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Una sirena

A S.C.

Mamma…!
È ancora buio
e tu non sei qui
non sei con me
e ti cerco
e ti chiamo
e tu non rispondi.

Volevo chiederti cos’è stato:
un tuono?
il terremoto?
forse un mostro?
Ho paura
mamma
dove sei.

Dimmi ti prego
che sto ancora sognando.
Ecco, ti sento:
tu preghi che il tuo bambino
sogni solo gli angioletti
e non abbia più paura.

Ora li vedo
e non mi fa più male.

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Allo specchio

Quel volto angelico

in quello specchio

no, non è il mio.

.

Mi volto

una bestia

che sia davvero così?

.

Sì, non sono che una bestia

non sono degno di questa vita

Non posso fare alcun bene.

Son nato per errore. Nessuno mi ama.

  .

Se solo qualcuno mi amasse!

  .

Ecco, di nuovo…

non era vero, eh?

Mi ingannavo, lo so, io sono…

Sì, sono il migliore, un santo

con le mie forze mi sono elevato.

.

Non come quegli altri, schiavi

di loro stessi. Che miseri che sono!

.

Ora potrei pure…

sì, potrei permettermi di farlo.

Chi può biasimarmi, d’altronde?

Mi sono impegnato tanto…

ho lavorato…

.

Eppure sono triste.

 .

Sì, in fondo mi illudevo.

Sono solo una bestia.

Abbandonata a sé stessa

da un padrone crudele.

Perché qualcuno non mi uccide?

.

No. Ho troppa paura per morire.

Se sono bestia è giusto

che mi comporti come tale

In fondo che mi importa

se li faccio soffrire?

Se lo meritano anche loro.

 .

Ma in fondo io sono meglio di loro!

So, per lo meno, di essere una bestia, no?

Ma alla fine, lo sono davvero?

La mia coscienza, la mia consapevolezza…

Quelli mi fanno del male, e nemmeno se ne accorgono!

Ignoranti, stupidi, sempliciotti…

Vogliono solo oscurare la mia luce.

Vogliono che io pensi che sono sbagliato.

Così si approfitteranno di me!

Non ci cascherò di nuovo!

.

Ma che importa, in fondo?

Sarò quello che sono, non mi interessa.

Un giorno morirò, e quest’immagine

Non sarà altro che un ricordo.

Non ho bisogno di uno specchio.

Devo solo accettare colui che sono.

E lasciarlo stare.

.

Eppure un dolore

mi trafigge il petto.

Lo metterò a tacere

aiutando il povero

sfamando l’affamato

curando il malato.

 .

Ma non si cheta!

.

Tanto vale allora

soddisfare le voglie

quelle son vere ferite!

Mangerò fino a scoppiare

mi prenderò tutto quello che voglio

Le lacrime mi renderanno forte.

Quelle degli altri.

.

Ma sono stanco, ormai.

 .

Tutto questo non ha senso.

Fare il bene porta l’ingratitudine.

Fare il male porta altro male.

Che noia, questa vita!

 .

Tanto vale lasciarsi andare.

Qui, su questo marciapiede.

Come un mendicante.

Attendo che venga a prendermi.

Il nulla.

La morte.

.

Sputo nella mano di chi vuole aiutarmi.

Strillo nelle orecchie di chi mi compatisce.

Voglio morire, lasciatemelo fare!

.

Voglio morire, ma non si può morire bene?

Fare qualcosa che lasci il segno,

Qualcosa che mi faccia ricordare
Per lo meno da qualcuno.

 .

Ma non ho la forza per alzarmi

E su quella strada

Ecco che si ferma un autobus.

Il mio riflesso sulla carrozzeria
Non mostra la bestia, né un eroe.

Sono solo un bambino,

circondato da vetri frantumati.

Uno è entrato nel mio cuore.

.

Piango e mi dispero!

Sono tutto solo.

Tutta la mia vita

Fu solo una bugia.

Non voglio morire!

.

Ma ecco che se ne va

portando con sé chi voleva darmi un soldo

e pure il mio volto gonfio e rosso

di pianto.

