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Il re sulle nuvole – Capitoli 0 – I

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Il re sulle nuvole

“Eddai papà, non voglio andare a dormire!”

La bambina si dimenava nel suo letto, tenendo il muso. Erano già le nove, eppure si sentiva piena di energia, sapeva che avrebbe potuto fare il giro del mondo, voleva guardare quella luna piena, la cui luce entrava dalla finestra ancora aperta assieme al dolce vento primaverile e al profumo di fiori.

“Lo so, Alice, tu non vuoi mai andarci a dormire. Temo che dovrai fartene una ragione.”

Il giovane uomo sorrideva sotto i baffi: ricordava benissimo i vecchi tempi, quando anche lui aveva avuto sei anni, e andare a letto aveva tutta l’aria di essere una terribile ingiustizia.

“Ma almeno… Almeno me la racconti quella storia?”

Il padre si incupì per un momento. La sua bambina voleva ancora che gli si raccontasse quella storia, ma lui sapeva bene che sarebbe stata una delle ultime volte. Presto Alice non ci avrebbe più creduto, e per quanto tempo ancora avrebbe dovuto aspettare, prima di rivelarne le origini, prima che smettesse di essere una storia per bambini e diventasse…

In quel momento arrivò la mamma, visibilmente stanca.

“Ti avevo chiesto di metterla a letto mezz’ora fa, possibile che debba pensarci sempre io?”

L’uomo era imbarazzato, non sapeva a chi dare ascolto.

“Amore, ti prego…”

La donna lo guardò amorevolmente, aveva già capito cosa stava passando per la testa di suo marito.

“Anche stasera?”

“Sì, ti prego. Presto non potrò più. Inizierà a dirmi quello che dici sempre tu.”

La mamma arrossì, sapeva cosa c’era dietro a quel ghigno, e anche lei vedeva la figlia farsi più grande ogni giorno. Più grande e più bella, ma sempre meno sua.

“Certo che non sei bravo a comandare, è riuscita a convincerti così bene che già fai più capricci di lei. Ma in fondo mi sono innamorata di te anche per questo. Alla tua età vivi ancora nelle favole…”

Gli diede un bacio e lui la strinse, la strinse forte, perché non l’avrebbe mai lasciata andare.

“E io finalmente ho trovato qualcosa di più importante di queste favole, come le chiami tu. Magari un giorno mi crederai pure, ma per adesso lasciami giocare ancora un po’ con mia figlia, finché mi rimane del tempo. O mia regina…”

“Ma la smettete con queste scene sdolcinate? Voglio la mia storia!” Borbottò la bambina, in realtà parecchio divertita da quella scenetta romantica.

Si misero tutti a ridere, e finalmente la mamma accordò il permesso di raccontare quella storia, ancora una volta.

“Il re sulle nuvole – disse – piacerebbe anche a me sentirla di nuovo.”

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Auguri professore!

In Paradiso, lo sguardo forse passerà
dal Giorno eterno al dì da esso
illuminato per ritrovare, nel vero,
l’aspetto del Vero rispecchiato.
Vedrà allora, in Terra Benedetta,
che ogni cosa è ugual ma liberata:
la Salvezza non cambia e non distrugge
giardino e giardiniere, giovane e gioco.
Solo il Male non sarà perché non sta
nell’immagine divina ma nello sguardo,
e non nel suono, ma nella voce perversa.
In Paradiso finirà l’esilio
e se le loro storie narreranno,
e certo, poiché son vivi, inventeranno,
i poeti, di fiamme incoronati,
ben sapranno scegliere e cantare
per sempre con certezza dal Tutto originale.

[da Mitopoeia]

 

 

In oculo Serpentis – Capitolo III

3

Paradiso

Ero nello studio di questo sedicente psicologo e, nonostante questi mi chiedesse spesso di fermarmi, continuavo a raccontare e a parlare di ciò che avevo vissuto poco tempo prima, senza nemmeno prendere fiato, come se fossi in una sorta di trance.

Affermai che, una volta aperti gli occhi, mi ero ritrovato in un altro luogo, molto diverso: sentivo la presenza di qualcosa, vicino a me, ma una luce ancora più forte di quella emanata dal Tukor mi impediva di comprenderne la natura, o di riconoscere la fonte di quel calore che aleggiava nell’aria, ma soprattutto di capire cosa mi rendesse così felice senza che ne avessi alcun motivo.

A questo punto il dottore mi colpì, facendomi tacere per la prima volta, ricordo ancora chiaramente il brivido che mi attraversò dalla testa ai piedi nel momento in cui tornai alla realtà.

“Mi scusi, ma di solito cerco di sapere più elementi possibili riguardo la vita dei miei pazienti, prima che inizino a raccontare i fatti direttamente pertinenti al caso in questione. Di lei non conosco nemmeno il nome, per favore…”

“Oh scusi, non mi sono presentato? Asclepiadei, Giosuè Asclepiadei è il mio nome.”

“Perfetto, continui pure, data la situazione non penso mi convenga sapere altro su di lei, per questa volta lasceremo quella parte per ultima.”

Il suo tono era quasi compiacente, eppure nella mia testa suonò come un ordine perentorio. D’altronde, non ricordavo, né allora né poi, come fossi arrivato in quella stanza, né perché.

“Va benissimo.” Leggi il resto di questa voce

Sulle speranze, sul mondo migliore, sul migliore dei mondi possibili.

“Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla Terra, e non credete a coloro che vi parlano di sovraterrene speranze! Sono avvelenatori, che lo sappiano o no.” [Friedrich Nietzche, Così parlò Zarathustra]

Osservando la gente, osservando i mille discorsi che si fanno, osservando quel poco che conosco della storia e della filosofia mi sono reso conto di una cosa.

L’uomo stenta ad accettare il mondo così come è, l’uomo cerca sempre un mondo migliore, non si accontenta perché questo mondo in qualche modo non piace mai, nemmeno a coloro che dicono di amarlo, perché in questo mondo ci sono le brutture, e l’uomo ambisce ad un mondo senza brutture. E c’è altro: l’uomo vuole, molto spesso, che quel mondo senza brutture sia lo stesso mondo in cui vive, non vuole tanto un “altro” mondo, ma un mondo trasformato: un mondo che sia il mondo che è, e che sia diverso dal mondo che è. Leggi il resto di questa voce