Archivi Blog

Nuove lettere – 6 Dicembre

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

Venerdì 6 Dicembre 2013

Caro Babbo Natale,

innanzitutto, sappi che posso chiamarti come mi pare, e che se mi va di chiamarti così lo faccio.

Hai ragione tu: ho scritto quella lettera perché avevo bisogno di urlare quelle cose a qualcuno, ed in quel momento non c’eri. Poi è stato divertente farlo: sei così diverso quando scrivi… sembri quasi una persona seria.

Comunque… perdonami, avevo dimenticato che proprio in questo periodo era successa quella cosa orribile, mi dispiace tantissimo avertelo fatto ricordare. Ti prego, non mi tornare depresso come prima, sono tutti depressi in questo mondo!

Mi sono stancato dei musi lunghi, della gente che si lamenta in continuazione, di chi passa le giornate a piagnucolare pensando che capitino tutte a lui, e che tutti ce l’abbiano con lui…

Lo so, potresti dirmi che io sono proprio così, ed avresti ragione. Ma io sono un ragazzino, no? Un bimbetto. E poi sto migliorando, e spero di riuscire a mettere in pratica queste tue parole per affrontare questo mondo con un po’ di allegria, anzi, di “gioia”, come diresti tu. Leggi il resto di questa voce

Annunci

La risposta – 4 Dicembre 2013

ATTENZIONE: La lettera che potete leggere qui sotto coinvolge direttamente i personaggi del libro “Babbo Natale è morto”. Essa non contiene anticipazioni degli eventi raccontati nel libro ma, essendo scritta in un periodo successivo alla vicenda narrata, può comunque riportare informazioni che chi non avesse ancora letto il suddetto libro potrebbe non voler conoscere.

 

 

Mercoledì 4 Dicembre 2013

Tommaso,

mi chiedo come mai tu abbia sentito il bisogno di scrivermi una lettera, dato che possiamo tranquillamente parlare di persona, e di qualsiasi cosa. In effetti è quello che facciamo, ed anche io potrei rispondere a quel testo dicendoti tutto a voce, piuttosto che consegnandoti la mia risposta come invece farò (e avrò fatto, nel momento in cui leggi).

Forse l’hai fatto ricordandoti di ciò che successe l’anno scorso, forse perché alcune cose erano un po’ difficili da dire di persona, forse per gioco, o forse perché avevi bisogno, proprio in quel momento, di urlare quelle parole a qualcuno. Chissà. In realtà non è poi così interessante.

  Leggi il resto di questa voce

Una lettera indegna

Fratellino,
ancora tremante decido di scrivere queste parole, che forse nemmeno leggerai mai, o che leggerai senza sapere che sono rivolte a te.
Eppure le scrivo, e non posso negare che ci sia anche un po’ d’egoismo, in questo mio gesto, ormai mi conosco abbastanza per riconoscere che ogni gesto che il mondo potrebbe chiamare “bello”, in realtà cela un’ombra di superbia, di protagonismo…
Perdonami per questo, perché chi legge non lo sa, ma io non sono degno nemmeno di baciarti i piedi, non sono che un miserabile, un vile, e chiunque la pensasse diversamente si sbaglierebbe di grosso.
Non è buffo iniziare una lettera in cui si vuole chiedere perdono… chiedendo perdono per volerla scrivere?
Oggi, quando ti ho visto, ho iniziato a tremare. Qualcuno penserebbe che sia normale, dopotutto, eravamo ad un funerale, il funerale di tuo padre, e chiunque si sarebbe impietosito davanti alla sofferenza di un bambino che ha perso il proprio padre.
Ma io tremavo davvero, e non erano i pensieri a farmi tremare, non era la compassione né la simpatia, non era il disagio nel vederti circondato da persone che ti compativano, che cercavano di comunicarti qualcosa anche quando ciò è, almeno credo, sinceramente impossibile, quando solo la Grazia può rimediare al dolore e alla rabbia.
Io tremavo perché avevo di fronte il Cristo.

