoso, infastidito: quel giorno non c’era scuola ma gli toccava comunque passare il tempo là dentro. Così, al sentire quelle parole, non ci vide più dalla rabbia. Nella sua mente si formarono infatti due pensieri quasi contrastanti, ma dello stesso tenore: “Si vede che non conosci mia madre” era il primo, e quello di cui si rendeva conto di più. Il secondo, nascosto ma altrettanto duro era: “Quindi per niente.”

Quei pensieri, assieme all’argomento “famiglia” che aveva fatto prepotentemente irruzione in quella sala, lo facevano sentire in difetto. Sì, Tommaso si sentiva quasi in colpa per non avere una madre come quella di Gesù, mentre gli altri, bambini e catechiste, presenti nella stanza erano profondamente colpevoli per avere genitori che, a quanto pare, volevano bene ai loro figli. Nel suo cuore e nella sua testa si fece spazio una sensazione così insopportabile che Tommaso, deciso a non mostrare a nessuno il suo sconforto, decise di andarsene.

Signorina, mi sento poco bene. Posso tornare a casa?”

Che hai?”

Ho… mal di pancia, mal di testa…”

Allora chiamo i tuoi genitori, lo sai il numero?”

No. Vado da solo.”

Giulia era nel panico: cos’avrebbe potuto fare a quel punto? Mica poteva lasciar andare un bambino da solo e senza avvertire i genitori! La responsabilità era sua, e se fosse successo qualcosa?

Non lo era abbastanza, tuttavia, perché dovette rivalutare la sua condizione non appena vide Tommaso aprire la porta e correre via, mentre Silvia e gli altri bambini guardavano attoniti (quelli che se ne erano accorti, ovviamente, in molti si stavano facendo gli affari loro fin dall’inizio della lezione).

 

TRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

TRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

TRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

Arrivo, arrivo! Guardate che ci sento eh, non c’è bisogno di…”

…Tommaso? Che ci fai qui?”

Ti prego fammi stare qui, non voglio tornare di là, ti prego.”

Di là dove? Ma dove vai?”

Il ragazzo era entrato in casa senza troppe cerimonie, Alessandro non poté fare altro che chiudere la porta e cercare di capire cosa stesse succedendo.

Non ne posso più, adesso si sono messi a parlarne anche a catechismo…”

Di cosa?”

Chissà di cosa…”

E tu sei… scappato?”

No, l’ho chiesto alla catechista.”

Alessandro non se l’era bevuta, e nemmeno Tommaso riuscì a stare al suo stesso gioco per più di qualche secondo.

Mamma e papà hanno litigato di nuovo, avevano provato a parlarmi e… Poi la verifica di matematica è andata male, la prof mi ha dato un rapporto… Oggi volevo andare via perché non mi sentivo bene, ma la catechista voleva chiamare a casa…”

Non ti sentivi bene?”

È quello che le ho detto. Scusa…”

Non è con me che devi scusarti, Tommaso.”

Lo so ma… Loro non capiscono, non lo sanno…”

TRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

Pensi che io capisca?”

Sì, tu sì.”

Allora lascia che ti dica che ciò che hai fatto non si fa. Adesso torni dalle catechiste e chiedi scusa a loro, poi verrò anche io e vedremo cosa fare.”

In che senso?”

Tu fa come ti dico, intanto.”

Alessandro aprì la porta e si trovò davanti una ragazzina, pensò che non potesse avere più di 17 anni, che tutta imbarazzata chiese, con un filo di voce, se per caso un bambino fosse entrato in quella casa. Prima di prestare attenzione alla ragazza, Alessandro fece in modo che Tommaso uscisse, il ragazzo chiese scusa timidamente alla catechista e corse verso i locali della parrocchia che, come sappiamo, erano lì vicino.

Non si preoccupi, sta tornando da dov’è venuto.”

Mi scusi tanto, se n’è andato all’improvviso e…”

Non sono io, signorina, che devo scusarla. Penso che sia capace di rendersi conto anche da sola della responsabilità che si è presa parlando di certe cose con i bambini. Quello che fa non è qualcosa da prendere alla leggera, non è solo un modo per avere dei crediti alle superiori, lo sa?”

Sì lo… so.”

Allora stia più attenta, la prossima volta. Certi bambini soffrono già abbastanza senza che ci si mettano anche le catechiste. Ed immagino che lei sappia bene che le cose che fa al più piccolo, è come se le facesse al più Grande.”

