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Siate fedeli alla Terra / Introduzione

Ho appena finito di scrivere una raccolta di fiabe con questo titolo.
Non penso di pubblicarla sul blog, quindi chi volesse leggerla lo chieda pure tra i commenti o in un altro modo.
Riporto qua sotto l’introduzione.

Santa Maria degli Angeli, 27/04/2014

Quale luogo più adatto di questo?

Qui il santo padre Francesco, il dottore serafico, l’araldo del gran Re si fece deporre nudo a terra, sulla nuda terra, prima che la sua anima spiccasse il volo verso il Cielo e i segni della sua unione con il suo Signore si palesassero a tutti. Prima che il suo corpo segnato dalla malattia si trasfigurasse, prefigurando la gloria futura.

Una creatura celeste, questo Francesco, che però non dimenticò mai di essere stato plasmato dalla terra, e che non volle nessun piedistallo a separarlo dalla polvere, dalle rocce, dalla dura patria del suo esilio.

Una terra, questa, che profuma ancora della sua presenza. Una terra nuova, santa, segnata per sempre da coloro che la sfiorarono. In questo punto il cielo ha trapassato la terra e non l’ha distrutta, qui cielo e terra si sono toccati e si sono parlati grazie a quella creatura che di cielo e terra era fatta, qui per un momento anima e corpo si sono divisi nell’attesa della riunione futura. Il corpo trasfigurato di Francesco fu consegnato alla terra come la sua anima, santificata dalle sofferenze terrene, fu consegnata al cielo. Alla fine dei tempi saranno fatti cieli nuovi e terra nuova, e nell’abbraccio eterno della gloria divina anima e corpo si ricongiungeranno manifestando il vero splendore della creatura del Signore, cui fu accordato il privilegio dell’adozione a figlio.

Sentite il calore di questa terra. Ascoltatene il suono. La terra sotto i nostri piedi canta le lodi del Signore e si prepara alla glorificazione definitiva. Qui di fianco, in questa stessa chiesa, c’è la statua dell’arcangelo che condusse le creature celesti maledette al loro esilio, incatenandole all’inferno.

Quant’è terribile lo sguardo di questo San Michele, e quanto amorevole. La terra trema, e l’anima pure, quando si pronuncia il suo nome, mentre il demonio rabbrividisce al ricordo della sua vergognosa ribellione e sconfitta. Quest’angelo, creatura di puro intelletto, lasciò più volte le tracce del suo passaggio sul suolo di questo mondo. Terre benedette, quelle che ospitarono una così meravigliosa creatura! Benedette le pietre sfiorate dal suo spirito, benedetto l’altare su cui, per suo ordine, poté celebrarsi il Sacrificio! Questa terra d’esilio si trasforma al passaggio di San Michele, la corruzione scompare ed ecco che anche quelle pietre cantano, aspettando che il Signore faccia nuove anche quelle.

Il cielo sulla terra, ecco di cosa parla questo luogo. Eppure c’è anche la terra nel cielo, e solo i più

sprovveduti possono dimenticarlo: non solo le anime purificate dall’esilio sono in quel luogo, ma

anche i corpi che il Signore ha voluto con se. Mosè ed Elia lo raggiunsero dopo averlo sentito sui

suoi santi monti, montagne messe lì dal Creatore per ricordare all’uomo che la natura delle creature

terrene è di elevarsi verso il cielo, altezze così grandi che aspettano solo che quell’anfibio che è

l’uomo vada lì per alzare le braccia verso il cielo e per mortificare l’anima appiattendola a terra. Non

solo loro, ma anche il divino Figliolo, primizia di tutti i risorti, è seduto alla destra del Padre con il

suo corpo glorioso e trasfigurato, così anche sua Madre fu richiamata al cielo perché fosse

incoronata, ed è una creatura plasmata nel fango ad essere chiamata “regina” da tutte le anime del

paradiso, angeli e santi, perché l’Onnipotente e l’Eterno ha voluto manifestare la sua gloria nella più

umile delle sue creature.

Ecco, sono qui per raccontare tutto questo. Ci sono santi che sono il cielo sulla terra e la terra nel cielo, ma io non sono tra questi. Il Signore agisce attraverso i suoi santi e i suoi angeli, come in mille altri modi che forse nemmeno conosciamo, e a chiunque voglia vedere è dato riconoscere le sue eterne impronte, i suoi segni che non sono terra e non sono cielo. Non lo sono, perché vivono in quella realtà intermedia che è la mente degli uomini, che imperfettamente cerca di comprendere e raccontare, di riconoscere e creare. Immagini, suoni, parole in cui un mondo nuovo si palesa, un mondo in cui, da qualche parte, sono nascoste le due porte che conducono alla Terra e al Cielo. Questo mondo è il paese delle fate.

