Archivio mensile:luglio 2014

Qohélet cristiano

Ricordo di aver letto (e per la verità non da una penna sola) che fa meraviglia che il Qohelet sia nel canone della bibbia, che un libro così pessimistico, disilluso, un testo che nega il valore di qualsiasi cosa e della vita stessa, che vede Dio come puro arbitrio in cui non si può confidare, ma che si può solo temere…
Un testo che, dicono, strizza l’occhio all’agnosticismo se non all’ateismo, per cui tanto vale darsi ai piaceri pur di tener lontana la saggezza, perché il sapere moltiplica il dolore e perché lo stolto finirà nella polvere come il sapiente…
Eppure il Qohelet è nella Bibbia proprio per la stessa ragione per cui ci stanno tutti gli altri libri: è Parola di Dio, è verità. Cosa c’è, sotto il sole, che non sia vanità e occupazione senza senso? Cosa c’è di nuovo? Non è forse vero che tutto ciò che è, è già stato? Di cosa possiamo dire: ecco, questa è una cosa nuova?
Gesù Cristo non nega questa verità, che è stata scoperta anche in luoghi ben lontani dalle terre di Israele, ed in fondo i gigli del campo sono tanto ben vestiti, ma finiscono nel forno insieme alla paglia. Il punto è che è vero: non può esserci niente di nuovo sotto il sole, niente che abbia un senso. Tanto che, scrive Chesterton, il cristianesimo è l’unica religione in cui Dio stesso per un momento diventa ateo. Ma il punto è che il firmamento è stato perforato, Gesù è il pane disceso dal cielo, disceso fino agli inferi perché tutta la creazione potesse inseguirlo nella sua gloriosa ascensione, al di là del sole, nella Gerusalemme celeste.
Tutto è vanità, tutto è vanità e occupazione senza senso: a quale fine si affanna l’uomo sotto il sole? Nessun fine, nessun valore, a meno che ciò che è sopra il sole non venga di sotto per poi trascinarsi qualcuno dall’altra parte. E non può esserci che inutile affanno per chi non vede la vanità di tutte queste cose, mentre la gioia è di chi ha dato ad ogni cosa il suo prezzo, ed ha giudicato tutto alla stregua della polvere, salvo Gesù Cristo.
E migliaia di santi e martiri ce lo hanno dimostrato.

Se anche Gesù fu adolescente…

Il ritrovamento di Gesù tra i dottori… poche pagine del Vangelo sono riuscite a colpirmi così tanto.
Un Gesù dodicenne, perduto, scomparso, causa di tante paure e preoccupazioni per i genitori che pensano di esserselo portato dietro con la carovana ma… nella carovana non c’è.
Ed è un po’ quello che succede a tanti di quelli che giocano a fare gli educatori, i genitori, persone che lavorano tanto con altre persone, e ad un certo punto temono che tutto sia andato sprecato, si ritrovano con un ragazzo che non è dove loro avevano previsto, lo cercano e non lo trovano.
Una pagina che ci mostra un Gesù ironico, quasi spietato, che pur avendo dodici anni è comunque la Via, la Verità, la Vita, persino per sua madre, persino per quel padre che non è il suo vero padre. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
Queste parole non erano indirizzate solo alla sua santa madre, queste parole sono lì per distruggere ogni presunzione, per riportare gli uomini al loro posto. Gesù non appartiene ai suoi genitori, ma appartiene al “Padre suo”, che poi è “Padre nostro”, e nessuno può sostituirsi a quel Padre. Possiamo essere genitori, insegnanti, educatori, quel che volete, ma le persone di cui ci prendiamo cura non sono in nostro potere, non esistono in funzione di noi. Possono essere condotte lontano da noi, possono trovare la felicità per strade che noi non immagineremmo neanche, ma sono comunque in mani di gran lunga migliori delle nostre. La loro vita è un progetto molto più grande di qualsiasi cosa ci siamo messi in testa, e se i nostri progetti su qualcun altro vengono infranti… veniamo liberati dalla nostra presunzione di essere “maestri”, mentre siamo soltanto servi inutili.
Il ritrovamento di Gesù tra i dottori… che anche Gesù sia stato adolescente, che anche Lui sia stato dato per “perduto”… è meraviglioso, è un segno per una grande speranza. Tante persone al giorno d’oggi vengono date per “perdute”, ebbene… un giorno potremmo trovarle ad occuparsi delle cose del Padre nostro, ad abbeverarsi alla fonte dell’acqua viva.
Il vero problema è che vorremmo che si abbeverassero da noi, con le nostre parole e con i nostri piani, e spesso è per questo che ci preoccupiamo tanto riguardo cose insignificanti. Ma non c’è da preoccuparsi, il vero Padre, il vero Maestro non siamo noi.