Babbo Natale è morto – Capitolo IX


Populus Sion

Domenica 9 Dicembre 2012

Seconda domenica d’Avvento.

“Certo che non ti facevo così bravo a recitare la parte del padre autoritario…”

“La tua ironia è fuori luogo, Alessandro, sai che per me è difficile come per te.”

“No, padre, non è vero.”

Gli occhi marroni di Alessandro fissavano senza timore quelli di padre Alberto, in ginocchio dall’altra parte del confessionale. Un comune osservatore avrebbe potuto pensare, non vedendo gli abiti, che le parti fossero invertite rispetto a quelle reali, ma chiunque conoscesse i due abbastanza bene da intuire quello strano rapporto che negli anni si era formato, in quello stesso confessionale, avrebbe capito al volo che le cose erano molto diverse da quel che sembrava.

“Non è vero, Alberto, tu non puoi immaginare cosa si provi nei miei panni, e non te lo auguro assolutamente. E se accadesse di nuovo… non saresti tu ad averlo sulla coscienza, non saresti tu quello con le mani sporche del sangue di Cristo. Tra poco più di una settimana saranno 5 anni. Gli anni peggiori…”

“Da ieri sera, Alessandro, io e te siamo sulla stessa barca. Sono stato io a scommettere su di te, io ho chiesto a quelle persone di fidarsi di te, e non l’avrei fatto se ti odiassi come tu ti odi. Sono cinque anni che tutte le settimane, più di una volta alla settimana entri in questo confessionale, e ancora non sei riuscito a capire perché lo fai?”

“So benissimo perché lo faccio.”

“Allora sii coerente con te stesso, non eri stato tu a dirmi che non siamo nati per vivere nel passato?”

“Ecco, bravo. La coerenza… Come speri che possa trasmettere a quel bambino la mia Fede, come hai detto ieri, se non posso nemmeno dirgli chi sono davvero? Se devo recitare? Se non riesco più a vivere la gioia di quella Fede perché non la merito, quando quella stessa gioia è tutto ciò che di buono potrei dare a quel bambino?”

Il parroco sollevò la testa sfoggiando un sorriso da furfante, aveva l’aria di uno che stesse per concludere la partita con uno “scacco matto” inaspettato.

“Hai proprio ragione, non puoi far nulla di buono senza la gioia che, bada bene, è ben più importante di quella coerenza di cui parli. Continuerai ad essere incoerente fino alla morte, a meno che non succeda qualcosa di davvero straordinario, così come continueremo tutti. Se lasciassimo l’onore di fare del bene solo alle persone coerenti, dovremmo attendere la fine dei tempi anche solo per vedere una scintilla nel buio pesto.”

“Ti contraddici.”

“No, finché non sei incoerente con il tuo presente. Non puoi parlare di gioia tenendo il muso e sperare che qualcuno ti segua, ma puoi farlo sapendo di aver trascorso periodi di grande tristezza. Non puoi sperare di liberare qualcuno dalla sofferenza in cui vive, finché sei ancora schiavo del tuo passato.”

Per la prima volta Alessandro abbassò lo sguardo, che calò sulle mani strettamente intrecciate del sacerdote.

“Devi capire che, se anche tu avessi ragione e ci fossero migliaia di persone più adatte di te in giro, quel ragazzino non ha avuto l’opportunità di incontrare una di quelle. E ti ricordo che sei stato tu a volerlo incontrare, Sabato scorso, dicesti qualcosa come…”

Siete liberi di non crederci, ma vi assicuro che Alessandro detestava qualsiasi commento su qualche sua azione o parola passata, detestava che venissero usate contro di lui, detestava che venissero ricordate per convincerlo di qualcosa. Come posso assicurarvi che il prete lo sapeva benissimo.

“Mi pare di averti già detto di sì, ieri. Non c’è bisogno di continuare a parlarne.”

Rimasero in silenzio per qualche secondo, cosa già rara di per sé, quando i due si trovavano nella stessa stanza.

