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Se vuoi la pace, educa alla guerra

Se vuoi la pace, educa alla guerra.

Sono decenni ormai che i vecchi (dentro o fuori non fa differenza) che governano il mondo ci ammorbano con il pacifismo. E quale sarà la conseguenza? La guerra, e chiunque sappia qualcosa della gioventù lo capirebbe.
È stato un gravissimo errore storico parlare di “giovanilismo” per gli eventi della fine degli anni 60, per gli hyppie, il “peace and love”, per la contestazione studentesca partita con l’avversione per l’ennesima guerra in Vietnam. L’unica cosa “giovanile” di tutta quella faccenda era la guerra alla generazione precedente, l’odio tribale (descritto magistralmente dall’etologo Konrad Lorenz che poté osservarlo in quegli anni) di una cultura contro un’altra. Ma nessuna delle due culture poteva essere giovane: il trauma della seconda guerra mondiale aveva invecchiato all’improvviso tutto l’occidente, ed il confronto era tra una generazione di persone vecchie culturalmente e fisicamente (quella che la guerra l’aveva fatta) e una di persone giovani fisicamente ma vecchie culturalmente (quella che venne dopo).
Il vero giovanilismo non fu in quegli anni, ma per tanto tempo si è fatto finta di dimenticarlo. Ora ne è passato di tempo e possiamo ricordare: pensate a chi è che faceva pellegrinaggi alla tomba di Carducci perché l’Italia entrasse nella Grande Guerra, erano forse gli anziani?
Furono i giovani, gli studenti universitari, perché è nella natura dei giovani fare la guerra, è una forza che pulsa nel sangue tanto quanto l’istinto sessuale.
La Chiesa questo l’ha sempre saputo. E così come la pulsione erotica viene equilibrata dalla vita contemplativa (e non fa meraviglia che la “rivoluzione sessuale” sia avvenuta in primo luogo in quelle terre che, perduta l’Eucaristia, avevano cercato di combattere le deviazioni dell’istinto sessuale con la sola repressione puritana), quella aggressiva trova il suo equilibrio nella vita ascetica.
La Chiesa non ha mai proposto la “pace” ai suoi giovani, sa bene che lo spirito umano non è adatto alla pace, soprattutto quando è ancora forte e focoso. Nel medioevo i popoli europei erano giovanissimi e di fatti si facevano la guerra ininterrottamente, e cosa fece la Chiesa? Inventò la cavalleria. Diede ai giovani un codice d’onore, una regolamentazione dell’attività militare, un’ascesi della battaglia. Si doveva fare la guerra soltanto per buone ragioni, e questo era indispensabile per evitare che i giovani cristiani si ammazzassero tra di loro. Si trovò, insomma, un nemico diverso: a volte l’invasore islamico che minacciava le terre cristiane, altre il bandito, il nemico dell’ordine pubblico. Insomma, chi aveva scelto di fare del male al prossimo e aveva così rinunciato alla tutela. La guerra si poteva fare, si poteva combattere, ma doveva esserci una grande disciplina.
Oggi non siamo nel medioevo e i popoli europei non sono più giovani ma decrepiti, ora si parla di pace perché in Europa sono quasi tutti vecchi. Ma verrà un giorno in cui le generazioni che oggi sono in su con gli anni spariranno, e i giovani (autoctoni o non) torneranno ad costituire una fetta importante della società, e allora vorranno fare la guerra. E se parlate con i giovani di oggi vi accorgerete che non potrebbe essere altrimenti: siamo pieni di guerrieri repressi così come nell’800 (era in cui persino il cattolicesimo acquisì tratti puritani) era pieno di puttanieri repressi (e non a caso fu l’era del romanticismo).
Il mondo esploderà in una nuova rivoluzione e i nostri giovani si ammazzeranno l’un l’altro per il solo gusto di farlo. E non essendoci più una disciplina militare, non essendoci più una “nazione” o un “ideale” per cui combattere sarà tutto più violento e grottesco di quanto sia mai stato.
Ecco allora che oggi serve una cavalleria ancora più che allora, nel senso che serve ascetismo, ma non il solo ascetismo sessuale e puritano che ci ha portato a questo schifo che imperversa oggi, ma un ascetismo integrale: i giovani vanno educati alla guerra.
Una guerra che è quella di cui si è sempre parlato nella Chiesa dai tempi di San Paolo (per non andare troppo indietro Emoticon grin ), la guerra contro i tre nemici: la carne, il mondo, Satana.
I giovani di domani saranno cavalieri o assassini, proprio come quelli di oggi sono in bilico tra il mistico e il giocattolo sessuale. Dovranno imparare che la vita è una guerra e che per la pace ci sarà tempo solo dopo la morte, e che ogni minuto in cui saranno sorpresi a ritrarre le armi dal combattimento contro i loro tre nemici li porterà più vicini a trafiggere un amico o un fratello per il semplice motivo che non sapranno contenersi.
Tanti cristiani oggi combattono contro la sessualizzazione della società, contro l’omosessualismo e la dissoluzione dei costumi: malattie di popoli e culture senili, destinate alla morte. Avranno il coraggio di armare i loro figli? Di parlare del modo giusto di combattere oltre che del modo giusto di amare? Ricordatevi che se è vero che vostro figlio rischia di dannarsi giocando con il piacere sessuale è anche vero che avrà occasione di pentirsi e di smettere. Ma se uno si fa ammazzare mentre gioca con un’arma rimane poco da fare. Non perdiamo d’occhio il male di oggi ma non bendiamoci a quello di domani.
Alle nuove generazioni farà schifo tutto questo pacifismo, questo “volemose bene”, e diventeranno assuefatti persino al piacere erotico. Allora scoppierà la vera bomba.
E se volete conferme di tutto questo intervistate i giovani europei che si arruolano nell’Isis: è probabile che a pochi di loro interessi qualcosa di Allah, ma quelli islamici sono popoli dallo spirito ancora giovane e attirano questa gioventù repressa che non capisce quel che vuole.
Ma il nostro problema è che anche la Chiesa, in europa, è mentalmente senile.