La ragazza, tremante, annuì. Alessandro, vedendola ammutolita, capì che poteva bastare.

Torniamo dalla sua classe, vengo con lei.”

 

Ma mi spiega cosa significa che è scappato? Dov’è mio figlio?”

In quel momento Tommaso tornò nella stanza, seguito poco dopo da Giulia e Alessandro. Anna corse subito ad abbracciare il figlio, che rimase immobile come un pezzo di marmo. Poi si rivolse all’amico:

Ma era con te?”

Sì, era con me.”

Ti rifiuti quando sono io a chiederlo poi lo vedi di nascosto?”

È stato lui a venire a casa mia, non è cambiato nulla da quando abbiamo parlato al telefono.”

Ma non vedi che lo vorrebbe anche lui? I tuoi consigli non funzionano, non funzionerà mai. Io non posso fare niente.”

Ti ho già detto che se tu e tuo marito non potete…”

Sì, ed evita di ripeterlo.”

Come vuoi, io me ne vado. Non prendertela con le catechiste, sembrano già abbastanza demoralizzate così come sono.”

Alessandro, fermati.”

La voce non era quella della madre di Tommaso, ma una che ascoltava ben più frequentemente. L’anziano padre Alberto fece capolino nella stanza e subito Anna gli fu addosso.

Padre, è possibile, secondo lei, che mio figlio se ne vada da catechismo senza che le sue catechiste facciano niente?”

Padre, la prego, la colpa è mia” Fece Alessandro, provocando lo stupore delle due ragazze.

Più tardi mi spiegherete per bene questa faccenda – fece il sacerdote – Di una cosa, però, voglio parlare subito. È vero, Anna, che lei ha chiesto ad Alessandro di seguire suo figlio?”

Sì, come lo sa?”

Alessandro me ne ha parlato più di una volta.”

La situazione mi è sfuggita di mano, padre, so che Tommaso ha una grande simpatia per quest’uomo, poi penso di conoscerlo bene e… Insomma, penso che sia la persona migliore per risolvere questa faccenda.”

No, Anna, sei tu l’unica che può farlo.”

Alessandro, lascia parlare me. Anna, Alessandro ha ragione, il bene di un figlio non può prescindere dai genitori e dovreste saperlo bene. Tuttavia, non vedo perché Alessandro non potrebbe dare una mano, dopotutto mi pare di capire che anche oggi Tommaso sia andato da lui.”

Per la prima volta, quella giornata, Alessandro sembrava agitato, quasi spaventato. Guardava fisso il sacerdote mentre lo implorava di non fare quello che stava per fare.

Padre, no. Sa benissimo cosa ne penso e cosa sento, sa benissimo che è un pericolo troppo grande, la prego non faccia questo errore, lei lo sa… Sa benissimo chi sono io, lo sa da molto tempo.”

Proprio per questo ritengo che sarebbe un gran bene soprattutto per te.”

Sbaglierò di nuovo, non è vero che sono cambiato. Non può farmi questo…”

Ascoltami, nell’ultima settimana non hai fatto altro che pensare a questo ragazzino, tu non vedi l’ora di aiutarlo, di parlarci, di fare qualcosa per lui.”

Le migliori intenzioni, a volte, non sono che la maschera di sentimenti assolutamente malvagi. E sappiamo entrambi che non sono un santo.”

Non lo sei perché ti ostini a farti del male, ed a privare il mondo delle tue doti. Ne abbiamo già parlato decine di volte. Questa è quella buona.”

Padre, il mondo da me non ha avuto che male! Preferisco quest’inferno a quello che potrebbe venire domani se dicessi di sì.”

All’improvviso intervenne Tommaso, al contempo incuriosito da quel botta e risposta così misterioso e preoccupato dalla possibilità di essere lasciato da parte anche questa volta:

Signo… Alessandro, perché continui a dire di no? A me queste sembrano tutte scuse, tu non sei una persona cattiva.”

Non posso fare niente per te, Tommaso, da un albero come questo non nascono che frutti acerbi o bacati. Mi dispiace tanto…”

Continuo a non capire…”

Non puoi capire, nessuno qui può, a quanto pare.”

Io pensavo che tu mi capissi, forse mi sbagliavo.”

Cosa?”

Mi sbagliavo, cioè, tu sei come tutti gli altri. Dici e dici ma poi te ne freghi. Gli adulti sono tutti così, anche quelli che cercano di sembrare buoni e gentili. Volevi dire questo?”

