Archivio mensile:aprile 2016

Se vuoi la pace, educa alla guerra

Se vuoi la pace, educa alla guerra.

Sono decenni ormai che i vecchi (dentro o fuori non fa differenza) che governano il mondo ci ammorbano con il pacifismo. E quale sarà la conseguenza? La guerra, e chiunque sappia qualcosa della gioventù lo capirebbe.
È stato un gravissimo errore storico parlare di “giovanilismo” per gli eventi della fine degli anni 60, per gli hyppie, il “peace and love”, per la contestazione studentesca partita con l’avversione per l’ennesima guerra in Vietnam. L’unica cosa “giovanile” di tutta quella faccenda era la guerra alla generazione precedente, l’odio tribale (descritto magistralmente dall’etologo Konrad Lorenz che poté osservarlo in quegli anni) di una cultura contro un’altra. Ma nessuna delle due culture poteva essere giovane: il trauma della seconda guerra mondiale aveva invecchiato all’improvviso tutto l’occidente, ed il confronto era tra una generazione di persone vecchie culturalmente e fisicamente (quella che la guerra l’aveva fatta) e una di persone giovani fisicamente ma vecchie culturalmente (quella che venne dopo).
Il vero giovanilismo non fu in quegli anni, ma per tanto tempo si è fatto finta di dimenticarlo. Ora ne è passato di tempo e possiamo ricordare: pensate a chi è che faceva pellegrinaggi alla tomba di Carducci perché l’Italia entrasse nella Grande Guerra, erano forse gli anziani?
Furono i giovani, gli studenti universitari, perché è nella natura dei giovani fare la guerra, è una forza che pulsa nel sangue tanto quanto l’istinto sessuale.
La Chiesa questo l’ha sempre saputo. E così come la pulsione erotica viene equilibrata dalla vita contemplativa (e non fa meraviglia che la “rivoluzione sessuale” sia avvenuta in primo luogo in quelle terre che, perduta l’Eucaristia, avevano cercato di combattere le deviazioni dell’istinto sessuale con la sola repressione puritana), quella aggressiva trova il suo equilibrio nella vita ascetica.
La Chiesa non ha mai proposto la “pace” ai suoi giovani, sa bene che lo spirito umano non è adatto alla pace, soprattutto quando è ancora forte e focoso. Nel medioevo i popoli europei erano giovanissimi e di fatti si facevano la guerra ininterrottamente, e cosa fece la Chiesa? Inventò la cavalleria. Diede ai giovani un codice d’onore, una regolamentazione dell’attività militare, un’ascesi della battaglia. Si doveva fare la guerra soltanto per buone ragioni, e questo era indispensabile per evitare che i giovani cristiani si ammazzassero tra di loro. Si trovò, insomma, un nemico diverso: a volte l’invasore islamico che minacciava le terre cristiane, altre il bandito, il nemico dell’ordine pubblico. Insomma, chi aveva scelto di fare del male al prossimo e aveva così rinunciato alla tutela. La guerra si poteva fare, si poteva combattere, ma doveva esserci una grande disciplina.
Oggi non siamo nel medioevo e i popoli europei non sono più giovani ma decrepiti, ora si parla di pace perché in Europa sono quasi tutti vecchi. Ma verrà un giorno in cui le generazioni che oggi sono in su con gli anni spariranno, e i giovani (autoctoni o non) torneranno ad costituire una fetta importante della società, e allora vorranno fare la guerra. E se parlate con i giovani di oggi vi accorgerete che non potrebbe essere altrimenti: siamo pieni di guerrieri repressi così come nell’800 (era in cui persino il cattolicesimo acquisì tratti puritani) era pieno di puttanieri repressi (e non a caso fu l’era del romanticismo).
Il mondo esploderà in una nuova rivoluzione e i nostri giovani si ammazzeranno l’un l’altro per il solo gusto di farlo. E non essendoci più una disciplina militare, non essendoci più una “nazione” o un “ideale” per cui combattere sarà tutto più violento e grottesco di quanto sia mai stato.
Ecco allora che oggi serve una cavalleria ancora più che allora, nel senso che serve ascetismo, ma non il solo ascetismo sessuale e puritano che ci ha portato a questo schifo che imperversa oggi, ma un ascetismo integrale: i giovani vanno educati alla guerra.
Una guerra che è quella di cui si è sempre parlato nella Chiesa dai tempi di San Paolo (per non andare troppo indietro Emoticon grin ), la guerra contro i tre nemici: la carne, il mondo, Satana.
I giovani di domani saranno cavalieri o assassini, proprio come quelli di oggi sono in bilico tra il mistico e il giocattolo sessuale. Dovranno imparare che la vita è una guerra e che per la pace ci sarà tempo solo dopo la morte, e che ogni minuto in cui saranno sorpresi a ritrarre le armi dal combattimento contro i loro tre nemici li porterà più vicini a trafiggere un amico o un fratello per il semplice motivo che non sapranno contenersi.
Tanti cristiani oggi combattono contro la sessualizzazione della società, contro l’omosessualismo e la dissoluzione dei costumi: malattie di popoli e culture senili, destinate alla morte. Avranno il coraggio di armare i loro figli? Di parlare del modo giusto di combattere oltre che del modo giusto di amare? Ricordatevi che se è vero che vostro figlio rischia di dannarsi giocando con il piacere sessuale è anche vero che avrà occasione di pentirsi e di smettere. Ma se uno si fa ammazzare mentre gioca con un’arma rimane poco da fare. Non perdiamo d’occhio il male di oggi ma non bendiamoci a quello di domani.
Alle nuove generazioni farà schifo tutto questo pacifismo, questo “volemose bene”, e diventeranno assuefatti persino al piacere erotico. Allora scoppierà la vera bomba.
E se volete conferme di tutto questo intervistate i giovani europei che si arruolano nell’Isis: è probabile che a pochi di loro interessi qualcosa di Allah, ma quelli islamici sono popoli dallo spirito ancora giovane e attirano questa gioventù repressa che non capisce quel che vuole.
Ma il nostro problema è che anche la Chiesa, in europa, è mentalmente senile.

