La Tua Chiesa


Dall’11 febbraio scorso, mentre giornalisti, opinionisti, parolai e profeti improvvisati, nonché teologi della prima e ultima ora fornivano le loro utilissime ed importantissime opinioni (e previsioni, ma alla fine pare che l’unico che c’ha preso sia Messori, che ha pure tenuto ben nascosto il pronostico, fino ad oggi) sugli eventi che stavano avvenendo, mi sono sforzato di stare zitto il più possibile, di non unirmi al coro, di non dare interpretazioni o chiavi di lettura di questo o quell’evento… finché non fosse tutto finito, quindi fino all’annuncio del nome del nuovo Papa.

Non posso negare di essere stato segnato, come un po’ tutti quelli a cui freghi qualcosa, dalla scelta di Benedetto XVI, ma non sono qui per lodarlo, né per parlare della scelta coraggiosa, né per insultarlo, né per dire che finalmente la Chiesa sta diventando moderna, né per rimproverarlo con l’accusa di averci lasciato nelle mani di chissà quale uomo assetato di potere, o quella di aver lasciato degli orfani, o quella di esser sceso dalla croce.

Diciamolo chiaramente, se siamo la Chiesa, non lo siamo nel nome del Papa, il Papa NON è una semidivinità, NON è la fonte della nostra fede, della nostra speranza, e tanto meno della nostra carità. Per quanto sia evidentemente legato a Benedetto XVI culturalmente ed affettivamente, il centro non è lui, come non sono io, come non è la somma delle teste che pensano di essere Chiesa.

Così, con la mia solita assurda pretesa di aver colto qualcosa di importante, scrivo questo post NON per lodare o denigrare il Papa emerito, ma per rilanciare un pensiero che è venuto in mente a me, che è scaturito da quel gesto che, nel bene o nel male, rimarrà nella storia, e che, a mio parere, è di fondamentale importanza per comprendere di cosa, davvero, stiamo parlando. 

1) La Chiesa non è una democrazia.

Successe circa 1 anno fa (probabilmente di più), erano i primi tempi in cui parlavo di cristianesimo, in internet, con altri cristiani (prima c’erano le eterne battaglie dei forum, brutta roba), il periodo in cui mi ritrovavo, ingenuo ed inesperto, ad aver quotidianamente a che fare con sostenitori di teologi che, insomma, diciamo mettevano piuttosto in dubbio quella che chiamano la “struttura” della Chiesa Cattolica, l’esistenza dei sacerdoti, dei vescovi, del Papa, della gerarchia. Non avevo un’idea definita, sinceramente non erano nemmeno argomenti che mi interessassero gran che, perché, di fatto, “il mio cristianesimo” (.cit) in quel periodo era in una fase infantile che aveva bisogno di saperne di più su Cristo, la Chiesa non era minimamente nei miei piani. Così, diciamo, avevo molti contatti (di cui alcuni continuo a mantenerli con buoni/ottimi risultati) che guardavano con perplessità la struttura non-democratica della Chiesa Cattolica. Ed ecco che, un giorno, qualcuno mi linkò un video con un discorso del 1990 del cardinale Ratzinger: una compagnia sempre riformanda (consiglio di seguire tutto il discorso, è… importante):

Più importante per la nostra questione è però un problema generale. Tutto quello che gli uomini fanno, può anche essere annullato da altri. Tutto ciò che proviene da un gusto umano può non piacere ad altri. Tutto ciò che una maggioranza decide può venire abrogato da un’altra maggioranza. Una Chiesa che riposi sulle decisioni di una maggioranza diventa una Chiesa puramente umana.

Essa è ridotta al livello di ciò che è fattibile e plausibile, di quanto è fatto della propria azione e delle proprie intuizioni e opinioni. L’opinione sostituisce la fede. Ed effettivamente, nelle formule di fede coniate da sè che io conosco, il significato dell’espressione “credo” non va mai al di là del significato “noi pensiamo”. La Chiesa fatta da sé ha alla fine il sapore del “se stessi”, che agli altri “se stessi”, non e mai gradito e ben presto rivela la propria piccolezza. Essa si è ritirata nell’ambito dell’empirico, e così si e dissolta anche come ideale sognato.

Insomma, era una risposta proprio a quei discorsi: Ratzinger affermava, con forza, che la Chiesa NON è una democrazia e che NON deve esserlo, perché non è questa l’essenza della Chiesa, non è questo il suo scopo, non è per questo che fu costituita.

