Dante e Federico Guglielmo


Già stamattina avevo deciso di dire la mia su questo argomento: “scuole, talenti, elitarismo-aristocratico/pari-dignità-democratica”.

Già stamattina avevo deciso di NON dire la mia, ma di lasciarvi due citazioni: la prima è di un grandissimo letterato italiano (però è meglio Manzoni, e non riflettete troppo su questa parentesi se non avete le basi per capire a cosa mi riferisco. E no, se non mi conoscete di persona quelle basi non le avete) e, potremmo dire, per molte ragioni padre della cultura italiana; la seconda è di un altrettanto grande filosofo tedesco, che in vari modi ed in varie vesti affermò il suo spirito aristocratico e anti-democratico (ma, soprattutto, anti-quellacosacheLorenzchiama”Dottrina-pseudo-democratica”) esaltando figure quali quella dell’uomo di genio o quella dell’oltre-uomo.

Solo stasera mi è capitato di leggere questo post a cui vi rimando, che riguarda questo argomento medesimo e con cui mi trovo in gran parte d’accordo, e che colpisce il nostro argomento giusto lì, dove deve farlo. 

“Sempre natura, se fortuna trova
discorde a sé, com’ogne altra semente
fuor di sua region, fa mala prova.

E se’l mondo là giù ponesse mente
al fondamento che natura pone,
seguendo lui, avria buona la gente.

Ma voi torcete a la religione
tal che fia nato a cignersi la spada,
e fate re di tal ch’è da sermone;

onde la traccia vostra è fuor di strada”

Questo era Dante Alighieri, ovviamente, nel  Canto VIII del Paradiso, versetti dal 139 al 148. Le parole erano messe in bocca a Carlo Martello.

“O agnello della conoscenza candida! O tutti voi, che non siete altro se non mammiferi! Che argomentazioni sono queste, sbilenche, goffe, ristrette, gibbose e storpie? Sì, proprio ora ho ascoltato la cultura dei nostri giorni, e i miei orecchi risuonano ancora di semplici cose storiche “che si intendono da sé”, di puro buon senso saccente e spietato da storici. Tienilo a mente, tu, natura non profanata: tu sei invecchiata, e da millenni questo cielo stellato si stende sopra di te, ma non hai ancora mai udito un tale pettegolezzo colto, e in fondo maligno, quale è prediletto dalla nostra epoca! E così, miei buoni Germani, voi siete orgogliosi dei vostri poeti e dei vostri artisti? Voi li mostrate a dito, e vi fate belli di essi di fronte agli stranieri? E poiché non vi è costato nessuno sforzo di averli tra voi, da ciò deducete allora la graziosissima teoria che anche in seguito non avrete nessun bisogno di sforzarvi per loro. Ma certamente, miei bimbi inesperti, essi vengono da sé: li porta a voi la cicogna. Chi vorrà parlare di levatrici? Orbene, cari miei, vi spetta un ammaestramento serio. Come? Dovreste essere orgogliosi per il fatto che tutti i suddetti spiriti illustri e nobili siano stati prematuramente soffocati, sciupati, estinti da voi, dalla vostra barbarie? Come, dovreste pensare senza vergogna a Lessing(…)? E che cosa sentite ricordando Winckelmann(…). Avreste forse il diritto di nominare Schiller senza arrossire? (…). Non avete dato una mano a nessuno dei nostri geni, e da ciò volete ora trarre il dogma che non bisogna più aiutare nessuno? Per ciascuno di essi, sino a questo momento, voi avete rappresentato piuttosto la “resistenza dell’ottuso mondo”, come dice esplicitamente Goethe, nell’Epilogo alla Campana; per ciascuno di essi, voi siete stati appunto gli uomini svogliati e apatici, invidiosi e ingenerosi, malvagi ed egoisti. Nonostante voi, essi crearono quelle opere, contro di voi essi rivolsero i loro attacchi, e grazie a voi essi morirono troppo presto, senza aver compiuto il lavoro della loro giornata, spezzati o intorpiditi dalle lotte. Nessuno può indovinare che cosa erano destinati a raggiungere questi uomini eroici, se quel vero spirito tedesco li avesse ricoperti con la volta protettrice di una possente istituzione, quello spirito, dico, che senza tale istituzione trascina la sua esistenza isolato, sminuzzato e degenerato. Tutti quegli uomini sono condannati a perire, ed è necessaria una fede fanatica nella razionalità di tutto ciò che accade, per voler scusare la vostra colpa.  E non si tratta soltanto di quegli uomini. Da tutti i campi dell’eccellenza intellettuale compaiono gli accusatori contro di voi: se io considero tutti i talenti poetici, o filosofici, o pittorici, o plastici, e non soltanto i talenti di primissimo ordine, ovunque io osservo l’impossibilità di maturare, l’eccesso di stimolo o un precoce rilassamento, il disseccarsi o il congelarsi prima della fioritura, ovunque io fiuto quella “resistenza del mondo ottuso”, ossia la vostra colpa. Voglio appunto dire questo, quando vagheggio istituti di cultura e quando trovo compassionevole lo stato degli istituti che oggi prendono questo nome. Chi vuol chiamare ciò un “desiderio ideale”, parlando in genere di “idealismo”, e crede con ciò di avermi messo a tacere con una lode, merita come risposta che la situazione attuale sia appunto semplicemente qualcosa di volgare e di vergognoso, e che chi batte i denti per il gelo e desidera il caldo debba infuriarsi, quando qualcuno chiama ciò un “desiderio ideale”. Qui si tratta di effettive realtà presenti che si impongono e saltano all’occhio: chi sente qualcosa di ciò sa altresì che in questo caso esiste una condizione miserabile, come per esempio quella del gelo e della fame. Chi invece non sente nulla di ciò, avrà almeno un criterio per misurare a quale punto cessi ciò che io chiamo “cultura”, e su quale pietra della piramide cade la separazione tra la sfera che viene dominata dal basso e la sfera che viene dominata dall’alto.”

