Sul pentimento e i sensi di colpa


È noto come il sorcio maledetto, quale principe degli ipocriti e maestro mistificatore, sia solito mettere in giro voci totalmente assurde ed insensate, a tal punto che bisognerebbe essere davvero ingenui per crederci. Essendo, però, oltremodo astuto e vile, riesce spesso in qualche modo ad insinuarsi anche nella mente di chi non fosse usualmente ingenuo, rendendolo perciò tale.

Una delle affermazioni che getta in pasto agli ingenui con il fine di allontanarli dal Signore e dagli eterni benefici che la riconciliazione ed il pentimento dei peccati comportano, suona più o meno così: la Chiesa ha inventato il peccato ed i sensi di colpa, e ne ha riempito le menti degli uomini per impedire loro di essere felici.

Ah! Deve avere davvero la mente di una capra colui che si affida ad un’affermazione così ridicola per ottenere la (s)fiducia di un uomo, ma a quanto pare ultimamente anche le capre riescono ad essere più convincenti degli apologeti, e permettiamo a questa capra di ottenere tanto con così poco!

E pensare che tanto poco basta per confutarla…

…tuttavia non ho interesse (né tempo) di affrontare la parte “storica” dell’affermazione (e ok, non appena qualcuno abbastanza intelligente da accorgersene farà notare che la Chiesa esiste da così poco tempo in confronto alla storia dei pentimenti e dei sensi di colpa… la capra sostituirà Chiesa con “religione”, e allora leggeteve qualcosa de Girard), mi soffermerò quindi sull’idea che la Chiesa e la religione cristiana riempirebbero le menti degli uomini di sensi di colpa rendendoli infelici.

Ora, non ho intenzione di tirarla per le lunghe (ma è solo un proposito, sappiatelo), quindi salterò subito alla parte in cui faccio l’esempio della vita infantile che, come avrete notato, suggella spesso le mie riflessioni.

Vedete, ai bambini capita spesso di avere sensi di colpa, ancora di più capita agli adolescenti. La colpevolezza cui sono sottoposti, tuttavia, è di due tipi, ed è solitamente accompagnata da due tipi di accusatori:

  • il genitore, l’insegnante, il sacerdote, l’educatore e, in genere, quella porzione del mondo adulto che in qualche modo ha a cuore il futuro del bambino/adolescente gli farà pesare i suoi errori, le sue inadempienze, punirà i suoi capricci, dirà di “no” facendo capire che quella cosa non si può fare perché è cattiva, oppure perché c’è di meglio a cui pensare, oppure perché rientra nel reame dell’impossibile;

  • il compagno di classe, il compagno di giochi, il bambino sconosciuto, qualche adulto particolarmente malato di perfidia o di imbecillità farà in modo, a volte coscientemente altre no, che il bambino senta sulla sua testa, come macigni, alcune colpe insopportabili quali il non saper giocare bene ad un certo gioco, l’essere un po’ meno intelligente della media, l’avere dei difetti fisici, l’essere nato in una famiglia povera, l’essere nato in un paese povero, l’avere un accento diverso dai suoi compaesani, l’essere troppo permaloso o troppo aggressivo, l’interessarsi a cosa “da sfigati”, il non interessarsi alle cose fighe, l’avere gusti eccentrici, e via dicendo.

Ora, direte, sappiamo tutti che queste cose succedono e che, in fondo, sono normali: ci siamo passati quasi tutti e quasi tutti le abbiamo superate, perché in fondo è nella natura dei bambini essere crudeli, è una legge di natura che il più forte faccia sentire al più debole il peso dell’essere debole, è una legge di natura che il più debole, riconoscendo di essere debole, senta ciò che lo rende debole come una colpa, come qualcosa che lo schiaccia, come una maledizione che gli impedirà per sempre di essere forte, gli impedirà di avere quello che invidia al suo aguzzino. Il mondo così va, e bisogna farsene una ragione… no?

Esatto. Il mondo così funziona, ed è dunque normale che una ragazza si ammali nell’illusione di diventare magra e bella come quelle che vede alle sfilate di moda e che piacciono (?) tanto ai ragazzi della sua età, come è normale che un bambino smetta di andare al parco perché a correre a giocare a pallone non è bravo, gli altri lo prendono in giro e lui non sopporta di avere quegli occhi puntati addosso.

