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In Memoria di Babbo Natale

In Memoria di Babbo Natale

“La verità vi farà liberi”. Ecco, sì, liberi.

Forse è pensando a questo che mi sono convinto a farlo.

Perché in fondo la libertà non c’entra nulla con quello che è stato spacciato come tale negli ultimi secoli.

No. Il ribelle non è libero, anzi, è il meno libero tra i cittadini, perché in fondo è adolescente, dipende più di chiunque altro dal proprio “padre” ed è per questo che lo nega e lo combatte.

L’adolescente, infatti, la verità non la conosce, non più del bambino. Se quest’ultimo ama il padre vedendoci solo l’eroe, l’altro lo odia, vedendoci solo il traditore.

La verità è che il padre è sempre lo stesso: è semplicemente una persona. Non può dire di conoscerlo, dunque, chi non ha visto le sue brutture, come anche chi ne ha dimenticato la bellezza.

Essere liberi è essere adulti. Essere adulti è amare intimamente i propri genitori, vedendoli come semplici persone, sapendo di essere come loro, apprezzandone la bellezza senza l’ingenuità di chi è ignaro della bruttura. Essere adulti è aver perdonato i propri genitori.

(Babbo Natale è morto, capitolo 18: Scelte)

Cambiare pelle è dura, questo disse Kaa, il pitone delle rocce, a Mowgli il ranocchio che scopriva con dolore che “l’uomo torna all’uomo”, e che non c’è niente che possa evitarlo.

Non sempre è dura perché si è troppo affezionati alla propria condizione, o meglio: non sempre si è affezionati positivamente alla propria condizione. A volte si tratta di nostalgia, altre di vittimismo, o persino disperazione. Ci si può convincere che le cose non cambieranno mai, e che tutto sarà sempre così, senza un senso e senza una direzione.

Ma non divaghiamo. Leggi il resto di questa voce

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Preferisco il sogno alle tenebre

“Permettete una parola, signora?” cominciò il paludrone, allontanandosi dal fuoco e zoppicando per il gran male. “Una soltanto, se consentite. Sono certo che tutto quello che avete detto sia vero, anzi, verissimo. Io sono un povero diavolo che vede sempre il peggio delle cose e poi le affronta facendo buon viso a cattivo gioco. Che volete, sono fatto così. Dunque credo a tutto quello che avete detto, ma c’è una cosa che tengo a chiarire. Supponiamo che abbiamo fatto un sogno e ci siamo inventati le cose di cui abbiamo parlato poco fa: gli alberi, il sole, la luna, le stelle e perfino Aslan. Supponiamolo: ma lasciate che vi dica che le cose inventate sono più belle e importanti di quelle reali da cui, secondo voi, avremmo tratto ispirazione. Immaginiamo che l’orribile buco nero che governate sia l’unico mondo autentico: non mi piace lo stesso, anzi mi fa una gran pena. Avete detto che siamo ragazzi e stiamo giocando, ma quattro ragazzi che giocano al gioco del mondo, signora, possono essere così abili da spazzar via il vostro mondo. Ecco perché voglio continuare la partita. Io sto dalla parte di Aslan, anche se è pura invenzione; voglio vivere come un Narniano anche se Narnia non esiste. Quindi, grazie infinite per la cena ma vi informo che se questi due gentiluomini e questa signorina sono pronti, noi lasciamo la vostra corte per addentrarci nelle tenebre, dove passeremo il resto della vita a cercare il Mondodisopra. Non che le nostre vite dureranno in eterno, ma che importanza ha se il mondo è piatto e scialbo come ce lo avete dipinto?

[C. S. Lewis, Le cronache di Narnia: la sedia d’argento]

Pozzanghera il paludrone è il San Giorgio che serve oggi.

Dies Natalis

Senor Dios, Padre celestial,
que eliges a los débiles y pequenos
para confundir a los fuertes y poderosos
y escogiste a un adolescente de catorce anos
el beato José Sanchez del Rio,
como modelo de la juventud,
cristiano comprometido en su fe
y defensor intrépido de la Iglesia
hasta derramar su sangre por ella;
concédenos, por su intercesion,
imitar su entereza moral, sinceridad, alegria,
amistad, fortaleza, servicio,
y su entusiasmo y amor a Cristo Rey,
a la Eucaristia y a Santa Maria de Guadalupe. Leggi il resto di questa voce

Il mio cristianesimo

“Beh, il Cristianesimo non è niente di tutto ciò. Certo, tutte queste cose esistono e corrispondono a qualcosa che è strettamente collegato a quell’altra cosa che chiamiamo Cristianesimo; tuttavia, con tutte queste diciture, e potremmo aggiungere anche quella di “fede cristiana” senza cambiare gran che, del Cristianesimo non abbiamo ancora detto nulla. Per questo non devi sentirti umiliato o in colpa per quello che ho detto prima: si può vivere qualcosa che non si conosce?”

[Alessandro Verti, Babbo Natale è morto]

E come si può parlare di qualcosa che non si conosce?

Di qui la polemica insita nel titolo di questo post: per questa volta non parlerò del Cristianesimo, di cui hanno parlato e continuano a parlare persone ben più pronte di me (in primis Cristo stesso), ma di quella manifestazione particolare dello stesso che posso chiamare “il mio cristianesimo”, inteso in termini diciamo “dispregiativi”, per rimettere ogni cosa nel posto che le spetta.