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Siate fedeli alla Terra / Introduzione

Ho appena finito di scrivere una raccolta di fiabe con questo titolo.
Non penso di pubblicarla sul blog, quindi chi volesse leggerla lo chieda pure tra i commenti o in un altro modo.
Riporto qua sotto l’introduzione.

Santa Maria degli Angeli, 27/04/2014

Quale luogo più adatto di questo?

Qui il santo padre Francesco, il dottore serafico, l’araldo del gran Re si fece deporre nudo a terra, sulla nuda terra, prima che la sua anima spiccasse il volo verso il Cielo e i segni della sua unione con il suo Signore si palesassero a tutti. Prima che il suo corpo segnato dalla malattia si trasfigurasse, prefigurando la gloria futura.

Una creatura celeste, questo Francesco, che però non dimenticò mai di essere stato plasmato dalla terra, e che non volle nessun piedistallo a separarlo dalla polvere, dalle rocce, dalla dura patria del suo esilio.

Una terra, questa, che profuma ancora della sua presenza. Una terra nuova, santa, segnata per sempre da coloro che la sfiorarono. In questo punto il cielo ha trapassato la terra e non l’ha distrutta, qui cielo e terra si sono toccati e si sono parlati grazie a quella creatura che di cielo e terra era fatta, qui per un momento anima e corpo si sono divisi nell’attesa della riunione futura. Il corpo trasfigurato di Francesco fu consegnato alla terra come la sua anima, santificata dalle sofferenze terrene, fu consegnata al cielo. Alla fine dei tempi saranno fatti cieli nuovi e terra nuova, e nell’abbraccio eterno della gloria divina anima e corpo si ricongiungeranno manifestando il vero splendore della creatura del Signore, cui fu accordato il privilegio dell’adozione a figlio.

Sentite il calore di questa terra. Ascoltatene il suono. La terra sotto i nostri piedi canta le lodi del Signore e si prepara alla glorificazione definitiva. Qui di fianco, in questa stessa chiesa, c’è la statua dell’arcangelo che condusse le creature celesti maledette al loro esilio, incatenandole all’inferno.