Quelli che…se il Papa “apre” tornano cattolici

Per solidarietà all’amico Giuliano Guzzo, che ha subito un mobbing ignobile e degno degli scimpanzé di Lorenz per ricordare cose assolutamente scontate (e con toni molto più morbidi dei suoi soliti, aggiungerei), rigiro qui il suo articolo.

Giuliano Guzzo

Vladimir-Luxuria-4

In principio fu Vladimir Luxuria a dichiararsi pronta – o pronto, non è chiaro – a tornare cattolica/o se il Papa apre ai gay. Ma scommettiamo che pure Emma Bonino e Marco Pannella tornerebbero

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Quell’orfanotrofio al di là dell’oceano…

Il cosiddetto ban

Per una storia digitale dell’indifferenza

 

I più malati avranno riconosciuto al volo la struttura del titolo: non ho interesse a nasconderne la provenienza, e saperne qualcosa gioverà alla comprensione di questo post.

Konrad Lorenz, il pluricitato etologo austriaco, premio nobel per la medicina e la fisiologia eccetera eccetera, scrisse nel ’63 un testo rivoluzionario, destinato a far scalpore all’interno della comunità scientifica e pure fuori: “Il cosiddetto male. per una storia naturale dell’aggressività” Perché? Ma perché Lorenz sosteneva che il “male” non esistesse in quanto tale, ma solo in quanto manifestazione di moduli comportamentali inadeguati all’ambiente in cui l’animale (o l’uomo) si trova ad agire. Lorenz ci parla infatti di aggressività, ci mostra le funzioni assolutamente indispensabili che essa ricopre nel contesto della sopravvivenza della specie e mette a nudo il fatto che l’uomo non sia così aggressivo per un sarcastico scherzo della natura, ma semplicemente perché sfuggito dal contesto in cui quell’aggressività si rivelava utile e ben condotta.  Leggi il resto di questa voce

(…) non posso poi prend…

(…) non posso poi prendermela tanto con quelle persone sensibili che non vogliono saperne di avere un cane pensando al dolore che procurerà loro l’inevitabile distacco. Però, pensandoci bene, con loro ce l’ho davvero. Nella vita umana è fatale che si paghi ogni gioia con un tributo di dolore, e l’individuo che si proibisce le poche gioie lecite ed eticamente ineccepibili dell’esistenza per paura di dover pagare il conto che il destino prima o poi gli presenterà, non posso in fondo considerarlo altro che un povero essere gretto e meschino. Colui che vuol far l’avaro con la moneta del dolore si ritiri in una soffitta come una vecchia zitella e vi rinsecchisca pian piano come un tubero sterile, che non ha mai portato frutti.

[Konrad Lorenz, E l’uomo incontrò il cane]