“Il mio cristianesimo”, infatti, traduzione de “il Cristianesimo”, non può che essere una visione ideologica di quest’ultimo, una visione che lo mostra diverso da quel che è. Tale diversità nasce in parte dalla pretesa tipicamente umana (fu la stessa a portare alla nota tragedia nell’Eden) di porsi al posto di Dio e decidere come “il Cristianesimo” dovrebbe essere, in parte dall’ignoranza, anch’essa tipicamente umana, che mi separa dalla vera intimità nel rapporto con Cristo: consiste fondamentalmente nella “scelta” di ciò che de “il Cristianesimo” mi piace, o di ciò che dello stesso comprendo, nell’eleggere alcuni aspetti mentre ne trascuro altri, nel non riuscire ad accogliere integralmente ciò che Cristo dona.  Leggi il resto di questa voce

Quell’orfanotrofio al di là dell’oceano…

Il cosiddetto ban

Per una storia digitale dell’indifferenza

 

I più malati avranno riconosciuto al volo la struttura del titolo: non ho interesse a nasconderne la provenienza, e saperne qualcosa gioverà alla comprensione di questo post.

Konrad Lorenz, il pluricitato etologo austriaco, premio nobel per la medicina e la fisiologia eccetera eccetera, scrisse nel ’63 un testo rivoluzionario, destinato a far scalpore all’interno della comunità scientifica e pure fuori: “Il cosiddetto male. per una storia naturale dell’aggressività” Perché? Ma perché Lorenz sosteneva che il “male” non esistesse in quanto tale, ma solo in quanto manifestazione di moduli comportamentali inadeguati all’ambiente in cui l’animale (o l’uomo) si trova ad agire. Lorenz ci parla infatti di aggressività, ci mostra le funzioni assolutamente indispensabili che essa ricopre nel contesto della sopravvivenza della specie e mette a nudo il fatto che l’uomo non sia così aggressivo per un sarcastico scherzo della natura, ma semplicemente perché sfuggito dal contesto in cui quell’aggressività si rivelava utile e ben condotta.  Leggi il resto di questa voce

I due relativismi

C’è qualcosa che mi irrita terribilmente, che mi procura ribrezzo e che continua a darmi fastidio per almeno una dozzina d’ore quando l’incontro.

Quella cosa, si chiama relativismo.
Ma attenzione, con “relativismo”, io intendo un certo tipo di “relativismo”, non certo un altro tipo di “relativismo.”

Come spiegarlo? Beh, possiamo partire dalle basi.

Dall’alba dei tempi, esistono due relativismi (o almeno uno, l’altro non so se c’era già allora): li chiameremo “relativismo socratico” e “relativismo anti-socratico”. Leggi il resto di questa voce

“Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro,

perché questa è la legge ed i profeti.”

Questo versetto di Matteo 7 è un esempio chiarissimo di passo biblico che, preso da solo, potrebbe non solo non portare alla Verità, ma forse anche alla disperazione.

Vorrei infatti parlarvi, brevemente spero, di una scandalosa caratteristica del messaggio evangelico, dell’invito di Gesù a “fare come lui”.

Questo invito è unilateraleLeggi il resto di questa voce

Babbo Natale è morto – Capitolo IV

Spedizione al polo, parte prima

Martedì 4 Dicembre 2012

Lo so, sì, me ne rendo conto.

Questa doveva essere la storia di Tommaso, questa è la storia di Tommaso! Ed il ragazzo è ancora troppo giovane per andarsene in giro per due giorni senza che nessuno sappia dov’è, senza che nessuno se ne preoccupi. Tuttavia, sono costretto a darvi questa triste notizia.

Per due giorni il protagonista se ne starà un po’ lontano dal nostro inchiostro, inosservato, e chissà cosa farà in due giorni! Probabilmente nulla di interessante, nulla di importante, ma ci tenevo ad avvisarvi perché voi, carissimi… lettori? Ascoltatori? Quel che volete insomma. Ci tenevo ad avvisarvi perché non vi preoccupaste senza motivo: Tommaso sta bene ed è ancora il nostro protagonista. Tuttavia, per due giorni l’inchiostro si concentrerà su un altro personaggio, forse il più importante, dopo il protagonista, incontrato fino ad ora. Avete venti secondi per pensare a chi potrebbe essere.

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Diritti e doveri?

Fin da quando eravamo bambini, fin da quando ERO bambino (in questo momento il mio essere ancora bambino non è così utile alla trattazione, e non mi veniva in mente un’incipit più intelligente, ecco) gli adulti ci riempivano la testa con tutte queste parole strane: sembrava, e a molti sembrerà ancora, che esistessero cose come i “diritti” e i “doveri”, cose inviolabili, cose sacre, cose eterne.
Ma io vi chiedo, adulti del 2012, di smetterla di riempire la testa dei bambini con questi concetti incomprensibili (queste stronzate, sì, ci siamo capiti), che saranno sicuramente fraintesi da qualsiasi bambino degno di questo nome, e mi spaventerei se un bambino di 10 anni capisse davvero cos’è un diritto, per diversi motivi che ora non voglio condividere (la colpa è di un conflitto di congiuntivi, prendetevela con la mia grammatica).
Il rischio è infatti che i bambini ci credano davvero, ai diritti, e se Rousseau scriveva di non parlare di Dio con i bambini perché essi non fraintendessero, io dico di non parlare nemmeno di legge o di diritti, tanto meno di doveri, il fraintendimento dei quali è ben più pericoloso del fraintendimento di Dio (Rousseau non credeva che la conversione dipendesse dalla volontà di Dio, la mia esperienza mi dice che si sbagliava di grosso).

Il fatto è che i diritti non hanno nulla di inviolabile, nulla di trascendente, nulla di eterno, e mi sento davvero un cretino a doverlo scrivere, perché persone più intelligenti e più colte di me lo ripetono da un paio di secoli (anche se io penso che, a suo modo, lo avesse capito già San Paolo, e chissà quanti prima di lui), ed in generale non hanno un valore maggiore di quello che si accorda loro, poiché sì, i diritti sono del tutto, completamente umani.  Leggi il resto di questa voce