Perché l’affitto dell’utero è un abominio


La pratica dell’utero in affitto, anche detta maternità surrogata è quel processo per cui una coppia sterile (per un motivo o per l’altro) decide di far nascere il proprio figlio dall’utero di una donna estranea alla coppia, che è madre gestazionale del nascituro (ed in certi casi anche biologica, ma questo tipo di surrogazione è maggiormente osteggiato per vari motivi).

In questo post ho intenzione di approcciare questa pratica da due punti di vista per dimostrare che essa è intrinsecamente abominevole e lesiva della dignità umana, nonché della salute degli attori in gioco.

Partiamo dal punto di vista della donna.

Pensiamo a chi arriva a farsi pagare per tenere un bambino che non crescerà mai in grembo: nella maggior parte dei casi lo farà in preda alla disperazione o, come succede in India, in seguito a pressioni dei mariti in cerca di un modo per far cassa. In questi casi, quindi, quello delle madri surrogate è l’ennesimo fenomeno in cui assistiamo alla mercificazione della donna e del suo corpo (e spesso, come succede in India http://www.lanuovabq.it/it/articoli-donne-indiane-sacrificate-per-dare-figli-a-coppie-gay-5585.htm con ben poco rispetto per l’integrità anche solo fisica della stessa), la donna viene privata, in nome del denaro, della sua specifica dignità di donna, poiché il messaggio è: “non mi serve una donna per essere genitore, mi basta un utero”.
Questo anche senza considerare quanto possa essere psicologicamente pericoloso, per una donna, crescere una creatura nel proprio grembo sapendo che se ne separerà non perché impossibilitata ad accudirlo, ma perché tale creatura appartiene ad altri, ed anche l’utero, nel momento in cui viene affittato, di fatto non è più suo: è come se lo avesse venduto.
E così coloro che combattevano per l'”emancipazione della donna”, miravano alla svalutazione della stessa? Nessuno si rende conto di quanto realmente accade con queste pratiche? La donna in quanto tale diventa insignificante, sostituibile, diventa a tutti gli effetti uno strumento per generare una vita, una donna che viene venduta in questo modo non è trattata come una persona, e non importa che sia lei stessa a vendersi: con l’utero vende la sua dignità, si fa “utensile”.
E questo per soddisfare il narcisistico desiderio di generare la vita da parte di chi non può per natura: in primo gli uomini che, da sempre invidiosi di ciò che è specificamente femminile, cercano di affermare una sorta di onnipotenza grazie al potere del denaro.

Ma le ferite subite dalla donna non sono niente in confronto a ciò che di veramente abominevole c’è in queste pratiche.
Perché, di fatto, non si assiste semplicemente al commercio di donne (uteri?), ma anche di bambini.

Perché si può argomentare quanto si vuole che, essendo l’embrione impiantato (quando lo è), il bambino è il frutto del concepimento di un’altra coppia, di cui la madre surrogata non fa parte, ma in questo modo si ignora qualcosa di fondamentale.

Ma andiamo un po’ indietro: come nasce un bambino? Cosa succede nel ventre materno?
Nono ho intenzione di scrivere un saggio scientifico, quindi mi limiterò ai punti che ci interessano.
Durante la gestazione assistiamo allo sviluppo di quello che sarà il bambino, il cucciolo d’uomo, l’essere umano che, a nove mesi dal concepimento, vedrà la luce. Durante questo lungo periodo, la creatura vive in perfetta simbiosi con l’organismo che la ospita, quello della madre, ne trae tutti i materiali che serviranno a costruire le varie strutture, ma anche tutte quelle informazioni che andranno a costruire la sua psiche. Nel ventre della madre il bambino inizia già a comunicare, tanto che, appena nato, saprà riconoscere la mamma tra centinaia di donne, e la riconoscerà dall’odore e dal suono della voce, che durante la gestazione ha imparato a conoscere bene.

La relazione che lega madre e figlio è qualcosa di unico ed insostituibile: il bambino non vivrà mai più una relazione del genere, che non solo è la prima in assoluto (precedente persino alla nascita), ma è anche quella che plasmerà la sua personalità nel bene e nel male. È noto, infatti, come sia il rapporto con la madre a determinare lo sviluppo dell’identità e della personalità dell’essere umano, e la madre naturale (che è quella gestazionale, non quella biologica, perché gli animali non si relazionano con i geni ma con altri animali) sarà, anche nel caso in cui verrà a mancare prima che il bambino sviluppi una vera e propria coscienza, la persona più importante in assoluto, per quel bambino.
Cos’è, dunque, la pratica dell’utero in affitto?
È quella pratica che PROGRAMMA una violenza sul bambino: la separazione dalla madre naturale. Per soddisfare i desideri egoistici e narcisistici di due (o uno, o più) adulti sterili, il bambino viene preso da sua madre ed allontanato. Potremmo dire che è molto più corretto dire, in questi casi, che ciò che avviene non è una sottrazione del bambino alla madre, ma della madre al bambino.

In generale, questa situazione è la stessa del rapimento (e poco importa che sia consenziente), del furto di infanti, solo che lo stato lo permette e accetta che si faccia violenza su di un essere umano, rendendosi complice di un crimine efferato.

La “madre surrogata” è un “orfano per vocazione”, equivale a spingere una donna a rimanere incinta con lo specifico scopo di lasciare il figlio in adozione.

La situazione analizzata ci permette, con ben poche remore, di definire quindi questo fenomeno un abominio, lesivo della dignità della donna, della dignità del bambino, della dignità della persona umana in sé, dei diritti del bambino, della salute psicologica della donna e del bambino, talvolta anche della salute fisica della donna.
E se l’atto è un abominio, l’acquirente è un criminale, la società civile che lo permette è barbara e incivile e chi manovra la società civile perché accetti questa oscenità un nemico dell’umanità.

Ma tanto questo è il progresso, ennesima manifestazione di quello ius vitae necisque che i sostenitori di queste pratiche schifano ipocritamente.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 30 gennaio 2013, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. La decisione di un figlio nato con l’affitto dell’utero manifesta un atto d’egoismo per chi non si considera che esistono tanti bambini abbandonati che hanno bisogno di crescere in famiglia e chi vuole un figlio può adottarne uno.Anche l’adozione a distanza è un atto di amore lodevole perchè permette che un bimbo possa crescere nel suo ambiente.

  1. Pingback: Il vero Abominio dell’ utero in affitto (maternità surrogata) racchiuso in un VIDEO SHOCK | Misteri e Controinformazione - Newsbella

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