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Il Purgatorio del ragazzo suicida

O Signore, Gesù Cristo, Figlio del Dio Altissimo

che a far giustizia ti chinasti

per l’orfano e la vedova,

ti imploro, dà pace alla mia angoscia,

dimmi, ti prego, che quel fanciullo triste

che il bocciolo del suo fiore volle gettar via

non è ora soltanto preda dei vermi e delle belve

dimmi che il suo flebile lumino

nel buio non si è spento. Leggi il resto di questa voce

Sotto il manto di Maria

Tu che la natura divina
rivestisti con quella terrena
non lasciare al freddo i tuoi figli
che già piangono per la gran pena.

Tu portasti in fasce il gran re,
lo scaldasti sul tuo seno materno,
non siam degni di questo confronto
ma non lasciarci nel gelo d’Inferno!

Col tuo manto ricopri la Chiesa
tua figlia, perché nasconda la nudità nostra
come Guido col santo Araldo
di quel Re figlio tuo, o Madre nostra.

Tu che libera nascesti
dalla vergogna di Eva
nascondi il colpevole rossore
che la speranza ci leva.

Un’anima nera, o Maria,
è azzurra sotto il tuo velo
quella perduta, o Regina,
la porti con te in Cielo.

Mi trovasti lì, dove le vergini copri
la mia vergogna coprì il tuo vestito
ma qui c’è spazio per tanti tuoi figli
stringili a te se il loro cuore è ferito.Santa Maria delle Vergini

Una sirena

A S.C.

Mamma…!
È ancora buio
e tu non sei qui
non sei con me
e ti cerco
e ti chiamo
e tu non rispondi.

Volevo chiederti cos’è stato:
un tuono?
il terremoto?
forse un mostro?
Ho paura
mamma
dove sei.

Dimmi ti prego
che sto ancora sognando.
Ecco, ti sento:
tu preghi che il tuo bambino
sogni solo gli angioletti
e non abbia più paura.

Ora li vedo
e non mi fa più male.

Una lettera indegna

Fratellino,
ancora tremante decido di scrivere queste parole, che forse nemmeno leggerai mai, o che leggerai senza sapere che sono rivolte a te.
Eppure le scrivo, e non posso negare che ci sia anche un po’ d’egoismo, in questo mio gesto, ormai mi conosco abbastanza per riconoscere che ogni gesto che il mondo potrebbe chiamare “bello”, in realtà cela un’ombra di superbia, di protagonismo…
Perdonami per questo, perché chi legge non lo sa, ma io non sono degno nemmeno di baciarti i piedi, non sono che un miserabile, un vile, e chiunque la pensasse diversamente si sbaglierebbe di grosso.
Non è buffo iniziare una lettera in cui si vuole chiedere perdono… chiedendo perdono per volerla scrivere?
Oggi, quando ti ho visto, ho iniziato a tremare. Qualcuno penserebbe che sia normale, dopotutto, eravamo ad un funerale, il funerale di tuo padre, e chiunque si sarebbe impietosito davanti alla sofferenza di un bambino che ha perso il proprio padre.
Ma io tremavo davvero, e non erano i pensieri a farmi tremare, non era la compassione né la simpatia, non era il disagio nel vederti circondato da persone che ti compativano, che cercavano di comunicarti qualcosa anche quando ciò è, almeno credo, sinceramente impossibile, quando solo la Grazia può rimediare al dolore e alla rabbia.
Io tremavo perché avevo di fronte il Cristo.

Ti ho toccato e ti ho baciato, ma l’ho capito chiaramente, che non sono degno.
Io che così spesso mi sono lamentato, io che così spesso ho pianto per la mia famiglia, per mio padre…! Io che sono arrivato a pensare di non averne mai avuto uno, come posso sentirmi degno di toccare chi il padre l’ha perso davvero?
Non ho potuto dirti alcunché, non ho fatto niente di diverso da ciò che hanno fatto tutti gli altri, e anche quello è stato inutile, se non ti è servito per soffrire ed arrabbiarti ancora di più.
Ma posso dirti, nell’eventualità che un giorno venissi a leggere queste parole, che Uno c’è, che può condividere con te il tuo dolore, che l’ha già preso su di sé prima che tu nascessi, che ti ama più di quanto immagini. Ti ho affidato a Lui nella mia preghiera, perché vegli su di te e ti protegga.
Appena qualche giorno fa gli avevo chiesto di tenermi al riparo da qualsiasi corona, salvo quella che ha dovuto indossare mentre saliva sul Golgota. Oggi mi ha concesso di partecipare ad una briciola del tuo dolore, come al solito non ha tardato ad esaudire la mia preghiera.

Perdonami ancora, perdonaci tutti.

Allo specchio

Quel volto angelico

in quello specchio

no, non è il mio.

.

Mi volto

una bestia

che sia davvero così?

.

Sì, non sono che una bestia

non sono degno di questa vita

Non posso fare alcun bene.

Son nato per errore. Nessuno mi ama.

  .

Se solo qualcuno mi amasse!

  .

Ecco, di nuovo…

non era vero, eh?

Mi ingannavo, lo so, io sono…

Sì, sono il migliore, un santo

con le mie forze mi sono elevato.

.

Non come quegli altri, schiavi

di loro stessi. Che miseri che sono!

.

Ora potrei pure…

sì, potrei permettermi di farlo.

Chi può biasimarmi, d’altronde?