Ti ho toccato e ti ho baciato, ma l’ho capito chiaramente, che non sono degno.
Io che così spesso mi sono lamentato, io che così spesso ho pianto per la mia famiglia, per mio padre…! Io che sono arrivato a pensare di non averne mai avuto uno, come posso sentirmi degno di toccare chi il padre l’ha perso davvero?
Non ho potuto dirti alcunché, non ho fatto niente di diverso da ciò che hanno fatto tutti gli altri, e anche quello è stato inutile, se non ti è servito per soffrire ed arrabbiarti ancora di più.
Ma posso dirti, nell’eventualità che un giorno venissi a leggere queste parole, che Uno c’è, che può condividere con te il tuo dolore, che l’ha già preso su di sé prima che tu nascessi, che ti ama più di quanto immagini. Ti ho affidato a Lui nella mia preghiera, perché vegli su di te e ti protegga.
Appena qualche giorno fa gli avevo chiesto di tenermi al riparo da qualsiasi corona, salvo quella che ha dovuto indossare mentre saliva sul Golgota. Oggi mi ha concesso di partecipare ad una briciola del tuo dolore, come al solito non ha tardato ad esaudire la mia preghiera.

Perdonami ancora, perdonaci tutti.

Babbo Natale è morto – Capitolo XIII

Sguardi e silenzi

Giovedì 13 Dicembre 2012

Come al solito: chi vuole leggere… Chieda.

Babbo Natale è morto – Capitolo V

Spedizione al polo, parte seconda

Mercoledì 5 Dicembre 2012

Tuo figlio ti ha fatto vedere la sua lettera?”

Quale lettera?”

Quella per Babbo Natale, chissà quale! Come al solito non te ne importa niente… di tuo figlio.”

Non so di che parli… sì che me ne importa di mio figlio!”

Te ne importa così tanto… che sabato ti sei dimenticato di andarlo a prendere, per stare con quella sgualdrina!”

L’uomo subì in silenzio della moglie Anna l’ira funesta, poiché questa aveva evidentemente colto nel segno. Questa volta non aveva modo di ribattere, non ne sarebbe nata la solita battaglia combattuta con le frecce inaspettate di archi del passato. Finì così presto che Tommaso, per una volta, non se ne accorse nemmeno, nessuno lo disturbò nella sua quotidiana esplorazione del mondo virtuale, forse anche grazie alla musica sparata nelle sue orecchie attraverso le invisibili cuffiette. Di solito non bastava, purtroppo tra una traccia e l’altra c’era sempre quel terribile momento di vuoto. Leggi il resto di questa voce

«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

Calendar 8 settembre, 2012


di Stefano Bruni*
*pediatra

Questa lettera è dedicata a mia mamma ma è dedicata anche a tutte le altre mamme presenti e future, perché troppo spesso dimentichiamo di ringraziarle per averci messi al mondo e per averci amati per una vita intera nonostante i tanti condizionamenti provenienti dal mondo che le circonda.
Leggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo IV

Spedizione al polo, parte prima

Martedì 4 Dicembre 2012

Lo so, sì, me ne rendo conto.

Questa doveva essere la storia di Tommaso, questa è la storia di Tommaso! Ed il ragazzo è ancora troppo giovane per andarsene in giro per due giorni senza che nessuno sappia dov’è, senza che nessuno se ne preoccupi. Tuttavia, sono costretto a darvi questa triste notizia.

Per due giorni il protagonista se ne starà un po’ lontano dal nostro inchiostro, inosservato, e chissà cosa farà in due giorni! Probabilmente nulla di interessante, nulla di importante, ma ci tenevo ad avvisarvi perché voi, carissimi… lettori? Ascoltatori? Quel che volete insomma. Ci tenevo ad avvisarvi perché non vi preoccupaste senza motivo: Tommaso sta bene ed è ancora il nostro protagonista. Tuttavia, per due giorni l’inchiostro si concentrerà su un altro personaggio, forse il più importante, dopo il protagonista, incontrato fino ad ora. Avete venti secondi per pensare a chi potrebbe essere.

  Leggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo III

Compiti, note, piccole bugie

Lunedì 3 Dicembre 2012

Le lezioni erano appena iniziate nella scuola media don Milani, ed in IIC i trenta alunni si stavano disponendo ai loro posti, pronti per le due ore di lezione, in aula il professor Luigi Nerboretti, stimato da tutti in quanto miglior professore di italiano in tutto l’istituto, severo quanto basta; una persona laboriosa che pretendeva lo stesso impegno dai suoi alunni e che assegnava sempre, specie per i fine-settimana, temi interessanti ma impegnativi, a volte evidentemente un po’ troppo difficili per ragazzini di seconda media, ma lui non pretendeva mica scritti da luminare: voleva solo che i ragazzi ci provassero ogni volta, tanto i compiti a casa non venivano valutati.

Quella era la classe del nostro Tommaso, a cui quel professore piaceva parecchio; oggi, però, Tommaso sapeva di meritarsi quella sensazione mista di vergogna e imbarazzo, poiché non aveva fatto i compiti, e questa volta non aveva nemmeno una motivazione seria ed accettabile; gli occhi verdi del professore di mezza età scrutavano intanto la classe e i volti, uno per uno, e quando succedeva questo i bambini sapevano che, qualora non avessero svolto gli incarichi assegnati, avrebbero fatto bene a tremare. Leggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo II

Ad te levavi

Domenica 2 Dicembre 2012

Prima domenica d’Avvento.

“E muoviti, Tommaso! Tuo padre è già qua fuori e non ho nessuna voglia di vederlo!”

Come la stragrande maggioranza delle domeniche del 2012, anche quella del due Dicembre era iniziata nel peggiore dei modi, Tommaso non aveva avuto nemmeno il tempo per pensare a ciò che voleva sul suo letto, che la madre lo aveva già scaraventato nell’abisso della verità, quella verità che sarebbe stato un delitto dimenticare.

“Ma mamma… Non ho voglia di andare a messa oggi.”

Sapeva benissimo quale sarebbe stata la risposta, ma alle otto della domenica mattina non è molto facile ragionare, e si finisce per dire qualcosa di sbagliato. Profondamente sbagliato. Leggi il resto di questa voce

Litterae ad Mortem

All’ombra scura,

Chi sono io? Dove sono?

Non riesco a capire, fino ad un momento fa ero… ed ora non sono…

Non riesco a capire, ricordo strane parole, padre, madre, diritti?
Non riesco a capire, perché? Ho ricordi vaghi, rari discorsi, si può… non si può… non posso… non ce la farei…

Ho freddo, molto freddo, prima invece si stava bene, e questa luce… fa male, e non posso aprire gli occhi. Ho degli occhi? Li ho già? Dovrei averne? Come faccio a scrivere? Che significa?

Mi sento… rifiutato (rifiutata? Perché questo dubbio, ora?), ho la sensazione che dovrei essere altrove, sento un vuoto nel petto e nel naso…

Tu, tu chi sei? Sento che anche tu… ti senti come me, vero? Ma lo sai come mi sento?
Ah, vorrei che non avessero parlato così tanto, quelle voci, vorrei che avessero taciuto, che importava, a me, che riconoscessero il mio vivere, il mio essere, il mio non essere? Potevano lasciarmi stare? Ma ora c’è silenzio, ora sto bene, non sento più quelle voci, non devo più chiedermi se quelli capiscano che sto sentendo, se si preoccupano della sofferenza di chi non può parlare…

E ora sono qui, sì, forse anche tu sei qui per farmi ricordare che sono un errore, una disgrazia, un peccato.

Ora sono qui… E penso tutte queste parole terribili, inutili, vane…

Le penso, perché sento che non è più mio diritto, anzi, quando mai lo è stato? Così tante parole, e nessun tempo per pronunciarle…

Ecco, alcune le sento ferme in gola, da tanto, da troppo… Le rivolgo a te, tanto che vale tenerle?
Dimmi, ombra nera, sei tu? La mia mamma?

Qualcuno che avrebbe voluto essere.