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Contro gli altruisti

Contro gli altruisti

o, almeno, i sedicenti tali

Stasera me stanne sul cazzo gli altruisti. Non gli altruisti in genere, per carità, non chi si impegna per fare del bene agli altri.

Parlo di quella categoria, molto diffusa in ambiente adolescenziale o di adulto-adolescenti, che si autoconvince di essere proprio gentile e generosa, fino a far proprio il celebre motto: “è ora di finirla a pensare sempre agli altri!”

La storia può essere lunga: si inizia da ragazzini, si cerca di attirare l’attenzione facendo un favore a questo, un favore a quell’altro, e poi arriva il momento di essere ringraziati o ricambiati.

Puntualmente, questo non succede.

Da lì parte una serie di reazioni isteriche e irrazionali, che dipingeranno il mondo con tinte fosche e drammatiche: da una parte c’è il povero altruista sempre attento ai bisogni di tutti, brutalmente dimenticato al momento del bisogno (o del compenso), dall’altra un mondo di egoisti che si approfittano dell’altruista, in mezzo c’è l’amico stronzo, imbarazzato e un po’ imbecille che rinforza questo comportamento scellerato. “Ma lo sai quanto vali, lo sai quello che fai, sono loro che non capiscono, che non sanno vedere…” e bla bla bla, insomma: chiacchiere di convenienza, la maggior parte delle volte puttanate pazzesche che culminano in “sì, devi pensare di più a te stesso ed essere un po’ più egoista perché sennò vai a finì male.”

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