Ma è difficile!


10/09/2013

A volte mi chiedo con che criterio certe persone si ritrovino tra le mani certe responsabilità.
La domanda è sempre quella: perché proprio io? Perché ha scelto me che sono così debole e impreparato? Perché mi assegna questo incarico, quando è chiaro che ci vorrebbe ben altri, al mio posto?

Già ci pensavo quando, più di un mese fa, leggevo la prefazione di un libriccino sulle “cacce francescane”: lì si descriveva il modello del vecchio lupo che sarebbe riuscito a far conoscere san Francesco ai lupetti.
Inutile dirlo: quel vecchio lupo era san Francesco, era il ritratto della santità, l’incarnazione di un educatore che poteva essere pure analfabeta, ma che portava con sé il distintivo dei santi.

Io non sono un santo, Signore, e tu lo sai bene.
Anzi, potrei pure passare ore ed ore a spiegarti che quello che mi chiedi non è nelle mie possibilità, che non sono che un bambino, un infante.
Mi chiedi, tramite bocche altrui, di aiutare quei bambini a diventare uomini, e a diventare santi, ma ecco che io non sono né l’una né l’altra cosa. Il mio carattere è acerbo, e la mia fede? Non è che una fiammella, sempre in pericolo, sempre pronta a piegarsi al vento.
Cos’è la fede che hai voluto donarmi in confronto a quella di Francesco, Filippo, Giovanni, Ignazio, Josè? Ben poca cosa, e sono davvero tentato di metterla in una buca, ma so anche che chi mi tenta è mio nemico.

Certo, da una parte posso consolarmi sapendo che non dovrò essere in alcun modo un padre, ma solo un fratello maggiore, ma risparmiami di porti la stessa domanda che ti fece Caino. E, comunque, questo non cambia gran che le cose.

Solo Tu, Signore, puoi renderli come li vuoi.

Serviti pure di me, ma ricorda che sono debole, che fallirei se Tu non mi sorreggessi e non compensassi i iei limiti.
Sì, lo so, ho paura, eppure…

Eppure lo abbiamo letto e commentato insieme, pochi giorni fa, c’eravamo io, Te e loro.
C’eri Tu che camminavi sulle acque, Pietro era sulla barca e dicesti: “Vieni!”. Lui iniziò a camminare ma poi ebbe paura, allora dovesti salvarlo, perché affondava.
Lo so, Signore, che ho detto a quei bambini che chi crede in Te non può avere paura.
Ma renditi conto: io sono ben più pavido di quel Simone, a mala pena riesco a camminare sul pavimento, quando non mi tieni per mano!

06/10/2013

Signore. Io non so, davvero, che fare.
Il momento in cui entrerò effettivamente in questo nuovo ruolo si avvicina sempre di più, e come mi sto preparando?
Non mi sto preparando.
Non sono più capace nemmeno di pregare, non sono riuscito a trovare un pomeriggio per stare da solo con Te.

Certo, mi sono venute in mente tante belle idee, probabilmente nella mia testa c’è già un intero progetto, ma tutto questo vale poco, tutto questo non servirà a nulla se, quando avrò quei ragazzini davanti, non riuscirò a mantenermi saldo, a guardarli negli occhi e convincerli a “stritolare la preda fino all’osso”, soprattutto a renderli desiderosi di farlo, entusiasti.

Ogni giorno sento davanti agli occhi una dozzina di volti, nelle orecchie una dozzina di voci. So che saranno loro a giudicarmi, e davvero ti prego: per lo meno preservami dal far loro del male. Potrei farlo, in tanti modi, ne sono consapevole, e questa consapevolezza mi fa male.

Ma quei volti e quelle voci, sono soprattutto le cose che fanno sussultare il mio cuore, che mi scaldano il petto: io voglio davvero amarli, voglio davvero servirli, anche fosse in ginocchio e sul fango, anche a costo di sacrificare ben più di qualche serata. Voglio farlo perché è qualcosa che mi rende felice, molto più di altre cose che mi hai chiesto: per questo ti ringrazio e ti adoro, perché mi hai concesso questo enorme privilegio, di servirti facendo qualcosa che mi piace fare.

Sì, lo so che quando mi viene in mente di poter dar loro chissà cosa è la mia solita superbia ad entrare in gioco, so di non essere che uno dei tanti attori che entreranno nella loro vita per uscirne in poco tempo, ma per quanto ciò che possa fare io sia piccolo, è all’interno di un progetto molto più grande, di un progetto eterno.

Da quando ho iniziato a conoscerti, so che ti servi di singole parole e di singoli gesti con un’efficacia che surclassa qualsiasi progetto umano: io sarò qui a fare il mio dovere, a preparare il gioco x o a raccontare la storia y, e queste non sono davvero grandi cose, ma questo mi viene chiesto e questo farò. Soltanto, ti prego, ricordati che ci sono qui due mani per quel gesto, e una bocca per quella parola. So che nella tua infinita potenza puoi tutto: ebbene, non serrare la mia bocca e non indurire le mie mani, non indurire il mio cuore…
Fa che la mia unica volontà sia fare la tua volontà, fa che le mie mani, la mia bocca, il mio cuore siano puri com’è puro il Tuo volto. Allora, quando vorrai, potrai servirtene nel modo che vuoi.

Quante parole vane, Signore, di un servo di poca fede. Non vedi che ho ancora paura?
Ma ho paura perché capisco che quello che mi chiedi non è di giocare con quei bambini, no: quello me l’ha chiesto il Gruppo e posso riuscirci, ne ho le capacità e le competenze, anche se sicuramente non sono ancora così raffinate.
Ho paura perché capisco che tu mi chiedi di giocare con quei bambini mentre sono come Tu mi vuoi.
Ed è vero che se il problema fossero soltanto i miei ripetuti fallimenti nel tentativo di essere come Tu mi vuoi, allora avrei dovuto aver paura anche prima, senza queste responsabilità. Ma fino ad ora mi chiedevi di essere in un certo modo soprattutto per me, mentre adesso ci saranno tanti occhietti ad osservarmi, e forse anche ad imitarmi, e capisci che fallendo farei del male anche a loro, e io questo non lo voglio!

Ma devo smetterla di piagnucolare, no? So che non ti sei dimenticato una sola volta di me, e che non ho nulla da temere.

Ma è difficile…

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 6 ottobre 2013, in Divagazioni emotive con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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