Ma ancora non mi colpiva gran che, non ricordo nemmeno se guardai tutto il video o saltai dei pezzi attirato da quel titolo, che ovviamente gridava “guardate che assetato di potere, dice che la Chiesa non è una democrazia!”

Però dentro di me, proprio grazie a questo video, iniziò a farsi strada una domanda: ma che è la Chiesa? Deve essere una democrazia? Si riforma in questo modo?

Una domanda occulta sotto molte altre, che è venuta fuori definitivamente solo qualche mese fa.

2) La Chiesa non è nostra.

Esatto, qualcuno ricorderà una citazione dello stesso Ratzinger (datata questa 1970), comparsa su questo blog a fine Dicembre. Proviene da un discorso di Ratzinger intitolato “Perché sono ancora nella Chiesa”, (http://papabenedettoxvitesti.blogspot.it/2011/02/prof-ratzinger-1970-lopinione-pubblica.html), in cui il teologo si chiede perché mai continuare ad essere in una Chiesa i cui membri hanno ripetutamente sbagliato, si sono macchiati dei peggiori crimini, sono stati spesso incoerenti con ciò che predicavano.

Ecco, ero arrivato a leggere quello scritto spinto da discussioni che avvenivano in famiglia, proprio sull’opportunità di continuare ad ascoltare questo gruppo di potenti vecchiardi, ma questo documento è stato proprio lo strumento per arrivare ad una risposta: è opportuno, anzi, è doveroso.

Ratzinger risponde, molto semplicemente (poi se volete proprio saperlo, come risponde, andatevi a leggere tutto che ci vogliono 5 minuti ed è qualcosa di meraviglioso), che il motivo per cui dobbiamo continuare ad essere nella Chiesa è che…

Questa non è la “nostra” Chiesa, come la prima volta che lo sentii mi mandò il messaggio “la Chiesa non appartiene al popolo, non è una democrazia”, ora, che lo seguivo con più attenzione, sottolineava: “la Chiesa non appartiene a noi” e con noi intendeva non solo il popolo, ma anche e soprattutto i sacerdoti, i vescovi, il Papa, “non è un’istituzione, non è uno stato, non è un’organizzazione”.

O, almeno, non solo, perché ovviamente quelle forme si accostano, storicamente, al concetto di Chiesa.

Il punto è che la Chiesa, dice Ratzinger, non è nostra. La Chiesa è di Gesù Cristo, ruota attorno a Gesù Cristo, è costruita su Gesù Cristo, si nutre di Gesù Cristo, e se non fosse così, se non si basasse tutto su di Lui ma sull’idea di questo o di quell’altro, o anche di una moltitudine di persone che esprimono quest’idea democraticamente… non avrebbe senso, non dovrebbe esistere.

Dopo la traduzione in tedesco della liturgia, secondo l’ultima riforma, mi si presentava continuamente una difficoltà linguistica nel recitare un testo, che appartiene proprio a questo stesso contesto e che è sintomatico per ciò di cui si tratta qui.
Nella traduzione tedesca del Suscipiat si dice: il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio “per il bene nostro e di tutta la Sua santa Chiesa”
.
A me veniva sempre spontaneo dire: “E di tutta la nostra santa Chiesa“.
In questa difficoltà linguistica viene alla luce tutta la problematica che stiamo trattando e diventa chiaro il fatto che siamo incorsi in una deviazione di prospettiva.
Al posto della Sua Chiesa è subentrata la nostra e con essa le molte chiese: ognuno ha la propria.
Le chiese sono diventate nostre imprese, di cui siamo orgogliosi o ci vergogniamo, tante piccole proprietà private che stanno una accanto all’altra, chiese soltanto “nostre, che noi stessi costruiamo, che sono opera e proprietà nostra, e che noi vogliamo trasformare o conservare come tali. 
Dietro alla “nostra Chiesa” o anche alla “vostra Chiesa” è scomparsa la “sua Chiesa”.
Ma solo quest’ultima interessa e se non esiste più anche la “nostra” Chiesa deve abdicare.
Se fosse soltanto nostra, la Chiesa sarebbe solo un inutile gioco da bambini
.

