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Eppure per i superbi non può esserci misericordia

Eppure per i superbi non può esserci misericordia

Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?».Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

(Gv9, 39-41)

Il Papa ha indetto un anno giubilare “della misericordia”, e già si sente gente ricamarci sopra ammiccando alla diffusa volontà odierna, specie in ambienti clericali, di gettare la misericordia in tarallucci e vino. Ecco che si sente parlare di “persone che non possono essere allontanate dalla misericordia di Dio”, accennando a separati, divorziati, risposati ma anche ad altri gruppi che, secondo il mainstream clericale per forza di cose del tutto avulso dalla realtà, sarebbero “ai margini della società”.

Ora, tralasciando il fatto che ciò è essenzialmente falso, e che non è certo il trattamento subito dalla “società” (ma anche della Chiesa visibile) che dovrebbe interessare a certe persone e soprattutto ai preti, qui c’è a mio parere un grosso equivoco, oggigiorno quasi insormontabile. Leggi il resto di questa voce

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La Tua Chiesa

Dall’11 febbraio scorso, mentre giornalisti, opinionisti, parolai e profeti improvvisati, nonché teologi della prima e ultima ora fornivano le loro utilissime ed importantissime opinioni (e previsioni, ma alla fine pare che l’unico che c’ha preso sia Messori, che ha pure tenuto ben nascosto il pronostico, fino ad oggi) sugli eventi che stavano avvenendo, mi sono sforzato di stare zitto il più possibile, di non unirmi al coro, di non dare interpretazioni o chiavi di lettura di questo o quell’evento… finché non fosse tutto finito, quindi fino all’annuncio del nome del nuovo Papa.

Non posso negare di essere stato segnato, come un po’ tutti quelli a cui freghi qualcosa, dalla scelta di Benedetto XVI, ma non sono qui per lodarlo, né per parlare della scelta coraggiosa, né per insultarlo, né per dire che finalmente la Chiesa sta diventando moderna, né per rimproverarlo con l’accusa di averci lasciato nelle mani di chissà quale uomo assetato di potere, o quella di aver lasciato degli orfani, o quella di esser sceso dalla croce.

Diciamolo chiaramente, se siamo la Chiesa, non lo siamo nel nome del Papa, il Papa NON è una semidivinità, NON è la fonte della nostra fede, della nostra speranza, e tanto meno della nostra carità. Per quanto sia evidentemente legato a Benedetto XVI culturalmente ed affettivamente, il centro non è lui, come non sono io, come non è la somma delle teste che pensano di essere Chiesa.

Così, con la mia solita assurda pretesa di aver colto qualcosa di importante, scrivo questo post NON per lodare o denigrare il Papa emerito, ma per rilanciare un pensiero che è venuto in mente a me, che è scaturito da quel gesto che, nel bene o nel male, rimarrà nella storia, e che, a mio parere, è di fondamentale importanza per comprendere di cosa, davvero, stiamo parlando.  Leggi il resto di questa voce