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Contro gli altruisti

Contro gli altruisti

o, almeno, i sedicenti tali

Stasera me stanne sul cazzo gli altruisti. Non gli altruisti in genere, per carità, non chi si impegna per fare del bene agli altri.

Parlo di quella categoria, molto diffusa in ambiente adolescenziale o di adulto-adolescenti, che si autoconvince di essere proprio gentile e generosa, fino a far proprio il celebre motto: “è ora di finirla a pensare sempre agli altri!”

La storia può essere lunga: si inizia da ragazzini, si cerca di attirare l’attenzione facendo un favore a questo, un favore a quell’altro, e poi arriva il momento di essere ringraziati o ricambiati.

Puntualmente, questo non succede.

Da lì parte una serie di reazioni isteriche e irrazionali, che dipingeranno il mondo con tinte fosche e drammatiche: da una parte c’è il povero altruista sempre attento ai bisogni di tutti, brutalmente dimenticato al momento del bisogno (o del compenso), dall’altra un mondo di egoisti che si approfittano dell’altruista, in mezzo c’è l’amico stronzo, imbarazzato e un po’ imbecille che rinforza questo comportamento scellerato. “Ma lo sai quanto vali, lo sai quello che fai, sono loro che non capiscono, che non sanno vedere…” e bla bla bla, insomma: chiacchiere di convenienza, la maggior parte delle volte puttanate pazzesche che culminano in “sì, devi pensare di più a te stesso ed essere un po’ più egoista perché sennò vai a finì male.”

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Semplice preghiera epifanica

Grazie, Signore.

Perché Tu, nell’immensa Tua sapienza irradi della Tua luce anche il buio tetro dell’illusione e del sogno.

Perché Tu, nel momento in cui il piccolo si fa grande, ci insegni ogni giorno che è il grande che si fa piccolo, e che ciò che a noi tanto grande appare, non è che il solito piccolo granello di polvere svolazzante nel fumo dell’esistenza.

Perché Tu rispondi sempre alle preghiere in un modo che mostra tutta la nostra limitatezza e inettitudine: noi vorremmo le cose risolte con miracoli e grandi eventi, Tu riesci a risolverli con l’ironico specchio della realtà.

Perché sai come farci accorgere della grande sofferenza, che si fa poi così piccola in confronto a quella che immaginavamo così grande nei momenti di pace, in cui un lieve sussulto diveniva un grande dolore. Perché solo allora il dolore stupido e vano si mostra per quello che è, quando sa guardare quel dolore vero e mettersi a ridere per la sua vanagloria.

Perché Tu che hai visto il tuo Figlio unigenito sacrificato sulla Croce, non ti indigni di vedere questo Tuo immeritevole ed indegno figliolo adottivo che si lamenta e ti implora per aver sfiorato una spina, ma anzi riesci anche ad accoglierlo con gioia, quella gioia vera che irradia quell’Unico Padre cui prego.

Signore, grazie in eterno, e ti prego perdona ciò che tra queste parole porta malafede o fine impuro, perché se so che tali tracce sono presenti, so anche che presente è pure quello che conta.

 

«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

Calendar 8 settembre, 2012


di Stefano Bruni*
*pediatra

Questa lettera è dedicata a mia mamma ma è dedicata anche a tutte le altre mamme presenti e future, perché troppo spesso dimentichiamo di ringraziarle per averci messi al mondo e per averci amati per una vita intera nonostante i tanti condizionamenti provenienti dal mondo che le circonda.
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