Quant’è terribile lo sguardo di questo San Michele, e quanto amorevole. La terra trema, e l’anima pure, quando si pronuncia il suo nome, mentre il demonio rabbrividisce al ricordo della sua vergognosa ribellione e sconfitta. Quest’angelo, creatura di puro intelletto, lasciò più volte le tracce del suo passaggio sul suolo di questo mondo. Terre benedette, quelle che ospitarono una così meravigliosa creatura! Benedette le pietre sfiorate dal suo spirito, benedetto l’altare su cui, per suo ordine, poté celebrarsi il Sacrificio! Questa terra d’esilio si trasforma al passaggio di San Michele, la corruzione scompare ed ecco che anche quelle pietre cantano, aspettando che il Signore faccia nuove anche quelle.

Il cielo sulla terra, ecco di cosa parla questo luogo. Eppure c’è anche la terra nel cielo, e solo i più

sprovveduti possono dimenticarlo: non solo le anime purificate dall’esilio sono in quel luogo, ma

anche i corpi che il Signore ha voluto con se. Mosè ed Elia lo raggiunsero dopo averlo sentito sui

suoi santi monti, montagne messe lì dal Creatore per ricordare all’uomo che la natura delle creature

terrene è di elevarsi verso il cielo, altezze così grandi che aspettano solo che quell’anfibio che è

l’uomo vada lì per alzare le braccia verso il cielo e per mortificare l’anima appiattendola a terra. Non

solo loro, ma anche il divino Figliolo, primizia di tutti i risorti, è seduto alla destra del Padre con il

suo corpo glorioso e trasfigurato, così anche sua Madre fu richiamata al cielo perché fosse

incoronata, ed è una creatura plasmata nel fango ad essere chiamata “regina” da tutte le anime del

paradiso, angeli e santi, perché l’Onnipotente e l’Eterno ha voluto manifestare la sua gloria nella più

umile delle sue creature.

Ecco, sono qui per raccontare tutto questo. Ci sono santi che sono il cielo sulla terra e la terra nel cielo, ma io non sono tra questi. Il Signore agisce attraverso i suoi santi e i suoi angeli, come in mille altri modi che forse nemmeno conosciamo, e a chiunque voglia vedere è dato riconoscere le sue eterne impronte, i suoi segni che non sono terra e non sono cielo. Non lo sono, perché vivono in quella realtà intermedia che è la mente degli uomini, che imperfettamente cerca di comprendere e raccontare, di riconoscere e creare. Immagini, suoni, parole in cui un mondo nuovo si palesa, un mondo in cui, da qualche parte, sono nascoste le due porte che conducono alla Terra e al Cielo. Questo mondo è il paese delle fate.

Troppo spesso gli uomini sono stati convinti a disprezzare la terra e a costruire torri di Babele; troppo spesso hanno cercato di farsi uguali agli angeli odiando la loro natura terrena voluta dal Signore; troppo spesso si sono vergognati della loro debolezza e miseria, mentre l’unica vergogna della loro anima doveva essere l’orgoglio. Siano maledette in eterno le idee e le utopie, che tentano di slegare l’uomo dalla terra per legarne l’anima ad un cielo finto. Sia benedetto l’uomo che ogni giorno ricorda di essere fatto di polvere, e di dover tornare alla polvere perché quel pezzetto di cielo che vive in lui possa splendere come il corpo trasfigurato di Nostro Signore.

Questa terra, irrigata con il sangue dei martiri, concimata con il corpo dei santi, illuminata dall’Eucaristia di cui santi e martiri si nutrirono, solcata dall’aratro degli angeli che la attraversano di continuo, continuerà a far spuntare germogli di piante che si slanceranno verso il cielo. Questa terra, compressa dai passi lievi di creature ferite dall’amore divino, guiderà i passi di uomini nuovi e li spingerà a calpestare impronte che agognano il cielo.

E quando arriverà il giorno della redenzione, ringrazieremo il Signore di aver infuso il suo Spirito in un pupazzo di terra, perché questo fango sarà più bello di un diamante.

Ecco, sento le fate cantare, questi esseri magici che scaturiscono dalla nostra natura nostalgica ci chiedono di non perderci nelle fumose illusioni delle nostre manie di grandezza. Ecco, gridano:

SIATE FEDELI ALLA TERRA