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L’ideologia gender influenza la psicologia accademica?

Il dibattito sulla questione dell’omosessualità ha ormai superato il livello di guardia anche in Italia. La legge Cirinnà è l’ultimo passaggio di un iter culturale che dura da anni e che si basa su elementi mediatici dominanti. Padre e madre definiti concetti antropologici, un improvviso sussulto favorevole all’ipotesi di “famiglia omosessuale” dopo anni di critica a quella naturale, sdoganamento di mercificazioni come quella dell’utero in affitto, almeno per certi personaggi in vista della politica. Ma quanto c’entri la scienza in tutto ciò, è argomento controverso.

Per questa ragione che abbiamo ritenuto di dover interpellare una parte della scienza stessa che, pur rappresentata da un solo individuo, possa esprimere un punto di vista basato su un approccio quanto più possibile sperimentale, confrontandolo con l’atteggiamento della cultura massmediatica e, in parte, anche scientifica. Francesco è il nome fittizio di un giovane psicologo che preferisce restare anonimo: gli abbiamo chiesto chiarimenti sulla fondatezza di certi argomenti, l’atteggiamento che sta tenendo sulla questione la psicologia italiana, e l’effettiva libertà di studio che esiste oggi nel settore.

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La pedagogia (3)

Quello che mi sta sul cazzo dei pedagogisti della famiglia non è tanto il fatto che passino il tempo a scrivere libri e a immaginare progetti pedagogici per migliorare l’esistenza di chi si ritrova in una situazione familiare complicata o per intervenire comunque affinché le situazioni di rischio facciano meno danni possibili. Se avessero un qualche contatto con la realtà, se non fossero solo costruttori di castelli in aria che parlano di leggi e di dati istat come se fossero l’oggetto del loro agire dimenticando che hanno a che fare con persone che non si piegheranno mai alle loro pretese di progettualità e di gestione delle relazioni (davvero pretendono che un bambino si adegui ad una situazione in cui coppia coniugale e coppia genitoriale sono distinte. Farabutti.), potrebbero addirittura essere utili a qualcosa di più che ad appesantire la spesa pubblica e di quegli sciagurati che ancora comprano i loro vacui libercoli.
Non mi sta sul cazzo nemmeno il fatto che siano totalmente inutili. Anzi sì, ma nemmeno tanto.
Ciò che davvero mi sta sul cazzo, è questa ipocrisia, questa viltà, che nel tentativo di vedere il possibile nelle situazioni difficili e di “sperare” ancora in qualcosa dimentica i fondamenti, dimentica che la divisione del nucleo familiare è violenza ed esautorazione, che è un danno per i bambini quanto per i genitori, che bisogna evitarlo a tutti i costi, che per evitarlo bisogna educare le nuove generazioni ad impegnarsi in maniera sana e responsabile, che non si possono risolvere le situazioni già collassate rendendo culturalmente meno odioso ciò che è una violenza, è uno stupro, è la violazione della primaria finalità di qualsiasi pedagogia, ovvero la felicità di tutte le persone coinvolte. Non si può agire per il bene delle famiglie “ricostituite” minando culturalmente la famiglia stessa, come questi viscidi servi del potere fanno. Non si può dire che “può andare tutto bene” dimenticando che l’eventualità è molto remota, che le ferite, pur sepolte nel subconscio, rimarranno per sempre e che i soggetti coinvolti saranno privati per il resto della loro vita di qualcosa di fondamentale (nel caso dei genitori) o di vitale (nel caso dei figli).
Sapete parlare solo di negoziazione, di ruoli, di adattamento ed adeguamento, di “funzioni educative”, di “modelli familiari” e tante altre amenità irrilevanti.
Avete dimenticato di dire l’ovvio, di affermare apertamente che se una famiglia non si fonda sull’amore assoluto e sulla comunione totale dei coniugi nella prospettiva del bene della famiglia stessa come essere a sé e, ovviamente, dei figli questa è destinata a dileguarsi, avete dimenticato di ricordare al mondo che non si crea una famiglia per calcolo o negoziazione o simili atrocità, ma perché ci si vuole impegnare NON in un progetto comune, ma in un ESSERE comune.
Ciò che state facendo, è seminare la zizzania per distruggere anche le famiglie dei figli di queste famiglie, spacciando quella che è una violenza per qualcosa di naturale, perché NESSUN bambino deve ritrovarsi a “scegliere” se passare il pomeriggio con il padre o con la madre, o se chiamare “papà” il nuovo marito della madre, e non dirò che questo non è naturale: anche fosse naturale, non sarebbe giusto.
Ma la pedagogia ha dimenticato la giustizia, per questo è totalmente inutile.
Continuate pure a scrivere apologie smielate delle “famiglie ricostituite”, ripetete pure che basta rimodulare i ruoli e mediare le relazioni e simili, rassicurate il mondo: “va tutto bene”.
Ma non va bene proprio un cazzo, i vostri stessi discorsi sono una delle cause del moltiplicarsi di queste situazioni, è giusto evitare che le persone coinvolte in questo fenomeno vengano colpevolizzate e a loro volta danneggiate da un sistema pedagogico-politico punitivo (dal punto di vista sociale e culturale anche), ma non dimenticate che l’ideale è ben altro, e che si può avere la miglior pedagogia del mondo, ma un bambino che vive con due genitori che si amano e che insieme sono famiglia non sarà mai nella stessa situazione di un altro che non ha questa fortuna.
Non avrà mai bisogno delle vostre chiacchiere, ad esempio.
Dovreste puntare ad evitare alle famiglie di domani la stessa sorte di quelle di oggi, invece state facendo il contrario: l’apologia del presente che si ubriaca per non pensare al futuro.
LA PEDAGOGIA CHE SI RIFIUTA DI PENSARE AL FUTURO!

