La risposta – 4 Dicembre 2013


ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

 

 

Mercoledì 4 Dicembre 2013

Tommaso,

mi chiedo come mai tu abbia sentito il bisogno di scrivermi una lettera, dato che possiamo tranquillamente parlare di persona, e di qualsiasi cosa. In effetti è quello che facciamo, ed anche io potrei rispondere a quel testo dicendoti tutto a voce, piuttosto che consegnandoti la mia risposta come invece farò (e avrò fatto, nel momento in cui leggi).

Forse l’hai fatto ricordandoti di ciò che successe l’anno scorso, forse perché alcune cose erano un po’ difficili da dire di persona, forse per gioco, o forse perché avevi bisogno, proprio in quel momento, di urlare quelle parole a qualcuno. Chissà. In realtà non è poi così interessante.

 

Ti sono vicino, Tommaso, non solo perché so cosa provi, ma anche perché io stesso mi trovo di fronte problemi simili, tremende inquietudini, incubi che riaffiorano. Dopotutto tra un paio di settimane saranno passati sei anni… Le cose sono cambiate, quell’Inferno non fa più parte di me, ma il mio cuore è ancora ferito, e devo confessarti che anche io, spesso, sento il bisogno di piangere.

Forse dobbiamo rassegnarci, Tommaso: per noi l’Avvento non sarà mai più un’attesa gioiosa, o meglio, forse non sarà più un’attesa spensierata, l’attesa di un qualcosa che arriva ogni anno e porta tanta allegria. Io e te, Tommaso, non possiamo più attendere Babbo Natale, ma che importa?

Tommy, l’Avvento è attesa, noi aspettiamo che Dio venga a trovarci, a vivere in mezzo a noi. Abbiamo ogni ragione per essere felici di questo, non credi? Perché Gesù è vivo e noi possiamo incontrarlo. Durante l’Avvento ci si prepara, appunto, ad incontrare Gesù, a guardare Dio negli occhi, a gioire di una gioia eterna e illimitata.

Anche Israele ha dovuto attendere a lungo il suo Messia, e soffrendo pene indicibili, ma un giorno l’arcangelo Gabriele annunciò a Maria che il Cristo sarebbe nato dal suo grembo, poi nacque un bambino destinato a regnare sull’intero universo, sul Cielo e sulla Terra.

In quel giorno l’attesa si ricolmò di gioia, ed il pianto disperato di un popolo abbandonato dal suo Dio si trasformò in esultanza, perché tutte le promesse stavano per compiersi.

Lo stesso vale per noi, Tommaso: a quella donna ci rivolgiamo, sospirando, da questa valle di lacrime. Capisci? Gementi e piangenti. Una preghiera, ed ella volgerà su di noi i nostri occhi, e ci mostrerà il suo divino Figliolo.

Non si attende qualcosa se non se ne ha bisogno, noi non attendiamo Cristo perché sul calendario c’è scritto che il 25 Dicembre è Natale, noi lo aspettiamo perché senza di Lui la nostra vita è buia, perché senza di Lui siamo persi, perché soffriamo e vogliamo smettere. Così è vero: l’attesa è anche sofferenza, persino quando si attende qualcosa di immensamente bello e glorioso, è sofferenza perché la persona che aspettiamo non è ancora qui con noi, perché non vediamo l’ora di guardarla negli occhi, eppure non ci riusciamo.

Ragazzo mio, quello che provi può davvero salvarti l’anima: confida ardentemente in Gesù, supplicalo di volgere il suo sguardo su di te, supplica sua madre, guarda con fede e speranza al momento in cui lo incontrerai, nel frattempo richiama alla mente i momenti in cui già l’hai incontrato, pur in maniera incompleta e superficiale. Se c’è una cosa che ho imparato, infatti, è che spesso ci convertiamo, incontrando Cristo, ma poi ci accorgiamo di non averlo incontrato abbastanza bene, di non averlo avvicinato abbastanza, e allora possiamo anche vacillare, in quei momenti il diavolo può metterci in testa le sue sporche insinuazioni perché non ci santifichiamo grazie a quel desiderio, bensì cadiamo in peccato.

Tommaso, con l’aiuto di Dio puoi scacciare quella bestia, prenderla a calci. Non deve farti paura.

In questi giorni hai due alternative: approfittare di quello che provi ed offrire le tue sofferenze a Dio, pregando soprattutto per te e i tuoi genitori, oppure soccombere all’ira, all’indignazione, alla tristezza. Puoi chiuderti in camera fino a Natale, facendo finta di non esistere, ma così non ti salverai, cadrai anzi in un abisso di dolore e sconforto, e la tua attesa sarà quella del condannato a morte, di chi non vede l’ora che il boia venga a prenderlo per porre fine alle sue sofferenze.

