Sulla preghiera


Chi prega è invincibile.

Un’affermazione semplice, quasi scontata, praticamente una constatazione: eppure non ci crediamo.

Io, almeno, “non ci credo”, non posso dire di crederci. Ma come? Che dico? L’ho scritto io?

Certo che non ci credo, altrimenti non farei tutta questa fatica, non avrei l’abitudine di rimandare, rimandare e rimandare finché la stanchezza non diventa tanta da rendere impossibile qualsiasi preghiera che non sia un mero ripetere, tra l’altro con scarsissima attenzione, parole senz’anima, senza volontà.

Non sono ancora in grado di pregare davvero, di volerlo fare, per questo non sono invincibile: la mia stessa incapacità di pregare è, in effetti, un “essere vinti”, significa non volere davvero quel che si vuole, relegarlo ad una formula, aspettare che succeda qualcosa senza imporre la propria volontà vera, ma lasciando che sia qualcun altro a comandare.

Ebbene, questo qualcun altro, questo infame viscido e meschino la sa lunga, come dice il proverbio, e sa che, affinché gli sia possibile fare qualsiasi altra cosa, è opportuno che non si preghi: così mette in campo le sue tentazioni più invisibili, mette in testa che “non c’è tempo per pregare”, che “se non vai a letto subito domani…”, che “non si può smettere proprio ora di fare quella cosa lì, capisci? Poi non avrai tempo”, e puntualmente ci si ritrova a sperperare comunque il tempo, ed in modi ben meno nobili e utili. Chissà come mai.

Ieri sera però non ce l’ha fatta: ho pregato sul serio. E L’ho sentito così intensamente, ho percepito nel cuore il calore del Suo infinito amore e della Sua passione (era un calore “che faceva male”, eppure non me ne sarei mai staccato) a tal punto da sentirmi invincibile, da esserlo, almeno allora, almeno lì.

Così in quel momento ho saputo pregare, ed ho saputo chiedere: non c’era altro da chiedere, se non di imparare a pregare, di ricordare in ogni momento che le cose stanno così, che stanno davvero così, checché ne dica chi vorrebbe illudermi dell’esistenza di cose più importanti.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 3 luglio 2013, in Bibbia, Divagazioni emotive, Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. non mi arriva più niente da mesi. Ti sei dimenticato di me!

    • Nemmeno questo ti è arrivato?
      Non sono io che mando le mail, Angela, forse c’è stato un problema col sistema, prova a re-inserire il tuo indirizzo nella finestrella sulla sinistra.
      Tranquilla che di te non mi dimentico 😉

  2. complimenti, hai riassunto benissimo quelle capriole mentali che sperimento anch’io, quell’attacco del Nemico, che mi spinge a pregare il meno possibile oppure a pregare in modo distratto, frettoloso, meccanico.
    E’ proprio come dici.
    Grazie.

    • È che non vediamo Cristo armato di scimitarra pronto a liberare Israele dal dominio romano e non ci crediamo, che capire le cose in modo un po’ “diverso”.
      Così quell’altro ci insinua il dubbio, ci fa esitare, e come ogni dubbioso che si rispetti perdiamo la volontà di cercare, di essere invece curiosi, di accogliere quel Bene che ci è stato promesso: a volte lo fa anche spaventandoci, portandoci a pensare che “potrebbe non essere vero”.

      Ed a questo punto mi trovo a dover parlare di un’altra riflessione recente (poi chissà, tra un po’ potrei farci un post): ormai da qualche secolo c’è una terribile esaltazione del dubbio, il dubbio visto come qualcosa di buono, come qualcosa di positivo, quel “mettere in discussione” di cui si parla tanto viene inteso come “dubbio”, e poi si ha pure il coraggio di condannare la “paura”, in cui si falsifica il timore, che invece è bellissimo.
      Il dubbio è la vera paura, il sentimento di chi non osa appoggiare il piede perché non riesce a capire se la pietra cederà e lo trascinerà a valle, il dubbio è quella cosa che paralizza il bambino che non è riuscito a sviluppare un buon attaccamento con la madre, perché questa lo maltratta e contemporaneamente si mostra affettuosa, quindi non riesce a decidere e… non cresce.

      Invece sappiamo che ogni bambino, per esplorare il mondo, per essere curioso, ha bisogno di una certezza: i suoi genitori sono vicini, e lo amano.
      Non può esserci crescita dove c’è il dubbio, né curiosità, prima bisogna liberarsene, bisogna pure rischiare (ma chi può rischiare, se non chi sa che esiste una “base sicura”?), bisogna prendersi tutti gli insulti e tutto lo scherno che il mondo ha da offrire, se necessario, pur di non passare la vita a piangere di nascosto.

      Scusa se ho preso troppo spazio, ma avevo bisogno di mettere per iscritto anche questo e me ne hai dato l’opportunità 😛

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