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Sotto il manto di Maria

Tu che la natura divina
rivestisti con quella terrena
non lasciare al freddo i tuoi figli
che già piangono per la gran pena.

Tu portasti in fasce il gran re,
lo scaldasti sul tuo seno materno,
non siam degni di questo confronto
ma non lasciarci nel gelo d’Inferno!

Col tuo manto ricopri la Chiesa
tua figlia, perché nasconda la nudità nostra
come Guido col santo Araldo
di quel Re figlio tuo, o Madre nostra.

Tu che libera nascesti
dalla vergogna di Eva
nascondi il colpevole rossore
che la speranza ci leva.

Un’anima nera, o Maria,
è azzurra sotto il tuo velo
quella perduta, o Regina,
la porti con te in Cielo.

Mi trovasti lì, dove le vergini copri
la mia vergogna coprì il tuo vestito
ma qui c’è spazio per tanti tuoi figli
stringili a te se il loro cuore è ferito.Santa Maria delle Vergini

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Salmo

Dio, mia giustizia, ascoltami!
Ascolta la mia voce!
Il mio fratellino sta piangendo,
il suo cuore è ferito
da una freccia mortale
e io non posso fare niente per lui.

Fino a quando, Signore, fino a quando
dovrò guardarlo piangere con mani legate?
Tu, Signore, hai distrutto la morte,
puoi salvare l’agnellino che ha smarrito
la via dell’ovile!

La mia mano è pesante, Signore,
e la mia voce grave e roca;
se provassi io a liberarlo
potrei fargli ancora più male.
Se lo chiamassi fuggirebbe!

Ma la tua voce è un fiume
di latte e miele,
la tua mano più delicata
di una piuma.
Stringilo a te, Signore!
Fagli sentire la tua voce!

E poi raccontami del suo sorriso,
ripetimi il suo canto di gioia,
fammi immaginare il caldo colore del suo viso.

L’ultima settimana del cavaliere

Gran cavaliere cosa farai
quando domani il giorno vedrai? 

Oh mia cara dama, mia stella,
domani è sabato e al Re
dirò che ti sposo, e quanto sei bella,
benedirà il nostro fidanzamento,
rinnoverò di servitù il giuramento.

Ma bel cavaliere, domenica poi,
quando il sole si alzerà su di noi?

Andrò dal mio Re e ne contemplerò il volto
sentirò la sua voce, ne toccherò il mantello,
gli dirò come cresce il raccolto.
Quel giorno sarà per il Re e il Re soltanto
finché la notte stenderà il suo manto. 

E lunedì, mio promesso?
Cosa farai, dimmelo adesso!

Lunedì viaggerò per terra e per mare,
vedrò la neve e la sabbia nera
del mio Re a tutti vado a narrare
canterò alle genti che è meglio morire
che senza il Re sulle labbra andare a dormire. 

E nel giorno di Marte,
dimmi, quale sarà la tua parte?

Vicino già si farà il nemico
e per il mio Re sguainerò la spada
lucente sarà e scaccerà l’antico
che non avrà il cuore e la fedeltà
che sono del Re finché sarà la realtà. 

Ma mercoledì vivo sarai,
vedermi piangere tu non vorrai!

Mercoledì al Re andrà la gloria
a lui nel trionfo
porterò la vittoria.
Poi a sera si farà festa:
al Re brinderemo, non certo alle mie gesta!

Giovedì poi ti riposerai, 
o di nuovo lontano andrai?

Rimarrò qui con la luce nel cuore,
spada e armatura luciderò.
Tu, lo so, sarai splendente mio amore
ma rimarrò poi la notte a vegliare
guardando del Re la candela bruciare.

Poi venerdì sarà una settimana
e nei tuoi piani sembro così lontana…

Venerdì all’ora nona
il Re grande a causa mia morirà
e se il cuor suo nel petto non suona
muoio anch’io, servo malvagio
che lo abbandonai al dolore per l’agio.

Ma cavaliere tu non puoi morire, 
di sposarmi era il tuo dire!

Oh non temere mia rosa, mia bella,
nasceremo io e te sull’altar di domenica
dopo aver udito la buona novella:
il Re risorto, nel pane e nel vino,
di me e te farà uno, e ci sarà vicino.  