 .

Alzo gli occhi al cielo.

Mamma, ovunque tu sia

il tuo bambino sta piangendo!

Accorri in suo aiuto,

cura le sue ferite,

fa che smetta di piangere.

 .

E che possa posare il capo sul tuo grembo

sentendosi amato

senza bisogno di guardare

nello specchio.

 

 

Dies Natalis

Senor Dios, Padre celestial,
que eliges a los débiles y pequenos
para confundir a los fuertes y poderosos
y escogiste a un adolescente de catorce anos
el beato José Sanchez del Rio,
como modelo de la juventud,
cristiano comprometido en su fe
y defensor intrépido de la Iglesia
hasta derramar su sangre por ella;
concédenos, por su intercesion,
imitar su entereza moral, sinceridad, alegria,
amistad, fortaleza, servicio,
y su entusiasmo y amor a Cristo Rey,
a la Eucaristia y a Santa Maria de Guadalupe. Leggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo XVI

Rorate Cœli desúper

Domenica 16 Dicembre 2012

Terza domenica d’Avvento.

Babbo Natale è morto – Capitolo XIII

Sguardi e silenzi

Giovedì 13 Dicembre 2012

Come al solito: chi vuole leggere… Chieda.

Babbo Natale è morto – Capitolo V

Spedizione al polo, parte seconda

Mercoledì 5 Dicembre 2012

Tuo figlio ti ha fatto vedere la sua lettera?”

Quale lettera?”

Quella per Babbo Natale, chissà quale! Come al solito non te ne importa niente… di tuo figlio.”

Non so di che parli… sì che me ne importa di mio figlio!”

Te ne importa così tanto… che sabato ti sei dimenticato di andarlo a prendere, per stare con quella sgualdrina!”

L’uomo subì in silenzio della moglie Anna l’ira funesta, poiché questa aveva evidentemente colto nel segno. Questa volta non aveva modo di ribattere, non ne sarebbe nata la solita battaglia combattuta con le frecce inaspettate di archi del passato. Finì così presto che Tommaso, per una volta, non se ne accorse nemmeno, nessuno lo disturbò nella sua quotidiana esplorazione del mondo virtuale, forse anche grazie alla musica sparata nelle sue orecchie attraverso le invisibili cuffiette. Di solito non bastava, purtroppo tra una traccia e l’altra c’era sempre quel terribile momento di vuoto. Leggi il resto di questa voce

A luce spenta 2/2

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A luce spenta

parte seconda

Dopo una giornata passata alle prese con il chiasso della città; con le masse indistinte di persone sconosciute che se ne sono andate a sistemare i loro affari sconosciuti chissà dove, chissà quando, chissà perché, ma che intanto entravano, in qualche modo, violentemente nella mia giornata; con le infinite luci, gli infiniti bip, le infinite informazioni fondamentalmente inutili e già scartate che non hanno fatto altro che bombardare i miei occhi e la mia testa senza chiedermi il permesso…

Finalmente

a

casa.

Finalmente solo.

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A luce spenta 1/2

A luce spenta

parte prima

No, questa volta ce la farò da solo, questa volta non avrò paura.

Ero tutto solo, quella sera, in quel momento. In realtà tutta la famiglia era in cucina, dopotutto era ora di cena. Dovevo andare a prendere qualcosa di sopra, ora non è importante sapere cosa fosse, ma quella volta non avevo voluto che qualcuno mi accompagnasse, ero sicuro di essere capace di arrivare fino in fondo da solo, senza nessuno vicino, persino con la luce spenta.

Il buio.

Il buio non fa paura.

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«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

«Grazie per non aver abortito», lettera di un bambino cresciuto a sua madre

Calendar 8 settembre, 2012


di Stefano Bruni*
*pediatra

Questa lettera è dedicata a mia mamma ma è dedicata anche a tutte le altre mamme presenti e future, perché troppo spesso dimentichiamo di ringraziarle per averci messi al mondo e per averci amati per una vita intera nonostante i tanti condizionamenti provenienti dal mondo che le circonda.
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