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Qohélet cristiano

Ricordo di aver letto (e per la verità non da una penna sola) che fa meraviglia che il Qohelet sia nel canone della bibbia, che un libro così pessimistico, disilluso, un testo che nega il valore di qualsiasi cosa e della vita stessa, che vede Dio come puro arbitrio in cui non si può confidare, ma che si può solo temere…
Un testo che, dicono, strizza l’occhio all’agnosticismo se non all’ateismo, per cui tanto vale darsi ai piaceri pur di tener lontana la saggezza, perché il sapere moltiplica il dolore e perché lo stolto finirà nella polvere come il sapiente…
Eppure il Qohelet è nella Bibbia proprio per la stessa ragione per cui ci stanno tutti gli altri libri: è Parola di Dio, è verità. Cosa c’è, sotto il sole, che non sia vanità e occupazione senza senso? Cosa c’è di nuovo? Non è forse vero che tutto ciò che è, è già stato? Di cosa possiamo dire: ecco, questa è una cosa nuova?
Gesù Cristo non nega questa verità, che è stata scoperta anche in luoghi ben lontani dalle terre di Israele, ed in fondo i gigli del campo sono tanto ben vestiti, ma finiscono nel forno insieme alla paglia. Il punto è che è vero: non può esserci niente di nuovo sotto il sole, niente che abbia un senso. Tanto che, scrive Chesterton, il cristianesimo è l’unica religione in cui Dio stesso per un momento diventa ateo. Ma il punto è che il firmamento è stato perforato, Gesù è il pane disceso dal cielo, disceso fino agli inferi perché tutta la creazione potesse inseguirlo nella sua gloriosa ascensione, al di là del sole, nella Gerusalemme celeste.
Tutto è vanità, tutto è vanità e occupazione senza senso: a quale fine si affanna l’uomo sotto il sole? Nessun fine, nessun valore, a meno che ciò che è sopra il sole non venga di sotto per poi trascinarsi qualcuno dall’altra parte. E non può esserci che inutile affanno per chi non vede la vanità di tutte queste cose, mentre la gioia è di chi ha dato ad ogni cosa il suo prezzo, ed ha giudicato tutto alla stregua della polvere, salvo Gesù Cristo.
E migliaia di santi e martiri ce lo hanno dimostrato.

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Carletto

Carletto era un adolescente, aveva 40 anni, un appartamento in affitto e un lavoro a tempo indeterminato.

Nella sua vita monotona, iniziò ovviamente (come a tutti succede durante la fase tardo-adolescenziale, che in questo caso era parecchio tardo, ma non era colpa sua) a sentire un vuoto ed un senso di disagio sempre maggiori.

Pensando che potesse essere una brutta malattia para-psico-reumatologica, Carletto pensò bene di porvi rimedio. Egli errò a lungo, nella monotonia delle sue giornate, guardò in fretta di qua e di là, osservò i mille schermi e le milleuno carte, discusse per ore e ore con persone che non conosceva prima, ma nemmeno dopo.

Alla fine, trovò la soluzione a tutti i problemi.  Leggi il resto di questa voce