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Di chi si confessa senza prete

Gira da tempo la superstizione protestantizzante che ci si possa “confessare con Dio”, che non sia necessario raccontare “i fatti propri” ad un sacerdote, che Gesù Cristo non abbia istituito il Sacramento della Riconciliazione e via dicendo.
Non ho intenzione di citare i passaggi in cui tale Sacramento viene istituito perché certamente è cosa facile da trovare anche solo con google, ma vorrei proporre una semplice riflessione.
San Paolo scrive: se Cristo non è risorto dai morti, vana è la nostra fede.
Ma più in generale, se Cristo si è incarnato e ha voluto personalmente incontrare il suo popolo (e se continua a farlo ininterrottamente da più o meno 2000 anni) è chiaramente perché ce n’era bisogno, perché prima qualcosa non andava.
Così è anche per il perdono.
Anche prima di Cristo la gente poteva “confessarsi con Dio”, poteva chiedere perdono, anzi: facevano anche tanti digiuni, si mortificavano in vario modo, si facevano purificare; e non c’è dubbio che qualcuno sia stato effettivamente perdonato se possiamo dire che Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosé e via dicendo sono santi, pur essendo tutti loro dei peccatori come chiunque altro.
Quindi sì, è possibile essere perdonati senza passare per il sacerdote, ma voler approfittare di questa possibilità significa chiaramente esporsi ad un pericolo mortale: prima della venuta di Cristo non c’era alternativa, bisognava aspettare l’ultimo giorno e vedere che succedeva, ma Gesù è venuto per rimettere i peccati, e decidere arbitrariamente di fare “come quelli di prima” significa nientemeno che rifiutare il Vangelo.
Ora, Cristo è venuto a rimettere PERSONALMENTE i peccati, poiché SOLO DIO può rimettere i peccati. E questo ha sconvolto tutte le carte in tavola: prima non c’era alcun modo (a meno che non si fosse profeti o giù di lì) di sapere se i propri peccati fossero stati perdonati. L’uomo era costretto a vivere nel dubbio, nella contrizione, nella penitenza, sperando che il Signore alla fine decidesse di rimuovere quelle catene. Con la venuta di Cristo, la peccatrice può andare da lui e ungere fisicamente i suoi piedi con l’olio profumato, asciugarli con i suoi capelli. Quando Gesù le dice che i suoi peccati sono perdonati, non esiste più alcun dubbio: è libera, non deve più mortificarsi, non deve più piangere. Ha la CERTEZZA del perdono, ed il peccato è dimenticato per sempre.
Così anche per chi si confessa dal sacerdote: solo così si può avere la certezza del perdono, perché chi si confessa da solo può pure convincersi che Dio vede tutto e quindi anche i suoi peccati, e che vedendoli li perdona perché è buono, ma nessuno glielo confermerà mai. Nessuno gli dirà: i tuoi peccati ti sono perdonati, va e non peccare più.
La confessione sacramentale elimina metà del dubbio sulla sorte eterna: resta ovviamente la parte che riguarda l’uomo, resta da vedere se siamo davvero decisi a vivere secondo il Signore e se davvero abbiamo cambiato vita, quindi se davvero desideriamo di vivere eternamente in Lui. Ma tutto ciò che riguarda la decisione di Dio è rivelato: se hai chiesto perdono per un peccato e ti viene detto che ti è stato perdonato, non c’è da aspettarsi nessuna sorpresa. È così.

C’è poi da considerare un ulteriore elemento, che in realtà è fondamentale: la superbia. Pretendere di potersi salvare da soli, pretendere di avere un filo diretto con Dio (quindi autoproclamarsi profeti alla vecchia maniera, in pratica) e di non aver bisogno di sentirsi dire di essere stati perdonati è esattamente ciò che facevano i farisei, che seguivano tutte le leggi e si sentivano nel giusto perché nella loro mente avevano fatto quanto dovevano. Chi si confessa da solo ha deciso che Dio deve perdonarlo perché nella sua mente sa di meritarlo.
Ma nessuno merita il perdono di Dio; esso è sempre gratuito e sommamente immeritato.
In fondo è lo stesso peccato di Adamo ed Eva che continua ad andare di moda ancora oggi. Non è vero che chi non vuole confessarsi non ne vuole sapere del prete, è Dio quello che dà realmente fastidio.

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Sul pentimento e i sensi di colpa

È noto come il sorcio maledetto, quale principe degli ipocriti e maestro mistificatore, sia solito mettere in giro voci totalmente assurde ed insensate, a tal punto che bisognerebbe essere davvero ingenui per crederci. Essendo, però, oltremodo astuto e vile, riesce spesso in qualche modo ad insinuarsi anche nella mente di chi non fosse usualmente ingenuo, rendendolo perciò tale.

