Didattica, realtà, concretezza e AAOL/appunti


Il motivo per cui anche i “nuovi” modelli didattici non possono funzionare è che non riescono a calare gli argomenti e gli apprendimenti nella realtà.
Si tenta, sì, di calarli nel concreto, ma non ci si spende nel creare l’esigenza della tale conoscenza o competenza: la massima esigenza che si riesce a creare (anzi, a sfruttare) è, di solito, quella della gratificazione o della mancata punizione. Roba pavloviana. Stupida. Barbara. Ma finché non si riesce a fare di meglio bisogna tenersela.
A volte alla gratificazione del voto si sostituisce la gratificazione di aver fatto un buon lavoro, ma è ancora poca roba. In quei casi si accende l’esigenza di studiare, NON l’esigenza di conoscere l’argomento x. Mentre è palese che l’argomento x si apprende bene soltanto quando diventa un’esigenza di per sé, un’esigenza reale e, in quanto tale, anche contingente.
Facendo un esempio molto scautistico, è innegabile che siano cose ben diverse imparare ad eseguire il nodo bolina per superare una prova della seconda classe o impararlo per non rischiare più del dovuto quando ci si deve affidare ad una corda: nel secondo caso è qualcosa che mi serve davvero, un’esigenza reale, perché io VOGLIO fare quello che devo fare con quella corda e VOGLIO farlo rimanendo incolume.
Imparassi in classe che esiste quel nodo e che potrebbe servirmi, ipoteticamente, in caso dovessi stare a penzoloni su una corda non sarebbe affatto la stessa cosa. Potrebbe essere concreto, potrei anche provare ad usarlo, ma in un ambiente protetto l’apprendimento non funziona, o almeno non in maniera completa.
Questo per dire: si possono pensare mille modi di passare una conoscenza o una competenza, ma se l’esigenza non è reale (non semplicemente concreta: REALE) non funziona, se io devo preparare una cazzo di presentazione power point solo perché il corso lo prevede e perché poi ci sarò valutato, il lavoro di quella presentazione puzzerà di plastica come non mai, sarà oltremodo stressante e, probabilmente, anche inutile, se non per l’apprendimento di qualche procedura secondaria.
Se invece devo preparare una presentazione di power point perché ho un destinatario REALE che ha REALMENTE bisogno di quella presentazione e per cui sento l’esigenza di fare un bel lavoro, l’apprendimento sarà sicuramente migliore, più veloce e più efficace, perché le conseguenze saranno allo stesso modo reali.
Allo stesso modo (e qui parlo della mia personale esperienza), se devo studiare la pagina X di Kant per ripeterla all’interrogazione la mia esigenza non è reale, se invece devo studiarla perché mi serve a sputtanare il coglione che incontro su internet e che merita di essere sputtanato senza pietà… la pagina di Kant me la ricorderò per sempre.

Qui sta tutto il problema dell’educazione formale: come conciliarla con le esigenze reali dell’educando? Come evitare che la proposta didattica risulti artificiosa e insensata? Come portare nella scuola di massa uniformata ciò che è personale e contingente?
Il fatto è che non basta scendere nel concreto ed usare la matematica pensando di essere al supermercato e di dover avere il resto, occorre scendere nel reale ed usare la matematica quando si è al supermercato e si deve avere il resto giusto. Ma come introdurre questo nella scuola? Non certo con degli AAOL che sanno di finto e puzzano di pillola indorata da chilometri di distanza…

 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 16 dicembre 2013, in Riflessioni con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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