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Il Falco

Su nel cielo azzurro

in una primaveril giornata

di Febbraio

tra i grigi nuvoli e le fronde

vidi le brune piume di un uccello

che sbatteva l’ale come d’altronde

non potrebbe fare un monello.

Era il falco.

Falco io dico che non so

niente di ali, niente di piume,

niente di voli né di suoni.

Ma so che era un falco

che il Signore l’ha fatto

svolazzante e bello

e bruno

e dignitoso più del merlo

Non son scienziato in fondo

e non pretendo

di insegnar a discerner cero

e cedro

nessun altro lo vide e non può dire

“falco non era”

perciò ignorante rimango ma alemeno

ho volato sulle colline e sui boschi

e tra gli alti monti

fin sopra il deserto

e vicino ai ghiacciai sui vulcani

con il falco.

Anche falco non fosse

con lui son partito

e so che il cielo è bello

e che bella è la terra d’altronde

da lassù il male è sì piccino

e nessuno spaventa più, così affondato

in un mare di bellezza.

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Le bestie sono migliori degli uomini?

Molti e diversi tra loro sono i motivi che pos­sono spingere la gente ad acquistare e a tenere un cane, e non tutti sono buoni. Innanzi tutto, tra gli amici dei cani vi sono anche coloro che cercano rifugio in un animale soltanto a causa di amare esperienze personali. Mi rattrista sempre sentire quella frase malvagia e total­mente falsa«Le bestie sono migliori degli uomini». Non lo sono affatto! Certo, la fe­deltà di un cane non trova facilmente l’equi­valente tra le qualità sociali dell’uomo. In compenso, però, il cane non conosce quel labirinto di obblighi morali, spesso in contrasto tra di loro, che è proprio dell’uomo, non conosce, o soltanto in misura minima, il conflitto fra inclinazione e dovere, insomma tutto ciò che in noi poveri uomini crea la colpa. Anche il cane più fedele è amorale, secondo il significato umano della responsabilità.

Una chiara ed esatta conoscenza del comportamento sociale degli animali più evoluti non conduce, come molti credono, a ridurre le differenze fra uomo e animale, ma al contrario: soltanto un buon conoscitore del comportamento animale è in grado di valutare la posizione unica e più elevata che l’uomo occupa fra gli esseri viventi.
La comparazione scientifica fra l’animale e l’uomo, su cui si basa tanta parte del nostro metodo di ricerca, non implica affatto – come del resto l’accettazione della teoria sull’origine della specie – una diminu­zione della dignità umana. È nella natura del processo evolutivo il dar vita a forme sempre nuove e più elevate che non erano in alcun modo prestabilire, e neanche solo contenute, negli stadi precedenti da cui esse hanno avuto origine. È pur vero che ancora oggi nell’uomo c’è tutto l’animale, ma non certo tutto l’uomo è nell’animale. Il nostro metodo filogenetico di indagine, che necessariamente parte dal gradino più basso, cioè dall’animale, ci mostra con particolare evidenza proprio l’ elemento essenzialmente umano, cioè quelle alte creazioni della ragione e dell’etica che non sono mai state presenti nel regno animale, e questo appunto perché noi le poniamo in rilievo staccandole da quello sfondo di antiche, storiche qualità e capacità che ancor oggi l’uomo ha in comune con gli animali più evoluti. Dire che gli animali sono migliori dell’uomo  è semplicemente una bestemmia; anche per la mente critica del naturalista, che non nomina con futile presunzione il nome di Dio. Quella frase rappresenta un satanico rifiuto dell’ evoluzione creativa nel mondo degli organismi viventi.

Purtroppo una schiera terribilmente numerosa di amici degli animali, ma soprattutto di coloro che li proteggono, insiste su questo pun­to di vista eticamente tanto pericoloso. Invece l’amore per gli animali è bello e nobilitante e soltanto quando nasce dal più vasto e generi­co amore per tutto il mondo vivente, il cui nucleo centrale e più importante deve rima­nere l’amore per gli uomini. « Io amo ciò che vive », fa dire J.V. Widmann al Redentore nella sua leggenda drammatica Il Santo e gli animali. Solo chi è in grado di dire lo stesso di sé può dare senza pericolo morale il suo cuore agli animali. Ma colui che, deluso e amareggiato dalle debolezze umane, toglie il suo more all’umanità per darlo a un cane o a un gatto, commette senza dubbio alcuno un grave peccato, vorrei dire un atto di ripugnante perversione sociale. L’odio per l’uomo e l’amore per le bestie sono una pessima combinazione.”

 

Da E l’uomo incontrò il cane di Konrad Lorenz (pp. 55-57)

(In risposta a http://melodiestonate.wordpress.com/2013/04/29/lanimale-e-inferiore-alluomo-perche-non-sa-amare/)

Dove neodarwinismo coincide con creazionismo: il bluff della “selezione naturale”

Dove neodarwinismo coincide con creazionismo: il bluff della “selezione naturale”

di Giorgio Masiero*
*fisico e docente universitario

In un recente articolo, Michele Forastiere ed io abbiamo calcolato la probabilità che una proteina si sintetizzi per caso: P « 10-100, come dire che l’eventualità appartiene al regno umbratile del paranormale. L’irrealizzabilità è confermata da Richard Dawkins, che nel suo best seller “L’orologiaio cieco” (1986) dà per l’emoglobina P ≈ 10-190. Per una cellula, il numero precipita: P < 10-40.000. Per gli organismi viventi più complessi poi, la matematica ricorre a potenze di potenze: perché infatti in un organismo appaia un nuovo organo, è necessario che innumerevoli giuste combinazioni conferiscano simultaneamente a più geni i caratteri complementari necessari ad esercitare la nuova funzione; che il nuovo organo sia coordinato con il resto dell’organismo, cioè che la sua funzione sia integrata a quelle correlate di altri organi; che in sincronia nuovi sistemi di regolazione capaci di assicurare il corretto funzionamento di tutti gli organi appaiano nell’organismo…, e le improbabilità si moltiplicano ogni volta. Leggi il resto di questa voce