Il Falco

Su nel cielo azzurro

in una primaveril giornata

di Febbraio

tra i grigi nuvoli e le fronde

vidi le brune piume di un uccello

che sbatteva l’ale come d’altronde

non potrebbe fare un monello.

Era il falco.

Falco io dico che non so

niente di ali, niente di piume,

niente di voli né di suoni.

Ma so che era un falco

che il Signore l’ha fatto

svolazzante e bello

e bruno

e dignitoso più del merlo

Non son scienziato in fondo

e non pretendo

di insegnar a discerner cero

e cedro

nessun altro lo vide e non può dire

“falco non era”

perciò ignorante rimango ma alemeno

ho volato sulle colline e sui boschi

e tra gli alti monti

fin sopra il deserto

e vicino ai ghiacciai sui vulcani

con il falco.

Anche falco non fosse

con lui son partito

e so che il cielo è bello

e che bella è la terra d’altronde

da lassù il male è sì piccino

e nessuno spaventa più, così affondato

in un mare di bellezza.

La vespa

Tristo ingannatore

re della menzogna;

vespa stercoraria che deponi

sulle più orribili spine e disgustose

la tua dolce e venefica secrezione

quel miele

di morte.

 

Solo tu puoi

trasformare in sterco tutto ciò che

è bello e tuttavia

far apparire attraente

il mondo in rovina.

 

Indichi cose che nessuno

sano di mente

troverebbe attraenti

ma se c’è qualcuno che mente

eccoci tutti a dir

lo voglio!

 

Ma non lo vogliamo

e non ti vogliamo

e te ne tornerai nel tuo buco

malsano

a nutrir le tue larve

di sterco.

 

Almeno finché non verrà

il fuoco

nei tuoi alveari

e brucerai

ieri, oggi e domani.

Vieni, Spirito Creatore

Vieni, spirito creatore

colma i deserti

avvicina i mari

riporta la vita dov’è l’aridità.

 

Vieni, spirito creatore

dove gli affamati non hanno da mangiare

dove i nudi non hanno di che vestirsi

dove il pianto dei bambini muore nel vuoto.

 

Vieni, spirito creatore

in questa terra che ti ha dimenticato

vieni, in questo cuore di pietra

vieni, ti supplichiamo, non dimenticarci.

 

Vieni, spirito creatore

getta il fuoco su questa stolta terra

inondala col pianto dei ripudiati

che nessun orecchio rimanga inerte

assaggiando le grida dei dannati.

 

Vieni, spirito creatore

abbi pietà dei tuoi indegni figli

liberali dal giogo di questa idiozia

mostra loro le meraviglie del Cielo

falli partecipi della Tua presenza

 

Del tuo corpo e del tuo sangue

non faremo mai senza.

Brucia la nostra carne!

Donaci di salire
sulla tua croce sublime.

Una sirena

A S.C.

Mamma…!
È ancora buio
e tu non sei qui
non sei con me
e ti cerco
e ti chiamo
e tu non rispondi.

Volevo chiederti cos’è stato:
un tuono?
il terremoto?
forse un mostro?
Ho paura
mamma
dove sei.

Dimmi ti prego
che sto ancora sognando.
Ecco, ti sento:
tu preghi che il tuo bambino
sogni solo gli angioletti
e non abbia più paura.

Ora li vedo
e non mi fa più male.

Alternative

Giovinetto

che sei lì con la faccia intontita

e gli occhi da pesce lesso

sei lì che sbatti oziosamente le mani

e biascichi i versi

di quella musica alternativa

che ti arriva dal palco.

 

Versi che narrano

una guerra non tua

un ideale non tuo

una storia del passato.

 

Tuttavia ti emozioni

pensi di poter essere là

ti illudi

che quelli fossero

“i bei tempi”

Leggi il resto di questa voce

Allo specchio

Quel volto angelico

in quello specchio

no, non è il mio.

.

Mi volto

una bestia

che sia davvero così?

.

Sì, non sono che una bestia

non sono degno di questa vita

Non posso fare alcun bene.

Son nato per errore. Nessuno mi ama.

  .

Se solo qualcuno mi amasse!

  .

Ecco, di nuovo…

non era vero, eh?

Mi ingannavo, lo so, io sono…

Sì, sono il migliore, un santo

con le mie forze mi sono elevato.

.

Non come quegli altri, schiavi

di loro stessi. Che miseri che sono!

