Sul letto di morte.


In questa Europa vecchiarella
se mi dici Antichità
penso ai marmi candidi
ai cieli stellati
a domande di menti innamorate.

Se mi dici Roma
penso alle porpore, ai verdi allori,
a guerre furiose
a grandi oratori.

Se mi dici età germanica
uomini rozzi sì ma allegri
che si fan beffe dei lussuriosi
attorno a fuochi sempre accesi.

Son poi cresciuti: ebbene
nemmeno la peste li ha zittiti
giunse il tempo che penso i castelli
i cavalieri, i stendardi, gli arazzi e gli affreschi
e penserei a feste, non sapessi ch’eran guerre!

Nel frattempo chiese e cattedrali
piccole e di mattoni prima
poi vetrose e colorate:
l’era che penso ai pennelli
ai marmi bianchi di carrara.

Mille popoli, tutti diversi
nemici, amici, ieri e ieri l’altro
In mille lingue si cantava,
che di nazione poco si parlava.

Penso poi alla luce che s’accende
quando il buio della notte scende
luce diversa, luce migliore
si pensa!
Pensando al 700 penso a quella
ma pure al Tamigi che s’inquina
allo spazzacamino intossicato
alle carte dello stato.

S’iniziava a parlar di progresso
e di una pace pur perpetua,
ma diamo tempo al tempo
che adesso penso all’800.

E se penso all’800
treni a vapore, lampadine
sangue ideale, sangue per l’ideale
del fratello e della madre
per quel foco interiore
che scaldava ancora i cuori.

Poche voci, molto forti
bene non si volevan manco morti
io, io, io gridavan tutti
al grande Kant e i suoi frutti
preferiron Hegel meschino!

900, penso a te: figlio suo bastardo!
I tristi colori tuoi noti a tutti
penso alle trincee, che tremanti celavan
speranze di pace e giustizia: ma son morte!
I tuoi colori son stati strumenti
si nominavan per intorbidire le menti.

Un 2000 grigio ha spalancato le porte
si veste di luci accecanti, stridenti
la testa alla pianta si china, il cuore al bacino
il deserto presente al futuro di morte.
Numeri, soldi, parole straniere
senza bellezza, nemmeno sublimi.

Adesso dimmi, stanca Europetta
quali son stati i secoli bui?
D0ve la luce, dove i colori
le canzoni gioiose dei popoli tuoi?

Non giova la pace
ove non cresce più l’erba.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 17 dicembre 2012, in Versi con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. uno zibaldone di storia ,,, con un suo fascino!
    Torna al fantastico, Michele, ti è più congeniale

  2. ma è tua? io la trovo fantastica.

  3. Per far ricrescere l’erba bisogna trovare la pace.
    Per avere la pace bisogna trovare la morale
    Per trovare la morale bisogna chiedere aiuto a Dio.
    Allora la morale tornerà,l’erba crescerà,la pace tornerà,l’umanità si rinnoverà.

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