Anni prima nessun dodicenne avrebbe mai parlato così ad Alessandro Verti, che inizialmente si trovò spiazzato. Poi, però…

Hai ragione, non me ne importa niente di te. Anzi, penso che tu sia solo uno di quei bambini così viziati che si lame-”

Non riuscì a completare la frase: quella che avrebbe dovuto colpire il ragazzino e convincerlo a starsene per sempre lontano era riuscita invece a trafiggerlo ben prima di essere pronunciata per intero. Si trovò seduto su una delle tante seggiole di plastica a coprirsi il volto con le mani mentre urlava: “Non è vero!” e malediceva sé stesso ed il suo passato.

Alessandro – riprese il prete – ti servono altre dimostrazioni?”

Dimmi, allora – rispose, dopo essersi calmato – cosa dovrei fare? Non posso sostituire i genitori.”

Visto che il bambino non sembra molto attirato dalla catechesi della parrocchia, potresti curarti di quello.”

Non capisco a cosa servirebbe…”

Non ti chiedo di dargli lezioni vere e proprie, so che non le approvi. Non devi fare altro che stargli vicino, e trasmettergli la tua Fede.”

Quello della Fede non è un dono che mi è concesso dare.”

Non porre limiti a chi non ne ha.”

Io ne ho innumerevoli.”

E io non parlavo di te.”

Certo, l’avevo capito.”

Ed hai capito cosa ti viene chiesto?”

No, ma non mi pare che qualcuno qui lo sappia. Cercherò di fare del mio meglio per scoprirlo.”

Sei disposto a fare ciò che ti viene chiesto?”

Se piace a Dio, sì. Ma spero che tu sia consapevole che se questa è una condanna al fallimento, non ci sarà alcun perdono per quel fallimento.”

Se ti viene chiesto è perché sei all’altezza. Sono anni che ti sottovaluti.”

Sì, sì, questa l’ho già sentita. Adesso lasciatemi tornare a casa, avevo delle cose da sistemare, ci vediamo stasera?”

Prima di uscire si fermò un attimo davanti ad Anna, rimasta senza parole dopo aver assistito a tutto ciò.

Immagino di averti fatta contenta. Spero che nessuno dei due debba pentirsene…”

 

Alle 17 e 30, Alessandro era già in chiesa, aveva deciso di dedicare quella mezz’ora prima della messa dell’Immacolata Concezione all’adorazione dell’eucaristia, alla preghiera, all’intima richiesta di aiuto a quell’Unico che avrebbe potuto aiutarlo. Il suo cuore non era ancora riuscito ad abituarsi a quel nuovo incarico, tanto meno il suo spirito. E se prima c’era solo paura, lentamente iniziava a germogliare una gioia timorosa, perché intuiva la nuova possibilità che gli veniva offerta, e più bella sembrava quella possibilità, più terribile la prospettiva del fallimento

Iniziarono i canti all’Immacolata, erano entrati i primi ma presto sarebbero entrati anche gli ultimi, entrarono anche Tommaso e i genitori, insieme in via del tutto eccezionale. Ovviamente evitarono di parlarsi troppo o di fissarsi. Avevano entrambi accolto con speranza la notizia, a tal punto che per la prima volta, da molto tempo, poco prima Anna era riuscita a parlare con Pietro senza che sorgessero riti o rancori: doveva convincerlo di quanto quell’Alessandro fosse quello che ci voleva, di quanto fosse adatto alla situazione e di tutto l’impegno che ci avrebbe messo. Perché sì, c’è da dirlo: quando dava consigli, Alessandro, era assolutamente insopportabile, per la donna. Ma quando le tornava alla mente quel ragazzino dolce e gentile che era una volta, lì diventava l’uomo migliore del mondo. Non è però il tempo di pensare al passato: la messa sta per iniziare.

 

Con gioia esulterò nel Signore, l’anima mia esulterà nel mio Dio, perché egli mi ha fatto indossare le vesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia, come sposa ornata dai suoi gioielli.”

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 4 novembre 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Forse la frase di Giulia: Maria è madre di tutti era sbagliata per Tommaso,poichè si intuisce dall’articolo che non avesse un buon rapporto con sua madre.Sappiamo però che dalla croce Gesù riferendosi alla Madonna disse a Giovanni:…” Ecco tua madre”.- Gesù inoltre essendo pure nostro fratello, avendo pure la natura umana,conferma che tutta l’umanità è figlia di Maria. Se ho travisato il tuo scritto ti prego di scusarmi. Ciao.

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