Mi sono impegnato tanto…

ho lavorato…

.

Eppure sono triste.

 .

Sì, in fondo mi illudevo.

Sono solo una bestia.

Abbandonata a sé stessa

da un padrone crudele.

Perché qualcuno non mi uccide?

.

No. Ho troppa paura per morire.

Se sono bestia è giusto

che mi comporti come tale

In fondo che mi importa

se li faccio soffrire?

Se lo meritano anche loro.

 .

Ma in fondo io sono meglio di loro!

So, per lo meno, di essere una bestia, no?

Ma alla fine, lo sono davvero?

La mia coscienza, la mia consapevolezza…

Quelli mi fanno del male, e nemmeno se ne accorgono!

Ignoranti, stupidi, sempliciotti…

Vogliono solo oscurare la mia luce.

Vogliono che io pensi che sono sbagliato.

Così si approfitteranno di me!

Non ci cascherò di nuovo!

.

Ma che importa, in fondo?

Sarò quello che sono, non mi interessa.

Un giorno morirò, e quest’immagine

Non sarà altro che un ricordo.

Non ho bisogno di uno specchio.

Devo solo accettare colui che sono.

E lasciarlo stare.

.

Eppure un dolore

mi trafigge il petto.

Lo metterò a tacere

aiutando il povero

sfamando l’affamato

curando il malato.

 .

Ma non si cheta!

.

Tanto vale allora

soddisfare le voglie

quelle son vere ferite!

Mangerò fino a scoppiare

mi prenderò tutto quello che voglio

Le lacrime mi renderanno forte.

Quelle degli altri.

.

Ma sono stanco, ormai.

 .

Tutto questo non ha senso.

Fare il bene porta l’ingratitudine.

Fare il male porta altro male.

Che noia, questa vita!

 .

Tanto vale lasciarsi andare.

Qui, su questo marciapiede.

Come un mendicante.

Attendo che venga a prendermi.

Il nulla.

La morte.

.

Sputo nella mano di chi vuole aiutarmi.

Strillo nelle orecchie di chi mi compatisce.

Voglio morire, lasciatemelo fare!

.

Voglio morire, ma non si può morire bene?

Fare qualcosa che lasci il segno,

Qualcosa che mi faccia ricordare
Per lo meno da qualcuno.

 .

Ma non ho la forza per alzarmi

E su quella strada

Ecco che si ferma un autobus.

Il mio riflesso sulla carrozzeria
Non mostra la bestia, né un eroe.

Sono solo un bambino,

circondato da vetri frantumati.

Uno è entrato nel mio cuore.

.

Piango e mi dispero!

Sono tutto solo.

Tutta la mia vita

Fu solo una bugia.

Non voglio morire!

.

Ma ecco che se ne va

portando con sé chi voleva darmi un soldo

e pure il mio volto gonfio e rosso

di pianto.

 .

Alzo gli occhi al cielo.

Mamma, ovunque tu sia

il tuo bambino sta piangendo!

Accorri in suo aiuto,

cura le sue ferite,

fa che smetta di piangere.

 .

E che possa posare il capo sul tuo grembo

sentendosi amato

senza bisogno di guardare

nello specchio.

 

 

Migranti

MIGRANTI

ovvero

COLORO CHE GRIDANO VERSO IL CIELO

“Maestro, che posto è questo? Perché siamo qui?”

Eravamo in piedi su uno scoglio, nel mezzo di un mare agitato, burrascoso. Alla nostra destra vi era il sole dell’alba, alla nostra sinistra, lontana, una spiaggia.

“Hai parlato a lungo dei migranti, ho fatto tesoro delle tue parole.”

“Quindi?”

“Ricordi la speranza nei volti di quelle persone, unita alla disperazione, disperazione per chi non ce l’aveva fatta, disperazione per le difficoltà che si trovavano davanti, la rabbia per un mondo impreparato ad accoglierli, indifferente alle loro sofferenze?”

“Sì…”

“Ho trovato molto belli i tuoi pensieri, mi sono commosso io stesso per le tue lacrime, per la tua emozione. Tuttavia, ho subito pensato che dovessi vedere anche un altro tipo di immigrati, che tuttavia subiscono la stessa sorte.”

“E lo vedremo qui?”

“In realtà potresti anche ricordartelo: anche tu eri un immigrato, dopotutto. Certo, ora è tutto finito, il mondo è stato in grado di accoglierti, ma non per tutti è così. Per molti raggiungere la terra è difficile, ed a volte non ci arrivano mai. Ma lo sai quanti corpi giacciono sul fondo di questo mare?”

“Non capisco ciò che dici, io non vedo nulla…”

“Osserva bene, qui davanti a noi c’è una corrente in cui l’acqua è più chiara, se ci infilassi la mano noteresti che è anche più tranquilla, ed è tiepida.”

“Sì, maestro, lo sento.”

“Guarda ora là, dove il sole sorge, proprio in questo momento stanno arrivando le prime barchette. Se guardi bene, noterai che all’inizio sono tutte su questa corrente.”

“Non riesco a vedere cosa c’è dentro, però…”

“Aspetta, ne abbiamo di tempo, aspetta che si avvicinino.”

“Ecco, una ha cambiato direzione, ma dove va?”

“Da nessuna parte.”

“Come sarebbe a dire?” Leggi il resto di questa voce

Desolazione del povero poeta sentimentale – Sergio Corazzini

I
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
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