Le tue sofferenze, invece, come anche le mie, possono passare per le mani del Signore e portare molto frutto. Basta non rinunciare ad amare le persone che ci fanno del male, che lo sappiano o no. Vorrei che ogni sera tu ti ritirassi in preghiera, ricordando a te stesso che ami tua madre, che ami tuo padre, e che pregassi affinché il Signore ricordi loro il significato della loro vita.

Vedrai: ti sembrerà di soffrire, di portare indicibili ferite sulla tua anima, eppure sarai felice, perché ci sarà qualcuno pronto ad abbracciarti e ad asciugare le tue lacrime, e perché le persone con cui vivi saranno segretamente arricchite dalla tua presenza, dalla tua sopportazione.

Credimi: ne sei capace. Ricordi quando ritornasti a trovarmi, quando ti avevo già fatto leggere quella lettera? In quel caso fui io a farti soffrire, ma tu trovasti il coraggio di perdonarmi. Avresti potuto nasconderti, avresti potuto fuggire, avresti potuto far finta che io fossi solo uno sconosciuto. Eppure ora sto rispondendo ad una lettera in cui mi riempi di immeritate lodi, quando quello che ci ha guadagnato di più, in tutta questa storia, sono io, che proprio in quel giorno fui tratto fuori dall’Inferno per averti trovato alla mia porta, ed aver realizzato di essere ancora in grado di essere amato… e di amare.

Avevo atteso per cinque lunghi anni, disperandomi. Come vedi, alla fine anche negli abissi più bui arriva la luce, e tutte le attese vengono soddisfatte. Perché noi abbiamo la certezza dell’amore di Dio, Tommaso, e sappiamo che questi piccoli dolori non sono che occasioni per avvicinarci di più a Lui e fare la sua volontà.

Certo, so di provocarti con tutto questo, so che tu non ti senti affatto certo…

È per questo che pregherò per te ogni giorno, fino al termine della mia vita.

Non perdere troppo tempo sulle mie riflessioni, comunque, rappresentano solo la mia traduzione: non posso essere io a dare un senso alle tue sofferenze. Medita piuttosto la Croce, vedrai che saprà dirti cose molto più sagge di quelle che escono dalla mia mente.

Tommaso, tu sei importante per me, e vali tantissimo. Se qualcuno mi proponesse di dare la mia vita per risparmiarti tutte le sofferenze che vivrai da oggi fino all’eternità, sarei ben felice di morire. E non scherzo.

Penso che, nel momento in cui leggerai questa lettera, avrò già avuto modo di abbracciarti e di passare del tempo con te: sai che non hai nulla di cui vergognarti e che la mia porta è sempre aperta. Lo stesso vale se tu avessi ancora voglia di piangere…

Voglio chiederti, infine, di farti forza, perché abbiamo potuto constatare insieme che hai molte buone qualità e che, impegnandoti, puoi ottenere molti buoni risultati sia a scuola, sia a casa, come in ogni altro ambiente. Non devi però accontentarti, perché puoi fare ancora meglio di così e, sebbene capisca la frustrazione per il fatto che “non te ne venga perdonata una”, credo che tu possa lavorare sui tuoi difetti al fine di limitare le occasioni di attrito. Sei ben lontano dal raggiungere il meglio di cui sei capace, non smettere di impegnarti solo perché le cose vanno meglio di prima.

Per quanto riguarda il tuo rammarico per quelle volte che mi fai arrabbiare… beh, sappi che non sono mai davvero arrabbiato con te, anche se a volte non riesco a vedere in te ciò che vorrei. Ogni cosa che ti propongo è pensata per il tuo bene, non certo per la mia soddisfazione personale: se me la prendo è perché sono preoccupato e ho davanti agli occhi visioni desolanti sul tuo futuro, che non vorrei mai si avverassero.

È vero anche, però, che a volte esagero, e che non sempre riesco a capire cosa ti serve veramente, che a volte corro un po’ troppo e via dicendo.

Non desisterò, comunque: anche fosse vero che tu sia un “allievo difficile”. Più difficile del tuo maestro, in fondo, non potresti mai diventarlo…

Prima di salutarti, però, devo dirti che una cosa non mi è piaciuta affatto, della tua lettera.

Non posso accettare, Tommaso, che tu ti senta migliore dei tuoi compagni in virtù di quello che hai sofferto. Quei ragazzi hanno vissuto come te e quanto te, e certamente non ce n’è uno che non abbia avuto dei dolori da patire, forse qualcuno ha pianto anche più di te. Se tu provassi ad amarli, a voler davvero bene a quei ragazzi, scopriresti che non sono affatto insopportabili, e che possono arricchirti.

Non voglio sentirti dire cose simili, e nemmeno devi pensarle: dovresti confessarti per queste parole. Non scherzo.

So che capirai che il mio rimprovero è per il tuo bene, e che te ne servirai per migliorarti.

Ora devo concludere.

Ti voglio bene.

Alessandro

PS: è carino che tu mi scriva ancora come se fossi Babbo Natale… ma preferisco essere chiamato per nome.

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 4 dicembre 2013, in Nuove lettere con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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