Queste le parole messe in bocca al “vecchio filosofo” infuriato nelle conferenze che Federico Guglielmo Nicc’ (per gli amici Nietzche) pronunciò a Basilea “Sull’avvenire delle nostre scuole”, e raccolte nell’omonimo libro. Ciò che tarpava le ali dell’uomo di genio, per Nicc’, non era altro che il liceo, strumento di quelle forze avverse alla cultura (lo stato) usato al fine di distruggere la cultura stessa. Il liceo sarebbe così deleterio perché, con l’enorme numero dei licei, porterebbe un numero notevole di individui non-eletti e un minimo numero di geni a contatto con una non-cultura (quella classica vagheggiata nei licei) insegnata da un numero necessariamente (a causa della sovrabbondanza dei licei) sovrabbondante di professori mediocri ed inadatti a comprendere ed amare la vera cultura classica.

Il liceo, insomma, che nel mondo di Nietzche si apriva alle masse, rendeva la cultura una merce, ma sopratutto la pseudo-cultura uno strumento per la creazione di impiegati dello stato, facendo credere alle masse che tutti possano aspirare ad essere “uomini di cultura”, mentre tale ruolo è riservato solo ed esclusivamente agli “uomini di genio”, per cui servirebbero, dunque, istituti di cultura veri e propri aperti a loro e soltanto a loro, e che possano permettere a questi individui di raggiungere la perfezione a cui sono destinati.

Il riassunto delle conferenze offerto qua sopra è sicuramente misero, incompleto e disordinato, l’ho scritto solo perché chi non abbia letto il libro possa farsi un’idea. Anzi, sicuramente ci sarà anche qualche errore, io non sono un uomo di genio e posso anche non capire un libro di Nicc’. Che ce voi fa.

Comunque, le due citazioni le avete.
Ora… A voi.

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Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 10 novembre 2012, in Citazioni, Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. avevo scritto un lungo commento che ora mi accorgo di non avere inviato: per leggere del tuo messaggio a Franco … e sorridere di Michele che di primo mattino cita Dante e Nietzche.

    le grandi menti, i geni balzano fuori scuola o non scuola … come Michele! :))))))

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