Troppo spesso gli uomini sono stati convinti a disprezzare la terra e a costruire torri di Babele; troppo spesso hanno cercato di farsi uguali agli angeli odiando la loro natura terrena voluta dal Signore; troppo spesso si sono vergognati della loro debolezza e miseria, mentre l’unica vergogna della loro anima doveva essere l’orgoglio. Siano maledette in eterno le idee e le utopie, che tentano di slegare l’uomo dalla terra per legarne l’anima ad un cielo finto. Sia benedetto l’uomo che ogni giorno ricorda di essere fatto di polvere, e di dover tornare alla polvere perché quel pezzetto di cielo che vive in lui possa splendere come il corpo trasfigurato di Nostro Signore.

Questa terra, irrigata con il sangue dei martiri, concimata con il corpo dei santi, illuminata dall’Eucaristia di cui santi e martiri si nutrirono, solcata dall’aratro degli angeli che la attraversano di continuo, continuerà a far spuntare germogli di piante che si slanceranno verso il cielo. Questa terra, compressa dai passi lievi di creature ferite dall’amore divino, guiderà i passi di uomini nuovi e li spingerà a calpestare impronte che agognano il cielo.

E quando arriverà il giorno della redenzione, ringrazieremo il Signore di aver infuso il suo Spirito in un pupazzo di terra, perché questo fango sarà più bello di un diamante.

Ecco, sento le fate cantare, questi esseri magici che scaturiscono dalla nostra natura nostalgica ci chiedono di non perderci nelle fumose illusioni delle nostre manie di grandezza. Ecco, gridano:

SIATE FEDELI ALLA TERRA

Il re sulle nuvole – capitolo II

II

Il deserto bianco

Il sole splendeva alto sulle loro teste, molto più grande e caldo di prima, eppure il cielo aveva perso il suo colore azzurro e l’astro sembrava galleggiare in un mare violaceo del tutto privo di nuvole.

Matteo e Artù si guardavano intorno meravigliati: davanti a loro, solo sabbia bianca; dietro di loro, altra sabbia bianca; alla loro destra sabbia bianca; a sinistra… bianco.

“Ho paura che abbiamo sbagliato strada, il sole sta ancora lassù.”

“Non lo so, fratellino. Qualcosa mi dice che siamo molto lontani da casa, adesso. Non ho mai visto un posto simile prima d’ora.”

Matteo guardò il suo cane con gli occhi e la bocca spalancati.

“A-Artù…”

“Che c’è? Perché mi guardi come se avessi visto un cane fantasma?”

“No no, a mala pena ti vedo, qui è tutto bianco…”

“Vorrà dire che il mostro del cimitero farà più difficoltà a vedermi, fratellino. Vedi? Non hai più nulla da temere, posso pure camminare come voglio.”

“Ma Artù… tu parli!”

“Parlo? Certo che parlo! Sei tu che di solito fai finta di non sentirmi.”

La voce profonda del pastore maremmano era del tutto nuova alle orecchie del ragazzo, eppure in breve tempo si convinse di averla sempre sentita, come un lieve sussurro di cui non si era mai accorto, ma che era stato sempre presente in qualche angolo della sua mente. Guardando il suo cane, Matteo si accorse anche che in realtà la pelliccia era molto più candida della sabbia, e che gli occhi scuri scintillavano di una luce nuova. Quello sguardo fiero andava ad incrociare in pieno il suo, e quando il bambino si avvicinò per coccolarlo e grattargli dietro le orecchie come faceva sempre, percepì qualcosa di diverso anche al tatto: il pelo era più soffice. Leggi il resto di questa voce

Il re sulle nuvole – Capitoli 0 – I

0

Il re sulle nuvole

“Eddai papà, non voglio andare a dormire!”

La bambina si dimenava nel suo letto, tenendo il muso. Erano già le nove, eppure si sentiva piena di energia, sapeva che avrebbe potuto fare il giro del mondo, voleva guardare quella luna piena, la cui luce entrava dalla finestra ancora aperta assieme al dolce vento primaverile e al profumo di fiori.

“Lo so, Alice, tu non vuoi mai andarci a dormire. Temo che dovrai fartene una ragione.”

