Archivio mensile:agosto 2013

Estetica dei videogiochi. Percorsi, evoluzioni, ibridazioni

 

di Luca Papale

 

Il libro riesce a fornire, in poco spazio, un ritratto molto interessante dell’attuale mondo videoludico e dei processi che l’hanno portato ad essere quello che è; il tentativo di portare un po’ di ordine nel caos che ha rappresentato la descrizione di tale mondo è sicuramente ben riuscito, oltretutto rimanendo perfettamente comprensibile anche ai profani dello studio dei media. L’analisi del videogioco come medium autonomo e indipendente, in particolare, riesce in questo testo a portare alla luce non solo la necessità di tenere in considerazione la dignità del videogioco che non può più essere visto come semplice “giocattolo”, ma anche la possibilità di liberarlo dall’immagine di “sottoprodotto” di altri media, permettendogli così di entrare a pieno diritto in quella rete di interrelazioni ed interdipendenze orizzontali che collegano i prodotti culturali di ogni tipo.
Tenendo da parte qualche asserzione filosofica discutibile, il libro riesce anche a delineare vari aspetti del rapporto tra uomo contemporaneo e videogiochi (ma anche media in generale, dimostrando ulteriormente che lo studio del videogioco non è né inutile, né banale, ma importante per comprendere appieno il contesto culturale odierno.

 

 

Compratelo e non ve ne pentirete, sempre che l’argomento sia di vostro interesse: cliccate sulla copertina qua sopra per maggiori informazioni…

Perché su Malacandra non esiste la guerra?

[Il filologo terrestre Elwin Ransom cerca di scoprire se a Malacandra, pianeta popolato da ben tre specie “razionali”, esista la guerra. Non conosce però i termini con cui spiegare al hross Hyoi cos’è la guerra, così cerca di approcciare l’argomento a partire dalle cause: la scarsità di risorse, magari provocata da un aumento della popolazione] Leggi il resto di questa voce

Una lettera indegna

Fratellino,
ancora tremante decido di scrivere queste parole, che forse nemmeno leggerai mai, o che leggerai senza sapere che sono rivolte a te.
Eppure le scrivo, e non posso negare che ci sia anche un po’ d’egoismo, in questo mio gesto, ormai mi conosco abbastanza per riconoscere che ogni gesto che il mondo potrebbe chiamare “bello”, in realtà cela un’ombra di superbia, di protagonismo…
Perdonami per questo, perché chi legge non lo sa, ma io non sono degno nemmeno di baciarti i piedi, non sono che un miserabile, un vile, e chiunque la pensasse diversamente si sbaglierebbe di grosso.
Non è buffo iniziare una lettera in cui si vuole chiedere perdono… chiedendo perdono per volerla scrivere?
Oggi, quando ti ho visto, ho iniziato a tremare. Qualcuno penserebbe che sia normale, dopotutto, eravamo ad un funerale, il funerale di tuo padre, e chiunque si sarebbe impietosito davanti alla sofferenza di un bambino che ha perso il proprio padre.
Ma io tremavo davvero, e non erano i pensieri a farmi tremare, non era la compassione né la simpatia, non era il disagio nel vederti circondato da persone che ti compativano, che cercavano di comunicarti qualcosa anche quando ciò è, almeno credo, sinceramente impossibile, quando solo la Grazia può rimediare al dolore e alla rabbia.
Io tremavo perché avevo di fronte il Cristo.

Ti ho toccato e ti ho baciato, ma l’ho capito chiaramente, che non sono degno.
Io che così spesso mi sono lamentato, io che così spesso ho pianto per la mia famiglia, per mio padre…! Io che sono arrivato a pensare di non averne mai avuto uno, come posso sentirmi degno di toccare chi il padre l’ha perso davvero?
Non ho potuto dirti alcunché, non ho fatto niente di diverso da ciò che hanno fatto tutti gli altri, e anche quello è stato inutile, se non ti è servito per soffrire ed arrabbiarti ancora di più.
Ma posso dirti, nell’eventualità che un giorno venissi a leggere queste parole, che Uno c’è, che può condividere con te il tuo dolore, che l’ha già preso su di sé prima che tu nascessi, che ti ama più di quanto immagini. Ti ho affidato a Lui nella mia preghiera, perché vegli su di te e ti protegga.
Appena qualche giorno fa gli avevo chiesto di tenermi al riparo da qualsiasi corona, salvo quella che ha dovuto indossare mentre saliva sul Golgota. Oggi mi ha concesso di partecipare ad una briciola del tuo dolore, come al solito non ha tardato ad esaudire la mia preghiera.

Perdonami ancora, perdonaci tutti.