In Memoria di Babbo Natale

In Memoria di Babbo Natale

“La verità vi farà liberi”. Ecco, sì, liberi.

Forse è pensando a questo che mi sono convinto a farlo.

Perché in fondo la libertà non c’entra nulla con quello che è stato spacciato come tale negli ultimi secoli.

No. Il ribelle non è libero, anzi, è il meno libero tra i cittadini, perché in fondo è adolescente, dipende più di chiunque altro dal proprio “padre” ed è per questo che lo nega e lo combatte.

L’adolescente, infatti, la verità non la conosce, non più del bambino. Se quest’ultimo ama il padre vedendoci solo l’eroe, l’altro lo odia, vedendoci solo il traditore.

La verità è che il padre è sempre lo stesso: è semplicemente una persona. Non può dire di conoscerlo, dunque, chi non ha visto le sue brutture, come anche chi ne ha dimenticato la bellezza.

Essere liberi è essere adulti. Essere adulti è amare intimamente i propri genitori, vedendoli come semplici persone, sapendo di essere come loro, apprezzandone la bellezza senza l’ingenuità di chi è ignaro della bruttura. Essere adulti è aver perdonato i propri genitori.

(Babbo Natale è morto, capitolo 18: Scelte)

Cambiare pelle è dura, questo disse Kaa, il pitone delle rocce, a Mowgli il ranocchio che scopriva con dolore che “l’uomo torna all’uomo”, e che non c’è niente che possa evitarlo.

Non sempre è dura perché si è troppo affezionati alla propria condizione, o meglio: non sempre si è affezionati positivamente alla propria condizione. A volte si tratta di nostalgia, altre di vittimismo, o persino disperazione. Ci si può convincere che le cose non cambieranno mai, e che tutto sarà sempre così, senza un senso e senza una direzione.

