SANTISSIMA TRINITA’


Egregio, illustre e sapiente dottor professore Erich Fromm,

 

Scrivo queste parole dopo aver letto il vostro paragrafo sull’”Amore per Dio” inserito nel capitolo riguardante gli oggetti d’amore del suo libro “L’arte di amare”.

Questo perché, pur essendo sostanzialmente d’accordo con lei sul generale e su gran parte dei dettagli, sospetto che nella sua analisi risieda una falla di non lieve entità.

 

La falla consiste fondamentalmente nell’aver riconosciuto l’esistenza di rapporti con la divinità di tipo matriarcale e patriarcale, paralleli ai rapporti che il bambino ha con la madre ed il padre. Tempo, però, che ciò non basti, ad individuare del tutto il rapporto dell’uomo con la divinità (sebbene sia abbastanza, probabilmente, per la maggior parte degli esseri umani), perché non è vero che il bambino vive di due rapporti: quello con la madre e quello con il padre.

No, ce n’è un terzo.

Il bambino infatti non nasce “e dalla madre e dal padre”, ciò che ottiene dai due non è una somma di ciò che ottiene da ognuno, non è possibile pensare che un bambino possa crescere nello stesso modo vivendo con l’uno e l’altro senza vivere anche il rapporto che sussiste tra i due, e per capirlo non penso sia necessario essere sociologi. Quel rapporto, con cui si relaziona il bambino stesso e che molti chiamano amore, e che altri chiamano matrimonio, e che consiste essenzialmente in quell’unità di uomo e donna in un unico essere che è un essere nuovo e che, come scrive lei stesso, esiste contemporaneamente agli altri due che non vengono da esso assorbiti né annullati nella loro individualità. Il bambino vive quindi l’amore della madre come lei scrive, e l’amore del padre come lei scrive, ma vive anche l’amore della “famiglia” (termine pericoloso e per questo virgolettato, ovviamente intendo quanto scritto poco sopra) come essere unico. Potrebbe essere anche interessante notare come quando questo essere unitario non sussiste il bambino non tende a legarsi ai genitori separatamente, ma a privilegiarne uno a discapito dell’altro, e su quel singolo genitore verranno spesso proiettati tutti e tre i bisogni.

Di più, su questa forza che agisce sul bambino e che è strettamente correlata ad entrambi i genitori e tuttavia indipendente da ognuno di essi, non so e non posso dire, preferisco limitarmi a quanto sembra scontato.

Il punto è che questo terzo elemento del nostro sistema ci ricorda il terzo elemento del sistema parallelo. Soprattutto, ci ricorda che gli elementi di quell’altro sistema sono tre. Tre. 3.

Non esistono solo il dio padre e la dea madre, ed il dio paternalistico in cui vengono infusi molti elementi maternalistici non basta. Certo, quando l’uomo non conosce il terzo elemento sceglie inevitabilmente uno solo dei due, poiché è molto difficile aver fede in due dèi completamente diversi, che pochissimo hanno in comune. Difficile è credere in un dio della legge, degli eserciti, della giustizia, della verità e credere nella dea dell’amore incondizionato, del perdono, della tolleranza, della pace.

 

Parlerò del terzo poco più avanti, dopo aver schematizzato le caratteristiche principali dei primi due.

 

Padre

 

Il Dio totalmente altro, di fronte al quale ci sentiamo piccoli e indifesi. Non possiamo raggiungerlo nemmeno con il pensiero, non siamo in grado di dire nulla di lui se non con la speculazione, se non cercando di parlare, con parole che ci appartengono, di cose che non ci appartengono e che sentiamo come lontane ma come immensamente desiderabili. Il Dio su cui spesso proiettiamo, nei momenti di minore maturità, tutti i nostri valori e la nostra immagine del mondo. Egli è la Giustizia, la Verità, è il Dio che vuole da noi che crediamo in lui e che facciamo ciò che ci viene detto, è il Dio a cui si ubbidisce senza stare troppo a domandare. Un Dio che possiamo conoscere solo attraverso la Fede, e che dobbiamo affrontare avendo Fede che sia tutto veramente vero, giusto, e del massimo valore.

Nella trinità cristiana è la Persona del Padre che sta nei cieli.

Ella è la Trascendenza.

Ella è la Verità, fonte dei valori.

Ella è colei cui ci si approccia con Fede, confidando che l’ubbidienza venga ricompensata.

Ella è colei su cui vogliamo dire tutto, ripetendo le sue parole, come fa il bambino con il padre: la fonte di ogni Ortodossia.

Ella è il presente al quale ci sentiamo strappati, il presente dell’assoluta certezza e felicità.

Ella è quella che è stata maggiormente al centro della riflessione Occidentale: da Aristotele a Nietzsche, si è parlato quasi solo di Lei.

 

Madre

 

Il Dio che è così vicino da essere invisibile, il Dio che tutto permea e tutto avvolge, il Dio di cui tutto è manifestazione. Ciò che guida l’azione di chi ha il coraggio di affidarcisi, che ci tiene per mano anche nei momenti più difficili, che è sempre disposto a prenderci per quello che siamo, anche quando facciamo qualcosa che va nella direzione opposta. Quel Dio che è inspiegabile perché silenzioso, che appare e scompare come fosse frutto dell’immaginazione, che rispetta a tal punto la nostra libertà da non costringerci a credere nella Sua presenza. Il Dio che non si sente nelle manifestazioni della forza della natura, ma nella brezza leggera. Quel Dio che ci nutre con i frutti della terra e ci ristora con l’acqua del cielo. Quello che ci fa sentire a casa anche quando siamo soli, che cerchiamo quando siamo impauriti e feriti, che alla forza e all’autorità predilige la tenerezza ed il consiglio.

