I due relativismi


C’è qualcosa che mi irrita terribilmente, che mi procura ribrezzo e che continua a darmi fastidio per almeno una dozzina d’ore quando l’incontro.

Quella cosa, si chiama relativismo.
Ma attenzione, con “relativismo”, io intendo un certo tipo di “relativismo”, non certo un altro tipo di “relativismo.”

Come spiegarlo? Beh, possiamo partire dalle basi.

Dall’alba dei tempi, esistono due relativismi (o almeno uno, l’altro non so se c’era già allora): li chiameremo “relativismo socratico” e “relativismo anti-socratico”.

Ho scelto questi nomi perché si basano sulla proposizione socratica per eccellenza, solo che uno la afferma, l’altro la nega subdolamente, fingendo di affermarla.

Il primo relativismo è alla base di ogni dialogo, di ogni discorso, di ogni rapporto umano in cui ci siano visioni diverse dello stesso argomento, la proposizione che è afferma è “Io so di non sapere” e pone la conoscenza dell’individuo su un piano “relativo”, ovvero incompleto, limitato, incapace di raggiungere l’assoluto della Verità con la V maiuscola.

C’è poco da dire su questo relativismo, se non che in sua assenza si assiste a tutte quelle forme deviate di pensiero che portano a violenze e totalitarismi, ovvero quelle forme di agire che tendono ad eliminare l’idea altrui, perché essa non avrebbe fondamento essendo diversa da quella vera di chi sa di sapere.

Ora, passiamo al relativismo che, invece, mascherandosi da relativismo buono e aperto all’ignoranza, si dimostra totalitario e violento. Tale relativismo si basa sulla proposizione antitetica: “Io so che tu non sai”, usa come stratagemma l’eliminazione della categoria di verità per affermare una verità negativa, per dimostrare che gli altri hanno torto poiché non sanno.

Il relativista anti-socratico, però, è sempre convinto di sapere questo: che gli altri non sanno, che non possono avere ragione, che il loro pensiero non conta nulla, che devono lasciarlo stare perché in fondo la verità non verrà mai a galla, e che ogni tentativo di dialogo sia una violenza velata ed un’affermazione totalitaria nascosta subdolamente. Certo, spesso ha anche ragione, perché noi tutti, conoscendoci, sappiamo che parlando con qualcun altro il nostro obiettivo è spesso quello di convincerlo, di portarlo dalla nostra parte. Tuttavia, se si falsifica questo procedimenti fingendo che la “nostra parte” non esista, allora il dialogo stesso ne viene distrutto, perché l’anti-socratico è sempre dalla parte dell’accettazione, della tolleranza, ma in realtà punta a tenere lontane le verità altrui, pur riconoscendone l’esistenza e la possibilità.

Poi c’è il passo successivo. Sì, perché questo relativismo spinge chi lo persegue ad indagare non il cosa, ma il perché l’altro dice ciò che dice. Così tutte le idee del mondo (tranne quelle, se ci sono, professate dal relativista anti-socratico nel buio) diventano frutto di lavaggi di cervello, di plagi, di educazione, di condizionamenti da parte di famiglia, ambienti, eccetera.

Per carità, probabilmente è anche tutto vero. Non è nel pensare che l’idea dell’altro possa nascere da un condizionamento l’errore. L’errore è nel pensare che, visto che l’idea dell’altro nasce (perché il relativista, in questo caso, afferma spesso una verità categorica e assoluta) da un condizionamento, quell’idea non vale nulla e non vale la pena considerarla.

È il classico “vivi e lascia vivere”, che in realtà è un “vivo e lasciami vivere”, a mio parere, ma quello che mi irrita è che tutto questo si nasconda dietro un’aria di superiorità: il relativista anti-socratico, infatti, veste molto spesso i panni del giusto, perché lui non farebbe torto a nessuno, e non vorrebbe imporre a nessuno le proprie idee.

Non ho altro da aggiungere: appare abbastanza palesemente come sia ignobile rifiutare di affermare la “propria” verità, ed accettare sorridenti di negare quella altrui.

 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 4 novembre 2012, in Riflessioni con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. considerazioni molto profonde!
    Ti scopro un buon filosofo Michele … sull’onda del pensiero moderno
    Buona santa domenica!

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