(…)

Ancora un’osservazione in chiusura. Quando, come abbiamo fatto qui, si afferma che senza l’amore non si può vedere nulla e che quindi si deve amare anche la Chiesa, per poterla riconoscere, oggi molti diventano inquieti.
L’amore non è forse il contrario della critica? E non è in fondo il pretesto dei potenti che vogliono eliminare la critica e vogliono mantenere lo status quo a loro favore? Si giova di più agli uomini tranquillizzandoli e abbellendo la realtà, oppure intervenendo in loro favore continuamente contro la perdurante ingiustizia e contro l’oppressione delle strutture? Si tratta di questioni molto ampie, che non possono essere indagate qui nello specifico.
Ma una cosa dovrebbe essere ben chiara: il vero amore non è né statico né acritico. L’unica possibilità di cambiare in positivo un altro uomo è quella di amarlo e aiutarlo quindi a cambiare lentamente, da ciò che egli è a ciò che egli può essere.
Lo stesso vale per la Chiesa.
Guardiamo alla storia più recente: nel rinnovamento liturgico e teologico della prima metà di questo secolo è maturato un vero movimento di riforma, che ha portato cambiamenti positivi.
Ciò fu possibile soltanto perché vi furono uomini che amarono la Chiesa in modo vigile, con spirito “critico”, e furono pronti a soffrire per essa.
Se oggi non riusciamo più in nulla, è solo perché tutti siamo troppo preoccupati di affermare solo noi stessi.
Rimanere in una Chiesa che avesse bisogno di essere fatta da noi per diventare degna di essere abitata non ha senso; è una contraddizione in termini. Rimanere nella Chiesa perché essa è in sé degna di rimanere nel mondo, perché essa è in sé degna di essere amata e di un amore che la porti sempre a trasformarsi di nuovo in ciò che deve essere veramente – questo è il cammino che anche oggi viene indicato dalla responsabilità della fede.

3) La rinuncia

Arriviamo, così, al grande evento.

Possiamo riconoscere i segni di questa “crepa” tra il concetto di Chiesa “nostra” e di Chiesa “Sua” anche dalle varie reazioni, di cui si è già parlato prima. Ma in questo contesto, che significa la rinuncia di Benedetto XVI?

Nell’anno della Fede, ci ha costretti a guardare più in là del Papa, ci ha costretti a domandarci: “ma se il Papa se ne va, noi rimaniamo soli?” Ci ha costretti a ricordare che il Papa è un uomo, e come tale non rimarrà lì in eterno, passerà (in senso storico) come passano tutti gli uomini, così passerà anche la Chiesa, se è totalmente ed esclusivamente umana.

Ai cattolici ha chiesto, dunque: credete nella Chiesa, nelle sue strutture, nelle sue forme storiche, o credete in Cristo, di cui la Chiesa è il corpo mistico?

A tale proposito, vi cito il discorso del 14 Febbraio, con i parroci della diocesi di Roma. Parlando del Concilio Vaticano II:

Si voleva dire e capire che la Chiesa non è un’organizzazione, qualcosa di strutturale, giuridico, istituzionale – anche questo -, ma è un organismo, una realtà vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso, proprio con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come tale. In questo senso, Pio XII aveva scritto l’Enciclica Mystici Corporis Christi, come un passo verso un completamento dell’ecclesiologia del Vaticano I.

Direi che la discussione teologica degli anni ’30-’40, anche ’20, era completamente sotto questo segno della parola “Mystici Corporis”. Fu una scoperta che ha creato tanta gioia in quel tempo ed anche in questo contesto è cresciuta la formula: Noi siamo la Chiesa, la Chiesa non è una struttura; noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E, naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero “noi” dei credenti, insieme con l’”Io” di Cristo, è la Chiesa; ognuno di noi, non “un noi”, un gruppo che si dichiara Chiesa. No: questo “noi siamo Chiesa” esige proprio il mio inserimento nel grande “noi” dei credenti di tutti i tempi e luoghi. (…)

