La pedagogia (3)


Quello che mi sta sul cazzo dei pedagogisti della famiglia non è tanto il fatto che passino il tempo a scrivere libri e a immaginare progetti pedagogici per migliorare l’esistenza di chi si ritrova in una situazione familiare complicata o per intervenire comunque affinché le situazioni di rischio facciano meno danni possibili. Se avessero un qualche contatto con la realtà, se non fossero solo costruttori di castelli in aria che parlano di leggi e di dati istat come se fossero l’oggetto del loro agire dimenticando che hanno a che fare con persone che non si piegheranno mai alle loro pretese di progettualità e di gestione delle relazioni (davvero pretendono che un bambino si adegui ad una situazione in cui coppia coniugale e coppia genitoriale sono distinte. Farabutti.), potrebbero addirittura essere utili a qualcosa di più che ad appesantire la spesa pubblica e di quegli sciagurati che ancora comprano i loro vacui libercoli.
Non mi sta sul cazzo nemmeno il fatto che siano totalmente inutili. Anzi sì, ma nemmeno tanto.
Ciò che davvero mi sta sul cazzo, è questa ipocrisia, questa viltà, che nel tentativo di vedere il possibile nelle situazioni difficili e di “sperare” ancora in qualcosa dimentica i fondamenti, dimentica che la divisione del nucleo familiare è violenza ed esautorazione, che è un danno per i bambini quanto per i genitori, che bisogna evitarlo a tutti i costi, che per evitarlo bisogna educare le nuove generazioni ad impegnarsi in maniera sana e responsabile, che non si possono risolvere le situazioni già collassate rendendo culturalmente meno odioso ciò che è una violenza, è uno stupro, è la violazione della primaria finalità di qualsiasi pedagogia, ovvero la felicità di tutte le persone coinvolte. Non si può agire per il bene delle famiglie “ricostituite” minando culturalmente la famiglia stessa, come questi viscidi servi del potere fanno. Non si può dire che “può andare tutto bene” dimenticando che l’eventualità è molto remota, che le ferite, pur sepolte nel subconscio, rimarranno per sempre e che i soggetti coinvolti saranno privati per il resto della loro vita di qualcosa di fondamentale (nel caso dei genitori) o di vitale (nel caso dei figli).
Sapete parlare solo di negoziazione, di ruoli, di adattamento ed adeguamento, di “funzioni educative”, di “modelli familiari” e tante altre amenità irrilevanti.
Avete dimenticato di dire l’ovvio, di affermare apertamente che se una famiglia non si fonda sull’amore assoluto e sulla comunione totale dei coniugi nella prospettiva del bene della famiglia stessa come essere a sé e, ovviamente, dei figli questa è destinata a dileguarsi, avete dimenticato di ricordare al mondo che non si crea una famiglia per calcolo o negoziazione o simili atrocità, ma perché ci si vuole impegnare NON in un progetto comune, ma in un ESSERE comune.
Ciò che state facendo, è seminare la zizzania per distruggere anche le famiglie dei figli di queste famiglie, spacciando quella che è una violenza per qualcosa di naturale, perché NESSUN bambino deve ritrovarsi a “scegliere” se passare il pomeriggio con il padre o con la madre, o se chiamare “papà” il nuovo marito della madre, e non dirò che questo non è naturale: anche fosse naturale, non sarebbe giusto.
Ma la pedagogia ha dimenticato la giustizia, per questo è totalmente inutile.
Continuate pure a scrivere apologie smielate delle “famiglie ricostituite”, ripetete pure che basta rimodulare i ruoli e mediare le relazioni e simili, rassicurate il mondo: “va tutto bene”.
Ma non va bene proprio un cazzo, i vostri stessi discorsi sono una delle cause del moltiplicarsi di queste situazioni, è giusto evitare che le persone coinvolte in questo fenomeno vengano colpevolizzate e a loro volta danneggiate da un sistema pedagogico-politico punitivo (dal punto di vista sociale e culturale anche), ma non dimenticate che l’ideale è ben altro, e che si può avere la miglior pedagogia del mondo, ma un bambino che vive con due genitori che si amano e che insieme sono famiglia non sarà mai nella stessa situazione di un altro che non ha questa fortuna.
Non avrà mai bisogno delle vostre chiacchiere, ad esempio.
Dovreste puntare ad evitare alle famiglie di domani la stessa sorte di quelle di oggi, invece state facendo il contrario: l’apologia del presente che si ubriaca per non pensare al futuro.
LA PEDAGOGIA CHE SI RIFIUTA DI PENSARE AL FUTURO!
Annunci

Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 16 gennaio 2014, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: