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Contro gli altruisti

Contro gli altruisti

o, almeno, i sedicenti tali

Stasera me stanne sul cazzo gli altruisti. Non gli altruisti in genere, per carità, non chi si impegna per fare del bene agli altri.

Parlo di quella categoria, molto diffusa in ambiente adolescenziale o di adulto-adolescenti, che si autoconvince di essere proprio gentile e generosa, fino a far proprio il celebre motto: “è ora di finirla a pensare sempre agli altri!”

La storia può essere lunga: si inizia da ragazzini, si cerca di attirare l’attenzione facendo un favore a questo, un favore a quell’altro, e poi arriva il momento di essere ringraziati o ricambiati.

Puntualmente, questo non succede.

Da lì parte una serie di reazioni isteriche e irrazionali, che dipingeranno il mondo con tinte fosche e drammatiche: da una parte c’è il povero altruista sempre attento ai bisogni di tutti, brutalmente dimenticato al momento del bisogno (o del compenso), dall’altra un mondo di egoisti che si approfittano dell’altruista, in mezzo c’è l’amico stronzo, imbarazzato e un po’ imbecille che rinforza questo comportamento scellerato. “Ma lo sai quanto vali, lo sai quello che fai, sono loro che non capiscono, che non sanno vedere…” e bla bla bla, insomma: chiacchiere di convenienza, la maggior parte delle volte puttanate pazzesche che culminano in “sì, devi pensare di più a te stesso ed essere un po’ più egoista perché sennò vai a finì male.”

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Virtù teologali

Non sono un esperto, e probabilmente ci ho capito poco. Le virtù teologali, sarebbero donate tramite il battesimo, per quel che ricordo, eppure non è che dopo il battesimo siamo, in tutti i momenti dell’anno, pieni di fede, di speranza, di carità.

Lo so, con il battesimo la veste si sbianca, e ci si rende capaci di ricevere tali virtù, che poi sarebbe la stessa cosa, se non erro, dello stato di grazia, poi per varie vicissitudini la veste continua a macchiarsi di nuovo, perché c’abbiamo la testa dura (e il cuore soprattutto) e ce facciamo prende in giro, e allora non siamo più in grado di renderci conto che questi doni sono lì davanti, e che basta allungare la mano e prenderli. Una sorta di miopia, insomma, le metafore se sprecano.

Ma oggi riflettevo, ste tre virtù non sono uguali, c’è un evidente ordine gerarchico e, in effetti, se arrivare a prendere un pizzico di una non è così raro, averle tutte e tre insieme è qualcosa di straordinario, nonostante rimanga vero il fatto che, una volta iniziato, la parte più difficile è fatta.

Ma tutto questo discorso l’ho fatto solo perché m’era venuta in mente na roba, stamattina, sulla base dell’esperienza personale.

Infatti penso che il rapporto tra queste tre virtù, o meglio sull’accessibilità delle stesse, sia più o meno questo:

Se la Fede è una cascata, alla quale si attinge facilmente e pure bagnandosi tutti, la Speranza è un torrente, e bisogna chinarsi per riempire la borraccia. A questo punto, ovviamente la carità è il filo d’acqua che esce dalla sorgente, che ti costringe ad arrampicarti e ad essere paziente, perché prima che ti riempia la borraccia ce ne vuole…

Il concetto di “carità”

Il concetto di “carità”, nell’accezione più volgare di “elemosina”, si è andato evolvendo, nei secoli.
Un tempo era una concessione, il frutto della “bontà” di una persona nei confronti di un’altra.

Oggi è qualcosa di dovuto, e chi non la fa è un mostro.

Ma siamo sicuri di non aver perso di vista la realtà? Chi ve lo dice che gli altri debbano per forza essere caritatevoli con voi?
L’impressione è che, mentre prima, ma forse mi sbaglio, chi aveva di più faceva un’opera buona condividendo questo “più” con chi aveva meno, ora chi ha di più è una sorta di demonio, e bisogna costringerlo a privarsi di quel “più” ad ogni costo, perché la giustizia è questa. Leggi il resto di questa voce