Il giovane uomo sorrideva sotto i baffi: ricordava benissimo i vecchi tempi, quando anche lui aveva avuto sei anni, e andare a letto aveva tutta l’aria di essere una terribile ingiustizia.

“Ma almeno… Almeno me la racconti quella storia?”

Il padre si incupì per un momento. La sua bambina voleva ancora che gli si raccontasse quella storia, ma lui sapeva bene che sarebbe stata una delle ultime volte. Presto Alice non ci avrebbe più creduto, e per quanto tempo ancora avrebbe dovuto aspettare, prima di rivelarne le origini, prima che smettesse di essere una storia per bambini e diventasse…

In quel momento arrivò la mamma, visibilmente stanca.

“Ti avevo chiesto di metterla a letto mezz’ora fa, possibile che debba pensarci sempre io?”

L’uomo era imbarazzato, non sapeva a chi dare ascolto.

“Amore, ti prego…”

La donna lo guardò amorevolmente, aveva già capito cosa stava passando per la testa di suo marito.

“Anche stasera?”

“Sì, ti prego. Presto non potrò più. Inizierà a dirmi quello che dici sempre tu.”

La mamma arrossì, sapeva cosa c’era dietro a quel ghigno, e anche lei vedeva la figlia farsi più grande ogni giorno. Più grande e più bella, ma sempre meno sua.

“Certo che non sei bravo a comandare, è riuscita a convincerti così bene che già fai più capricci di lei. Ma in fondo mi sono innamorata di te anche per questo. Alla tua età vivi ancora nelle favole…”

Gli diede un bacio e lui la strinse, la strinse forte, perché non l’avrebbe mai lasciata andare.

“E io finalmente ho trovato qualcosa di più importante di queste favole, come le chiami tu. Magari un giorno mi crederai pure, ma per adesso lasciami giocare ancora un po’ con mia figlia, finché mi rimane del tempo. O mia regina…”

“Ma la smettete con queste scene sdolcinate? Voglio la mia storia!” Borbottò la bambina, in realtà parecchio divertita da quella scenetta romantica.

Si misero tutti a ridere, e finalmente la mamma accordò il permesso di raccontare quella storia, ancora una volta.

“Il re sulle nuvole – disse – piacerebbe anche a me sentirla di nuovo.”

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Nuove lettere – 8 Dicembre

Ho deciso di non pubblicare questa lettera nel blog a causa dell’altissima densità di rivelazioni sui contenuti di Babbo Natale è morto, ma anche per alcuni contenuti che potrebbero urtare certe sensibilità.
Chi volesse leggerlo…  chieda pure.

Nuove lettere – 6 Dicembre

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

Venerdì 6 Dicembre 2013

Caro Babbo Natale,

innanzitutto, sappi che posso chiamarti come mi pare, e che se mi va di chiamarti così lo faccio.

Hai ragione tu: ho scritto quella lettera perché avevo bisogno di urlare quelle cose a qualcuno, ed in quel momento non c’eri. Poi è stato divertente farlo: sei così diverso quando scrivi… sembri quasi una persona seria.

Comunque… perdonami, avevo dimenticato che proprio in questo periodo era successa quella cosa orribile, mi dispiace tantissimo avertelo fatto ricordare. Ti prego, non mi tornare depresso come prima, sono tutti depressi in questo mondo!

Mi sono stancato dei musi lunghi, della gente che si lamenta in continuazione, di chi passa le giornate a piagnucolare pensando che capitino tutte a lui, e che tutti ce l’abbiano con lui…

Lo so, potresti dirmi che io sono proprio così, ed avresti ragione. Ma io sono un ragazzino, no? Un bimbetto. E poi sto migliorando, e spero di riuscire a mettere in pratica queste tue parole per affrontare questo mondo con un po’ di allegria, anzi, di “gioia”, come diresti tu. Leggi il resto di questa voce

La risposta – 4 Dicembre 2013

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

 

 

Mercoledì 4 Dicembre 2013

Tommaso,

mi chiedo come mai tu abbia sentito il bisogno di scrivermi una lettera, dato che possiamo tranquillamente parlare di persona, e di qualsiasi cosa. In effetti è quello che facciamo, ed anche io potrei rispondere a quel testo dicendoti tutto a voce, piuttosto che consegnandoti la mia risposta come invece farò (e avrò fatto, nel momento in cui leggi).

Forse l’hai fatto ricordandoti di ciò che successe l’anno scorso, forse perché alcune cose erano un po’ difficili da dire di persona, forse per gioco, o forse perché avevi bisogno, proprio in quel momento, di urlare quelle parole a qualcuno. Chissà. In realtà non è poi così interessante.

