Archivio mensile:dicembre 2013

Sulla sconvenienza della bellezza.

La faccia del Selvaggio si illuminò d’improvviso piacere.

“L’ha letto anche lei?” chiese. “Credevo che nessuno conoscesse questo libro in Inghilterra.”

“Quasi nessuno. Io sono uno dei pochissimi. È proibito, sapete. Ma siccome io faccio le leggi, qui, posso anche violarle. Con impunità, signor Marx” aggiunse volgendosi a Bernardo. “Mentre temo che voi non possiate.”

Bernardo piombò in una infelicità ancor più disperata.

“Ma perché è proibito?” domandò il Selvaggio. Nella sua emozione di trovarsi con un uomo che aveva letto Shakespeare, aveva momentaneamente dimenticato ogni altra cosa.

Il Governatore alzò le spalle.

“Perché è vecchio; questa è la ragione principale. Qui non ci è permesso l’uso delle vecchie cose.”

“Anche quando sono belle?”

“Soprattutto quando sono belle. La bellezza attira, e noi non vogliamo che la gente sia attirata dalle vecchie cose. Noi vogliamo che ami le nuove.”

“Ma le nuove sono tanto stupide e orribili! Questi spettacoli dove non c’è nulla all’infuori di elicotteri che volano dappertutto e dove si sente la gente che si bacia.” Fece una smorfia. “’Caproni e scimmie.’” Soltanto con le parole d’Otello egli poté dare un corso conveniente al suo disprezzo e al suo odio.

“Dei buoni animali domestici, dopo tutto” mormorò il Governatore a mo’ di parentesi.

“Perché non fate leggere loro Otello, piuttosto?”

“Ve l’ho detto, è vecchio. D’altra parte non lo capirebbero.”

Sì, era vero. Si ricordò come Helmholtz avesse riso di Romeo e Giulietta.

“Ebbene, allora” disse dopo una pausa “qualche cosa che somigli a Otello e che essi possano capire.”

“È quello che tutti noi abbiamo desiderato di scrivere” disse Helmholtz rompendo un lungo silenzio.

“Ed è quello che tutti voi non scriverete mai” ribatté il Governatore. “Perché, se somigliasse veramente a Otello, nessuno lo capirebbe, per quanto nuovo potesse essere. E se fosse nuovo, non sarebbe possibile che somigliasse a Otello.”

“Perché no?”

“Sì, perché no? Ripeté Helmholtz. Anche lui dimenticava la penosa realtà della situazione. Soltanto Bernardo, verde d’inquietudine e d’ansia, se ne ricordava; gli altri non gli badavano. “Perché no?”

“Perché il nostro mondo non è il mondo di Otello. Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilità sociale. Adesso il mondo è stabile. La gente è felice; ottiene ciò che vuole, e non vuole mai ciò che non può ottenere. Sta bene; è al sicuro; non è mai malata; non ha paura della vecchiaia; non è ingombrata né da padri né da madri; non ha spose, figli o amanti che procurino loro emozioni violente; è condizionata in tal modo che praticamente non può fare a meno che condursi come si deve. E se per caso qualche cosa non va, c’è il soma… che voi gettate via, fuori dalle finestre, in nome della libertà, signor Selvaggio. Libertà!” si mise a ridere. “V’aspettate che i Delta sappiano cos’è la libertà! E ora vi aspettate che capiscano Otello! Povero ragazzone!”

Il Selvaggio restò un momento in silenzio. “Nonostante tutto” insistette ostinato “Otello è una bella cosa, Otello vale più dei film odorosi”.

“Certo,” ammise il Governatore “ma questo è il prezzo con cui dobbiamo pagare la stabilità. Bisogna scegliere tra la felicità e ciò che una volta si chiamava la grande arte. Abbiamo sacrificato la grande arte. Ora abbiamo i film odorosi e l’organo profumato.”

[Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo, capitolo XVI]

Vieni, Spirito Creatore

Vieni, spirito creatore

colma i deserti

avvicina i mari

riporta la vita dov’è l’aridità.

