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Litterae ad Mortem

All’ombra scura,

Chi sono io? Dove sono?

Non riesco a capire, fino ad un momento fa ero… ed ora non sono…

Non riesco a capire, ricordo strane parole, padre, madre, diritti?
Non riesco a capire, perché? Ho ricordi vaghi, rari discorsi, si può… non si può… non posso… non ce la farei…

Ho freddo, molto freddo, prima invece si stava bene, e questa luce… fa male, e non posso aprire gli occhi. Ho degli occhi? Li ho già? Dovrei averne? Come faccio a scrivere? Che significa?

Mi sento… rifiutato (rifiutata? Perché questo dubbio, ora?), ho la sensazione che dovrei essere altrove, sento un vuoto nel petto e nel naso…

Tu, tu chi sei? Sento che anche tu… ti senti come me, vero? Ma lo sai come mi sento?
Ah, vorrei che non avessero parlato così tanto, quelle voci, vorrei che avessero taciuto, che importava, a me, che riconoscessero il mio vivere, il mio essere, il mio non essere? Potevano lasciarmi stare? Ma ora c’è silenzio, ora sto bene, non sento più quelle voci, non devo più chiedermi se quelli capiscano che sto sentendo, se si preoccupano della sofferenza di chi non può parlare…

E ora sono qui, sì, forse anche tu sei qui per farmi ricordare che sono un errore, una disgrazia, un peccato.

Ora sono qui… E penso tutte queste parole terribili, inutili, vane…

Le penso, perché sento che non è più mio diritto, anzi, quando mai lo è stato? Così tante parole, e nessun tempo per pronunciarle…

Ecco, alcune le sento ferme in gola, da tanto, da troppo… Le rivolgo a te, tanto che vale tenerle?
Dimmi, ombra nera, sei tu? La mia mamma?

Qualcuno che avrebbe voluto essere.

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