Ma a questo punto diventa paradossale che il mondo, che non perde un momento per deridere un essere umano per il minimo difetto, che coglie sempre l’occasione per dirgli che è “sbagliato”, che avrebbe dovuto essere in un altro modo, che riesce a farlo sentire in colpa per cose che in fondo lo identificano come l’uomo che è, e che quindi lo priva della dignità di persona sostituendo quest’ultima con artefatte (in)dignità da (inserire epiteto qui), non solo venga a dire agli educatori che è “vietato vietare” e che se si dice di no a qualcuno lo si offende quando quel “no” inciderà veramente poco sulla sua vita e per nulla sulla sua dignità personale, che rimproverare qualcuno facendo capire che fare una certa cosa è sbagliato è un “giudizio” insopportabile e intollerante perché solo quella persona può decidere cosa è giusto e cosa no, che farlo sentire in colpa per aver rubato la merenda al compagno sia una tortura inaudita perché in realtà non ne ha alcuna colpa, la colpa è solo del contesto, dell’ambiente, del caso, e l’uomo non deve rendere conto a nessuno. (ma all’american way of life sì, invece)

Non solo questo, il mondo, con il suo principe immondo in testa che non si perde l’occasione di dimostrarsi ancora una volta assurdamente ipocrita, viene pure a dire che la Chiesa non dovrebbe dire ai fedeli di confessare i peccati, tanto meno di farlo con il prete, viene a dire che il peccato non esiste e che non c’è nulla di cui essere perdonati.

Stamme a sentì, sorcio maledetto, la tua invidia è palpabile quasi quanto la tua idiozia.

Prima questa bestia insinua tra gli uomini dei messaggi, delle disconferme, dei modi per far crescere le gelosie e per far sentire qualcuno in difetto, qualcun altro in diritto di abusare del più debole, e tutto questo puntando su cose totalmente effimere e inutili: la ricchezza, l’apparire, il successo e il potere. Poi dice a quegli stessi uomini che sbagliano a sentirsi in colpa nel vedere l’altro uomo che soffre, li convince che non è colpa loro, li inganna facendo credere loro che non hanno alcun bisogno di essere perdonati.

Ecco, il volto dell’altro bambino che piange perché gli hai rotto il giocattolo, quello è uno stupido inganno della Chiesa che vuole renderti infelice.

Eppure quando per la prima volta ho sinceramente riconosciuto di essere un peccatore, di aver fatto qualcosa di odioso e brutto, quando per la prima volta ho chiesto perdono e ho invocato il Signore perché quella colpa che pesava sulla mia testa (macigno vero e tangibile!) scomparisse per sempre, non solo sono stato esaudito, non solo le mie lacrime sono state asciugate, ma sono anche stato privato di tutte quelle colpe “del mondo”, di tutte quelle cose che mi rendevano “sbagliato” agli occhi di questo o di quell’altro. Grazie all’esistenza di un prete e di un confessionale ho potuto scoprire che non ero affatto sbagliato, e che le cose sbagliate che avevo fatto potevano essere dimenticate, e quelle rotte riparate. Ho scoperto che il giudizio del mondo non contava nulla, mentre invece quello di Dio sì, e che volevo essere perfetto davanti agli occhi di Dio, e che solo a lui avrei dovuto rendere conto. Da allora continuo a sbagliare parecchio, spesso mi capita anche di sentirmi in colpa, ma mentre chi si sente in colpa per paura del mondo si sente in trappola e cerca di scappare, chi si sente in colpa per timore di Dio si sente come un piccolo fanciullo sorpreso mentre faceva qualcosa che la mamma aveva detto di non fare, percepisce gli occhi del genitore che lo guardano con amore e che, vedendolo triste e impaurito, riconoscono che i bambini sono fatti così, e che non crescerebbero se ogni tanto non combinassero qualche guaio. Ed il giorno dopo si torna figli come prima, felici di seguire le orme del Padre e di dare una mano nei suoi progetti, un po’ come quando un bambino vuole aiutare il padre nel lavoro: l’uomo non ha alcun bisogno del suo “aiuto”, ma gli permette di fare qualcosa per farlo contento e perché impari a sporcarsi le mani, anche se alla fine avrebbe lavorato di più e meglio senza la prole tra i piedi.

Mentre chi si fa ingannare dalle assurde pretese del mondo soffre perché non è abbastanza grande, chi vive secondo il Vangelo soffre quando si accorge di non essersi fatto abbastanza piccolo, di non aver chiesto abbastanza, di non aver goduto dell’abbraccio amorevole di un Padre pronto a dargli tutto. Ma la sofferenza del secondo si trasforma subito in gioia, mentre il primo continuerà ad essere povero finché non si accorgerà che anche i ricchi vanno a fare compagnia ai vermi, alla fine.

In fondo è più felice il bambino che può dare una mano alla mamma ad apparecchiare la tavola e nel farlo rompe un bicchiere per la sua goffaggine, che il padrone di un mondo fatto di fumo, destinato a svanire nel nulla.

Ed è per questo che ci invidi, verme, ma hai voluto il nulla e te lo tieni. 

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Informazioni su ishramit

Un essere umano, che in quanto tale vive, osserva, studia e crea; un bambino non troppo cresciuto e che di crescere non ha alcuna voglia, e che assolutamente non ha alcuna paura di mostrarsi bambino; un Cristiano, che crede nel Dio che vive nelle persone del Padre, dello Spirito e del Figlio, in Gesù Cristo, Verbo divino che ogni giorno si fa carne per portare il peso che quei bambini irresponsabili che ogni giorno lo crocifiggono non sono in grado di sostenere . Ci sarebbe poco altro da dire, ma nessuno lo dirà.

Pubblicato il 11 marzo 2014, in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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