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Nuova lettera a Babbo Natale

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

Martedì 3 Dicembre 2013

 

Caro Babbo Natale,

quest’anno le cose sono andate un po’ meglio, ed in gran parte il merito è tuo.

Mamma e papà si sono impegnati per litigare un po’ meno, anche se le cose non sono tornate prima. Temo che questo non succederà mai, ma non è poi così importante. Dopotutto la mia vita non dipende da loro, io posso essere felice anche se queste cose non funzionano bene, questo me lo hai insegnato tu.

Anche a scuola le cose vanno molto meglio, ho trovato la forza di ricominciare a studiare e sono tutti contenti di me, anche se probabilmente potrei fare meglio. Spero che anche tu sia contento di me: quello che mi insegni è importante, per me, anche se a volte il mio pensiero è altrove, e sicuramente non do l’impressione che mi importi più di tanto. Ti sei messo in testa di affrontare quegli argomenti più seriamente e più severamente, credimi: te ne sono grato. Anche se a volte ti faccio arrabbiare, anche se qualche volta ti tratto un po’ con sufficienza ed altre volte scappo… non desistere, pensa che il Signore di cui parli sempre non avrebbe lasciato un allievo difficile come me nelle mani di un maestro incapace, e infatti mi ha fatto incontrare il migliore del mondo. Grazie, a te e a Lui.

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In Memoria di Babbo Natale

In Memoria di Babbo Natale

“La verità vi farà liberi”. Ecco, sì, liberi.

Forse è pensando a questo che mi sono convinto a farlo.

Perché in fondo la libertà non c’entra nulla con quello che è stato spacciato come tale negli ultimi secoli.

No. Il ribelle non è libero, anzi, è il meno libero tra i cittadini, perché in fondo è adolescente, dipende più di chiunque altro dal proprio “padre” ed è per questo che lo nega e lo combatte.

L’adolescente, infatti, la verità non la conosce, non più del bambino. Se quest’ultimo ama il padre vedendoci solo l’eroe, l’altro lo odia, vedendoci solo il traditore.

La verità è che il padre è sempre lo stesso: è semplicemente una persona. Non può dire di conoscerlo, dunque, chi non ha visto le sue brutture, come anche chi ne ha dimenticato la bellezza.

Essere liberi è essere adulti. Essere adulti è amare intimamente i propri genitori, vedendoli come semplici persone, sapendo di essere come loro, apprezzandone la bellezza senza l’ingenuità di chi è ignaro della bruttura. Essere adulti è aver perdonato i propri genitori.

(Babbo Natale è morto, capitolo 18: Scelte)

Cambiare pelle è dura, questo disse Kaa, il pitone delle rocce, a Mowgli il ranocchio che scopriva con dolore che “l’uomo torna all’uomo”, e che non c’è niente che possa evitarlo.

Non sempre è dura perché si è troppo affezionati alla propria condizione, o meglio: non sempre si è affezionati positivamente alla propria condizione. A volte si tratta di nostalgia, altre di vittimismo, o persino disperazione. Ci si può convincere che le cose non cambieranno mai, e che tutto sarà sempre così, senza un senso e senza una direzione.

Ma non divaghiamo. Leggi il resto di questa voce

In oculo Serpentis – Capitolo XXIV

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Potere e volontà

Babbo Natale è morto – Fine

Oggi ho concluso la prima stesura di “Babbo Natale è morto”, di cui ho pubblicato qui i primi 10 capitoli.

Non ho voglia di aggiungere molto a ciò che è già scritto nel libro, se non che sarei ben felice di leggere/ascoltare commenti su tutto ciò che, chiedendo in privato, posso farvi leggere in questa versione ancora un po’ spoglia e grezza, ma che contiene già tutto (salvo sorprese) ciò che ho inteso creare.

Già nei giorni passati, quando l’avevo fatta finita con la storia ma non con il libro, iniziavo a sentire la nostalgia di tutto questo, perché vi assicuro che io sono stato lì, assieme ai personaggi che ho creato, e ho visto tutto.

Ma è tempo che si inizi a guardare verso nuovi orizzonti, perché se è vero che il mondo non cambia mai, è anche vero che l’uomo mai si accontenta di quanto conosce, e vuole vivere vite sempre nuove, pur consapevole che la vita è una.

Qua sotto chi ha letto potrà commentare, non fate complimenti.