.

Ora potrei pure…

sì, potrei permettermi di farlo.

Chi può biasimarmi, d’altronde?

Mi sono impegnato tanto…

ho lavorato…

.

Eppure sono triste.

 .

Sì, in fondo mi illudevo.

Sono solo una bestia.

Abbandonata a sé stessa

da un padrone crudele.

Perché qualcuno non mi uccide?

.

No. Ho troppa paura per morire.

Se sono bestia è giusto

che mi comporti come tale

In fondo che mi importa

se li faccio soffrire?

Se lo meritano anche loro.

 .

Ma in fondo io sono meglio di loro!

So, per lo meno, di essere una bestia, no?

Ma alla fine, lo sono davvero?

La mia coscienza, la mia consapevolezza…

Quelli mi fanno del male, e nemmeno se ne accorgono!

Ignoranti, stupidi, sempliciotti…

Vogliono solo oscurare la mia luce.

Vogliono che io pensi che sono sbagliato.

Così si approfitteranno di me!

Non ci cascherò di nuovo!

.

Ma che importa, in fondo?

Sarò quello che sono, non mi interessa.

Un giorno morirò, e quest’immagine

Non sarà altro che un ricordo.

Non ho bisogno di uno specchio.

Devo solo accettare colui che sono.

E lasciarlo stare.

.

Eppure un dolore

mi trafigge il petto.

Lo metterò a tacere

aiutando il povero

sfamando l’affamato

curando il malato.

 .

Ma non si cheta!

.

Tanto vale allora

soddisfare le voglie

quelle son vere ferite!

Mangerò fino a scoppiare

mi prenderò tutto quello che voglio

Le lacrime mi renderanno forte.

Quelle degli altri.

.

Ma sono stanco, ormai.

 .

Tutto questo non ha senso.

Fare il bene porta l’ingratitudine.

Fare il male porta altro male.

Che noia, questa vita!

 .

Tanto vale lasciarsi andare.

Qui, su questo marciapiede.

Come un mendicante.

Attendo che venga a prendermi.

Il nulla.

La morte.

.

Sputo nella mano di chi vuole aiutarmi.

Strillo nelle orecchie di chi mi compatisce.

Voglio morire, lasciatemelo fare!

.

Voglio morire, ma non si può morire bene?

Fare qualcosa che lasci il segno,

Qualcosa che mi faccia ricordare
Per lo meno da qualcuno.

 .

Ma non ho la forza per alzarmi

E su quella strada

Ecco che si ferma un autobus.

Il mio riflesso sulla carrozzeria
Non mostra la bestia, né un eroe.

Sono solo un bambino,

circondato da vetri frantumati.

Uno è entrato nel mio cuore.

.

Piango e mi dispero!

Sono tutto solo.

Tutta la mia vita

Fu solo una bugia.

Non voglio morire!

.

Ma ecco che se ne va

portando con sé chi voleva darmi un soldo

e pure il mio volto gonfio e rosso

di pianto.

 .

Alzo gli occhi al cielo.

Mamma, ovunque tu sia

il tuo bambino sta piangendo!

Accorri in suo aiuto,

cura le sue ferite,

fa che smetta di piangere.

 .

E che possa posare il capo sul tuo grembo

sentendosi amato

senza bisogno di guardare

nello specchio.

 

 

Il buio

Il sole è tramontato
già scoppiettano i falò nella valle
risa, balli e canti tutti attorno
e si fanno beffe
del buio.
Sul loro capo le stelle,
fuochi ai loro piedi, in loro potere
tuttavia meravigliosi e misteriosi,
imprevedibili.
Il buio si colora
e qualcuno contempla le mille sfumature
della notte:
presto andrà ad attendere l’alba.

In un mondo lontano
c’è una cella.
Buia.
Una lampadina sempre accesa
na roba alogena, acceca.
Un uomo contempla le macchie sul muro
seduto sul letto.
Quel poco di muffa
è quanto di più colorato ci sia in vista.
E domani? Anche domani sarà così.
Non cambieranno queste quattro mura
non si spegnerà la lampadina,
o chissà quali terrori
potrebbero entrare da quella minuscola  finestra
da cui, una volta l’ha vista,
a volte entra una luce azzurrina
chissà cosa potrebbe fargli
il buio.