Una delle affermazioni che getta in pasto agli ingenui con il fine di allontanarli dal Signore e dagli eterni benefici che la riconciliazione ed il pentimento dei peccati comportano, suona più o meno così: la Chiesa ha inventato il peccato ed i sensi di colpa, e ne ha riempito le menti degli uomini per impedire loro di essere felici.

Ah! Deve avere davvero la mente di una capra colui che si affida ad un’affermazione così ridicola per ottenere la (s)fiducia di un uomo, ma a quanto pare ultimamente anche le capre riescono ad essere più convincenti degli apologeti, e permettiamo a questa capra di ottenere tanto con così poco!

E pensare che tanto poco basta per confutarla… Leggi il resto di questa voce

La Tua Chiesa

Dall’11 febbraio scorso, mentre giornalisti, opinionisti, parolai e profeti improvvisati, nonché teologi della prima e ultima ora fornivano le loro utilissime ed importantissime opinioni (e previsioni, ma alla fine pare che l’unico che c’ha preso sia Messori, che ha pure tenuto ben nascosto il pronostico, fino ad oggi) sugli eventi che stavano avvenendo, mi sono sforzato di stare zitto il più possibile, di non unirmi al coro, di non dare interpretazioni o chiavi di lettura di questo o quell’evento… finché non fosse tutto finito, quindi fino all’annuncio del nome del nuovo Papa.

Non posso negare di essere stato segnato, come un po’ tutti quelli a cui freghi qualcosa, dalla scelta di Benedetto XVI, ma non sono qui per lodarlo, né per parlare della scelta coraggiosa, né per insultarlo, né per dire che finalmente la Chiesa sta diventando moderna, né per rimproverarlo con l’accusa di averci lasciato nelle mani di chissà quale uomo assetato di potere, o quella di aver lasciato degli orfani, o quella di esser sceso dalla croce.

Diciamolo chiaramente, se siamo la Chiesa, non lo siamo nel nome del Papa, il Papa NON è una semidivinità, NON è la fonte della nostra fede, della nostra speranza, e tanto meno della nostra carità. Per quanto sia evidentemente legato a Benedetto XVI culturalmente ed affettivamente, il centro non è lui, come non sono io, come non è la somma delle teste che pensano di essere Chiesa.

Così, con la mia solita assurda pretesa di aver colto qualcosa di importante, scrivo questo post NON per lodare o denigrare il Papa emerito, ma per rilanciare un pensiero che è venuto in mente a me, che è scaturito da quel gesto che, nel bene o nel male, rimarrà nella storia, e che, a mio parere, è di fondamentale importanza per comprendere di cosa, davvero, stiamo parlando.  Leggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo XV

La mesta scienza

Sabato 15 Dicembre 2012

Come sempre, chi vuole leggere chieda…

La Chiesa e la luna

“L’astronauta e la sonda lunare scoprono la luna solo come roccia, deserto, sabbia, montagne, ma non come luce. E in effetti essa è in se stessa soltanto questo: deserto, sabbia, roccia. Tuttavia, per merito di altri e in funzione di altri ancora, essa è anche luce e rimane tale anche nell’epoca dei viaggi nello spazio. E’ quindi ciò che non è in se stessa.
L’altro, ciò che non è suo, fa comunque parte anche della sua realtà. Esiste una verità della fisica e una verità poetico-simbolica e l’una non annulla l’altra. Allora chiedo: questa non è forse un’immagine molto precisa della Chiesa?
Chi la esplora e la percorre con la sonda spaziale, può scoprire solo deserto, sabbia, roccia, le debolezze dell’uomo, i deserti, la polvere e le altezze della sua storia. Tutto ciò le appartiene, ma non rappresenta la sua effettiva realtà.
L’elemento decisivo è che essa, benché sia solo sabbia e sassi, è di certo anche luce in virtù di un altro, del Signore: ciò che non è suo, è veramente suo, la sua effettiva natura, anzi, la sua natura consiste nel fatto che essa non vale per ciò che è, bensì solo per ciò che non è suo. Essa esiste in qualcosa che è al di fuori di essa e ha una luce che, pur non essendo sua, costituisce tutta la sua essenza. Essa è “luna” -mysterium lunae – e così riguarda i credenti, perché proprio così essa è il luogo di una costante scelta spirituale.”

 

Joseph Ratzinger, “Perché siamo ancora nella Chiesa”, 4 Giugno 1970

 

Il resto della conferenza potete trovarlo molto facilmente su google.

Cristiada

 

Il film “Cristiada”, basato sulle vicende della rivolta dei Cristeros contro il governo anticattolico di Plutarco Elias Calles, avvenuta in Messico tra il 1926 ed il 1929, non ha ancora avuto la possibilità di approdare “ufficialmente” in Italia.

Avendolo visto consiglio però a tutti la visione della pellicola, disponibile online sottotitolato in italiano, testimonianza di eventi non solo terribilmente recenti, ma anche, purtroppo, terribilmente attuali, magari non in Messico.

Trovate qui sotto i link per la prima e la seconda parte.