“Ma vedi, padre, per te essere incoerente è davvero cosa da niente, ma chi vede ogni giorno l’inferno non può parlare della bellezza del paradiso, non può…”

“Non stiamo parlando di me, Alessandro, e ti prego di non farmi migliore di quello che sono.”

“Stiamo parlando di me, ebbene? Non è forse vero che sono lontano da ciò che tu stesso pretendi che trasmetta a quel disgraziato?”

“Proprio per questo. Proprio per questo. Ti viene chiesto di testimoniare quella Verità che conosciamo entrambi, di testimoniare quella gioia.”

“Quindi… Ho meno di ventiquattro ore per buttar via la parte marcia di me stesso, che se non è l’unica poco ci manca, ed iniziare a vivere questa gioia di cui parli? Ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo? Ho passato cinque anni così, non si può cambiare tutto in un attimo.”

“Camminerete insieme.”

“Così potrò inciampare e trascinarlo per terra…”

Alessandro si strinse il volto tra le mani, rassegnato.

“Al diavolo! Tanto ormai ho detto di sì, che senso ha continuare? Dimmi piuttosto cosa vuoi che faccia con lui, dammi qualche spunto…”

“Spunti? Io? Ma se l’eco delle tue parole si sente qua e là nelle mie omelie!” Il parroco gli strinse una spalla, il sorriso ancora sul volto.

“Non pensi che potrei isegnargli qualcosa di… sbagliato? Non penso di essere molto avvezzo alle… linee guida, capisci…”

“Parlerai di una persona che forse conosci meglio di me. La riflessione con i testi ufficiali lasciala per quando Tommaso sarà tornato a casa sua, c’è bisogno che entrambi vi misuriate con qualcuno che vive.”

“Quindi domani pomeriggio… Iniziamo subito con Gesù?”

“Sì, vai subito al punto. Fagli capire che se anche Babbo Natale non gli portasse quel ragalo… c’è sempre Qualcuno ad amarlo, qualcuno che non lo deluderà.”

“Temo di aver fatto un grave errore con quella lettera…”

“Raramente la speranza può dirsi errore.”

“Sì ma… Io non riesco a fidarmi di loro, ho paura di averlo spinto a sperare invano…”

“Purtroppo c’è poco da fare, su questo versante.”

“Già…”

“Anche oggi, alla messa, era solo con il padre. E finché le cose non saranno cambiate almeno un po’, probabilmente è positivo che non li veda insieme. Positivo è anche che il bambino stia da te evitando che uno dei due lo vada a prendere a casa dell’altro.”

“Sento che non riuscirò…”

“Certo che non ti facevo così bravo a recitare la parte del bimbetto spaventato…”

Gelo.

“No, questa non te la perdono.”

“Sbaglio?”

“Sì. Io ho davvero paura, padre, non è una presa in giro; non ti parlo di queste cose da… giorni per rubarti del tempo. Io sono terrorizzato dalla possibilità che quelle cose succedano di nuovo, non voglio deludere anche lui, e soprattutto non voglio essere l’ultima persona a deluderlo, come l’altra volta…”

Il parroco non rispose, ma Alessandro non osò sollevare gli occhi.

“È difficile pensare di essere ancora in grado di amare qualcuno, se ogni volta che ci si prova vengono fuori mostri deformi non appena il cosiddetto amore si toglie la maschera. Ho paura di ciò che io stesso potrei desiderare…”

Il prete rimase in silenzio, di nuovo.

“E va bene, la mia lagna finisce qui…”

“Bravo figliolo…”

“Adesso posso iniziare a confessarmi?”

“Ma certo…”

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PS: Dal prossimo capitolo non pubblicherò sul blog, chi volesse riceverli via mail me lo faccia sapere (quando sarà pronto lo comunicherò comunque qui).

 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 3 dicembre 2012, in Babbo Natale è morto con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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