 

Nella trinità cristiana è la Persona dello Spirito Santo.

Ella è l’Immanenza.

Ella è la Via, attraverso cui giungiamo alla perfetta pratica di vita.

Ella è colei che guardiamo con Speranza, perché non ci sentiamo mai abbandonati al nulla ed al maligno.

Ella è colei che vorremmo scegliesse al posto nostro, cui lasceremmo guidare ogni nostra azione: è l’esempio dell’Ortoprassi.

Ella è il presente che rincorriamo, il presente dell’uomo veramente libero da ogni catena.

Ella è colei di cui hanno parlato di più gli Orientali.

 

 

 

Abbiamo quindi due Persone, una “fuori”, una “dentro” e, apparentemente, hanno caratteri completamente diversi. Sono le due Persone che l’uomo ha conosciuto guardando “oltre” sé stesso o “dentro” sé stesso ed il mondo che lo ha creato, ma sono anche Persone di natura incompatibile con quella umana: è impossibile, per l’uomo, conoscerle come si conosce chiunque altro.

Questo perché l’uomo non è un essere che trascende la terra, né è fatto solo di “terra”: Dio ha creato Adamo dalla polvere, ma ha infuso in lui il suo spirito, facendolo a sua immagine e somiglianza. L’uomo guarda quindi il cielo sopra di sé, così lontano ed immenso da scoraggiarlo, e sente quella voce che sussurra nel cuore, che lo spinge a non arrendersi, a far vedere a quel Padre che è degno di essere suo figlio: egli si vede costretto a dar ragione all’una o all’altra, a riconoscere l’assoluta verità e giustizia di un padre davanti al quale sarà sempre il difetto, o ad ignorarlo mentre si fa trascinare e coccolare da una madre che cerca piano piano di fargli assaggiare ciò che gli fa bene senza imporgli nulla. Non riesce, l’uomo, a capire che queste due forze sono in realtà una sola: ha bisogno che gli venga detto, comunicato, testimoniato: ecco che l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo vengono spiegati dalla terza Persona, che con la Sua vita si mostra re e schiavo, primo e ultimo. Costui è uno scandalo per chi aveva guardato fuori di sé e ammirato l’Immenso, poiché viene trattato come il peggiore dei criminali, ed è uno scandalo per chi aveva sentito quella forza che lo spingeva sussurrando, perché vedendolo davanti a sé in carne ed ossa vede la via farsi più definita e stretta, e non può più sentirsi bello e buono come prima.

L’amore che discendeva per strade diverse dai due genitori giunge all’uomo per una terza via, una via che mette di fronte all’uomo sé stesso per quello che è.

 

 

Figlio

 

Il Figlio è la Persona umana nella sua perfetta realizzazione, ed al contempo è Dio, quel Dio che si mostra nel volto dei più piccoli e dei più deboli, che ce li fa vedere come grandi e degni di venerazione. Il Figlio è incomprensibile come è incomprensibile ogni essere umano, ma ancora di più poiché è lo scandalo di un padre che veste i panni del proprio bambino, di una madre che gli fa capire che prima o poi dovrà prendersi le proprie responsabilità e vivere la propria vita senza paura di perderla di vista. Colui che Lo incontra ritrova nei suoi occhi la stessa gioia e la stessa sofferenza che lui stesso conosce, vuole stringerlo a sé, ridere con Lui, piangere con Lui. È il Dio che vive nel mondo, nello stesso piano in cui vive l’essere umano, è il Dio che cammina fianco a fianco con l’uomo, senza controllarlo dall’alto e senza trascinarlo.

 

La Persona del Figlio, che conosce chi vuole guardar dritto davanti a sé.

Ella è l’intreccio indissolubile di Anima e Corpo.

Ella è la Vita, che soffre e gioisce con tutti noi..

Ella è colei che viviamo nella Carità, che ci rende pienamente umani, pienamente persone.

Ella è ciò che vogliamo e possiamo essere: veri e degni figli di Dio, amati perché tali, ma amanti perché pronti ad ascoltare.

Ella è il presente eterno del qui ed ora.

 

 

 

Signor Fromm, grazie per l’attenzione, e grazie anche a tutti coloro che avranno ascoltato le farneticazioni superbe del sottoscritto, grazie soprattutto a chi riuscirà a dimostrare quel che è: che in realtà di tutto ciò egli non sa nulla.

E grazie per aver avviato la riflessione, i concetti erano pronti da tempo ma avevano bisogno dell’occasione giusta.

PS: Il lettore farà attenzione a non confondere le suddette farneticazioni con verità di Fede. Grazie.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 26 novembre 2012, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Matteo Polidori

    Appena letto quel capitolo, sarò felice di commentare.

  2. Mi sono commossa fino alle lacrime. Sei stato sublime Michele.
    Poichè Franco ti conosce bene, appena ho iniziato a leggere il tuo scritto, ho ricominciato a leggere da capo ad alta voce, Io mi commuovevo e lui interloquiva con bello! bello!
    Vorrei tanto fare conoscere il tuo scritto a tanti.
    Sarebbe più eloquente di tante pagine insulse e di tante prediche incoerenti.
    Posso metterlo sulla mia pagina?

    Con Franco ti abbracciamo con tanto affetto ed ammirazione.

    • Sai che non c’è bisogno di chiedere 😉
      Sono contento di questa ammirazione (ma io Franco non lo conosco per niente! :P) e sarei felice se questo scritto così “azzardato” potesse davvero essere utile (e sappiamo cosa intendo) a qualcuno,..

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