 

Vieni, spirito creatore

dove gli affamati non hanno da mangiare

dove i nudi non hanno di che vestirsi

dove il pianto dei bambini muore nel vuoto.

 

Vieni, spirito creatore

in questa terra che ti ha dimenticato

vieni, in questo cuore di pietra

vieni, ti supplichiamo, non dimenticarci.

 

Vieni, spirito creatore

getta il fuoco su questa stolta terra

inondala col pianto dei ripudiati

che nessun orecchio rimanga inerte

assaggiando le grida dei dannati.

 

Vieni, spirito creatore

abbi pietà dei tuoi indegni figli

liberali dal giogo di questa idiozia

mostra loro le meraviglie del Cielo

falli partecipi della Tua presenza

 

Del tuo corpo e del tuo sangue

non faremo mai senza.

Brucia la nostra carne!

Donaci di salire
sulla tua croce sublime.

Didattica, realtà, concretezza e AAOL/appunti

Il motivo per cui anche i “nuovi” modelli didattici non possono funzionare è che non riescono a calare gli argomenti e gli apprendimenti nella realtà.
Si tenta, sì, di calarli nel concreto, ma non ci si spende nel creare l’esigenza della tale conoscenza o competenza: la massima esigenza che si riesce a creare (anzi, a sfruttare) è, di solito, quella della gratificazione o della mancata punizione. Roba pavloviana. Stupida. Barbara. Ma finché non si riesce a fare di meglio bisogna tenersela.
A volte alla gratificazione del voto si sostituisce la gratificazione di aver fatto un buon lavoro, ma è ancora poca roba. In quei casi si accende l’esigenza di studiare, NON l’esigenza di conoscere l’argomento x. Mentre è palese che l’argomento x si apprende bene soltanto quando diventa un’esigenza di per sé, un’esigenza reale e, in quanto tale, anche contingente.
Facendo un esempio molto scautistico, è innegabile che siano cose ben diverse imparare ad eseguire il nodo bolina per superare una prova della seconda classe o impararlo per non rischiare più del dovuto quando ci si deve affidare ad una corda: nel secondo caso è qualcosa che mi serve davvero, un’esigenza reale, perché io VOGLIO fare quello che devo fare con quella corda e VOGLIO farlo rimanendo incolume.
Imparassi in classe che esiste quel nodo e che potrebbe servirmi, ipoteticamente, in caso dovessi stare a penzoloni su una corda non sarebbe affatto la stessa cosa. Potrebbe essere concreto, potrei anche provare ad usarlo, ma in un ambiente protetto l’apprendimento non funziona, o almeno non in maniera completa.
Questo per dire: si possono pensare mille modi di passare una conoscenza o una competenza, ma se l’esigenza non è reale (non semplicemente concreta: REALE) non funziona, se io devo preparare una cazzo di presentazione power point solo perché il corso lo prevede e perché poi ci sarò valutato, il lavoro di quella presentazione puzzerà di plastica come non mai, sarà oltremodo stressante e, probabilmente, anche inutile, se non per l’apprendimento di qualche procedura secondaria.
Se invece devo preparare una presentazione di power point perché ho un destinatario REALE che ha REALMENTE bisogno di quella presentazione e per cui sento l’esigenza di fare un bel lavoro, l’apprendimento sarà sicuramente migliore, più veloce e più efficace, perché le conseguenze saranno allo stesso modo reali.
Allo stesso modo (e qui parlo della mia personale esperienza), se devo studiare la pagina X di Kant per ripeterla all’interrogazione la mia esigenza non è reale, se invece devo studiarla perché mi serve a sputtanare il coglione che incontro su internet e che merita di essere sputtanato senza pietà… la pagina di Kant me la ricorderò per sempre.