Questi erano, diciamo, i due elementi fondamentali e, nella ricerca di una visione teologica completa dell’ecclesiologia, nel frattempo, dopo gli anni ’40, negli anni ’50, era già nata un po’ di critica nel concetto di Corpo di Cristo: “mistico” sarebbe troppo spirituale, troppo esclusivo; era stato messo in gioco allora il concetto di “Popolo di Dio”. E il Concilio, giustamente, ha accettato questo elemento, che nei Padri è considerato come espressione della continuità tra Antico e Nuovo Testamento. Nel testo del Nuovo Testamento, la parola “Laos tou Theou”, corrispondente ai testi dell’Antico Testamento, significa – mi sembra con solo due eccezioni – l’antico Popolo di Dio, gli ebrei che, tra i popoli, “goim”, del mondo, sono “il” Popolo di Dio. E gli altri, noi pagani, non siamo di per sé il Popolo di Dio, diventiamo figli di Abramo, e quindi Popolo di Dio entrando in comunione con il Cristo, che è l’unico seme di Abramo. Ed entrando in comunione con Lui, essendo uno con Lui, siamo anche noi Popolo di Dio. Cioè: il concetto “Popolo di Dio” implica continuità dei Testamenti, continuità della storia di Dio con il mondo, con gli uomini, ma implica anche l’elemento cristologico. Solo tramite la cristologia diveniamo Popolo di Dio e così si combinano i due concetti. Ed il Concilio ha deciso di creare una costruzione trinitaria dell’ecclesiologia: Popolo di Dio Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo.

Ma solo dopo il Concilio è stato messo in luce un elemento che si trova un po’ nascosto, anche nel Concilio stesso, e cioè: il nesso tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo, è proprio la comunione con Cristo nell’unione eucaristica. Qui diventiamo Corpo di Cristo; cioè la relazione tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo crea una nuova realtà: la comunione. E dopo il Concilio è stato scoperto, direi, come il Concilio, in realtà, abbia trovato, abbia guidato a questo concetto: la comunione come concetto centrale. Direi che, filologicamente, nel Concilio esso non è ancora totalmente maturo, ma è frutto del Concilio che il concetto di comunione sia diventato sempre più l’espressione dell’essenza della Chiesa, comunione nelle diverse dimensioni: comunione con il Dio Trinitario – che è Egli stesso comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo -, comunione sacramentale, comunione concreta nell’episcopato e nella vita della Chiesa.

Secondo me la scelta di parlare ancora di tutto questo, di ribadire la centralità di Cristo, di ribadire come tutto abbia un senso solo perché c’è Lui, e non perché noi siamo bravi, belli e buoni con la nostra grande ONG che sfama gli affamati, costruisce ospedali e manda missionari in giro nel mondo, ma perché alla  base c’è Cristo, il Dio Vivente. Non c’è nemmeno il Papa al centro, non cè nessuno di noi al centro, ma c’è Cristo. E proprio perché c’è Cristo, allora ci siamo tutti. Ma solo se viviamo in Cristo.

4) Papa Francesco

Quando mi era venuto in mente questo post, ovviamente, non pensavo che avrei potuto aggiungere altro.

Invece il nostro nuovo Papa Francesco, nella sua prima omelia, guardate cos’ha detto:

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

(…)

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Insomma, scusatemi se mi sono intromesso insieme a tutti gli sciacalli delle ultime settimane, ma non l’avevo sentito gridare abbastanza forte (da chi invece ha gridato di tutto).

Cosa?

Che senza Cristo tutto questo “non è che un gioco da bambini”, chissà cosa; che la Chiesa dei nostri sogni non vale nulla, a meno che non sia quella fatta secondo la volontà di Dio e non la nostra, chissà cosa; che Cristo è con noi, anche quando disubbidiamo, perché in fondo ce l’ha promesso. O meglio.

Speriamo che il Signore ci aiuti. Io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi, e insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza: Vince il Signore! Grazie!

Dimissioni => negazione che Chiesa e Papa coincidano, che il Papa sia “Cristo in terra”

vedi: http://www.news.va/it/news/benedetto-xvi-incontra-i-parroci-di-roma-grazie-pe

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 14 marzo 2013, in Citazioni, Riflessioni, Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Certo,noi siamo Chiesa perchè siamo inseriti nel corpo mistico di Gesù. Lui è la vite,noi siamo i tralci,lo Spirito Santo è la linfa che dalla vite scorre ai tralci, li vivifica e li fà fruttificare.Niente possiamo fare senza la sua opera.

  2. E… guardate un po’ che ha detto oggi (16 Marzo) Papa Francesco all’incontro con i giornalisti!

    “Cristo è il centro, no el sucesore de Pietro. Cristo è il centro.”

  3. Gesù stesso ha detto: Io sono la via,la verità,la vita.Quindi noi viviamo ed agiamo in Lui.Cosa incomprensibile se non abbiamo il dono della fede,che trascende ogni concetto umano.

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