Ma non divaghiamo. Leggi il resto di questa voce

La pedagogia

La pedagogia dovrebbe essere quella scienza che guarda al futuro, una scienza che cerca il meglio per l’uomo, una scienza che tenti di capire come rendere migliori le relazioni che oggi non funzionano, affinché domani possano funzionare.
E che succede? Oggi la pedagogia è la scienza della rassegnazione: “la famiglia tradizionale è in declino”, dicono, bisogna riconoscere l’esistenza delle nuove forme di convivenza, e smettere di parlare di “la famiglia”, ma di “le famiglie”.

Ma poi che succede? Negli stessi libri c’è anche l’onestà intellettuale indispensabile a dire le cose come le stanno, dopotutto, a dire ovvero che più ci si distanzia da quel “la famiglia” di cui è meglio non parlare più, più si creano problemi, più le cose vanno male, più non si riesce ad educare, più va tutto a puttane, prosaicamente. Leggi il resto di questa voce

L’indottrinamento

Il mio maestro Oskar Heinroth, naturalista e irrisore delle scienze morali, usava dire: “Quello che uno pensa è quasi sempre sbagliato, ma quello che uno sa, è giusto”. Questa frase, non gravata da alcuna ipoteca gnoseologica, esprime perfettamente il processo evolutivo di tutto il sapere umano, e forse di tutto il sapere in genere. Prima ci si ‘forma un’idea’, poi la si mette a confronto con l’esperienza e con i dati successivamente registrati dai nostri sensi, e infine, secondo che questi fattori coincidano o meno, si giudica se l’idea che ci eravamo formata è giusta o sbagliata. Questo confronto fra una regola interiore formatasi in qualche maniera nell’organismo e un’altra che vige nel mondo esterno rappresenta probabilmente il metodo di gran lunga più importante grazie al quale un essere vivente è in grado di giungere alla conoscenza. Karl Popper e Donald Campbell hanno definito questo metodo pattern matching, un’espressione intraducibile.

Così il nostro Konrad Lorenz inizia il suo capitolo sull’indottrinamento: peccato capitale della nostra civiltà. Il settimo (su 8, nonostante quello delle armi nucleari sia molto diverso dagli altri).

Sembra paradossale, no? Lorenz scrive negli anni ’70 del ‘900, un periodo in cui i cosiddetti “maestri del sospetto” avevano attecchito così fortemente da porre in netta difficoltà qualsiasi dottrina, un periodo in cui i giovani non davano più retta ai vecchi, un periodo in cui l’imposizione di una cultura sembrava ormai impossibile, un fenomeno superato, un pericolo scampato per sempre.

Nulla di più falso e sbagliato. Leggi il resto di questa voce

Tornando di nuovo (aho pare na presa in giro)

Il campo mobile è passato con tutto ciò che ne consegue, e con tutti i frutti ed i germogli connessi (no, non è stata una “bella esperienza” ), sono state giornate faticose (non troppo, alla fine) e intense, perciò mi sento davvero di ringraziare tutti quelli con cui le ho vissute.

Dato, però, che per evidenti limiti umani risulta impossibile stabilire una connessione con 1800 persone, non posso che ringraziare anche in particolare coloro che mi hanno accompagnato sulla strada del “percorso 23”, quindi i rover dei clan di:Ancona 2, Monteporzio 1, Roma 13, Zagarolo 1, oltre ovviamente a nojaltri dell’Ancona 1. Tutte persone con cui avrei passato volentieri altro tempo, purtroppo però le strade di ognuno si congiungono e si dividono senza che noi possiamo controllarle davvero, e non resta che l’augurio di poter intrecciare di nuovo questi sentieri in futuro, in un contesto o nell’altro.

Non mi dilungherò troppo sul campo perché da dire c’è ben poco e fin troppo, e come al solito tutto ciò che si potrebbe dire non potrebbe rendere davvero partecipe chi non ha partecipato, ed i frutti di momenti del genere non si vedranno certo in un post come questo, vedremo quel che sarà. Leggi il resto di questa voce