Qui sta tutto il problema dell’educazione formale: come conciliarla con le esigenze reali dell’educando? Come evitare che la proposta didattica risulti artificiosa e insensata? Come portare nella scuola di massa uniformata ciò che è personale e contingente?
Il fatto è che non basta scendere nel concreto ed usare la matematica pensando di essere al supermercato e di dover avere il resto, occorre scendere nel reale ed usare la matematica quando si è al supermercato e si deve avere il resto giusto. Ma come introdurre questo nella scuola? Non certo con degli AAOL che sanno di finto e puzzano di pillola indorata da chilometri di distanza…

 

Nuove lettere – 8 Dicembre

Ho deciso di non pubblicare questa lettera nel blog a causa dell’altissima densità di rivelazioni sui contenuti di Babbo Natale è morto, ma anche per alcuni contenuti che potrebbero urtare certe sensibilità.
Chi volesse leggerlo…  chieda pure.

Nuove lettere – 6 Dicembre

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

Venerdì 6 Dicembre 2013

Caro Babbo Natale,

innanzitutto, sappi che posso chiamarti come mi pare, e che se mi va di chiamarti così lo faccio.

Hai ragione tu: ho scritto quella lettera perché avevo bisogno di urlare quelle cose a qualcuno, ed in quel momento non c’eri. Poi è stato divertente farlo: sei così diverso quando scrivi… sembri quasi una persona seria.

Comunque… perdonami, avevo dimenticato che proprio in questo periodo era successa quella cosa orribile, mi dispiace tantissimo avertelo fatto ricordare. Ti prego, non mi tornare depresso come prima, sono tutti depressi in questo mondo!

Mi sono stancato dei musi lunghi, della gente che si lamenta in continuazione, di chi passa le giornate a piagnucolare pensando che capitino tutte a lui, e che tutti ce l’abbiano con lui…

Lo so, potresti dirmi che io sono proprio così, ed avresti ragione. Ma io sono un ragazzino, no? Un bimbetto. E poi sto migliorando, e spero di riuscire a mettere in pratica queste tue parole per affrontare questo mondo con un po’ di allegria, anzi, di “gioia”, come diresti tu. Leggi il resto di questa voce

La risposta – 4 Dicembre 2013

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

 

 

Mercoledì 4 Dicembre 2013

Tommaso,

mi chiedo come mai tu abbia sentito il bisogno di scrivermi una lettera, dato che possiamo tranquillamente parlare di persona, e di qualsiasi cosa. In effetti è quello che facciamo, ed anche io potrei rispondere a quel testo dicendoti tutto a voce, piuttosto che consegnandoti la mia risposta come invece farò (e avrò fatto, nel momento in cui leggi).

Forse l’hai fatto ricordandoti di ciò che successe l’anno scorso, forse perché alcune cose erano un po’ difficili da dire di persona, forse per gioco, o forse perché avevi bisogno, proprio in quel momento, di urlare quelle parole a qualcuno. Chissà. In realtà non è poi così interessante.

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Nuova lettera a Babbo Natale

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

Martedì 3 Dicembre 2013

 

Caro Babbo Natale,

quest’anno le cose sono andate un po’ meglio, ed in gran parte il merito è tuo.

Mamma e papà si sono impegnati per litigare un po’ meno, anche se le cose non sono tornate prima. Temo che questo non succederà mai, ma non è poi così importante. Dopotutto la mia vita non dipende da loro, io posso essere felice anche se queste cose non funzionano bene, questo me lo hai insegnato tu.

Anche a scuola le cose vanno molto meglio, ho trovato la forza di ricominciare a studiare e sono tutti contenti di me, anche se probabilmente potrei fare meglio. Spero che anche tu sia contento di me: quello che mi insegni è importante, per me, anche se a volte il mio pensiero è altrove, e sicuramente non do l’impressione che mi importi più di tanto. Ti sei messo in testa di affrontare quegli argomenti più seriamente e più severamente, credimi: te ne sono grato. Anche se a volte ti faccio arrabbiare, anche se qualche volta ti tratto un po’ con sufficienza ed altre volte scappo… non desistere, pensa che il Signore di cui parli sempre non avrebbe lasciato un allievo difficile come me nelle mani di un maestro incapace, e infatti mi ha fatto incontrare il migliore del mondo. Grazie, a te e a Lui.

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